31 marzo 2017

Io, cinquantenne col pannolino

Questo racconto mi è stato riportato da un paziente operato in un altro ospedale. Mi stupisce amaramente sapere che esistono medici che non spiegano che l'incontinenza si può trattare con adeguata riabilitazione senza lasciare al paziente la sola speranza che "tutto si aggiusti da sè"

Anche stanotte, galleggiando nel buio della stanza, mi sono bagnato. Non sono riuscito a raggiungere il bagno in tempo e, una volta davanti al wc, mi sono bloccato. Dietro di me lo specchio mi ricordava di essere diventato un vecchio ributtante in un appannato delirio.
La pipì, calda e odorosa, correva giù per le mie cosce lasciandomi attonito. Il pannolino era già inzuppato. Per la prima volta in vita mia ho pianto.
Non può essere che a cinquant'anni il cancro alla prostata possa provocare un tale disastro.
L'intervento è andato bene, tutto bene, mi hanno riferito i medici. Peccato che adesso loro non siano qui a casa mia, a ricordarmi che va ancora tutto bene. Che sono guarito. Che quel mostro me lo hanno strappato via tutto, senza lasciare neanche una cellula.
Sono seduto sulla tazza del wc, in compagnia del mio pannolino. E' un business che mi infastidisce quello dei pannolini da uomo eppure adesso li compro anch'io, per forza di cose sono incontinente. E' uno dei rischi che si corre se la prostata te la tolgono tutta.
"Non potrà più avere figli" mi disse il medico prima che firmassi il consenso all'intervento.
Sai cosa me ne frega di non poter avere più figli? . Toglietemi questo ammasso di cellulosa e cotone imbibito di puzzolente liquido giallo e giuro che sarò l'uomo più felice del mondo.
"Le abbiamo tolto un cancro", ribadivano. "Un cancro".
Ma è così, come tutti i mali invisibili, anche se qualcuno ti rammenta di essere vivo o sopravvissuto, miracolato o fortunato, è sempre quel panno umido tra le gambe che ti ricorda il tuo calvario. La mia fragilità mi toglie il respiro tutte le notti, quando sono solo con me stesso, mentre mia moglie dorme beatamente accanto.
Ha un timbro elegante il suo respiro di notte, seducente.
Non ho il coraggio di allungare il braccio per accarezzarla. La sveglierei, e mi sentirei come cemento colato in una lastra di marmo. Lei non merita tutto questo. Magari glielo spiego domani che sono anche impotente.

30 marzo 2017

Il pavimento pelvico in vetrina: allo sexy shop il degrado del perineo

Grazie Sabri per avermelo raccontato.

Che la mutandina bucata o lo spacco sulla coscia abbiano sempre attirato l'universo maschile è risaputo. E che siano sempre esistiti i "sexy shops" è un dato di fatto. Ma che al semaforo, la coda di automobilisti si formi non per il rosso ma per le teste girate verso la vetrina a destra, questo non è tollerabile. Già perchè ora, in vetrina, oltre a pentole e libri, giacche e cravatte, scarpe e collant, finiscono anche i sex toys o giocattolini del piacere, l'abbigliamento intimo inimmaginabile e altri rozzi prodotti made in cina.
Sul corso appena pavimentato, tra gli scoscesi vicoli accanto alle mura antiche, la storia incontra la contemporaneità in un'antitesi spaventosa. E' la vetrina di uno sexy shop a scandalizzarci.
Sul manichino maschile, un paio di boxer copre solo la parte anteriore dei genitali e nemmeno tutti, e lascia intravvedere le natiche plastificate. In un  piedistallo rosa, un vibratore, con tanto di prezzo esposto, giace solitario sotto ad una stola di piume di struzzo rosso fuoco. Il manichino femminile indossa un reggiseno a balconcino che non copre nemmeno un capezzolo. Ma il pezzo clou è il perizoma a filo interdentale bilaterale. Osceno.
Il perineo, sede delle nostre intime emozioni, titolare della seduzione che ogni donna custodisce gelosamente sotto coperta, viene sdoganato. E' un affronto all'intima proprietà. E' un modo per far perdere valore alle donne, titolari esclusive della femminilità con il loro plotone di intimi alleati e non oggetto di sfoghi maschili. E' uno scandalo e sono indignata.
Allora, passeggiando con il mio compagno tra le aiuole fiorite del corso in un'elegante atmosfera retrò e mano nella mano, i nostri occhi sono attratti dai vezzosi giardini delle case d'epoca e da quello botanico, su cui si stende la patina elegante delle rose preziose. Un bacio sul collo sfiora i brividi salenti e pensieri ingarbugliati parlano per noi, dietro le quinte, che si completeranno a casa nostra, in piena intimità e in totale libertà. La quintessenza della meraviglia.
Quella vetrina scandalosa deturpa il paesaggio e non ci suscita alcunchè. E' il degrado del perineo.














