30 agosto 2018

ENCOPRESI: COS'E' ?

E' una forma di incontinenza fecale pediatrica, un disturbo del bambino caratterizzato dalla perdita involontaria o volontaria di feci in modo e in luoghi inappropriati per il contesto sociale e culturale del bambino. Di solito si verifica dopo i 4 anni, quando il bambino ha raggiunto la maturazione psicofisica per il controllo degli sfinteri. 
Se il bambino non ha mai raggiunto la continenza degli sfinteri anali, l'encopresi si definisce primaria e può essere dovuta a vari fattori compresa la pigrizia o il trattenere troppo le feci. Se invece il bambino ha raggiunto il normale controllo degli sfinteri, si definisce encopresi secondaria.
Essa si manifesta di solito nei bambini di età inferiore ai 7 anni. Ne è colpito quasi il 3% dei bambini di 4 anni, poco meno del 2% dei bambini di 6 anni e l'1,6% circa dei bambini di 10 anni. È più frequente nei maschi rispetto alle femmine con un rapporto di 3:1.
Un programma completo di riabilitazione prevede la regolarizzazione della dieta, l'uso di farmaci, l'attività fisica adattata e le modifiche comportamentali. Ciò viene deciso in base allo sviluppo psicomotorio del bambino ed al grado di stitichezza. Rispondere allo stimolo defecatorio e non trattenere le feci costituiscono la chiave del successo del trattamento. Le feci devono essere ammorbidite e rese poltacee ricorrendo a integratori specifici o lassativi particolari, mentre i clisteri dovrebbero essere utilizzati solo all'inizio del trattamento per eliminare il fecaloma (ovvero un grosso blocco di feci), che spesso ha bisogno di essere frammentato per poter essere espulso. Con una emulsione intra anale da applicare ogni sera per una settimana (es. Repaderm) è possibile sciogliere il fecaloma e favorirne l'espulsione con il clistere di acqua tiepida mista a olio di vaselina.
E' importante altresì aumentare il consumo di fibre (frutta soprattutto) e di acqua. Fondamentale è il bowler training (quando come e dove fare la cacca): il bambino deve essere osservato dopo i pasti, per controllare eventuali comportamenti che inducano a pensare che sente lo stimolo defecatorio, e si invita ad andare sul wc, senza libretti o giochini in mano. Altrimenti da adulto userà il wc come una grotta di evasione, con rischi di prolassi della mucosa retto o della parete rettale e degli organi pelvici nella donna. Dopo i pasti si cerca infatti di sfruttare il riflesso gastro-colico che mette in moto l'intestino. Nei bambini più grandi, collaboranti (di 10-12 anni), si può ricorrere al biofeedback, uno strumento anche portatile dotato di una sondina anale collegata ad un monitor su cui ci sono dei disegni. Il bambino stringerà la sondina con i muscoli anali e la rilascerà, seguendo ad esempio l'onda del mare o il profilo di una collina fiorita. Imparerà così ad utilizzare i muscoli pelvici corretti. Il trattamento farmacologico è controindicato solo nella patologia non ritentiva; in quel caso è invece essenziale un'appropriata guida bowler training (il training della defecazione come ho detto prima, consiste nel come quando e dove). Un eventuale supporto psicoterapeutico è sempre indicato, in ogni caso.

29 agosto 2018

INTIMAMENTE DONNA

Intimamente Donna” è il titolo della conferenza che viene organizzata per la prima volta a Sacile, in provincia di Pordenone, presso l'ospedale civile, nella sala convegni "Teatrino". 
L'iniziativa è partita dall'attivista Clara Salazar, del Gruppo Giovani FAIS, la federazione nazionale delle associazioni stomizzati e incontinenti, in collaborazione con la Casa del Volontariato di Sacile e del Centro Servizi del Volontariato del Friuli Venezia Giulia. La serata è prevista per venerdì 14 settembre alle ore 20.
L'incontro sarà tenuto dall'enterostomista Fanni Guidolin, specialista e operativa da anni nella riabilitazione del pavimento pelvico maschile e femminile presso l'Ulss2 Marca Trevigiana, che con onore e felicità ha accettato subito l'invito.
Si dice soddisfatta la Guidolin per il percorso che sta portando avanti con l' associazione stomizzati e incontinenti castellana e montebellunese AISCAM. Un percorso strutturato di prevenzione perineale a 360°, in tutti i comuni dell'Ulss2 e fuori Ulss, che faccia discutere e apra  dialoghi ancora tabù per buona parte della popolazione.
Si parlerà ancora una volta di prevenzione delle disfunzioni pelvi perineali che colpiscono tre donne su quattro dopo la menopausa. Lo squilibrio ormonale che si viene a creare, a volte indotto da farmaci durante un percorso oncologico, porta ad un cedimento della muscolatura pelvica. I parti, l'invecchiamento stesso, la non attività fisica, il sovrappeso, alcune malattie, sono altre cause.
I muscoli che stanno alla base del bacino, quelli che si appoggiano al sellino della bici per capirci, e che sostengono gli organi pelvici, come la vescica, il retto, l'utero o la vagina, hanno un ruolo fondamentale nella continenza, nella defecazione e minzione, nell'attività sessuale e riproduttiva.
"Le donne devono imparare a guardarsi, a conoscerli quei muscoli, a prendersi cura della loro vagina, dei loro glutei, dei muscoli interni". Sottolinea Fanni. Devono cancellare certe convinzioni errate, abitudini comportamentali scorrette, magari apprese sin dall'infanzia.
"Si recano dal ginecologo dicendo di sentire una palla che ingombra la vagina e sono terrorizzate. Magari è un semplice lieve prolasso ma non hanno il coraggio di guardarsi sotto con lo specchio".
In occasione dell'evento verranno quindi poste le basi della conoscenza del pavimento pelvico, luogo intimo e segreto. Le slides ricche di foto emblematiche chiariranno molti dubbi. Verranno svelati alcuni segreti e spiegate semplici strategie per svuotare bene la vescica, prevenirne il prolasso, evacuare senza creare danni, provare il piacere sessuale. Il focus sarà sul prendersi cura di sè, imparando a non avere paura e a non allarmarsi inutilmente.
L'evento è realizzato con il Patrocinio dell’Azienda Sanitaria n.5 Friuli Occidentale, dell’Amministrazione Comunale di Sacile, del Centro Servizi del Volontariato FVG, dell'ordine delle professioni infermieristiche OPI di Pordenone.
E' aperto anche al pubblico maschile perchè un uomo non può prescindere dalla conoscenza di certi aspetti intimi considerandoli solo "affari da donna". Si vive in due e si invecchia insieme. 
INFO e PRENOTAZIONI: 338-7430085 – c.salazar@fais.info 3406610408 – Casa del Volontariato Sacile

le foto della locandina e del post sono dell'artista Ph. Ivana Galli che si ringrazia infinitamente 

