28 giugno 2015

Pompoarismo: l'ars amatoria che viene dall'oriente

Nella smania frenetica della routine quotidiana, il tempo per il sesso è' spesso rimandato al giorno dopo. A volte è' complice la noia, quando la chimica della passione si affievolisce.
Arriva pero' dall'Oriente,  l'arte inusitata e allegra, definita Pompoarismo, pronta a risvegliare gli animi.
Si tratta di una pratica sessuale che mira a potenziare l'orgasmo attraverso il controllo dei muscoli pelvici. Immagino il vostro sguardo come una pila intermittente mentre leggerete questo articolo.
La muscolatura del pavimento pelvico, ed in particolare dei muscoli vaginali, diventa protagonista nel Pompoir.
Il nome è' alquanto evocativo. Tecnicamente si tratta di un trucchetto molto antico. Conosciuto sin dal  XVI secolo in cui il sinonimo era Kabazza, ovvero la capacità di contrarre la vagina al punto di imprigionare il pene in una morsa indissolubile di piacere.
Il Pompoarismo è' una sfumatura del sesso tantrico confermato da studi orientali. Il pompoir aggiunge all'abilita' di saper contrarre i muscoli pelvici, competizione (riuscire a far ottenere l'orgasmo al partner simultaneamente al proprio), concentrazione, pratica (e' come una mungitura), allenamento (almeno un'ora al giorno!) immaginazione (ghigliottinare il pene con la vagina).
La coppia deve rimanere il più possibile ferma, fondersi con la biancheria del letto, in una conturbante vicinanza, la concentrazione è' sui muscoli circumvaginali.
I benefici sono indiscutibili, non solo sul piacere, ma anche sull'eventuale presenza di prolassi genitali o incontinenza urinaria femminili. Servono almeno una ventina di giorni di "allenamento" quotidiano per riuscire nell'intento descritto. Buon lavoro !!!!



26 giugno 2015

Io Stomizzata e la chemioterapia


Ho sempre pensato che la vita sia una "dimensione che mi appartiene". Poi, come in un viaggio, quando vai in un luogo che non conosci, oltre che cambiare dimensione, sei in uno stato di massima vulnerabilità ma insieme di estrema apertura, perché devi capire tutto e sopravvivere.
In questo reparto gli esseri umani vengono con la speranza di riappropriarsi della loro dimensione, del loro corpo disgregato.
È' come un fenomeno di fisica quantistica, la coincidenza aggrega tutto ciò che e' sparso, e lo ricompone. Qua però , da ricomporre, c'è il mio corpo frastagliato.
Eh no. La chemioterapia non è come la fisica. Lede le certezze come una smagliatura sulla calza. Ti smonta come un Lego. Ti maltratta a colpi di indifferenza. Ad essa non interessa chi sei. Ma io oggi sono qua per affrontarla da ragazza "quasi" diligente.
Oggi, con la camicetta sbottonata ad arte sul seno, la parrucca pesante, un lussuoso foulard al collo ed il rossetto rosso sulle labbra, ti affronto come mai prima d'ora. Perché se proprio mi vuoi distruggere, e passare sul mio cadavere, sappi che io ce la metterò tutta per vincere. È' un paradosso vero? Tu dovresti salvarmi mentre io mi difendo dai tuoi maledetti effetti. Ho indossato anche i jeans, a tuo dispetto, quando mi hai imposto il cortisone per sfiammare tutto gonfiandomi come una mongolfiera, pensavo che questi pantaloni sarebbero stati un lontano ricordo. Invece eccoli qua, aderenti come una calza, non ci entravo da molto tempo. Quando ero grassa la malattia mi ha trasformato in un cantiere. Ho solo cercato di appendere il cartello "lavori in corso" alla ricostruzione del mio carisma e sintomatico mistero. Ci sono riuscita. come vedi con me non ha funzionato il tuo sistema. D'accordo, è' come pesarsi sulla bilancia appoggiata ai piedi mentre stai steso a letto, ma a me è' servito. Oh si, prendo qualche oppiaceo per i dolori e allora? Che male c'è ? Non ti darò la soddisfazione di vedermi dolorante. Lo so a cosa pensi splendida chemio. Che sei tu l'artefice del mio benessere. Pensi di aver sconfitto il mio cancro e vuoi che io ti ringrazi. Ma io non ti ho scelto. Ho scelto solamente di vivere, aggrappandomi ad una liana di seta pura. Forse è' per questo che sono ancora qui.