29 marzo 2017

"WALK WITH AISCAM" (passeggiata contro il cancro) E UN CONCORSO FOTOGRAFICO IN VILLA


Evento “Walk With Aiscam 2017”, il cancro non ci ferma. 
Passeggiata contro il cancro di 2,5km sul sentiero degli Ezzelini con ritrovo ore 9.00 e partenza ore 9.30  dal piazzale dell’Istituto Alberghiero di Villarazzo (Castelfranco Veneto). Iscrizione alla passeggiata € 5 . Sosta, Giochi e intrattenimento presso il prato di San Piero con i Pelvicstom's exercises dell'enterostomista Fanni Guidolin, i giochi di gruppo e il lancio dei palloncini colorati in cielo (foto sotto 2016)   . Ristoro in villa Caprera ore 12.30 in cui verrà allestita anche la mostra fotografica "Luci e Ombre sul cancro" 


"LUCI ED OMBRE SUL CANCRO". Concorso Fotografico.

Scatta una foto che rappresenti la tua malattia  o quella di un tuo conoscente. A colori o in bianco e nero. In un periodo di luce e positività o di ombra e tristezza. Aggiungi una breve frase, un aforisma, un pensiero che spieghi la tua foto. Scrivila in un foglio A4.
Consegna la foto stampata e rilegata su cornice o plexiglas in formato  30x40 entro il 25/4 al Cav. Luciano Bonato di “F.lli Bonato” s.r.l.  Via dei Faggi, 4, 31033 Castelfranco Veneto TV, direttivo AISCAM.

Le foto saranno esposte in Villa Caprera (Castello di Godego Tv) durante l’evento “Walk with AISCAM” domenica 30 aprile 2017 e saranno votate da tutti i presenti.

E’ un’idea che nasce dal bisogno dei pazienti di sentirsi portatori di valori umani dal valore inestimabile.
Quello che gli occhi riescono ad immortalare in un click è un pezzo di vita.
Emozioni volatili contagiano la vista di chi osserva le foto e suscitano reazioni.
Ammirazione, stupore, ma anche sdegno, scandalo, meraviglia… tutto è possibile. La malattia ha i suoi segreti che solo chi la vive conosce. Parlarne è sempre difficile, esprimerla attraverso una foto è molto più facile.
L’occasione, una passeggiata contro il cancro, e la splendida cornice di Villa Caprera per il rinfresco,
saranno d’ispirazione per chiunque volesse partecipare.
A.i.s.c.a.m., associazione incontinenti e stomizzati di Castelfranco e Montebelluna accoglie tutti i simpatizzanti.







foto sotto: Villa Caprera (F.lli Santi) dove si svolgeranno il rinfresco e la mostra fotografica 




 foto sotto: Sacello di San Piero, nel prato omonimo, dove faremo giochi di gruppo, pelvicstom's exercises e il lancio dei palloncini in cielo


foto sotto : Walk With Aiscam 2016





28 marzo 2017

Tutti i disturbi della defecazione

Parleremo di argomenti che interessano una larga fascia della popolazione giovedì 7 aprile presso la palestra "Le Pleiadi" di Asolo (Tv).
Sono le donne maggiormente colpite da disfunzioni del comparto posteriore.
Ecco che l'evacuazione difficoltosa può compromettere anche l'umore, lo svuotamento incompleto ci costringe a stare sedute nel wc per ore a volte, spingendo a più non posso per cercare di liberarsi completamente. Per non parlare dell'incontinenza anale ai gas o alle feci liquide o dell'incontinenza fecale che genera un grande imbarazzo e altera notevolmente la vita sociale e di coppia. Si stima che il 50% della popolazione soffra di stitichezza. Sembra la patologia del secolo, in particolar modo dei paesi industrializzati, ma colpisce meno chi segue una dieta mediterranea. L'urgenza fecale, che ti obbliga a cercare una toilette nelle vicinanze del luogo in cui ti dovessi trovare, ti impone l'uso di un pannolino. Non vorresti mai trovarti imbrattata nel caso non ci fosse un bar aperto quando vai in giro con le amiche. Sempre che il problema non sia così grande da limitarti anche ad uscire.
Insomma, digitazioni, perette, clisteri, ti fanno impazzire. Crampi, nausea, sudorazioni, fanno parte delle tue giornate e la depressione ti bussa alla porta.
Stare meglio si può.
Innanzitutto occorre effettuare una visita medica specialistica con un gastroenterologo in caso di stipsi o colon irritabile o con un coloproctologo se la defecazione è ostruita o nel caso di incontinenza. Gli specialisti medici potrebbero quindi indirizzarti ad indagini diagnostiche strumentali (colonscopia, manometria, defecografia, ecografia endo anale e altri), ad una terapia farmacologica o ad una terapista del pavimento pelvico.
Una stomaterapista specializzata nella riabilitazione delle disfunzioni pelvi perineali, come la sottoscritta, saprà consigliarti una terapia comportamentale che vertirà sulla corretta idratazione, sull'analisi della tua alimentazione , sulla spiegazione dei lassativi e dei fermenti lattici, sulla corretta modalità di posizione defecatoria, sui benefici di una camminata e sugli esercizi per correggere il prolasso e favorire una completa evacuazione, o resistere all'urgenza.

