29 gennaio 2017

Tutti esauriti i posti a sedere al convegno di AISCAM sulla sessualità

Ha visto il tutto esaurito l'associazione incontinenti e stomizzati di Castelfranco e Montebelluna ieri mattina al convegno sulla sessualità senza tabù, realizzato presso l'ospedale San Valentino di Montebelluna (Tv) . 



Un ringraziamento particolare va ai due primari Dott. De Luca Maurizio (chirurgia Montebelluna e direttore dipartimento chirurgico)

e Dott. De Zorzi Luca (urologia)
. Al Dott. Melloni Massimo (psicologia ospedaliera), al Dott. Copes Alessandro (psicologo sessuologo docente al master
 per stomaterapisti Unversita' di Padova)
, al Dott. Pesce Giuseppe (presidente AISCAM),
al mitico Attilio Reginato vice presidente e a tutto il direttivo AISCAM (Mario, Luciano, Raffaella , Franco, Gloria, Franca, Lia, Annamaria) .
E ancora, hanno presenziato il sindaco di Montebelluna Favaro Marzio
ed il vice sindaco Dino Bottin
. Infine, il Dott. Sforzi Maurizio, direttore sanitario Ulss 2 Marca Trevigiana. 


Hanno riempito la sala tutti i miei pazienti, alcuni colleghi e molti interessati.