28 agosto 2018

RABBIA VERDE

Quando sono arrabbiata pulisco.
Pulisco nervosamente ogni cosa, passando lo straccio ripetutamente nella stessa direzione, grattando con la paglietta le incrostazioni immaginarie, sgranando gli occhi increduli, o lisciando tutte le piastrelle in lungo e in largo, compulsivamente.  Come se le mie mani urlassero, pulisco qualsiasi cosa non abbia un senso in quel momento. Come i libri sulla libreria, il paletto delle tende, il manico del bidone dell'umido o il vaso in vetro dello zucchero. Cancello il malumore con un colpo di straccio che se ti arrivasse in faccia sarebbe peggio di una manata, facendolo volteggiare in aria vorticosamente, fuori casa ovviamente, per liberarlo dalla polvere incastrata. Devo sentire un profumo più forte dell'aria che respiro.
Mi prende una tale foga, da strizzare la spugna come per strozzare il collo di qualcuno, fino  a sentire le mie dita calde, bollenti, dolenti, con la pelle che tira.
Se ho una scopa in mano, si salvino i poveri ragni domestici, che in situazioni di calma verrebbero gentilmente accompagnati all'uscita, magari dalla finestra, e in caso di rabbia, quella che ti si attacca addosso come l'asfalto, spiaccicati sull'angolo del soffitto e spalmati come marmellata sul muro appena tinto di bianco.
La rabbia, quella verde dal potere distruttivo, mi lascia l'inesausta volontà di pensare. Mentre agito le braccia, anche se la testa non punta all'azione che si fa, essendo essa meccanica e ripetitiva,  che sia geometrica o con il circolare movimento di braccia, la mente compie lo stesso giro, in scomoda meditazione.
Io non spacco tutto. Spingo, sposto, alzo, metto, scavo, sistemo. E pulisco. Sembra un ritmo trap, una formula audace, del "casalinghese" odierno, ma funziona. Travolge e scarica. La rabbia scolora, il verde appassisce, si spegne, le braccia si stancano e si abbassano. Le mani si appoggiano, sulla fronte la sostengono.
Finchè passa.

Il consiglio della psicologa: prendere una decisione...

Prendere una decisione è talvolta difficile. Alcune sono connesse a nuovi ruoli sociali, altre posso permettere di dare un’opportunità nella vita privata, altre ancora incidono sulla propria salute.
E' causa di notti insonni, di inquietudine e di conflitti personali.
Ogni SI e ogni NO ha in serbo qualcosa che ancora non si conosce, è in un orizzonte da definire e questo comporta impegno, fatica, incertezza nell’esito.
Lasciare le cose come stanno significa rimanere dentro confini definiti entro cui vi è il vantaggio del già noto. Alcune persone preferiscono una sorta di omertà, di non riconoscimento del vivere un presente che fa male, piuttosto che affrontarlo.
Se il mare è già in tempesta, rischiare di rovesciare la nave non è tollerabile, troppi pezzi poi da rimettere insieme.
Avere invece il coraggio di solcare il mare all’insaputa del cielo, può da la percezione di voler essere gli artefici del proprio destino.

Concludo con questa frase:

Se è necessario fare una scelta e non la si fa, anche questa è una scelta
William James

Dott.ssa Caterina Bertelli 

27 agosto 2018

PERCHE' DOVRESTI VISITARE UNA VILLA ANTICA

Non vi è forse terra più dolce e spirituale del Veneto, con la sua campagna morbida, i borghi antichi, la luce purissima che l'avvolge, le sue ville incantevoli.
Ed è in una delle Ville più belle del Veneto che si stagliano emozioni e che solo visitandola si possono comprendere.
A calamitare il mio sguardo su Villa Pisani, a Stra in provincia di Venezia, sulla Riviera del Brenta, è l'immensa distesa di verde che la circonda. All'interno, ti immagini principessa e rimani a bocca aperta nelle ben 114 stanze museali.
In un paesaggio preciso e materiale è facile che si insinuino elementi surreali, basta fermarsi ad osservare. A me piacciono un sacco.
Nell'immenso giardino si consumano silenzi e riflessioni. All'interno della villa, l'intreccio di personaggi dipinti sui soffitti e sulle pareti con maestria, ci guidano nel senso della vita, riconducendo sempre tutto al potere della natura.
In una sorta di apparizione sospesa tra magia e storia, il tunnel di glicine ingloba se stessi. Tre panchine invitano a sedersi per godere dei suoni incastonati nel verde. E' una delle tante perle da serbare con cura in quel viale antico. E una stilettata nel cuore mi giunge al pensiero dei tanti incendi dolosi nella nostra terra.
Un uomo solo, in fondo al tunnel, guarda in alto. E' insieme spettatore e protagonista. Quanto vorrei decifrare il codice di accesso alla sua anima. 

Vivo queste esperienze come se fossero una favola. Come una successione di scene teatrali.
Qui sono racchiuse oltre trecento pagine di storia, una per ogni anno. Un microcosmo che ti catapulta nelle feste aristocratiche mentre scivoli con le suole sul pavimento veneziano come se ascoltassi quel valzer classico.
La moda va veloce, il mondo va veloce e noi dobbiamo correre, con il rischio di perderci queste meraviglie fuori porta.  
La stanza di Napoleone mi lascia una certa amarezza. Villa Pisani era stata venduta a colui che diventò il Re d'Italia nel 1805 per 1.901.000 lire venete.
Dapprima, provavo ammirazione per i tessuti, per la maestosità del letto e della scrivania, poi invece, una certa tristezza per chi aveva dovuto privarsi di cotanta bellezza per non fallire. Debiti di gioco, dipendenza, bisogni incoercibili del signor Pisani lo hanno costretto a lasciare la villa.

E come poteva non colpirmi il wc per le escrezioni fisiologiche ?
In ciliegio, con seduta in gomma, probabilmente anti decubito, più comoda certo delle nostre tavolette. Deformazione professionale?
Lo aveva progettato e voluto Napoleone, insieme alla vasca in marmo scavata sul pavimento.


Qualsiasi parete possiede un magnetismo che va oltre la bellezza e mentre slaccio le braccia da dietro la schiena per scattare una foto, rimango incantata dalla nudità dei corpi dipinti, dall'assenza di ogni tabù. Quando muore il corpo, sopravvive ciò che hai fatto, il messaggio che hai dato.
Non diresti mai che ci si possa perdere in un labirinto di bossi e invece è successo a noi. Fortuna che il guardiano stava là, ad osservarci, per aiutarci a trovare la via giusta. Anche questa è una occasione per riflettere. Quanti bivi ci troviamo ad affrontare nel corso della nostra vita? E se prendiamo la direzione sbagliata, troveremo sempre qualcuno che ci aiuterà a trovare l'uscita ?
Sicuramente la visita di una Villa Veneta antica non può lasciarti inerte alla curiosità. Confronterai il presente con il passato, guarderai con aria costernata alcuni dipinti che non comprenderai e con ammirazione altri, magari attratto dai colori, sventolandoti un foglio di carta per asciugare il brivido.
Faceva caldo ma il paesaggio amplificava per contrappasso la forza emotiva che trasmetteva la storia di questo luogo. C'era un silenzio immobile che aleggiava sui viali sparsi e una profonda serenità in quel lembo di cielo, dietro alla villa.
Intanto, nella vasca lì accanto, nonostante la canicola di agosto, c'èra un gran movimento. Tra i fiori che galleggiavano sul pelo dell'acqua, si aggiravano guardinghi e veloci i pesci rossi e, approfittando del caldo intenso di questi giorni, si affacciavano appagati i rospi e le rane.
 L'idea che il visitare una villa antica possa essere una prescrizione medica, alla stessa stregua di una antibiotico, mi piacerebbe molto. E' allenamento per il cervello e per l'anima. E' un posto dove si animano le idee. E le notti di luna cantate, anzi gracidate, si atteggiano a prologo delle sinfonie a venire: quelle degli usignoli, fatte di acuti, trilli e contralti.
Non è magnifico?

Chiedilo alla psicologa: ho un'amante da cinque anni...