27 marzo 2017

Anche la poesia ha un potere terapeutico

Sono parole che pesano nel profondo del cuore quelle scritte da Michele Izzo, Infermiere specializzato e vice coordinatore di una unità operativa.
Lasciano il segno, perchè quando ad un infermiere, con più di vent'anni di esperienza, dai una penna in mano, vi lascio immaginare che opera meravigliosa possa uscirne.
Michele è una presenza forte e concreta nel suo reparto. Preciso nei compiti che gli vengono affidati, mostra due lati caratteriali celati nella stessa personalità. A prima vista potrebbe sembrare strano trovare quella sensibilità che traspare nelle sue poesie. E questo dimostra quanto i ruoli lavorativi spesso, richiedano uno sforzo che cela il tuo vero "io". Mi appare imbronciato a volte, ma è solo concentrato. Se lo fissi, negli occhi tondi e piccoli, leggi solo bontà.
Tra rigidità e rigore, nel lavoro di coordinamento di un'equipe medico infermieristica, sembra non possa esistere il pensiero creativo. Invece Michele ha trovato il modo di collocarci le sue poesie, perchè il rigore orienta, esalta e dà consistenza al lavoro e la poesia, che è diametralmente opposta, smonta gli schemi e completa emotivamente, soprattutto quando è curativa, come tutte le forme d'arte.
Lui scrive poesie da anni ed ha vinto anche qualche concorso con i suoi manoscritti. Credo che se fosse nato nel rinascimento, sarebbe un poeta di fama internazionale. Purtroppo oggi si legge poco e da quel poco, si cerca sempre più una letteratura che dia spunti, idee, guarigioni, nonostante le poesie siano a volte molto più seduttive.
Michele prende ispirazione dagli incontri con la natura, con l'arte e le bellezze artistiche e culturali della nostra Italia. E lo sa bene lui che "incontrarsi, fa nascere le idee".
Alla conferenza intitolata "Cancro e Bellezza" tenutasi sabato 25 marzo 2017 presso la sala convegni della biblioteca di Montebelluna, la poesia di Michele ha chiuso la mattinata.
Recitata da un'amica (Barbara Rivieri) e trasmessa al pubblico attraverso un video sulle note di Ezio Bosso, ha permesso al pubblico di assaporare il valore curativo delle parole. Vi assicuro che ho provato i brividi lungo la schiena.
"La regola della Bellezza" non è solo una poesia. E' un'esperienza di vita e di malattia descritta attraverso la metafora della natura: la precarietà della vita, insita in quel fiore dallo stelo esile bagnato dalla luce del mattino; gli affetti che riempiono il cuore, come le nuvole nel cielo, bianche e soffici; quel mare del sud, di un blu cobalto, che Michele Izzo conosce bene. Quel mare che lambisce la sua terra natale, la Campania.
E se quel mare un tale giorno di burrasca, come nella malattia, dovesse infrangersi con le sue onde sugli scogli, non distruggerà lo stelo di quell'esile fiore dalle lunghe radici. Perchè l'essere umano, come quel fiore, saprà lottare per la vita e per la bellezza. Lo dice la regola. Quel mare lo bagnerà e lo piegherà ma un altro bocciolo sarà pronto a rinascere, dalle stesse radici, più forte di prima, baciato dal sole e dalle nuvole, e dal cielo azzurro, oltre che da quello stesso mare tremendo che oggi, anche col buio, appare una immensa lastra turchese, liscia e avvolgente, illuminata dalla splendida luna.

La regola della bellezza
La bellezza
la incontro ogni giorno.
È nella grazia di un fiore
che sul suo esile stelo
accoglie ogni filo di luce
del mattino.

È in una nuvola
che sboccia all’orizzonte
e silenziosa scivola
accarezzando l’aria.

È nel battito
di un’onda del mare
che vive del fascino
riflesso del cielo
e profuma di rive lontane.

E non basterà
un giorno di burrasca
a strappare il fiore
al suo giaciglio
resterà il talamo canuto
a ribollire ancora dell’odore.
Piangerà briciole di stelle
la nuvola canora
e tornerà la vita
con un tenero bocciolo.

E il mare?
Dopo la bufera
baciato dalla luna
l’immensa distesa
resta una lastra turchese.

Anche col buio.



(Michele Izzo)

26 marzo 2017

Aiutare attraverso l'estetica oncologica. Idea vincente al convegno Cancro e Bellezza.

Quando quella domenica mattina mi sono alzata dal letto, il mio viso ha incontrato lo specchio. Ero inguardabile. Non c'era un ciuffo di capelli che fosse al suo posto. Occhi gonfi chiudevano le palpebre senza volerlo. La pelle pallida. Mostruosa. Mi sono sistemata in dieci minuti. Una piccola maschera tonificante sul viso è bastata per sentirmi più bella. Un velo di ombretto ha cambiato il mio umore. La camicetta azzurra, quella che mettevo spesso per le occasioni importanti, ha dimensionato la mia giornata, riempiendola di voglia di fare. E' bastato un tocco di estetica per farmi tornare a sorridere. Così, ho pensato alle miei pazienti durante le terapie, a come possono sentirsi e all'importanza della cura di sè proprio nel momento peggiore della loro vita.

E' nato così il titolo della conferenza "Cancro e bellezza", quasi due concetti antitetici a prima vista e mai stati invece sullo stesso piano.


foto sotto (con il Presidente AISCAM Dott. G. Pesce )


Hanno aperto la conferenza Il Direttore dell'oncologia dei presidi ospedalieri di Castelfranco e Montebelluna Dott. Vicario Giovanni  (foto sotto) complimentandosi con tutta la nostra associazione e soprattutto con il direttivo AISCAM, per le iniziative di divulgazione e sensibilizzazione. 


