25 ottobre 2017

CON LE UNGHIE E CON I DENTI

Oggi mi inoltro nel luogo più claustrofobico del mondo: la camera iperbarica.
Quando parli di camera a gas, che sia ossigeno o nervino, ti viene un non so che di gusto di morte nella lingua secca. Ma io no, non ho nessunissima intenzione di far vincere quello là. Si quel mostro che ha infilato le sue mani nelle mie tasche, per rubarmi la felicità. Il cancro.
Mi attorciglio il turbante in testa. Infilo un bastoncino di madreperla per fissarlo al capo ed entro in reparto correndo e incespicando. La botolona ci attende tutti, fluttuanti nell'ossigeno puro.
Nella camera iperbarica siamo in dodici. Un tale cocktail di spazi in una botola spaziale è difficile da immaginare, eppure qui, c'è una convivenza tiepida; quasi una brezza calda ti percuote la faccia.
Qualcuno lascia vagare lo sguardo sul soffitto, come se volesse superarlo, per prendere più aria,
sfondarlo e uscire sparato nell'universo immenso.
Tutti proviamo lo stesso sentimento di rabbia e cattiveria per un mostro che ha affondato gli artigli in ognuno di noi. Chi con la leucemia, chi con gangrena ad una gamba, un piede diabetico, un cervello arrovellato dal monossido di carbonio, un tumore al collo. Tanti.
"Siamo qui con la bontà ipotecata", dico al mio vicino. Un ragazzo sulla quarantina che ha solo un avampiede. L'altro manca. Prorompe in una risata il mio amico sub, seduto di fronte, qui per un'embolia gassosa.
La signora in  fondo alla panca sta accartocciata come se fosse dentro il cesto di una mongolfiera. Guarda in alto e a destra, con circospezione, in cerca di scintille fiammanti. Non vorrebbe morire così, bruciata viva.
Quando le cellule del cervello hanno sofferto una carenza di ossigeno è ragionevole pensare che il gas puro in gran quantità possa migliorarne le condizioni, ma l'ischemia cerebrale di quella signora ha lasciato strascichi visibili. 

Il nonnino accanto al ragazzo ha gli occhiali rotti. Fissa la gonna a corolla della signora con i capelli arancioni. Beata lei che li ha. E così riesco a stento a dissimulare la mia invidia. Infilo le mani nelle tasche e alla rinfusa cerco ciò che non ho.
Trovo una cartina sciupata, di una caramella alla menta succhiata secoli fa insieme a un blocchetto di fogli che mi gonfiano la tasca. Osservo.
Gli occhi mi cadono sui volti destrutturati e scoloriti, sui visi mummificati nel ricordo dei bei tempi andati, cementificati.
No, ho deciso. Io non lo voglio questo stile catalogato. Io voglio gli schiamazzi assordanti e le risate che ti mummificano gli addominali dal dolore terapeutico. Voglio allargare la bocca come un serpente a sonagli e gridare al mondo che voglio guarire, lottare con le unghie e con i denti, con gli occhi sgranati e le pupille di barbagianni. Voglio condannare la malattia ad uno spam perpetuo.
Sogno conversazioni effervescenti con persone libere, senza limiti e tabù. Tenetele pure voi le parure di diamanti, per il momento. Si sa mai che debba venderle per pagarmi la dentiera nuova e il rifacimento di un paio di unghie scalfite. Io lotto.

21 ottobre 2017

SHOP TALK PER I BAMBINI MALATI DI CANCRO

Ci sono pedine, dadi e carte oltre a domande a cui rispondere. E' il gioco da tavolo che aiuta bambini e adolescenti malati di cancro a tirare fuori le emozioni inespresse. Si chiama Shop Talk ed è nato negli Stati Uniti al National Cancer Institute di Betheseda.
A Firenze, al Meyer, alcune psicologhe lo stanno sperimentando in corsia.
Lo sanno bene anche i miei pazienti che pensieri ed emozioni vanno espresse durante la malattia oncologica. La rabbia divora, il senso di colpa annienta. La depressione non aiuta le cure chemioterapiche ad essere efficaci. La paura protegge ma limita.
Che un gioco da tavolo possa essere uno strumento terapeutico è davvero rivoluzionario per i piccoli pazienti.
Il gioco si chiama shop talk perchè nelle caselle ci sono dieci negozi in tutto. C'è il negozio di abbigliamento, quello di giocattoli, quello di animali e così via. Dentro ad ognuno ci sono delle carte che contengono una domanda, rispondendo alla quale si acquista un oggetto.
Si gioca in due o fino a sei giocatori. Lo psicologo è sempre presente, è un giocatore anche lui. Vince chi acquista più oggetti.
Le domande sono formulate per stimolare i piccoli pazienti ad indagare, comprendere le emozioni e i vissuti legati al cancro. Ogni negozio ha il suo scopo: nel negozio dei vestiti i quesiti servono a far emergere come il bambino o l'adolescente crede lo vedano gli altri, in quello dei gioielli, come considera la realtà circostante. E così via. Opportunità per i piccoli pazienti. Terapia complementare assolutamente da estendere anche ad altre patologie o età.