24 gennaio 2017

Com'è strano il caso

L'uomo con il cappello e la camicia color mattone era alla sua terza brioche alla marmellata.
Si infilava mezzo croissant in bocca inclinando il capo per non far scivolare la confettura sulla guancia. Con l'altra mano mescolava lo zucchero nel caffè da qualche minuto. Ormai era strapazzato come le uova. Il tutto si svolgeva nel bar dell'ospedale mentre attendevo un cappuccino tiepido con poca schiuma. I jeans gli strizzavano una vita tutt'altro che sottile ed erano sorretti da un paio di bretelle a quadri inglesi. Era buffo a vederlo, e tenero al tempo stesso. Quei mocassini senza calze erano in stridente contrasto con il resto del look, ma a me piaceva un sacco..
Il cappotto, grigio antracite, glielo reggeva la moglie, o compagna che fosse, accanto silenziosa, mentre sorseggiava un succo alla pesca ghiacciato. Lo capivo dal vetro opacizzato dalla condensa del bicchiere. Lei, dal viso gentile, mi regalò un sorriso compiacente, ed io pure. Mi colpì la spilla a forma di bassotto che aveva sulla camicetta. Non per il bassotto, grande quanto il colletto della camicia, ma per il verde smeraldo che attirava la mia attenzione. Un verde brillante, che risaltava la forma del cagnolino.
Poi mi incamminai verso gli ascensori. Dovevo essere in reparto alle dieci e un quarto per un nuovo appuntamento. Nella fretta, l'agenda che tenevo sotto al braccio mi scivolò per terra lasciando sparpagliare una marea di fogli e appunti svolazzanti. Mi chinai per raccoglierli e casualmente ritrovai ad aiutarmi l'uomo con la camicia color mattone e la sua donna, tra il brusio minaccioso della folla di fronte al pronto soccorso. La donna rimase colpita dal mio braccialetto. "E' un bellissimo colore signorina. Argento liquido screziato di turchese". Mi piacque la precisa descrizione. Sofisticata e colta.
I signori furono molto gentili e mi chiesero un' informazione: "Scusi signorina come si arriva al terzo piano?".
"Vedete gli ascensori laggiù ?" dissi segnando con il dito puntato e il braccio teso davanti a me, "Premete il numero tre e arriverete su al terzo piano".
Non feci neanche il tempo a dire loro che li avrei accompagnati che già erano volatilizzati.  Puff. Spariti in un soffio.
Purtroppo però, davanti agli ascensori, la coppia non aveva ancora capito quale tasto premere. L'uomo confondeva il tasto allarme con quello numerato. La donna il tasto chiudi porte con quello opposto. Ma quello che i miei occhi imbarazzati vedevano era soltanto una macchia di bagnato abbastanza grande sui pantaloni dell'uomo. Forse gli era scappata un po' di urina. Poverino. Provai uno strano senso di compassione e pena. Soprattutto perchè nell'ascensore c'erano almeno cinque persone che lo fissavano.
L'uomo, col cappello in mano e il cappotto solo sulle spalle non si era accorto di nulla e nemmeno sua moglie. Decisi di seguirli. Li avrei aiutati in reparto. In fondo si stavano dirigendo nel mio stesso piano. Un sesto senso mi diceva che forse la coppia avrebbe potuto essere quella che attendevo.
I primi ad uscire dall'ascensore furono loro.
La signora mi attese per poi avvicinarsi a me con molta eleganza. Sembrava una donna uscita dalle pagine patinate di una rivista del primo dopoguerra. "Stiamo cercando Fanni", mi disse con una voce morbida come il velluto.
Ecco, il mio sesto senso non aveva fallito. Erano loro i miei pazienti.
Mi immaginavo di dover aiutare il signore a risolvere una qualche forma di incontinenza con una serie di esercizi. Stavo già pensando a tutta la seduta. Invece...
La paziente era la signora! Si trattava di una paziente portatrice di urostomia, un sacchettino adesivo sull'addome che raccoglie l'urina. Era stata operata in un altro ospedale e cercava il supporto di una stomaterapista.
Ciò che era successo al marito era semplicemente un incidente. La barista aveva appoggiato un cappuccino accanto a lui e la tazza era finita sui suoi pantaloni ! Ma la mia deformazione professionale non poteva condurmi altrove!.
La donna mi guardava sorridente, era felice di ritrovarmi là. Nemmeno lei poteva credere alla coincidenza. Il marito, scusandosi per l'accaduto, le sorreggeva la borsa tenendole una mano ruvida sulla spalla, in segno di protezione. Lei ogni tanto gli strizzava l'occhiolino mentre lo invitava a stare attento a non tirare qualche filo della maglia con la mano screpolata. Lui rispondeva a tutte le domande rivolte a lei dimostrandomi di essere un perfetto conoscitore di abitudini, gusti e storia medica della sua dolce metà. Mi disse di essere lui a cambiare la placca ed il sacchetto dalla pancia della moglie; di saper fare tutto alla perfezione. Lei annuiva soddisfatta.
Poi d'un tratto, lui scivolò con la mano sul ginocchio di lei cingendole con un braccio le spalle magre e strette. Le dita presero a lisciarle i capelli.  Era una scena estremamente romantica e insolita ai nostri giorni.
Ve l'assicuro, una bellissima coppia. Dove non c'erano telefonini o smartphone in mezzo a disturbare l'attenzione. Una coppia che si parla, si sostiene e si accompagna nella malattia. Centosessantanni in due e una vecchiaia lontanissima.
Una coppia in cui tutto è quadrato, dritto e razionale. Un rapporto essenziale e rigoroso, resistente, sporcato di baci appena appena, che soffiano aria leggera tra i problemi. Una coppia che supera tutto e tutti, compresa la malattia,  anche con la pelle accapponata e i capelli formicolanti, istintivamente fiduciosa. Una coppia che fa parlare di sè.







21 gennaio 2017

MEDICINA NARRATIVA. ECCO COSA SONO LE STORIE CHE SCRIVO SUI PAZIENTI CHE ASSISTO

Con i racconti che scrivo, vorrei promuovere alcuni valori che non sono sempre sincroni alle evoluzioni delle tecniche e delle tecnologie mediche. Tali valori, dai sapori arcaici e a volte impolverati, vorrei viaggiassero a velocità supersonica per entrare come una freccia nel bersaglio delle guarigioni. Sono l'empatia, la solidarietà, il confronto attivo, l'amore, la compassione e possono uscire dalle sofferenze dolorose, con il sapore delle cose più preziose che uno abbia mai mai assaggiato.
Perchè quando la sofferenza viene inserita in racconti reali e diventa condivisibile, si trasforma in risorsa.


La Medicina Narrativa fortifica la pratica clinica con la competenza narrativa per riconoscere, assorbire, metabolizzare, interpretare ed essere sensibilizzati dalle storie della malattia: aiuta medici, infermieri, operatori sociali e terapisti a migliorare l’efficacia di cura attraverso lo sviluppo della capacità di attenzione, riflessioni, rappresentazione e affiliazione con i pazienti e i colleghi.