IL sindaco di Montebelluna Marzio Favero e l'assessore alle politiche sociali Dino Bottin hanno salutato i partecipanti al convegno portando il focus in particolare sulla inevitabilità della morte e sulla dignità del morire . E se in questo percorso, al quale siamo tutti destinati, incontriamo persone come noi, che si adoperano per il bene dei pazienti durante la malattia, non si può non dare loro appoggio per queste iniziative. 

foto sotto (l'assessore Bottin Dino)


Anche il Dott. Mora, direttore Breast Unit ospedale di Castelfranco e Montebelluna ha presenziato.
Sono molte le donne operate al seno ogni anno. E con lo screening mammografico i numeri sono in crescita. Alla demolizione corporea, spesso si accompagna l'immediata ricostruzione ma nella maggior parte si devono attendere mesi. Angoscia, paura, rabbia, chemioterapia e radioterapie, le donne sono sottoposte a rivoluzioni della loro vita. 
Con la chirurgia plastica, la dermopigmentazione del capezzolo o delle sopracciglia si accostano benissimo al make up terapeutico. Sarebbe interessante creare una beauty room.



Ad iniziare con le relazioni è stato il Dott. Gava, direttore radioterapia oncologica di Treviso.
L'Esthetic Oncologic è una realtà già in atto al San Raffaele di Milano grazie ad Angela Noviello, estetista e direttore europeo di estetica oncologica e ad Anna Molinaro, dermopigmentista.
A Milano, una vera e propria scuola di formazione, diploma giovani estetiste in questo campo.
Presidente della LILT, Lega Italiana per la lotta contro il cancro, Il Dott. Gava descrive percorsi simili anche nella nostra realtà locale. Corpo e Anima è infatti il percorso LILT per le donne operate al seno. Alla chirurgia estetica e alla dermopigmentazione del capezzolo demolito, si affiancano percorsi fisioterapici e psicologici.


A seguire, hanno relazionato, Il Dott. Battistello Giulio, dermatologo, il Dott. Melloni Massimo psicologo e psicoterapeuta, sessuologo, La Dott.ssa Caterina Bertelli psicologa clinica, La Dott.ssa Donatella Favaro, infermiera esperta in make up per le donne oncologiche, la sottoscritta Dott.ssa Fanni Guidolin e per concludere, Rita Molinaro, dermopigmentista. 



Tutte le foto sulla mia pagina  pagina Pelvicstom clicca qui  

Per concludere, Michele Izzo, poeta e infermiere, ha scritto una poesia per tutti i partecipanti. 
La poesia è arte e l'arte è bellezza, che cura. 
Sulle note di Ezio Bosso, Barbara Rivieri, lettrice e parte attiva del direttivo AISCAM, ha interpretato ogni parola, con emozione, rendendo omaggio a tutte le donne che attraversano un momento difficile della loro vita. 
La poesia, arrotolata in una pergamena legata dal nastro verde chiaro, simbolo del cancro e tema della nostra locandina,  è stata regalata a tutti i presenti. 


in foto sotto Franca alla mia destra e Annamaria alla mia sinistra, collaboratrici AISCAM, che hanno preparato le pergamene con la poesia di Michele Izzo



Esperienze di cancro sciolgono le emozioni in una lacrima

E' stata la parte più emozionante quella riguardante i racconti delle esperienze vissute da quattro donne, nella loro lotta contro il cancro, sabato mattina al convegno sul cancro e la bellezza.
Monica, Franca, Luigina e Chiara si sono raccontate, seppur con diverse modalità. Erano molte le lacrime che hanno riempito gli occhi dei presenti in sala.


Monica, ha un viso fresco e giovane, incorniciato dai capelli di un ramato intenso appoggiati alle spalle, è una bellissima donna.
Ha mostrato le foto di tutto il periodo di cure radio e chemioterapiche. Ha scosso il pubblico la foto di lei, senza capelli, mentre abbracciava suo figlio di un anno, anche lui rasato. Un applauso scrosciante ha spezzato i nodi compatti in gola e incastrato le parole a mezz'aria. Il suo compagno, medico inestimabile, le è stato accanto con rassicurante presenza, durante la presentazione delle slides. E' un legame forte quello che lega la mia amica al suo compagno. Di quelli che non diresti mai di trovare in burrasca. Di quelli che ce li sogniamo nei film o leggendo un romanzo.
Monica ci racconta con sicurezza tutti i passaggi dalla diagnosi, all'intervento di mastectomia, alle cure e alla guarigione. Le sono serviti per diventare una donna migliore e saper cogliere dalla vita la bellezza assoluta di un cielo indaco e violetto, che solo se lo guardi mano nella mano con chi ti ama ti appare la cosa più bella del mondo.

foto sotto (Monica)

Franca è un vulcano esplosivo. Miracolata.
Si definisce così la mia paziente mentre la intervisto, davanti ad un pubblico attento. Un maledetto cancro aveva infiltrato tutto il suo addome ed ha vinto lei, o le cure, se preferite. Ma io preferisco pensare che il merito sia suo. L'entusiasmo è una passione che le appartiene. Lo senti quando parla, lo vedi quando cammina, traspare dalle braccia gesticolanti, ma soprattutto dai suoi occhi.
E' una donna raffinata e attenta al dettaglio Franca. La moda ha sempre fatto parte della sua vita, così pure il make up, anche durante il ricovero in ospedale. Si faceva bella abbandonandosi a pennellate di fard e rossetti e ascoltando i consigli di sua sorella, sulle bandane o parrucche.
La conserva gelosamente la sua bandana blu, compagna di viaggio. L'ha portata con sè anche durante il convegno, quasi fosse un amuleto carico di significato, un portafortuna eterno.