17 giugno 2015

Io Stomizzata, ad un concorso di bellezza over '40

Tengo tra le mani sudate, un quadernetto friabile di appunti e scarabocchi a inchiostro viola.
A metà, sgualcito come un calzino bucato, un foglietto di iscrizione al concorso di Miss over '40.
Lo passo tra un dito e l'altro come una carta da gioco, stirandolo poi con la mano aperta per rileggere il regolamento. Non è escluso agli Stomizzati. Del resto sarebbe la prima volta che una Stomizzata partecipa ad un concorso. E chi lo sa poi ? Mica ce l'ho scritto in fronte che sono Stomizzata!
La passerella condurrà le partecipanti in mezzo al pubblico, in abito da sera prima, in abito casual poi, e in costume da bagno alla fine. Ecco, bel problema. Rinuncio.
Al mare però ci sono stata lo scorso anno e nessuno si è accorto. Ok ci devo pensare bene. Ripiego il foglietto con gran cura e riordino i pensieri. Tengo il cellulare spento, unica possibile difesa contro il bisogno compulsivo di leggere gli sms e di chiedere consiglio alle amiche in chat.
Entro in casa e mi approprio dell'immagine sullo specchio. Ho un colorito verde chirurgico che oggi non mi dona affatto e questo devasta la mia autostima. Cerco nel cassetto disordinato, il costume nero, quello intero, con il medaglione sul petto e lo indosso. Mi guardo dal basso verso l'alto inclinando lo specchio per sembrare più magra. Sono già un'acciuga sotto-sale cosa posso desiderare di più ? La mano vola leggiadra sul sacchetto, alla mia sinistra, orgoglio della mia salvezza, e appiattisce il contenuto. Sollevo i glutei brasiliani (magari) con un paio di tacchi raffinati e inarco la schiena come Belen sullo sgabello. Qualche centimetro di capelli in più e sembro lei da vecchia! Scherzi a parte, veniamo all'abito. Lungo? Opto per un total black scollato a "V", schiena scoperta e scivolato sul fianco ossuto, appena sopra al ginocchio. Mi avvolge come una calza, lucido, riflette sinuose forme modificate dalla malattia. Mi piaccio. Non è difficile nascondere un sacchetto se hai la pancia in dentro! E poi, sarei una assoluta novità nella moda, traccerei nuovi diagrammi di stile over quaranta, scioglierei lo sconfinato e caotico groviglio di una delle tante disabilità dell'essere umano.
Oscillo tra i tacchi a destra e sinistra. Mi sembra lo stesso esitante movimento dei tergicristalli della mi auto. Sorrido. Provo l'equilibrio. Schiarisco la voce, invento una frase, un rantolo rauco mi ricorda il mio passato di fumatrice. Ok ostento un tono di voce volutamente neutrale, si, si, prova, prova, come con il microfono, sillabo parole alla cieca. Dai Rosa, fatti coraggio, telefona, mi ripeto.
Prendo il cellulare, lo accendo, mi tremano le mani, un brontolio alla pancia mi ricorda il mio stato.
"Ehm... Buongiorno! Chiamo per il concorso di bellezza over '40.. "
"Si? Bene signora, mi dica, è lei che vuole partecipare ?"
"Ehm...no.. Veramente volevo solo chiedere se possono partecipare anche le donne Stomizzate.."
Non so perché il mio sub-conscio  abbia voluto togliersi la briga di chiederlo. Nessuno lo avrebbe mai scoperto, nessuno lo avrebbe notato il sacchetto. È una lieve imperfezione della natura, come un gibbo al naso, lo strabismo di Venere o la cellulite.
"Stomi che ? "
"Stomizzate"
"E cosa significa signora?"
"Portatrici di un sacchetto sulla pancia"
"Un sacchetto? Si tratta di persone disabili signora ?"
"Non apparentemente, e non di fatto, in teoria però, lo siamo"
"Dunque è lei la Stomizzata over quaranta che vuole partecipare?"
"No, no, è un'amica.. Come me."
"Signora il regolamento non pone limiti, se non nel fatto che si devono aver compiuto almeno quarant'anni, è un concorso di bellezza e tale viene valutata."
"Grazie mille, glielo dirò allora"
"Le iscrizioni termineranno alle 16 mi raccomando non perda tempo !"
"Grazie infinite, lo farò!".