20 ottobre 2017

MIRACOLO DELLA NATURA UMANA

Il mio paziente ha gli occhi grandi, e tondi, che parlano anche quando sono socchiusi. Appoggia la testa su un cuscino foderato da una tela ricamata, portata da casa. Profuma di sapone. Marsiglia forse, o lavanda.
Lei, seduta accanto a lui, tiene la sua felpa sulle spalle, una piccola coperta rossa di lana sulle ginocchia e una rivista in mano. Sta leggendo gli ultimi articoli della scienza informatica, perdendosi tra sistemi operativi e nuove app, di cui lui se ne intende. 
Oggi la giornata ha un sapore diverso da ieri, che non aveva nè un senso e nè una spiegazione. Oggi questa giornata ha trovato un senso e una spiegazione... nel miracolo della natura umana.  
Il mio paziente ha il cancro all'intestino, qualche "macchia" sul fegato e metastasi alle vertebre. Sta da mesi in questo abisso cocente. Lui lo sa bene che la sua è una questione di sopravvivenza e non di guarigione, ma vi assicuro che se foste qui con me, assistereste anche voi increduli a ciò che la scienza sa spiegare solo in parte.
Ieri la sua pancia stava per scoppiare, tutto l'intestino era dilatato, e alimentarsi era diventato impossibile da settimane. La febbre caratterizzava le giornate anche precedenti al ricovero, insieme allo sconforto e alle lacrime. Era assistito a casa. Stare in piedi era un'impresa impossibile e tutto sembrava precipitare giorno dopo giorno. Mi sorprendeva la sua arrendevolezza, quell'aggrapparsi a lei con forza, come se l'istinto e l'emozione fossero fatti solo di polvere da scrollare dalle spalle.
Devi credere fermamente in te stesso per non sentire che ti manca la terra sotto ai piedi in questi casi. 
Per i medici il problema addominale avrebbe comportato un netto peggioramento delle condizioni, ora dopo ora. La Tac non mentiva. Invece no. Mai una sentenza era sembrata una così crudele assurdità.
Il mio paziente è migliorato incredibilmente ora dopo ora. E i giorni scorsi sono rimasti solo il ricordo di una battaglia tra dragoni e mostri, fantasy pura, da inserire magari in un incubo, se ne avrà tempo. La febbre è scomparsa e l'appetito si è fatto "comandino". 
Ci sono anche cose inspiegabili in medicina. 
Io oggi ho letto una gioia mai conosciuta nei suoi occhi grandi e tondi. Non c'erano più nè il panico che morde le caviglie nè il sapore salato delle lacrime amare. E questo, per oggi, ci bastava. 


18 ottobre 2017

LASCIATI ODIARE

Grazie Francesca, per aver consentito che raccontassi la tua storia.