foto sotto (Franca da me intervistata)

Luigina ha una dolcezza squisita. Per alcuni versi, la sua storia clinica è uguale a quella di Franca, ed è a lei che si ispira per la guarigione, se non fosse per il fatto che Luigina non ha ancora accettato la malattia. Quel sacchetto indisponente sulla pancia, non è invisibile ai suoi occhi.
Dà comunque importanza all'estetica Luigina. Ad una parrucca, alla vita salutistica, alla cura della persona, ad un rimmel allungante sulle ciglia o ad una gonna plissettata alla moda. Con suo marito, partecipava a gare di ballo liscio. Vi lascio immaginare il desiderio infuocato di riprendere. Dopo l'intervento dice lei, dopo la ricanalizzazione, dopo la chemioterapia, dopo le cure. Dopo... ne uscirà vincitrice, lo sento.

foto sotto (Luigina)


Chiara ha gli occhi blu contornati da un paio di occhiali dalla grande montatura. Sembra impaurita ma in realtà nasconde una forza d'animo pazzesca. Ha un sorriso che ti cattura all'istante.
Durante il convegno ha fatto da modella a Donatella, infermiera Esthetic Oncology , e si è lasciata truccare il viso come se fosse una coccola. Il make up è come un vestito cucito su misura e rivela un lato emotivo. Anche Chiara è un'infermiera, ed è stata sottoposta alla mastectomia bilaterale.
La mutilazione dei seni è la mutilazione di sè. E' un lutto che non si elabora facilmente.
Dopo il make up, Chiara aveva una nuova luce nei suoi occhi. Brillavano le pupille cariche di emozione per colei che, in un'ora e mezza, aveva fatto di poche pennellate sul suo viso, una coccola terapeutica contornata da pagliuzze dorate. Quelle della speranza.

foto sotto (Chiara con Donatella, infermiera make up artist) 


Donatella era alla sua prima esposizione in pubblico e l'emozione gioca sempre brutti scherzi. Lei non ama i riflettori. Preferisce che sotto ad essi sfilino le sue donne con carica positiva. Donne che guardandosi allo specchio con occhi diversi, si sentano di nuovo belle e affascinanti, attraenti e sicure. Donatella non carica mai il viso delle sue pazienti di colore o artefatti. Esalta i pregi e maschera i difetti, come una vera professionista deve saper fare. Vela la malattia sotto ad un fard e illumina gli sguardi spenti donando vita nuova. 










20 marzo 2017

Cosa chiede una donna malata di cancro alla moda ?

Si cade spesso nell'errore di considerare la moda come qualcosa di troppo frivolo e superficiale piuttosto che una forma d'arte e, tanto meno, una forma curativa dei nostri mali.
Eppure, la moda, non ha niente da invidiare alle altre discipline. In una collezione ad esempio, si miscelano i colori, le idee, i sogni, le proiezioni, tante emozioni. Come in un vostro abito, che racchiude quindi parte di voi e del vostro modo di essere.
Ogni donna ha una propria "architettura". Qualcuna, con un certo piglio, si esprime eccentrica, qualcun'altra con la solita trama e la solita composizione, uguale a tante altre. Poche donne sono sicure, con il proprio stile. Infine altre donne sono anticonformiste e mischiano stili, tessuti cose, tempi.
Ma cosa chiede una donna oncologica alla moda?
Se inizialmente, al sentimento di rifiuto della malattia, si accompagna il rifiuto per se stessi e quindi il disinteresse totale per la moda, dopo l'elaborazione, tanto più lungo è il periodo di cure e terapie, tanto più prevale il desiderio di riscatto, di vita, e quindi di attenzione a rimanere nella corrente, "alla moda" appunto, "al passo", nello stile del momento.
Coprire è inizialmente sinonimo di benessere e confort. Si scelgono ampi maglioni, vestiti vaporosi, foulards, tute ginniche o sciarponi di lana. Mano a mano che la malattia viene accettata però, c'è il desiderio di riprendere possesso di sè, e perchè no, di caratterizzarsi. Ciò vale sia per l'uomo che per la donna.
Alcune donne, durante la chemioterapia, arrivano ad ostentare la moda con vistosi bijou, piercing o frasi promesse in tatuaggio sulle braccia dopo l'ultima seduta. Altre, nell'intimità con il proprio partner, con un plotone di intimi alleati: guepière, bustière, reggicalze e baby doll. Per sentirsi "vive". Raggiungono talora eccessi "terapeutici" che caricano la loro autostima e la loro personalità. Si riscoprono adolescenti, vogliono godere dei piaceri semplici. Sono in minoranza coloro che rifiutano se stesse, la sessualità e la cura di sè.
Che dire dell'abbigliamento intimo che dovrebbe coprire cicatrici e sofferenze nei momenti clou?.
Se, negli ultimi decenni, le tendenze del settore, hanno portato alla ribalta una biancheria sempre più minimal anche a scapito di confort e benessere decapitando la nostra autostima, oggi gli stilisti lanciano sul mercato reggiseni, slip, sottovesti, rigorosamente comodi e coprenti ma "in super tendenza". Insomma la moda ci viene in aiuto senza chiederlo.
E come la mettiamo con la taglia forte'?
Portatrici di sano benessere, le "curvy" rappresentano il 60% della popolazione italiana. La donna oversize esiste. E' una realtà a cui devono far fronte gli stilisti, con abiti più comodi dalle linee comunque di tendenza.
La moda ci offre soluzioni raffinate anche per coprire la sacca della stomia . Pizzi, merletti, coprisacca in tessuti colorati e fantasiosi, magari abbinati ai costumi o all'intimo.
Ma si è alla "moda" anche mostrandosi nei social networks, in internet, su you tube... non per vanità, ma per dire al mondo "io non ho paura", "io mi piaccio così".
C'è chi sceglie un maglione colorato per carpire energia e vitalità e chi il nero non perchè sia depresso ma per l'eleganza e la raffinatezza che esprime. Il bianco invece non viene quasi mai scelto dal paziente oncologico. Esso rappresenta il silenzio, una pausa carica di aspettative che il paziente solitamente rifiuta.
Per concludere, penso che quello che conta realmente sia "personalizzare lo stile". Mettersi in ascolto. La moda passa ma rimane lo stile, per farsi ricordare e non per farsi notare.
Cercate di non confondere l'eleganza con l'essere snob. E ricordate che la moda è ciò che comperate ma "la personalizzazione"  è ciò che fate con quello che avete comperato. Potete abbinare un azzurro al blu per essere tradizionali o scegliere di mischiare blu e marrone con un tocco di giallo e pervinca per essere originali. Potete decidere di essere "alla moda" o "contro corrente". Voi siete uniche e nessuno può giudicarvi.
Ricordatevi sempre di ciò che eravate prima della malattia.
E fatevi belle per voi.