Gentile dott.ssa,
ho un’amante da 5 anni. Ora che mi hanno tolto la prostata sono impotente e non potrò più avere rapporti. Vorrei lasciarla prima di essere lasciato ma sono in crisi con me stesso

Caro Luca,
se il vostro legame si fonda solo su una relazione sessuale capisco il suo desiderio di lasciare l’amante.
Essere impotente implica non soddisfare un bisogno che è primitivo, istintuale nell’essere umano, è connesso alla riproduzione della specie, alla sopravvivenza e mi viene da aggiungere sia fisica che psicologica. Non lo percepisco come solo fare, o meglio, avere un rapporto sessuale considerando che sono cinque anni che vi frequentate. Mi viene in mente di farle una proposta: provi a pensare a tre aggettivi positivi che simbolizzano la vostra relazione. Che cosa rende speciale il vostro stare insieme?
Cosa la fa pensare di essere lasciato? Ne avete parlato assieme? Le chiedo questo in quanto pur capendo il timore nell’affrontare l’argomento, credo sia inevitabile per il benessere di entrambi. Non farlo e lasciarvi senza spiegazioni, sparendo semplicemente come talvolta mi è capitato di sentire, lascia dentro se stessi un senso di colpa, una ferita che fa male e continua a sanguinare. Vi conoscete, per cui conosce le modalità attraverso cui potrebbe esprimere le sue paure, le sue perplessità. Non rinvii, non aspetti troppo tempo per parlane, il tempo potrebbe generare ansia, sensazione di incapacità di gestire la situazione.

Un cordiale saluto
Dott.ssa Caterina Bertelli

25 agosto 2018

LOREGGIA (PADOVA) OSPITA LE SERATE DI PELVICSTOM

Il tour di Pelvicstom sulla prevenzione delle disfunzioni Perineali femminili, patrocinato dall’associazione regionale stomizzati e incontinenti AISVE, Castellana e Montebellunese AISCAM, dall’Ulss2 e da AIOSS, Associazione tecnico scientifica di Stomaterapia e riabilitazione del pavimento pelvico, continua a Loreggia, in provincia di Padova.
E' la città nota per la fondazione, nel 1883, della prima cassa rurale italiana, ad opera di Leone Wollemborg. Una città di passaggio, sull'antichissima Via Aurilia, umile e ricca di verde.
(Nella foto sotto la sede del Comune, Villa Rana.)
Sono due termini anglosassoni traducibili in programma di cure perineali (Perineal Care), utilizzati per identificare il programma della nostra associazione AISCAM, in collaborazione con Pelvicstom in tour che partirà il 14 settembre con il primo appuntamento a Sacile (Pn), e il secondo appuntamento proprio a Loreggia il 20 settembre 2018.. 
Lo scopo principale è quello di diffondere la conoscenza e la cura delle strutture pelvi perineali, in ogni età della vita femminile. I risultati attesi a breve,medio e lungo termine sono:
1) La riduzione dell'incidenza delle patologie iniziali e del prolasso vaginale 
2) La riduzione della terapia chirurgica invasiva
3) Migliorare l'autostima della donna, la sua qualità di vita, la sua sessualità
4) Ridurre la spesa sanitaria
Nell'ambito del programma Perineal Care, per il quale è nato l'hashtag #prevenzioneperineo , si sono sviluppate intese con le varie associazioni interessate a promuovere iniziative simili. 
L'obiettivo delle alleanze è quello di compiere un'attività di persuasione finalizzata alla pianificazione di tutte quelle misure che evitano l'insorgenza delle problematiche perineali attraverso la lotta alle cause, ai fattori di rischio e ai fattori scatenanti. Ciò è realizzabile attraverso attività di informazione-educazione della popolazione femminile. 
La vice sindaco Professoressa Laura Bastarolo il sindaco Fabio Bui e tutto l’assessorato alle politiche sociali e sanitarie  hanno dimostrato grande sensibilità per l’argomento.
L’evento, strutturato in una serata teorica e una pratica, è aperto al pubblico maschile e femminile ed è gratuito.
L’appuntamento è previsto per giovedì 20 settembre alle ore 20.30 in sala consigliare e per giovedì 27 settembre alle ore 21 presso la palestra della scuola primaria di Loreggia (foto sotto) .

Si parlerà di disfunzioni Perineali quali l’incontinenza, il prolasso, i disturbi della defecazione e sessuali, in una chiave semplice per un pubblico di tutte le età.

La relatrice sarà Fanni Guidolin, Enterostomista e specialista in tale ambito. Apriranno la serata brevi saluti dei presidenti delle associazioni e vi sarà la straordinaria presenza della psicologa specialista Dott.ssa Caterina Bertelli, nota collaboratrice del team Pelvicstom e delle associazioni. Introdurrà l'evento la vice sindaco Laura Bastarolo.

Stavolta, per la serata PRATICA si chiederà alle donne la gentilezza coreografica di indossare una t-shirt arancione, gialla o rossa. Come i colori dell'energia pura, della vitalità, della donna che non si fa sopraffare, che reagisce, che si vuole bene. Della donna che decide oggi, di cambiare per stare meglio. Che inizia a guardarsi e a documentarsi, ad ascoltare chi può darle strategie per controllare il prolasso o migliorare la defecazione.
Fanni Guidolin utilizzerà quella teatralità che le consente di spiegare senza banalizzare, argomenti difficili in termini facili , con una rappresentazione tutta sua.
Slides proiettate, disegni e foto, oltre che  qualche video, saranno gli strumenti di una serata che svelerà tutti i segreti del perineo femminile. 
in foto sotto: Fanni Guidolin 
enterostomista specialista 


24 agosto 2018

ELENA SCARABELLIN LA STOMATERAPISTA DEI PICCOLI ANGIOLETTI

In una stanza dei miracoli i bip bip dei monitor sono gli unici rumori che si odono. Ammiccano allegri, quasi all'unisono. Elena mi accompagna silenziosamente per mano tra le incubatrici, dove sembra che ogni travaglio abbia ceduto il passo al silenzio. L'ho chiamata così, "dei miracoli della vita" la stanza intensiva della patologia neonatale, dove scricciolini di pochi etti, talvolta stomizzati, sono seguiti in grembo di cullette riscaldate e gestiti da personale unico nel suo genere.
Elena non è una stomaterapista qualunque. Oltre che l'ampia conoscenza della stomia del'adulto, lei segue con dedizione e passione le mini stomie dei neonati con malformazioni ano rettali, prematuri con perforazioni intestinali o altre patologie che richiedono una derivazione fecale sul piccolissimo addome. Lavora all'Ospedale Cà Foncello di Treviso.
Il percorso che i genitori devono attraversare non è affatto facile. Tuttavia, se accompagnati da una figura specialista come Elena, la vita appare più semplice.
Il legame che si crea con i neo genitori deve basarsi sulla fiducia ma è un rapporto che si tesse giorno dopo giorno, quando al dramma subentra piano piano l'accettazione. 
Non ci si improvvisa psicologi ma il supporto emotivo è fondamentale da parte nostra. 
Potremmo davvero parlare di "incontinenza delle emozioni" in questa stanza dei miracoli e a volte, gesti di affetto verso i piccoli angioletti o i loro genitori, servono a contenerle. Le emozioni sono connesse in modo inestricabile con la nostra dimensione fisica. Sono sfumature di tinte che non ha nessun altro.
Ma come si fa a gestire una stomia così piccola?
La cute dei bambini è un sottilissimo strato di carta velina e qualsiasi adesivo va applicato e rimosso con la delicatezza di una piuma, per evitare dermatiti e irritazioni. "I genitori vengono quindi istruiti al meglio una, due, cento volte se occorre", sottolinea Elena. Il bambino viene dimesso solamente se i genitori sono in grado di gestire la stomia. 
Qualche neonato è in attesa della ricanalizzazione e del confezionamento di un ano nel sito naturale: un intervento molto delicato e di precisione. Nonostante la stomia sia quindi temporanea, la riabilitazione del piccolo pavimento pelvico andrà seguita negli anni, e anche in questo noi stomaterapisti ci specializziamo.
Sarà che il il tono della voce è fatato, o che regala ai più grandicelli giocattolini ad ogni visita, ma Elena è davvero una splendida stomaterapista amatissima. I suoi occhi neri spuntano, su un viso efebico, di bambina, brillanti ed espressivi, dalla gioia contagiosa. Sfiora, in un gesto irripetibile, le piccole dita dei piedi di un pargoletto, nella vertiginosa certezza che si salverà. 
Docente all'Università di Padova per il modulo "stomie pediatriche" e formatrice di infermieri anche in altri ospedali, i progetti non le mancano. E non si poteva non parlare di lei quando da sola segue più di duecento bambini da tutto il triveneto. E' come assaporare, a poco a poco, il valore impenetrabile della vita. 