Si accorgeva dello smalto rosicchiato sulle dita dei piedi e di quel capello bianco che illuminava la chioma sulla tempia. Del boccolo attorcigliato con la piastra o del nuovo mascara per ciglia impasticciate. Nulla sfuggiva al suo controllo. 
Esaltava una palpebra sfumata di azzurro, passandomi il pollice sul sopracciglio come se facesse una carezza a forma d'arco ma odiava tutti fard, ciprie, e rossetti. Si chiedeva come facessero gli uomini  a baciare una bocca appiccicosa e colorata.
Se mettevo la crema sulle mani mi faceva notare la morbidezza delle nocche, purchè non fosse eccessiva, altrimenti si infastidiva per tutto quell'unto. 
Lui era un esteta, narciso e insolente. Eppure mi sono innamorata di lui. Aveva fatto tornare l'ossigeno nell'aria che respiravo; aveva svestito il mio passato buio e rivestito di colore e fantasia il mio corpo, cucito tutti gli strappi che la mia precedente storia aveva creato. Ma era un fastidioso re della pignoleria e della frivolezza, dei cavilli e delle minuzie di poca importanza.
Perfino le maglie di lana lo irritavano. Diceva che pizzicavano sulla pelle calda. Le toglievo rabbiosa, facendole pungere sulle sue braccia, per dispetto. Così, incavolato, lanciava il mio maglione lontano e mi scaraventava sul letto, o sul tavolo, o sul divano rotto, quello senza tre molle, che ti faceva sprofondare se cadevi nel punto sbagliato. 
Gli piacevano i capelli biondi, ma io ero castana all'epoca. Dopo la sua malattia mi sono schiarita i capelli. Li ho voluti di un biondo finto, per piacergli di più, quando non notava più i particolari. 
Per lui usavo le creme antirughe. Sosteneva che la natura non era stata molto regale con me. Tutte quelle rughe poteva risparmiarsele per qualche altra. Ma io soffrivo in silenzio e lo compiacevo, zitta, con la dignità dilaniata di tutte le donne che, come me, vivono in questa trappola.
All'ultimo Natale, mentre si sottoponeva alla sesta seduta di chemioterapia, mi fissava sghembo, appallottolato nel letto come uno straccio. Il mio pantalone era troppo largo a suo avviso, e la tasca abbassava i glutei rendendoli flaccidi e cadenti. Si, proprio lui azzardava un tale commento, lui, che non si reggeva nemmeno più in piedi e di chili ne aveva persi diciotto. Quel "lui" aveva ancora il coraggio di una critica. Lui, che aveva solo ossa ricoperte di pelle rugosa e molle; che indossava solo un viso bianco color cera e due occhi infossati su pesanti occhiaie annerite. 
"Hai gli occhi gonfi", mi disse col fiato corto una sera dopo che avevo pianto per ore. Non mi chiese perchè avevo pianto. 
E non glielo confessai mai che in cuor mio speravo finisse tutto al più presto. Ormai la sua malattia si era presa tutto di lui e molto anche di me. Pregavo che morisse in fretta, che scomparisse dalla mia vita, che la vita mi aiutasse così, finalmente, ad odiarlo.


Francesca è giunta da me con dolore pelvico cronico, disturbi della defecazione e incontinenza urinaria da urgenza. Ha somatizzato tutto il suo rapporto di coppia sul suo pavimento pelvico. 
Ha avuto il coraggio di ripensare alla sua dignità perduta solo quando suo marito è mancato. E si è sentita libera. Felice. Ma da quel giorno sono iniziati i problemi perineali. 

Si ricorda che il 50% delle donne con dolore pelvico cronico ha subito una qualche violenza fisica, verbale, sessuale, psicologica, dal proprio partner. 

FANNI GUIDOLIN
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17 ottobre 2017

COSA HANNO SCRITTO DI ME...

Ho voluto raccogliere in questo post, tutti gli articoli di quotidiani e riviste che hanno parlato della sottoscritta e del mondo di Pelvicstom sino a oggi.
Un grazie infinito a tutti i lettori del mio blog che hanno contribuito a questo successo.


