Ne parleremo sabato 25 marzo 2017 al convegno intitolato "Cancro e Bellezza"  clicca qui per info




18 marzo 2017

SAPORE DI MENTA

Disarmante.
La sua bellezza è davvero disarmante. Se non fosse per quelle occhiaie che gli scavano il volto sofferto dalla malattia, gli occhi, diamanti dal colore del ghiaccio che quasi fanno un tutt'uno con i riccioli di capelli imbiancati, arrivano dritti e colpiscono come una freccia le mie emozioni, legandole. 
Si presenta con la compagna sorridente che rigira una ciocca lucente di capelli intorno ad un dito. Lei è una vera esplosione di energia ed ha tanta voglia di aiutare lui, il mio paziente impaurito, che parla sottovoce, come se non avesse fiato, lasciando a lei le frasi più articolate e appoggiando il braccio sulle sue spalle, quasi per cercarne lui la protezione. Timido, dal suo volto chiaro non esce nessun sorriso ma un sottile e fresco profumo di menta. Quella che mi ricorda prepotentemente la mia infanzia, e la mia casa natale, dove mamma ne coltivava una corsia intera lungo il muro di cinta. Il mio paziente sta masticando una caramella al pino mentolato e si scusa per questo. La nausea gli passa solo in questo modo stritolando e sminuzzando con i denti stretti quella pallina verde. 
Non riesce a stare seduto. Il dolore è ancora acuto e lancinante e il tumore sembra ancora vivo e lì, proprio lì, a bussare sotto, a disturbare la quiete, dopo un massacro. 
Lo faccio accomodare sul lettino. L'odore di menta si fa meno intenso ma mi dà una grande sensazione di benessere. Mi ricorda quando, al centro termale, umidificatori sparsi nelle stanze del relax lasciavano evaporare oli essenziali al pino pumilio. Ci sembrava di galleggiare nel buio stesi là, ad occhi chiusi.
Gli sollevo la maglietta dall'addome. Ha la pelle morbida come il tessuto dei petali di rosa, levigata, una cicatrice sottilmente delineata. La sua compagna si allontana, dietro al paravento. E' il momento del cambio del sacchetto e il pudore si fa imperante ma lei mi osserva. E' bella. No, non una bellezza classica e scontata. La sua è una bellezza che traspare da ogni centimetro del suo portamento, quello di una donna di carattere, di una tipa estroversa e appassionata, di tutto, della vita, di lui. Lo capisco da come lo guarda, seppur da lontano, per rispetto del suo intimo problema. 
Veste un elegante tailleur nero e indossa un orologio rosso vermiglio, come la montatura degli occhiali, e la pietra nell'anello, e le perle nelle scarpe. Il vermiglio è un rosso che assomiglia ad una passione acuta, un pezzo d'acciaio incandescente che si può refrigerare nell'acqua, diceva Kandiskij. E la vedo così questa splendida donna, dolce metà di un uomo piegato che non ha smesso di emanare vibrazioni sentimentali. 
Vivere una malattia, anche quando non è la tua, è come intraprendere un viaggio verso una nuova destinazione. Non sai se ti troverai bene, se sarai ben accolto e se riuscirai a dormire su un materasso diverso dal tuo, che anche se l'hai preso usato, resta pur sempre il Tuo materasso affezionato. La malattia è un viaggio non misurabile che ti farà conoscere tante persone.  Ricche di aspettative, curiose ma allo stesso tempo preoccupate. Fiduciose nella buona riuscita e diverse. Siamo tutti diversi, con i nostri miti e i partners da abbinare a quei miti. La malattia è un'opportunità che ti regala un mondo nuovo, si, anche al sapore di menta, quella che ti rammenta che i ricordi fanno parte dell'esistenza. E che l'esistenza umana è piena di formidabili sorprese.  