CHIEDILO ALLA PSICOLOGA: sono stomizzata e non esco più di casa...

Cara dott.ssa sono stomizzata e non esco più di casa. Vorrei tanto un consiglio per farcela

Cara Sig.ra
All’inizio soprattutto ci sono tante insicurezze date dal non saper come gestire la stomia. C’è bisogno di comprendere l’alimentazione adatta, i sacchetti più resistenti per la propria pelle. Inoltre è diverso averla a destra rispetto a sinistra per la quantità di volte che necessita di essere svuotata, e il tipo di feci che espelle. Se solide o piuttosto liquide. Ha bisogno di trovare una nuova quotidianità. Non può tornare ad essere quella di prima ma questo non le toglie la possibilità di viversi la sua vita come prima. Provi piano piano ad uscire, iniziando a frequentare persone che la conoscono, a casa loro. Si sentirà meno a disagio. Poi, inizi a fare piccole passeggiate all’aria aperta, vedrà che magari non la prima volta, ma poi riuscirà a farsi coinvolgere dall’ambiente circostante e non penserà alla sua stomia. Questo le farà bene, la porterà ad acquisire autonomia e senso di controllo del suo corpo. Certo dovrà avere delle accortezze quando starà fuori più a lungo. Si porterà con sé il necessaire per cambiarsi, se necessario. Vedrà che una toilette o comunque una soluzione vi sarà.
Si informi se nella sua zona, ci sono associazioni per persone stomizzate come lei, magari organizzano dei gruppi di mutuo aiuto a cui potrà partecipare e dove potrà condividere i suoi timori. Troverà comprensione, consigli e nuove amicizie.
Un abbraccio

Dott.ssa Caterina Bertelli

22 agosto 2018

CHIEDILO ALLA PSICOLOGA : non riesco a piangere. Sono grave?

Gentile Dott.ssa
Non riesco più a piangere. Nemmeno quando è morta mia madre. Sono grave?


Gentile Matteo,
piangere è l’espressione, la manifestazione di una sofferenza, ma il non farlo non significa non provarla. La modalità della manifestazione è soggettiva.
Magari lei si esprime attraverso irritabilità, algie fisiche, manifestazioni cutanee. Oppure niente. Agli occhi degli altri sembra apatico senza alcun sentimento. Qualche volta è indicatore di una difesa verso un mondo esterno che sembra ostile, incapace di accoglierci. Oppure non si riesce a piangere perché significa abbassare delle barriere e mostrarsi anche fragili. Non uomini tutto d’un pezzo per così dire. Il mio consiglio è di non pensarci troppo. Forse sarà proprio in quel momento che riuscirà a piangere. Non si spaventi, si sentirà sollevato.
Cordialmente,

Dott.ssa Caterina Bertelli

21 agosto 2018

MAESTRA MI SCAPPA LA PIPI'

"E' tornata a casa sfrecciando come una Ferrari sul circuito di Montecarlo e gridando "pistaaaa" la mia pargoletta di otto anni, di corsa verso il bagno". La maestra non le aveva permesso di fare la pipì alla quarta ora. Avrebbe dovuto farla durante la ricreazione, forzando i suoi poveri sfinteri all'impossibilità di una minzione obbligata.
Me lo ha raccontato così l'episodio, la mamma preoccupata di una bambina dai capelli riccioli come spirali.
E questa storia si ripete ogni giorno, quando l'insegnante non consente ai bambini di fare la pipì fuori orario. "Qualcuno se l'è anche fatta addosso", sottolinea la bimba dagli occhi vispi. "Qualcun altro perde delle gocce e li vedi rossi sul viso. Vanno a casa con le mutande puzzolenti.
C'è chi trattiene la pipì fino a casa, chi rinuncia al succo di frutta della ricreazione per non sentire lo stimolo, chi incrocia le gambe mentre aspetta impaziente la campanella dell'ultima ora. 
Ovviamente non stiamo parlando della stessa scuola, nè di implosione di un sistema scolastico ipofunzionante, nè tantomeno di rabberciamenti da rattoppi di umanità. Ci mancherebbe. Ma questo accade in più scuole italiane e forse è arrivato il momento di parlarne. 
Impedire l'espletamento di uno stimolo fisiologico importante come la minzione, non è cosa da poco. 
Le bambine impareranno così a trattenere lo stimolo e a rimandarlo, predisponendosi al prolasso della vescica e all'incontinenza oltre che alle infezioni urinarie.
Ovviamente piccole pesti adolescenti potrebbero usare la scusa della pipì per uscire dall'aula ed evitare la lezione, ma li conosciamo i diavoletti o no? 
In questi tempi truci e' quindi il momento di derubricare gli insegnanti poco informati sull'apparato urinario dei bambini dai tre agli undici anni e proporre loro un aggiornamento. Poche regolette saranno più importanti della sola e unica regola della minzione a comando. 
Un bambino nervoso e in ansia per sue caratteristiche caratteriali o proprio per la paura di sporcarsi le mutandine, avrà una vescica ancora più iperattiva. Il bambino stitico poi, potrebbe avere molti più stimoli urinari di chi non lo è, per la compressione delle feci nell'ampolla rettale sulla vescica stessa.
La frequenza minzionale può dipendere anche da disfunzioni dell'apparato urinario e proprio le insegnanti potrebbero accorgersene monitorando i frequenti ed eccessivi accessi al bagno dei bambini, riferendolo poi ai genitori. In questo modo si attiverebbe una vera prevenzione delle disfunzioni del pavimento pelvico dell'età della crescita e adulta, fatta da persone istruite, colte e consapevoli, che senza prosaiche riparazioni di un danno fatto da colleghi, verrebbero decantate dai genitori come le migliori insegnanti olistiche al mondo. 

Fanni Guidolin 

20 agosto 2018

CHIEDILO ALLA PSICOLOGA: perderò tutti i capelli e sono diperata. Come posso fare?

Gentile Dott.ssa,
perderò tutti i capelli con la chemioterapia e sono disperata. Cosa posso fare?