15 ottobre 2017

STORYTELLING E L'ARTE DI RACCONTARSI. LA MEDICINA NARRATIVA CHE CURA

Ce lo spiega Alberto Oliverio, medico biologo che le emozioni sono sette. 
Rabbia, paura e gioia sono le principali.
L'invidia, la meraviglia e la vergogna sono le nuove, le ultime definite. E arriviamo a riconoscerne ben ventisette. Per la scienza però, sette sono le ufficiali. Paura, tristezza, gioia, disgusto, sorpresa, eccitazione e, settima, la rabbia. 
Durante la malattia, il paziente le attraversa tutte, sa descriverle, le prova, si spaventa di alcune, accoglie bene delle altre. Ed io, che le vivo in prima persona con i miei pazienti, cerco di descriverle dopo averle sradicate dalle loro menti e dalla mia.
L'emotività è come un quadro dalle mille sfumature e le contiene tutte, empatia compresa, che è la chiave per comprenderle, per aprire la porta interiore. Se non possiedi l'empatia, non puoi cogliere le emozioni.
Se provi vergogna del tuo stato di malattia, stai esprimendo un sentimento, che è più frutto di condizionamenti culturali, ed è soggettivo. Ma se sei triste, allora è il tuo sistema limbico che si attiva. E' frutto della memoria e di "documenti" rinchiusi nella tua corteccia frontale.
La difficoltà sta nell'esprimere queste emozioni. Eppure, sembra essere un passo importante nel meccanismo di guarigione dalla malattia.
Trasliamole sulla carta. La medicina narrativa alla quale mi ispiro nei racconti che scrivo sul blog o che ho scritto nel libro "Storie di straordinaria corsia" (Panda edizioni), ce lo insegna. 
Si parla anche di "storytelling" ovvero dell'arte di raccontarsi scrivendo, che diventa strumento di cura, soprattutto in ambito oncologico ma anche valido in altri settori medici (dipendenze, servizi psichiatrici...). 
In un mondo in cui ormai la tecnologia ci sta rubando l'anima, non permettiamo ad un computer di fare tutto. Il diario, in carta e cartoncino, magari ricoperto di pelle dall'odore antico, non deve restare un cimelio d'altri tempi ma diventare un oggetto vivo che racconta l'amore per la vostra vita o l'odio per la malattia che state subendo.

Sarò lieta di invitarvi tutti ad un incontro informativo su questo tema nella mia cittadina (Castelfranco Veneto, TV). Per descrivervi un metodo di cura con la medicina narrativa, complementare e rivoluzionaria terapia.
Allora ecco che da un racconto, come da una tela in cui Van Gogh riprende la matita abbandonata, potrà emergere una summa di talento e follia, la frenetica attività emozionale di ognuno di voi o un'esplosione di rabbia, dolore e tristezza. Pur sempre capolavori.

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Incontro gratuito E RIVOLTO PARTICOLARMENTE A COLORO che stanno vivendo o hanno vissuto la malattia oncologica propria o di un proprio familiare O UN PERIODO DIFFICILE DELLA PROPRIA VITA.
Presso Libreria Mondadori "Torre di Libri", Via F.M. Preti 67, Castelfranco Veneto TV
venerdì 23 febbraio ore 20.45-22.00
OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE DEI POSTI 0423/496938 o torredilibri@gmail.com



I GRUPPI DI AUTO MUTUO AIUTO: WORK IN PROGRESS

La parola d’ordine è vitalità. I gruppi si stanno rivelando sempre più parte integrante del processo che cura. Resta comunque una  libera scelta parteciparvi e molti arrivano, magari incerti, e poi, sorpresi dall’ambiente in cui si respira un’aria fresca, leggera, continuano a parteciparvi.
E’ uno spazio comune per ricaricarsi, per ripartire ad affrontare la quotidianità, anche la fatica degli imprevisti. Molto spesso chi arriva per la prima volta, entra osservatore ed esce attore dell’esperienza, arricchito sia dal rinarrare la propria, sia dall’apprendere da quella di qualcun altro. Nel gruppo non ci sono sani e malati, ma persone che impersonano la propria vita.
Come psicologa sento che il gruppo sta funzionando come traghettatore verso un futuro più sostenibile emozionalmente.

Visto il clima di apertura e di interesse dei partecipanti, in questo autunno si proveranno a sperimentare nuove proposte. E’ stata invitata una dietista ad intervenire ad  un incontro, per consigli, dubbi, al fine di migliorare la relazione con il proprio corpo che è parte viva e integrante del sé. Sarà sempre nell’ottica dell’informalità in cui nessuno è l’esperto. La discussione  avverrà come sempre in cerchio, uno accanto all’altro, l’uno con l’altro. A novembre invece si discuterà a piccoli gruppi e poi in plenaria, sulla vita di relazione, sia essa di coppia che famigliare o amicale. Sarà un momento di riflessione che potrà permettere la creazione di nuove amicizie,  farà sentire qualcuno meno solo, che si è parte di un mondo che ci appartiene. Lo scopo è andare oltre il problema che li ha avvicinati al gruppo, la vita di relazione si pone in primo piano rispetto al problema “sono uno stomizzato o un incontinente".

Caterina Bertelli 
( psicologa )


FARE LA PIPI' IN PIEDI, COME GLI UOMINI

Non è niente di nuovo.
Già nel 1700, la presenza degli enormi e ampi vestiti delle dame di corte, impediva alle donne di potersi accucciare alla turca e risultava molto più facile mingere in piedi con una padellina trattenuta con la mano.
Ma sono gli Stati Uniti a primeggiare stavolta in questa rivisitazione della padella.