No. Non ho partecipato al concorso. Non me la sono sentita.
Non importa se non sono stati gli altri a dirmi che sono bella. Io mi sento tale, ogni giorno, guardandomi allo specchio, catturo il mio sorriso e me lo stampo addosso per tutta la giornata. Vesto all moda rubando idee da immagini virtuali, metto in risalto le mie fortune senza ostentarle. Non importa se non ho condiviso il mio corpo con una giuria di attempati guardoni. Non importa se non ho voluto giocarmi la carta del corpo esibendolo come ad una fiera si esibiscono gli oggetti. Non importa se non ho avuto bisogno di ricordare a me stessa che non sono una invalida. Io ho vinto lo stesso. Sono bellissima.


La bellezza, nel senso più profondo, genera un senso di riflessione benevola sul significato della propria esistenza dentro al mondo naturale.
La bellezza è quanto è percepibile dai cinque sensi e che suscita una emozione positiva perché paragonata a dei canoni estetici interni consci o inconsci.

13 giugno 2015

Un sms in velluto blu

(Dedicato a chi, con grande affetto, ogni giorno mi invia quell'sms. Un sms in velluto blu)

Ti si presenta impacchettato di tutto punto, con un fiocco in velluto nero.  È' il lutto.
La perdita di qualcuno, come un genitore, o di qualcosa di importante, come il lavoro o la casa, il trasferimento di un figlio, un intervento chirurgico demolitivo... Un lutto è un addio a qualcosa che non tornerà più. È l'inconfondibile sapore della tristezza assoluta.
Poi però, ti accorgi che molti ti comprendono, afferrano il tuo dolore, contemplano i tuoi disagi, e ti sembra di condividere una strana torta dal gusto amaro. Come oggi.
Sono seduta sulla poltroncina di questo corridoio infinito. C'è una penombra quasi ecclesiale e uno strano odore di cera di lavanda. Devono aver appena passato i pavimenti. Sto aspettando da pochi minuti, che però sembrano ore, il colloquio con il medico . Accanto a me, un uomo dalla zazzera brizzolata, mi tiene compagnia. In mano il mio cellulare vibra all'impazzata, colmo di messaggi anche vocali e di foto "spremi-sorriso". Da quando mio padre è volato in cielo, non passa un giorno che io non riceva un messaggio di affetto.
È un emoticon, un disegno, un simbolo. È' un dolce pensiero, una frase buffa, un simpatico destino quello che vivo in questo momento. Qualcuno conosce la mia tristezza interiore e mi aiuta con questi lussuosi regali. Non sono solo semplici sms, sono fautori della mia briciola di felicità della giornata. Sms in velluto blu li definisco io, morbidi, eleganti e discreti. Sms che comprendono e mi aiutano. E anche se un sms è effimero, fugace o transitorio, e anche se con un tocco si leggono e con un tocco si cancellano, resta inestinguibile il loro valore, in questo momento durissimo, insopportabile quanto travolgente.
Guardo al di là del finestrone non apribile, che mi lascia uno scorcio orientale e riflette la mia immagine. I fianchi sono gonfi come nuvole estive e le caviglie ispessite come tronchi d'albero imbibiti. Le gambe sono inadatte a riempire questo paio di jeans. È la visione distorta di chi non accetta più nemmeno se stessi. Mi sforzo di sorridere ma le gengive battono in ritirata. Sento un guizzo di muscoli tendermi la gola. Sto per crollare di nuovo ma...
Eccolo!  arriva quell'sms, quando meno te lo aspetti. Due cuori, un bacio, un fiore, un delfino, un sms vestito di velluto blu. Ti sto pensando, sai che ti voglio bene, senti il profumo dei fiori e guarda lontano, oltre il mare, oltre l'orizzonte, oltre il blu.... Tuo padre è la' .