17 marzo 2017

Visita proctologica

Entro nell'ambulatorio con la testa quasi incastrata nel collo. Le spalle sfiorano i lobi degli orecchi e il cuore mi batte forte. E' la mia prima visita proctologica e sfido chiunque ad essere rilassato. Persino i radi peli delle braccia sono come aghi che pungono la pelle.
So che il medico mi farà stendere sul lettino vestita solo per metà, che l'infermiera, testimone sostanzialmente passiva, mi aiuterà a flettere le gambe nella consueta posizione rannicchiata e che dovrò aspettare secondi che sembreranno minuti eterni. L'ho letto in internet.
Reggo tra due dita l'impegnativa compilata a mano. Da quanto sonno ho, pare scritta in una lingua runica. Stanotte infatti non ho mai dormito. Stringevo le braccia intorno al corpo e pensavo ad oggi, ai problemi di quello che viene definito "comparto posteriore", che interessano moltissime persone. Ho letto che si stima che il 50% della popolazione soffra di stitichezza e che l'altro 50% presenti emorroidi di un qualche grado. Quindi, in quella percentuale ci cado anch'io, matematicamente.
E' circa un anno che combatto con il mio problema, trascurandolo fino ad oggi, quando il mio medico di base mi ha guardato negli occhi dicendomi "sei anemica, devi fare quella benedetta visita proctologica".
Oh certo, fa presto lui, col suo camice bianco a compilare impegnative. Quella che deve farsi infilare un anoscopio sono io però.
"Si rilassi...ecco bene così...tranquilla...", mi dice il medico mentre l'infermiera copre le mie cosce con un telino verde. "Vedrà che non le farò male". Sono un centrifugato di parole dal sapore terapeutico le sue frasi.
La voce del dottore è incredibilmente pacata e bassa mentre io tremo come una foglia su un albero in autunno. Lui indossa un paio di occhiali con una luce intensa sulla fronte, i guanti in lattice estrapolati dalla carta sterile con un rassicurante fruscio e tiene l'anoscopio sulla mano destra. Lo vedo con la coda dell'occhio mentre ogni mio muscolo si irrigidisce.
Sento che appoggia la mano sinistra sul mio fianco, come per calmarmi e la magia è compiuta. Sono calma. "Ah !", esclamo. Ma è solo paura. Nessun dolore. Il dottore arresta la sua esplorazione e mi distrae con qualche domanda: "lei ha figli signora? Quanti anni hanno? Che scuola fanno?". E così parlando, riesce a visitarmi.
La visita dura pochi minuti, non provo alcun dolore.
Una volta vestita, mi trovo seduta davanti a lui, con le mani strette tra le ginocchia, le spalle ancora irrigidite, come i gomiti. Poi d'improvviso il gelo.
"Devo portarla in sala operatoria signora. Non si tratta di emorroidi. Dobbiamo togliere quella neoformazione ed analizzarla".
"Co-come?".
Ingoio le parole che erano salite sulle labbra limitandomi ad annuire. Il medico mi spiegava con un disegno ciò che aveva visto ma le parole si sovrapponevano alle immagini. La fronte cominciava a macchiarsi di sudore freddo e la mani strisciavano irrefrenabili in un andirivieni sui jeans. "Neoformazione". Tuonava così forte quella parola nella mia testa che avrei voluto estrarre il mio cellulare e digitarla immediatamente su google. Era tutto e niente. Ed io ero come un fiancheggiatore amaramente riluttante e cronicamente deluso.
Avevo già capito di avere il cancro, ancor prima della risposta della biopsia, avevo decifrato la frase del medico con un linguaggio meno stratificato.
I muscoli si fecero burro e uscire da quella stanza fu un'impresa.
Mi aiutò il medico, reggendomi fin sulla porta e l'infermiera, tenera e dolce, che con una carezza sulla spalla mi aveva trasmesso il conforto e l'empatia di chi sa ma non può dire nulla. Mi è bastato lo sguardo sui suoi occhi neri, lucidi, per capire che non sarei stata sola in questa battaglia.
Lei mi accompagnò fino alla sala d'attesa, dove mi aspettava mia madre, mi accarezzò la spalla nuovamente e mi diede coraggio. Si preoccupò di chiedermi come fosse la mia vita, la mia famiglia. Dimostrò interesse per una sconosciuta. Una provvista di piccole felicità insomma, da assaporare come un raro privilegio.