Copiati poi  ovviamente dai cinesi per renderli quanto più gradevoli e maneggevoli, questi imbuti per fare la pipì in piedi  si trovano anche tascabili.
Ma se per vuotare bene la vescica (soprattutto in caso di prolasso e non completo svuotamento) dovete ottenere un angolo di 35° tra il busto e il femore (vedi foto),

la posizione migliore è quella "alla turca"

Quindi ci riesce difficile pensare che in piedi possa essere facile mingere. 
Con l'imbuto di gomma o di carta, però, se ben usato, la comodità e la praticità di una minzione tutta al maschile, può favorire anche voi donne.
Dovrete fare una leggera antiversione del bacino (= inarcare la schiena un po' all'indietro portando il sedere leggermente "a papera" e divaricare leggermente le gambe (foto sotto)
perchè di per sè la posizione eretta (se non soffrite di incontinenza) non garantisce un completo svuotamento.
 
Quindi si o no ai coni di carta o gomma per mingere in piedi?
Si, se ben utilizzati, ma manca in Italia una campagna in tale senso. E non tutte le confezioni contengono le immagini della posizione corretta di bacino e schiena.
NO, se il bacino viene retroverso (ovvero portato in avanti e non leggermente indietro. In retroversione rischiate di chiudere il rubinetto uretrale anzichè aprirlo); NO se la posizione vi costringe a "spingere" per mingere; NO se soffrite di cistiti ricorrenti (uno svuotamento non completo vi metterebbe maggiormente a rischio).
Moltissime sono le donne che nei bagni pubblici non hanno il coraggio di sedersi sulla tavoletta del wc. Temono di contrarre brutte infezioni o di sporcarsi di urina dei precedenti visitatori che incauti, spruzzano gocce ovunque. 
Non sono dimostrate le infezioni contratte nei wc pubblici, anzi. Scienziati universitari americani, nell'ultimo studio pubblicato due anni fa, tranquillizzano. Se la tavoletta è asciutta, potete comunque sedervi donne, e mingere senza sforzo evitando di piegarvi in avanti spremendo dannosamente la vescica come un limone.
E se la tavoletta fosse sporca?
Dovreste evitare in ogni caso di mettervi come nella foto sopra. Tale posizione crea iperpressione addominale e spinge in basso gli organi pelvici peggiorando i prolassi, oltre che non consentendo uno svuotamento completo (con l'aumento quindi, del rischio infezioni urinarie).

Molte donne salgono con i piedi sulla tavoletta stessa, "alla turca", ma una scivolata potrebbe costare una tremenda slogatura o peggio. 

Procuratevi perciò i coni di gomma o carta (in internet o in certi supermercati si trovano già) e usateli bene, come vi ho spiegato, per non crearvi un danno.

Fanni Guidolin (terapista del pavimento pelvico)
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8 ottobre 2017

FESTA DELLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

nella foto sotto: parlo alla cittadinanza della nostra associazione AISCAM. 
Alla mia destra: la Dott.ssa Caterina Bertelli. Psicologa della nostra associazione. 

Vivere per alcuni è un compito urgente. E vivere cercando incessantemente coloro che ci rendono felici, deve essere l'obiettivo per chi attraversa una malattia, propria o di un proprio familiare. La felicità poi va tenuta stretta e messa da parte. E' una riserva che ti viene in aiuto per affrontare le giornate tristissime, se arrivano, o quelle in cui vedi tutto nero.
Con l'associazione, io e tutti i pazienti che ne fanno parte, i loro familiari o i loro amici, l'obiettivo è proprio questo. Ecco perchè ieri alle sette del mattino, Marco, uno dei miei pazienti più giovani, era in piazza del municipio a Montebelluna, cittadina in provincia di Treviso, a montare il gazebo dell'AISCAM (associazione incontinenti e stomizzati di Castelfranco e Montebelluna) insieme a tanti volontari carichi di felicità da regalare.
Quando sono arrivata, si batteva i denti dal freddo, poi il sole ha scaldato tutto e dato luce alle nostre locandine e a tutti i manifesti di tutte le associazioni presenti. Erano più di quaranta i gazebo.
Davanti a noi si fermavano donne e uomini, ignari del significato della parola "stomizzati". Si consegnavano brochure informative e personalmente, spiegavo a tutti il mio lavoro (stomaterapista riabilitatrice delle disfunzioni del pavimento pelvico).
Non mi sono mai concessa un'esplosione di felicità totale come ieri, quando, insieme ai volontari, abbiamo voluto lanciare un messaggio di forza ad un mio paziente, che combatte contro il cancro ed è ospedalizzato in casa. Eppure loro, i volontari, il cancro lo hanno provato sulla pelle. Lo hanno assaporato e combattuto. Qualcuno sta ancora lottando. Non si finisce mai di lottare. Ma vi assicuro che non permettiamo a nessuno di fagocitare le nostre energie, tantomeno al dolore, che pesa come un macigno ma che si alleggerisce molto in gruppo.
Non abbiate paura del cambiamento quindi. Venite con noi. Vi aiuteremo.