Il finestrone richiama nuovamente la mia immagine, mi vedo ora alta e sottile come uno dei giunchi tra i quali nascose l'infante Mose'. Lascio spaziare le ambizioni frivole e cerco un sorriso che non sia plastico. Il mio volto mi sembra più armonico e lo sguardo fiero. Si cambia forma per cambiarla nuovamente e poi per ricambiarla e così all'infinito. È la ruota della vita.
Eppure, è bastato solo un sms. Un sms in velluto blu.




7 giugno 2015

Il water : una grotta per lui, evasione per lei.

E' proprio vero, il wc rappresenta il luogo di evasione più frequentato al mondo. Quello di casa propria però, condiviso o conteso, esclusivo, comodo o isolato, è, per molti, un vero e proprio angolo di paradiso, pace e tranquillità. Il tempo trascorso sul wc  è diventato persino creativo: iPad, tablet, hanno preso il posto delle vecchie parole crociate, libri o ferri da uncinetto. Accanto al wc ora, cellulari e riviste gossip sono oggetti sacri, passatempo, in attesa della, molto finemente, " liberazione dalle scorie". È interessante notare come gli amici o conoscenti, considerino e curino il proprio bagno, "grotta di isolamento dai problemi", lo definisce un mio paziente , alto, curvo, arcigno, ha dovuto adattare il wc alla sua conformazione anatomica. Mi guarda con due occhi che spuntano dalle folte e bianche sopracciglia arcuate e mi spiega che in bagno, seduto sul wc, trascorre in media venti minuti al giorno. E guai a chi entra, a chi bussa, a chi lo chiama, a chi gli telefona ( lui, grande manager finanziario). Anche la moglie sembra avere lo stesso difetto, o pardon, abitudine. "È il mio momento di evasione dalle incombenze di casa, dai figli, dal mondo, da mio marito (mi sussurra sottovoce)". Trascorro anche mezz'ora seduta la', di tanto in tanto spingo, mi piego in avanti, nascondo la faccia tra le mani, faccio qualche rocambolesca "mossa  strizzapancia " per evacuare, ma il più delle volte resto in attesa. "Chatto al cellulare, leggo qualche sito di moda, mi metto lo smalto...". Nessuno può dirti "sbrigati" o "ti stai riposando", perché la defecazione è un bisogno fisiologico, una necessità, un dovere, un compito, un debito con il proprio corpo. Insomma, un piacevole obbligo che tanto libera un'ampolla rettale quanto la mente.


Sappiate però che questa deleteria abitudine, porta alla formazione o peggioramento del prolasso degli organi pelvici. L'eccessivo stiramento al quale è sottoposta la muscolatura del pavimento pelvico mentre siete seduti sul wc, compromette anche la tonificazione che avete ottenuto con eventuali esercizi. Tre/cinque minuti e' il tempo massimo da dedicare alla defecazione. Recarsi in bagno solo se lo stimolo è forte e appropriato e' la responsabilità che dovrete assumervi per non recarvi alcun danno, e... trovare un'altra grotta rifugio di evasione. 
Qualche esempio ? Il giardino (semplice giardinaggio o abbeveraggio), la vasca da bagno (sali e schiume defaticanti), la scrivania (computer e appunti), la bicicletta (venti minuti intorno al quartiere, lontani dal tumultuoso traffico), un centro estetico (massaggio e quant'altro offra il vostro portafogli)... 
Aspetto le vostre idee.... 