Cara Lucia,
quando si è disperati verso qualcosa può significare che non si sta vedendo la possibilità di una via d’uscita rispetto a ciò che tormenta. Forse lei sta riponendo i suoi dubbi, le sue paure, le sue insicurezze nella perdita dei capelli. Certamente i capelli sono importanti. Completano la nostra figura e danno coerenza alla nostra identità. Ma i capelli ricresceranno presto alla fine della cura. Può capitare che si vedano i capelli degli altri molto prima di sentire la voce. provi a fare il contrario. Ascolti e poi guardi. Quindi il primo consiglio che mi sento di dire è di andare oltre all’esteriorità. Cerchi di non isolarsi, di dar voce ai suoi pensieri e ai suoi sentimenti. Cos’è più importante per lei in questo momento? Osservi le persone che le sono accanto quando fa la terapia, parli con loro, condivida quanto sta sentendo dentro di lei. Troverà qualcuno che saprà ascoltarla e l’aiuterà con la vicinanza emotiva. Intanto, per mascherare la sua sensazione di vuoto nel capo, può farsi consigliare una parrucca. C’è chi la sceglie simile ai propri capelli e chi invece la vuole completamente diversa, quasi a cercare di guardare avanti, a vedersi una persona nuova, maggiormente vitale rispetto a prima. Diventa quasi un comportamento scaramantico. Poi c’è la possibilità di scegliere di acquistare foulard, bandane e quant’altro che hanno costi contenuti e si possono abbinare all’abbigliamento del giorno. Ecco che la disperazione può lasciare il posto ad un ottimismo, ad una concreta visione alternativa di come percepisce se stessa e il suo modo di stare con gli altri. Se il suo pensiero rispetto ai capelli fosse: cosa può pensare la gente di me che sono senza capelli? Quali giudizi esprimeranno? La mia risposta personale è di riportarla a sé stessa; se per lei non sarà più fonte di disperazione non sarà più motivo di osservazione e preoccupazione da parte degli altri. Non sempre ce ne accorgiamo, ma siamo noi, con il nostro modo di interagire che direzioniamo e condizioniamo il comportamento degli altri.
Cordialmente,
dott.ssa Caterina Bertelli

Un'occasione da non perdere

Prendi un'occasione del genere, un pantaloncino corto ed una canotta, la grinta per vincere la pigrizia, la voglia di vivere a lungo, il coraggio di fare fatica e il desiderio di stare insieme e vai. Cammina dapprima, lenta, respira, poi più veloce, senti i tuoi battiti aumentare e infine corri, ma piano. Rallenta, sicura, respira, allunga il collo verso il cielo, fino a toccare le nuvole con un dito, apri le braccia, e prendi tutta l'aria che c'è. Lega il vento insieme ai tuoi capelli ribelli e sorridi raggiante alla gente che incontri. Fa che sia una sorriso genuino non quello artefatto nella tipica indifferenza della città.

Il gruppo guida il tuo tempo e i tuoi passi, articola i movimenti e ti dà energia. Ti aiuta a non sentire dentro il silenzio atroce che c'è fuori di te.Ti consola, ti dà la pace se sei tormentata.

E ora che l'adrenalina entra in circolo e aumenta la frequenza cardiaca del tuo cuore annoiato e del tuo fisico appesantito, guardati intorno. Sei solo tu e tu, con la tua fatica, il fiatone e le gocce di sudore che lavano via la giornata di lavoro, i problemi, i mariti incazzati e i figli isterici.

Abbassa il volume dei problemi che ti affliggono, guardati intorno e dimentica l'orchestra stonata nella tua testa, fatti coinvolgere dai bassi delle voci di chi come te, corre.

Poniti un obiettivo da raggiungere. Che siano un chilometro o sette o ventuno, quello che conta è la tua felicità, dopo, nell'averlo raggiunto. Ti sentirai invasa da una stanchezza assurda, ma da un benessere indiscutibile. Correre tra la natura e gli scorci di una cittadina come Castelfranco è come un fluido evanescente, puoi entrare in un altro tempo, in un linguaggio "in divenire". Fai spazio alle emozioni dentro di te e mentre corri osserva lontano, cielo e terra: l'armonia tra il disordine (della tua vita) e la chiarezza (della natura). Troverai risposte affascinanti e momenti divertenti. L'anziano impavido pallido e appesantito con la sigaretta in bocca, mentre tossisce affannato, il ragazzino in mountain bike sul selciato sterrato e polveroso che ti frena davanti per impolverarti dalla testa ai piedi, la vetusta signora dai capelli in "messa in piega" che mentre cammina, si fa ombra con la mano sulla fronte sotto il sole dei trentacinque gradi d'agosto. Troverai il ciclista che non riuscirà a non notarti e fischierà al tuo passaggio, e la compagna dello strafigo che ti mangia con gli occhi rabbiosi mette corri, perchè lei non riesce a calare un etto. L'uomo con gli occhi più aperti del normale dai capelli cotonati, degni di una blasonata pubblicità, e lo sguardo felino del ragazzo tutto muscoli e tatuaggi. Potrai anche imbatterti nel tipo in vestito, con la cravatta allentata e i pantaloni arrotolati alle ginocchia, in pausa pranzo sotto l'ombra di un albero, vicino al fiume, o una serie infinita di pedoni ingombranti come i ciclisti sulla statale, da invidiare per l'amicizia e la forza che hanno.

Ma sarai attratta anche da quelli come te, a migliaia, con la forza d'animo possente, la determinazione a farsi del bene, l'amore per la vita e la paura della malattia. Vedrai fisici scolpiti o in sovrappeso con un fine comune: raggiungere l'obiettivo del giorno, aver rassodato due muscoli, calato un etto di cellulite o perso un chilo di grasso, lasciato i problemi a casa e fatto una passeggiata per rilassarsi in compagnia, si anche di venti chilometri. C'è chi avrà il volto paonazzo e chi sudato, e infine chi, col fiatone, incrocerà i tuoi occhi vivi, facendoti con la mano un piccolo cenno di saluto come se ti conoscesse da sempre. Perchè si sa, alla fine, chi ama la vita, tende ad assomigliarsi ! (e... l'anima si incrinerà da brividi di stelle)

Fanni Guidolin

18 agosto 2018

DORMIRE NUDI

E' il nuovo lusso delle coppie che si amano. Lo sostiene chi lo fa. Dormire nudi significa vincere i limiti umani: la vulnerabilità della bellezza, la fragilità della pelle, i tabù di un corpo senza bugie. 
Materia flessibile, luogo glorioso, l'abbraccio di due corpi nudi, a qualsiasi età, fa scoprire assonanze e diversità. 
Allora perchè no?
Il pigiama è un vestito mentale, il riflesso di un atteggiamento, la maschera della propria intima sessualità. Gli ultimi studi ci dimostrano che le coppie che dormono nude, hanno una migliore intesa di coppia, scoprono un modo per affrontare inquietudini e ripensamenti oltre che l'ansia. Le donne aumentano l'autostima in quanto migliora l'accettazione di sè, soprattutto dopo la menopausa. Psicologi sostengono che tessere le trame tra i propri corpi, in quello spazio di fusione con le lenzuola, rende il corpo più corpo e meno oggetto. Il corpo nudo è indifeso. Va esibito non come una sovrastruttura ma come il contenitore dell'essere e delle emozioni. 
Puoi scrivere sul corpo, facendo scivolare il dito con tocco delicato, sentirne il calore, o i punti freddi. Le zone solide, quelle morbide che raccontano la materia di cui è fatto. Il tocco soffice fa rabbrividire, dentro, sotto la pelle, dalla testa ai piedi.
Dormire nudi aiuta a superare le difficoltà, e non necessariamente deve essere il preludio di una attività sessuale. 
Il corpo nudo è stato da sempre dipinto, scolpito, disegnato, fotografato. Genera pulsione. Genera amore. Non è una novità. 
Due corpi nudi che dormono accanto destrutturano le fisionomie, congiungendo la forma con l'informe. Permettono di interrogarsi sul desiderio e di scoprire punti erotici mai confessati. 
Ogni organismo debole di fronte al proprio partner si sente indifeso se nudo. Ma ogni organismo debole, individuale o collettivo, coltiva facilmente il compiacimento della propria debolezza, anzi usa la propria debolezza come un'arma, anche intimidatoria. "Non mi spoglio, sono debole"; "Non mi spoglio, mi faccio schifo"... Non siate vittime di una morale che vi imprigiona. Fate una prova, stasera, se non l'avete mai fatto, chiedete di dormire nudi. La felicità più grande domattina sarà svegliarsi in una sola nuova dimensione. Tutta vostra.
foto tratta dal sito 
http://www.webdolomiti.net/arte/corsi/scuola-di-nudo/disegni-allievi/