foto sotto: un messaggio di forza per Luca
Nella foto sotto Pia, suo marito e Franca, salutano 
Di spalle, in giacca blu, Attilio Reginato, presidente regionale stomizzati e incontinenti

6 ottobre 2017

IL BASSO TRATTO GENITALE FEMMINILE: UN MONDO DA SCOPRIRE

E' stato un convegno davvero interessante quello di oggi a Padova, tenutosi al Centro Congressi di Via Forcellini. Si parlava di infezioni. Quelle del basso tratto genitale femminile, che sono così frequenti nelle giovani adolescenti, nelle giovani adulte e nelle donne gravide.
Ci hanno parlato della candida albicans e di tutte le sfaccettature delle micosi vaginali, della gardnerella, batterio che scatena il fish odour, l'odore di pesce vaginale che limita fortemente i rapporti sociali, fino a descriverci le infezioni più serie.
E' importante il mantenimento del Ph vaginale, del microambiente batterico "buono" e della proliferazione della flora lattobacillare. Eccoli questi minuscoli corpuscoli detti lattobacilli, così importanti per l'essere umano.
Bisogna capire bene tutti i ceppi per poterli prescrivere in base alle problematiche. Conoscere la data di confezionamento, perchè dopo sei mesi il potere terapeutico si dimezza, e il numero di miliardi di cui si costituiscono. Bisogna imparare a non confondere i probiotici (batteri buoni) con i prebiotici (alimento per i batteri buoni) o con i simbiotici (questi e quelli).
E una vaginite mal curata può complicarsi in una infezione urinaria seria o in una infiammazione pelvica terribile.
Non per ultima la questione intestinale. La mancanza di regolarità altera la flora batterica buona, crea disbiosi e un concatenarsi di eventi avversi.
Come dire, siamo quello che mangiamo? No, siamo quello espelliamo. Recentissimi sono infatti gli studi (dall'ultimo congresso 2017 mondiale di Rotterdam) sulla "cacca". Proprio così. Essa sembra raccontare molto dell'uomo. Gli studi proseguono e sono davvero incoraggianti per non dire incredibili. Uno di questi è il trapianto del microbioma fecale. Utopia? No, realtà sconcertanti anche per aver ottenuto remissioni di alcune malattie.
Tutte le info su microbioma.it

2 ottobre 2017

IL MIO LIBRO NELLA STORICA LIBRERIA DEL CENTRO: TREVISO OSPITA PELVICSTOM




Elena Filini, giornalista de "Il Gazzettino", presenterà il mondo di Pelvicstom che ho racchiuso in ogni storia del mio libro. 
"Storie di straordinaria corsia" (edito da Panda Edizioni), approderà mercoledì 4 ottobre nella storica libreria di Corso del Popolo a Treviso, nel centro storico, ora IBS ma ancora conosciuta come Ex Marton. 
L'appuntamento, previsto nel soppalco della libreria che contiene circa 50 persone, è previsto per le ore 18. 
Sarà un'occasione di sensibilizzazione contro il cancro e la divulgazione di problematiche sconosciute. Conoscerete il mio particolare lavoro e tutte le emozioni che posso ricavare dalle storie vissute con i pazienti. 
Nel libro c'è molto anche di me, del mio vissuto, del mio presente o del mio passato. E c'è molto di ognuno di voi. 
Vi invito tutti a a scoprire il mio mondo !
E vi auguro di non dovervi mai trovare dentro, ma si sa, la conoscenza rende le persone più forti e intelligenti, pronte ad affrontare anche queste realtà. 
(Utile prenotare il posto telefonando in libreria allo 0422/545708. 







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