16 marzo 2017

IO, VINCITRICE DEL PREMIO PRUNOLA 2017


Partecipare ad un concorso letterario e vincere il primo premio è come toccare il cielo con un dito. Quello stesso dito che, insieme ad altre della stessa mano, appoggia parole e racconti su un foglio bianco, per la prima volta. Meraviglia e incredulità ti colgono come un fulmine, prima che le lacrime di gioia scendano come fiumi in piena sul volto già rigato di mascara, colato per il sudore dell'attesa. 
Un'attesa emozionante che Alessandro Coppo, organizzatore insieme ad Andrea Tralli, con la bellissima presentatrice Maria Chiara Pellizzari, hanno saputo rendere magica. 
"Il teatro sarà incredibilmente gremito di folla", mi disse qualche giorno prima della serata finale Alessandro. "Ci saranno moltissimi tuoi pazienti, che hanno prenotato il posto cinque minuti dopo che era apparsa la locandina sul mio profilo facebook", ha aggiunto. "Dovrai ringraziarli come si deve". Certo, lo avrei fatto ad ogni costo. Loro sono i protagonisti delle mie storie ed io non avrei vinto senza di loro.  Dalla platea, l'emozione che si respira in una serata così dovrebbe finire su tutti i rotocalchi. Finchè non pronunciano il tuo nome, sei un qualsivoglia amatore di parole coordinate in un'idea. Chissà se la tua piacerà alla giuria. Giornalisti, professori, designer e scrittori, la giuria non lasciava adito a pensieri fuorvianti. Tutti d'un pezzo e che pezzi !. 
"Hai vinto con decisione unanime dei giurati Fanni". Alessandro incitava il pubblico a spezzare l'emozione con applausi scroscianti mentre Maria Chiara introduceva il mio libro, che ancora libro non è, ma presto lo diventerà, in carne ed ossa, come si suol dire, e sarà distribuito da Panda Edizioni, la casa editrice di Andrea Tralli. 
Ci vediamo in libreria !!!











UNA FAMIGLIA A PESO D'ORO

Sono tre perle di rara bontà le figlie del mio paziente. Non hanno solo una dolcezza innata, conservata dai docili modi della madre, sanno muoversi in punta di piedi, senza disturbare, sanno chiedere permesso con perdute galanterie ed essere riconoscenti.
La loro è una bontà che puoi tagliare con il coltello. Vorrei trovare parole da riempire, così acquisterebbero ancor più significato per poterle descrivere.
Occuparsi del padre e della sua malattia le ha messe a dura prova emotivamente. Danilo è un uomo con una soglia del dolore altissima e una sofferenza silenziosa. E' stato assistito ininterrottamente da tutte e tre, che, superando la sfida con la morte, sono riuscite a salvarlo. Ora sta bene, lo hanno dimesso da pochi giorni.
Spesso lo guardavo addormentarsi sulla poltrona Danilo. Negli occhi piccoli e tondi, orlati di lunghe ciglia, si nascondeva quella malinconia che lo rendeva così fragile. La testa penzolava da un lato e stirava i muscoli del collo, sotto alla pelle raggrinzita. Il labbro inferiore, un po' sporgente, racchiudeva con quello superiore, le parole che non aveva mai detto a sua moglie, come "ti amo", o come "ti voglio bene", alle sue figlie. Liquide frasi che si arrestano dense di significati quando si sta male. E che vorremmo sentire.
L'altro giorno mi trovai per caso in reparto fuori orario e sulla lavagna lessi il nome di una delle sue figlie. Non poteva essere lei. Ci eravamo salutate il giorno della dimissione del papà.
Incredula, mentre mi avviavo verso la stanza, i pensieri si accumularono uno dopo l'altro finchè non raggiunsi la fine del corridoio. Giusy si trovava con la pancia squartata da una laparotomia esplorativa, improvvisamente, come quegli tsunami di cui solo sentiamo parlare ma che ci terrorizzano. Stava in silenzio, le due sorelle accanto. Lei quel silenzio lo aveva bramato e coltivato. L'aiutava a pensare. Pensieri ingarbugliati si rifiutavano di divenire parole. Aveva rischiato di morire. Si, anche lei, come suo padre, poco tempo prima, e come sua madre, un anno fa.
Nonostante l'angoscia fosse come un pugno che le schiacciava il petto, Giusy giaceva là, paziente. Il modo in cui le sue mani correvano sulla stoffa del pigiama, come se non trovassero un luogo in cui fermarsi, mostrava tutta la sua paura. Era una paura antica, la stessa che aveva provato con suo padre, pochi mesi fa, con lo stesso intervento. E quelle stesse mani che sistemavano i lembi del lenzuolo inzuppato di sudore, ora stiravano il suo di lenzuolo.
Mi vide e ricacciò il dolore nel luogo da cui era uscito. Aveva imparato a farlo spesso negli ultimi tempi. Era diventata un'abile giocoliera con i sentimenti brutti. Così mi disse che glielo avevo insegnato io.
Ma lei non sapeva che invece era stata lei l'artefice di tutto ciò, con le sorelle, quando accudivano il papà nel periodo più amaro. Loro, con pochi grammi di determinazione e tenacia, che tanto bastavano a guarire. Loro, con i sorrisi elargiti senza eccessi e con una particolare alchimia.
Sabato sera Giusy, e le sorelle, sono venute ad assistere alla mia premiazione in teatro. Lei era stata dimessa da pochi giorni ma non poteva mancare, mi disse. E il cuore minacciava di scoppiarmi nel petto quando le ho abbracciate tutte. Care e preziose come l'oro.

1 marzo 2017

PASSIONI

Capire i pazienti attraverso gli occhi, è diventato fondamentale per me. Voglio scovare quei desideri che mutano la realtà anche di pochi millimetri, spiegare le labbra incapaci di schiudersi  in una risata. Donare anche solo un grammo della mia determinazione.


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