Chiedilo alla psicologa: Dottoressa mia moglie ha l'Alzheimer ed io il cancro

Gentile Dott.ssa,
Ma moglie ha l’Alzheimer ed io ho appena vinto il cancro. Soffro per lei e non mi do pace

Caro Ferdinando,
mi ha colpito molto il modo di pormi la domanda. Ho vinto il cancro mi dice. Già, ha potuto ritrovare la vita, una nuova vita dopo un periodo che credo sia stato particolarmente sofferto. Mi immagino un uomo sorridente, ironico, positivo e molto battagliero. Quando si usa il termine vincere dietro vi è una persona che sa combattere, sa studiare i limiti dell’avversario, i punti di debolezza.
Ora pensava di aver finito la guerra e invece si ritrova a dover ricominciare da capo. Ma è una guerra diversa in cui sa che non può vincere nel senso assoluto del termine. Provi a scrivere assieme a sua moglie la storia del vostro amore, le tante battaglie combattute fianco a fianco, mano nella mano. Questa aiuterà entrambi a sentirvi l’uno con l’altro. Lei è qui con lei, la coinvolga il più possibile nelle cose che programma. Saranno e resteranno momenti indimenticabili.
Faccia pace con se stesso e vedrà che la sofferenza si potrà trasformare in un dono. Quello di vivervi ogni istante come il più prezioso.
Mi permetto anche di consigliarle di frequentare una associazione. Il potere del gruppo sarà terapeutico per entrambi.
Un caro saluto
Dott.ssa Caterina Bertelli

IN MONTAGNA, PER RICARICARE LE PILE

Lo dice anche la mia amica Mirella, e lo scrivono Monica, Antonio, Flavio, Marco, Ornella, Luisa e tanti altri che "se sei in cerca di angeli o in fuga dai demoni devi andare in montagna!" (Mirella Tess).
Le hanno pubblicate su facebook le foto delle loro vacanze tra i monti e, con orgoglio, vorrei tanto aggiungere anche le mie, perchè non si può spiegare a parole cosa trasmetta la montagna all'animo inquieto, ma ci viene facile con una bella foto.
Che si tratti di un ghiacciaio a tremila metri o di una pianura ai suoi piedi costeggiata da un rumoroso torrente che fa eco tra i pini e gli abeti e il muschio, e i tronchi spezzati, i fiori violetto che non vorresti calpestare, le campane sbattenti delle mucche al pascolo, tutti sono convinti del  potere antistress della montagna, "abbattitrice" dell'ansia, "sviluppatrice" di idee.
Tutti i sensi sono coinvolti durante una scampagnata, e non necessariamente devi scarpinare per ore. Ci sono funivie, ovovie, teleferiche, seggiovie e chi più ne ha più ne metta. E in quella baita lassù, un tagliere di pane, formaggio e speck dal profumo di corteccia affumicata può deliziare ogni palato e ogni intollerante o malato.
D'altronde, un fiume d'acqua fresca e pura che scorre placida all'interno di un boschetto non è cosa da poco, e noi italiani, che adoriamo il pic nic, già al primo pallido sole invadiamo gli argini armati di cestini e paninetti. E' una delle tante celebrazioni, come dico sempre, della joie de vivre che molti hanno stampato nel dna.
Si può trovare di tutto nelle aree attrezzate di montagna. Dalle coppie eleganti che brindano con flute di cristallo ai fricchettoni d'antan con il loro corredo di canne e birrette. E bambini, e cani che scodinzolano felici, e proprietari di qualche chalet che ugualmente lasciano le comodità delle poltrone per una coperta sul'erbetta. Lo avete visto il quadro La dejeuner sur l'herbe al Museo D'Orsay ?.
Tra i monti puoi scorgere in tutti un desiderio di felicità. Se siete fortunati ad attraversare un ponticello in legno fatto a mano, fermatevi ad osservare l'acqua che vi scorre sotto. E' un passatempo che consiglio. Tuttavia l'ammirazione non basta per sentirsi bene in montagna e non dura a lungo se non è accompagnata da sensazioni più profonde.
E vi chiederete anche cosa centri questo post con la riabilitazione pelvica o la stomia.
Centra eccome.
Innanzitutto camminare in montagna mette in moto il pubo rettale e tutta l'amaca del pubo coccigeo. Muscoli importantissimi per la continenza e la prevenzione dei prolassi soprattutto nelle donne.
L'uomo che soffre di lieve incontinenza urinaria, osserverà magicamente il pannolino asciutto e per chi l'urgenza fecale o urinaria è l'incubo,  la montagna offre nascondigli magnifici.
Il paziente stomizzato, dal canto suo, soprattutto se operato da poco, potrà fare il pieno di aria sana, sentire migliorare l'appetito e magari, con il prossimo controllo, vedere i globuli rossi più grandi !
Sperimentate all'infinito, osservate anche gli insuccessi della natura. Radici ammuffite, foglie divorate dalle lumache, piante dalla colorazione bruciata dalla collocazione in pieno sole o tronchi scavati dalle formiche giganti. Al contrario delle relazioni sentimentali, con la natura si capisce sempre cosa non ha funzionato. Poi naturalmente c'è quella piccola percentuale di imprevisto, quell'imperscrutabile mistero al quale bisogna arrendersi.
Se avete la fortuna di ammirare uno specchio d'acqua verde come un lago, sul quale ondeggiano piante e il crostone roccioso vi cade a picco, beh siete autorizzati a scattare mille foto !
Alcuni Hotel offrono piscine mozzafiato con spettacoli da cartolina. Abbiate pazienza se non potete permettervela, la pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce. Troverete sicuramente l'alternativa che vi renderà felici. Andate piano, vedrete.
Un'estasi drogata ci ha abituato a un'accelerazione esponenziale. Più otteniamo e più pretendiamo. E' il momento di frenare. Riconsiderare il tempo solare, passeggiare senza orologio, senza cellulare (ah no vi serve per le foto!, Ma almeno mettetelo in modalità aereo !!!), rieducarsi alla pazienza, come la pianta dell'agave che vede la fioritura dopo vent'anni.
Esercitare questa capacità d'amorosa attenzione è salutare non solo per chi riceve le nostre cure, ma soprattutto per noi che le offriamo. 
Con la logica del tutt'uno con la natura, l'essere umano continua a progettare labirinti tra i boschi. Stradine scoscese o vialetti solo calpestati. C'è un'attrazione irresistibile del cervello verso questi percorsi carichi di simboli, contorti come i nostri pensieri, tanto che oggi gli amanti del genere, si riuniscono in associazioni, organizzando raduni a tema. Passeggiate fino ai rifugi, arrampicate inquietanti o corsette sprint sul battuto. Lo scopo è provare il brivido del percorso, trovare risposte alle avversità della vita, mettersi alla prova.
Se non vi siete ancora convinti, sfogliate i post dei vostri amici e non su facebook. Soffermatevi sulle foto montane e cercate il significato di quella pubblicazione. Non ho forse ragione io? 