2 giugno 2015

Una "semplicissima" storia d'amore

In quell'auto rovente sotto il sole pomeridiano di giugno, mentre il sole scioglieva timidamente il mascara dalle mie ciglia, la tua mano sfiorava la mia.
Il finestrino offriva lo scorcio di un tramonto ormai prossimo e tu fissavi la mia collana d'ambra. Non avevo mai visto due occhi così azzurri. "Quanto bella sei", mi dicesti tu.
Nel parcheggio ancora gremito di automobili parcheggiate a spina di pesce il caldo non era più insopportabile. Tu, avvolto in una camicia bianca aperta sul petto quanto basta per risaltarne l'eleganza, avevi un fascino indisciplinato, sconvolgente. Se l'amore è il groviglio delle umane debolezze io ci ero già dentro.
Non ricordo quanto tempo siamo stati a parlare. Ne' la fame, né' la sera ci scollavano da quei sedili. Scendemmo dall'auto per sgranchirci le gambe. O forse per sentirci ancora più dentro a quel magico groviglio. Non mi permettesti di aprire da sola la mia porta. Anticipai quel gesto con estrema galanteria. Era pura bellezza cristallina la tua. Non ti avevo mai osservato così bene. Il camice bianco mostra quello che non sei, e mai abbastanza di quello che sei veramente.
 Scivolavi le mani umide continuamente sui jeans scuri, per asciugarle. Era timidezza, imbarazzo, agitazione o semplicemente il cuore impazzito? E se fosse stato amore ? Quello nella sua forma più ampia e vaga. Dilatata, travolgente. Si, era amore. Quello che ti cattura e lascia il mondo chiuso fuori dal finestrino. Quello che guarisce e ti aiuta a trovare la soluzione ai problemi della vita. Quello che rende tutto più bello. Oggi lo so che era ed è così.
Le tue dita sfiorarono il mio mento tirandolo a te, e non appena le tue labbra si appoggiarono alle mie, capii che quello era l'inizio di un volo, in un altro pianeta, come ancora lo definisci tu.
Non staccavo gli occhi dal tuo volto armonico mentre parlavi per ore della tua vita. Non mi interessavano però  gli ingorghi del passato, il mio sorriso si faceva mordace e in quella cavillosa circostanza tu riuscisti a far scomparire una mia lacrima quando, specchiandoti nei miei occhi, mi dissi che ti vedevi sfumato, come nelle vetrine di un negozio. Non potei non scoppiare in una risata fragorosa. Anche quando, fissando i miei tacchi a spillo mi chiesi se fossero stati in grado di devastare un vecchio pavimento in legno di quercia, perché se avessimo fatto l'amore, non me li avresti mai tolti.  Avevo scoperto una sfrenata simpatia, una capacità di metamorfosi in base alla curvatura degli angoli della mia bocca. Mi ricordavi simpaticamente, il decollo sghembo di un pallone aerostatico difettoso. Tentavi di portarmi su per poi scendere in picchiata e riportarmi su per farmi sorridere. Volevi spiegarmi che la vita non è' tutto rosa o tutto bianco o tutto grigio o tutto nero. Volevi farmi capire che non stavamo vivendo un sogno, ma una "terribile" e "formidabile" realtà.
Ora, avevamo urgentemente bisogno di una soluzione ai nostri mille problemi " organizzativi". I figli tuoi, i figli miei, la casa tua, la casa mia, il compagno mio e la "storia"  tua.... Ma tu, riuscivi  a leggere il mio balletto di idee, nello stesso istante in cui esse prendevano forma, con L'agilità  e la sincronia di una coppia di danzatori professionisti. Poi, sprofondando lo sguardo l'uno dentro all'altra avevamo già deciso tutto. Le nostre voci non erano più piene di interferenze. I nostri cuori possedevano la logica interna dell'accadere. A noi era accaduto. Non era colpa nostra. Nell'amore ci eravamo finiti dalla testa ai piedi, niente e nessuno ci avrebbe più fermato.
Mi portasti a casa tua, silenziosi ci fondemmo nella biancheria del letto. Avevamo fretta di riavvolgere il nastro del dolore con i toni pacati di chi ha sofferto tanto e cercava un po' di felicità.
Mi hai fatto tornare bambina.
Alle cinque del mattino, le nostre ombre intense, aperte in un chiarore di vetro, erano ancora la', avvolte in un abbraccio che ancora oggi, dopo anni, continua incessante, in una splendida atmosfera di vero amore.

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