17 agosto 2018

L'ORTO BOTANICO, UNA CURA PER I MIEI PAZIENTI

Ci sono drammi irreparabili e tragedie che nessuna "cura" può guarire. Ma perfino dentro l'orrore bisogna cercare qualche germoglio superstite, una gemma da accudire, per testimoniare l'eterna resistenza della natura, unica forza in grado ancora di rigenerarci nei momenti più disperati. 

E' per questo che consiglio a tutti la visita al meraviglioso e antichissimo Orto Botanico di Padova, patrimonio dell'Università di Padova e dell'Unesco. Dove antico e moderno si abbracciano morbidamente. In modo preponderante rappresenta un luogo metafisico nel quale ci si scopre solitari sognatori.
La pazienza, la costanza e la precisione necessarie per il mantenimento dell'orto botanico siano per i miei pazienti, lo spunto a non lasciarsi andare, a continuare a germogliare.
Il profumo del cedro o della magnolia dalla presenza imperiosa e la fresca brezza che attraversa ogni minuscola foglia, durante la vostra passeggiata, siano l'esempio di quanto la natura possa aiutare a guarire. Mai la filosofia della cura delle piante ha smosso così tanto il mio amore amore per la vita.
Qui nell'orto, puoi sentirti pervadere inizialmente da una delicata "Huzun", una malinconia che rasenta il sublime. Ma poi si gode una vista che toglie il respiro e quieta le burrasche dell'anima.
Passeggiavo mano a mano con la persona che amo e percorrevo il viale di sassolini che scricchiolavano sotto ai sandali. C'era un silenzio surreale. Solo i nostri respiri facevano rumore.
Tra il Ginko Biloba e la palma di Goethe si leggeva la storia delle piante officinali, curative di molte malattie in passato e dalle quali derivano tutt'oggi molti farmaci. Tra le piante si prova la sensazione di aver trovato con estrema facilità il nostro posto al mondo. E guardando i tronchi degli alberi secolari, piantati più di quattrocento anni fa, non si può non rimanere a bocca aperta.
Come nella vita poi, così nel giardino, le sfumature sono tutto. I colori possono rappresentare il nostro stato d'animo. Lasciatevi catturare dai toni del verde estivo, dalla forza vibrante, che anche sotto le nuvole grigie è sempre brillante e prezioso come uno smeraldo. E' sempre sotto un cielo mutevole che si prendono decisioni importanti.
Ci sono diverse panchine nel percorso e adagiandovi il capo si può viaggiare con lo sguardo tra i rami più alti, che se baciati dal sole, ci parleranno. Io ricordo quando da bambina saltavo da un pino all'altro, di ramo in ramo, con mia sorella, per raccogliere le pigne. Quel profumo di resina mi è rimasto appiccicato addosso. 
La particolarità dell'orto consiste nella sua forma circolare e nella divisione degli spazi in molte "stanze" separate, con anticamere, corridoi e improvvise aperture. Come se attraversarlo fosse un rivivere le esperienze della vita. 
Nella moderna serra della biodiversità, i tessuti delle foglie tropicali sono come una densa crema. Qua e là, qualche raro fiore di specie a me sconosciuta, non può che farti penetrare in un sogno. Avvertirai una fascinazione per il verde tutto. Respirerai ossigeno puro. Sarà una medicina potentissima. 

15 agosto 2018

UNA DOTTORESSA SU MISURA

Con le sue piccole mani nodose, stira la divisa azzurra anche se sembra inamidata. Sopra indossa il camice aperto, pieno di penne sul taschino. Un pennarello giallo limone spunta sugli altri, insieme alla matita col gommino a forma di cuore e alla penna rossa a forma di termometro.
Lei i pazienti li ascolta, li accarezza, li accudisce, come farebbe una brava infermiera.
E' un medico geriatra con i riccioli morbidi, spettinati con astuzia fino a toccare l'attaccatura del collo da farla sembrare bambina. Lei sa quietare le burrasche dell'anima. Lo dicono i pazienti, non solo io.
Sa ridere di una risata tenera e fanciullesca con loro, quando le sinapsi non sono tutte collegate e i passi vanno a rallentatore. Sa ristorarsi dell'aria soffice, grazie ai suoi modi, che accompagna quasi sempre i colloqui con i familiari e sa trovare la soluzione vivendo intelligentemente il tempo con i pazienti senza calcolarne la lunghezza.
Ce ne fossero di medici come lei. Dal tatto delicato anche se sta parlando di un nonnino a fine vita. La dignità prima di tutto, senza favoritismi di trattamento. Il paziente malato è una persona. Poco importa cosa è stato professionalmente. Che si tratti del presidente della repubblica o dell'operatore ecologico dell'eco centro. Col pigiama e in un letto d'ospedale siamo tutte solo persone bisognose di cure e attenzioni. 
Allora è così che si rivolge ai suoi malati, anche a quelli simpaticamente "sgangherati", che vivono nel loro mondo fatato, dove l'alzheimer ha fatto tabula rasa, ai sordi, ai muti, agli immobili, lei strizza l'occhiolino, accarezza le loro mani e con il palmo rovesciato, quasi come farebbe una madre per sentire la temperatura, passa le piccole dita sulla loro fronte. Stempera la diagnosi ai familiari in privato, rispetta gli altri presenti nella stanza mantenendo un tono della voce pacato. Dice tutto, anche il brutto, anche se fa male, ma avendo prima l'attenzione di fare indossare il paracadute cucito su misura da lei. 
Non è così che vorremmo tutti i nostri medici?  

CHIEDILO ALLA PSICOLOGA: ho paura dei camici bianchi, come posso fare?

Gentile Dott.ssa,
ho paura dei camici bianchi. Come posso fare per non dover trascorrere notti insonni ogni volta che devo sottopormi ad una visita?

Caro Andrea,
la paura dei medici e in generale di chi indossa un camice bianco è molto più comune di quanto si possa immaginare. Quando ci si deve sottoporre ad una visita medica o ad un prelievo del sangue ad esempio, lo si sta facendo perché si hanno dei sintomi. E se da una parte, dentro di noi si sa che è necessario per la nostra salute dall’altra, c’è la preoccupazione di sentirsi dire che vi è qualcosa che non va, che abbiamo bisogno di ulteriori accertamenti diagnostici, per escludere malattie a cui non vorremmo nemmeno pensare.
Mi viene da chiederle se ha sempre avuto questa paura o se si sta presentando dopo un evento personale o famigliare che l’ha coinvolta particolarmente da un punto di vista emozionale. Talvolta è la conseguenza di un periodo stressante prolungato, che ci ha visti attori partecipi dell’angoscia di malattia di persone a cui ci sentiamo legate.
Quello che lei attualmente sta provando è uno stato di ansia intensa verso qualcosa di ignoto, e proprio perché sconosciuto, potrebbe paradossalmente aiutarla a non averne timore.
Non può sapere cosa le dirà il medico fino a quando non vi incontrerete, così come talvolta non si sa come si è riusciti a superare le difficoltà di una giornata in cui tutto doveva svolgersi secondo i nostri piani.
A volte si aiutano le persone come lei ad una esposizione graduale, si mostrano immagini di persone, alcune delle quali che indossano camici bianchi, poi si accompagna fino al parcheggio dove c’è lo studio del medico che visita, e così via. Si va per gradi.
Capisco che lei mi sta chiedendo una soluzione rapida, che qui non mi è facile darle. Ciò che mi sento di dirle però, è che sotto il camice bianco c’è una persona proprio come lei, che può avere delle paure, diverse dalle sue, ma pur sempre ne ha, e confidando i suoi timori, può sentirsi compreso e di conseguenza maggiormente a suo agio, semplicemente per averli espressi.
Cordialmente,
dott.ssa Caterina Bertelli

13 agosto 2018

Chiedilo alla psicologa : dopo l'intervento non riesco più a fare l'amore

Gentile Dott.ssa,
dopo l’intervento non riesco più a fare l’amore con mio marito. Non ho più desiderio. Prima tutto funzionava. Cosa mi consiglia?

Cara Margherita,
fare l’amore significa avere un contatto psico-fisico con una persona verso cui si provano sentimenti come fiducia, altruismo, stima. Dopo un intervento chirurgico che può anche prevedere l’asportazione di parti del proprio corpo si ha la sensazione di non avere valore agli occhi delle altre persone ed in particolare di chi ci è più vicino come può essere il marito. Sembra contraddittorio, in quanto è la persona con la quale si ha maggiore confidenza. La sensazione che potrebbe provare è quella che avviene in una partita a scacchi in cui è stato fatto “scacco matto” alla regina e quindi non si può più proseguire la partita. In particolare la regina teme di non poter essere più degna di essere amata e si lascia vincere, non combatte. La mancanza di desiderio può venire “dal non so come combattere, quali mosse posso fare”. Provare desiderio di incontrare suo marito non significa solo toccare un corpo ma sentire emozioni. Forse ciò che la sta frenando sono sentimenti di rabbia per ciò che ha dovuto a ragion veduta accettare, forse la paura di provare dolore durante il rapporto. E tutto questo la sta portando ad evitare per non dover affrontare l’anticipazione di un possibile ma non certo, fallimento.
Ne parli con suo marito prima di tutto, e provate attraverso il dialogo che viene anche attraverso leggeri tocchi, carezze, massaggi a recuperare la vostra intimità.
Avere desiderio non è altro che l’espressione di un legame che rimane vivo nonostante l’ intervento chirurgico.
Cordialmente
dott.ssa Caterina Bertelli

12 agosto 2018

IL PAZIENTE COL PIGIAMA A FIORI

Il signore col camice di cerata dallo spacco vertiginoso sul di dietro, non lasciava all'immaginazione il suo fondoschiena.  Io mi stringevo nel mio pigiama a fiori e speravo di non dover fare la fine di quel povero cristo in balia della badante infermiera. Lo accompagnava dentro all'ambulatorio, per farsi infilare un tubo nel sedere apparentemente glabro, prima di me.
La colonscopia, o meglio l'endoscopio, congegno affascinante e complicato, mi ha sempre terrorizzato e ancor più a terrorizzarmi è l'attesa dell'esame, disgustosa e deperibile. Vestirsi da alienati della neuro metterebbe a disagio chiunque.
L'assistente vestita di verde mi sorride di sbieco e, mentre gli occhiali le scendono un po' verso destra, mi fa cenno di seguirla. Mi sembro un pugnace condottiero.
Petulante, do inizio al mio lamento prosaico mentale. Prima che il medico mi spolpi a dovere, chiedo di essere addormentato e nel frattempo dò sfogo alle mie lunghe elucubrazioni. Mi accorgo di essere pesante e mi scuso.
"Mi perdoni dottore, ma naturalezza e candore sono impossibili nel mondo dei sani figuriamoci nei malati come me".
Mi stendo di lato sul lettino, vestito solo di una vestaglia a rovescio, aperta sulla schiena. Sempre meglio di una cerata da psichiatrico, ma poco si discosta.
La pazienza infinita del medico mi ringrazia per essermi consegnato alle sue mani di mia sponte (non lui). Deve avere un ragguardevole talento di incassatore . E poi con quella cuffietta verde da doccia e una mascherina che soffoca il respiro mi fa una certa pena. Decido quindi di infilare deliberatamente i panni del paziente, rinunciare anche se a tempo determinato ai miei diritti di uomo libero e pensante e a mettermi nelle sue mani guantate che già reggono il tubo.
L'esame dura quindici minuti.
In confusione mentale sento solo la sua voce che echeggia in lontananza e un agitar di braccia delle infermiere che mi tengono fisso al lettino.
"Questo è quello col pigiama a fiori?"
Un tornado di peti scivola fuori dal mio ano perforato e con loro, una scia di dolore che svanisce all'istante.
Finalmente l'esame è finito.

STELLA, IN QUESTA NOTTE D'AGOSTO

Ti vorrei vedere solcare il cielo e disegnare una scia portentosa, di fuoco. Ho tanti desideri da esprimere ma uno sta in cima alla mia lista. Lì, sulla vetta. 
Vorrei che aiutassi le persone che soffrono per la perdita di qualcuno a "sopportare" tanto dolore. A levare quella colla di tristezza che non si stacca più dalla pelle. A ridare un senso alle cose, alle persone, alla vita stessa. Un pochino, solo un pochino. Perchè lo so quel dolore non passerà mai. 
Con il naso all'insù allora ti aspetto impaziente. Fa caldo stanotte e in questa sdraio mi riempio solo di luna. Umida e fredda.
Dove sei stella?.
Forse i desideri non sono una cosa da realizzare, una meta da raggiungere, ma il carburante per metterci in moto e riflettere sulla nostra vita. E' come cercare di trovare una forma all'acqua. 
Mi guardo dentro, tento di modellare il significato della vita e della sofferenza finchè lo trovo. C'è. Esso è un inevitabile gioco di resistenza. 
Dove sei stella?
Qua, di luminose appese al cielo se ne vedono tantissime, dove persino la penombra brilla di promesse. 
Eccoti !
Ho sempre pensato che questo spettacolo raccontasse la vita. Magnifica stella ti ho visto. 
Cercavi riparo dal chiasso dei toni troppo alti?. Fuggivi dal rumore del pianto di chi ti invocava diperatamente?. O ti allontanavi da chi ti chiedeva l'impossibile?
Per alcuni la morte è un sollievo dalla stanchezza del soffrire, ma non per chi rimane. E allora la vita che dovrebbe apparire bella, sembra austera e vendicativa, senza più alcuna sfumatura, dove i cuori abitano da soli, nell'aria densa, che si fa a fette. 
Vorrei che aiutassi quelle persone a non soffrire così tanto la mancanza del proprio caro, a non sentire il cuore battere sordo contro le costole, a non dover ingoiare l'ansia, ne' a soffocare moti di rabbia. Puoi?
Fisso le stelle ferme in un punto. Tantissime. Lascio andare la mia cadente e torno a guardare le altre, che forse mi stanno aiutando. Traccio una linea tra loro, disegno qualcosa, immagino. Do una forma al cielo, con il braccio pesante alzato e le pieghe sulla fronte. Penso sbattendo le palpebre. Finchè quelle luci distanti anni mi parlano.
Riuscire a condividere il dolore forse è la soluzione per sopportarlo un po'. Parlare con chi l'ha vissuto uguale al tuo, aiuterà a non galleggiare nel buio, tra oggetti smontati e fragilità che tolgono il respiro. Parlarne o scriverlo. Per trovare una, seppur lieve morbidezza, in cui affondare per poi risalire. E per vedere il cielo più viola e meno nero.

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