(Rita Charon)

Mi trova dalla sua parte Rita Charon, promotrice della cosiddetta medicina narrativa , e tale vuole essere la mia.
I miei pazienti diventano protagonisti della cura. Raccontandosi, mettono in luce nuove tecniche e protocolli di guarigione. E' vero, sono io che scrivo, muovo la penna e creo l'opera. Ma il contenuto, le emozioni, le sensazioni sono loro, appartengono al loro vissuto. Voi le leggete attraverso l'inchiostro, le frasi appoggiate piano sulla carta o premute con forza. Voi leggete i punti e le virgole, vi fermate sulle descrizioni, sulle foto che io ho fatto con i miei occhi e che prendono forma in ghirigori dette frasi e in un mare di lettere. I pazienti si lasciano semplicemente esistere mentre io assaporo il profondo, assoluto piacere, di essere là vicino a loro.
Qualcuno la definisce storytelling la metodologia che utilizzo. Ed è vero fintanto che ogni racconto rappresenta la svolta per produrre azioni e cambiamenti. E' l'obiettivo. Il lettore deve sentirsi un tutt'uno con il protagonista della storia. Può emozionarsi e scavare nel proprio vissuto alla ricerca di similitudini e frammenti anche solo poco uguali. Si sentirà così parte di un unico mondo e compreso.
Strumento di comunicazione delle esperienze e quindi delle emozioni, la medicina narrativa è una medicina che cura. E' per questo che ci credo fermamente e che continuo a scrivere.






20 gennaio 2017

Palline vaginali : gioco sessuale o strumento di rinforzo ?

Le palline vaginali sono conosciute dalla maggior parte delle donne con il nome di palline della gheisha. Attualmente si trovano in gomma dai mille colori. Vengono decantate come "rinforzanti" la muscolatura pelvica da venditrici di una gamma di prodotti per il piacere sessuale.
Fu Liza Dalby a scrivere il libro "Gheisha" dopo la permanenza di circa un anno nelle case del tè in Giappone e pubblicato poi nel 1983. Ed è stato nelle case del tè che Liza ha visto l'utilizzo delle sfere da parte delle donne avvenenti e devote. Da queste il nome palline della gheisha.
In origine erano chiamate Ri-No-Tama per il suono metallico, erano apribili e riempibili con un pesetto di ferro. I primi reperti sembrerebbero datati 1800.
Successivamente le palline singole sono state collegate a coppie di due  con un filo di nylon che le rendeva facilmente estraibili dalla vagina.
Un reperto giapponese scritto a mano datato tra il 1818 e il 1830 evidenzia l'utilizzo delle palline e di altri oggetti dalla forma fallica.
L'utilizzo era prettamente per il piacere sessuale. In coppia o per il piacere singolo le donne si accorgevano che introducendole e trattenendole in vagina, la sensibilità vaginale aumentava perchè aumentava l'elasticità della muscolatura e quindi in piacere cresceva.
Da questa idea sono nati i coni vaginali di Plevnik, pesetti di varia grammatura, a forma conica simili ad un tampax, da introdurre in vagina, che per gravità tendono a scendere e inducono la donna a contrarre selettivamente il pavimento pelvico.
Sono questi coni che sono diventati strumento di rinforzo muscolare pelvico lasciando alle palline l'onere ludico.




stampa datata tra il 1818 e il 1830
si possono notare il disegno del fallo e delle palline



sotto: dispositivo medico sanitario coni vaginali di Pleivnik, ginecologo, inventati nel 1988 depositando il brevetto nel 1990
Utili per il rinforzo della muscolatura pelvica 
Costringono ad una contrazione vaginale selettiva
vanno usati in piedi 


sotto: palline della gheisha in versione moderna. Hanno il solo scopo di aumentare il piacere sessuale, la sensibilità e l'elasticità
le palline della gheisha non sono un dispositivo medico sanitario



sotto: dispositivo medico sanitario conchiglia con pesetti interni. Una via di mezzo tra le palline e i coni . Il volume è eccessivo e non va usato per rinforzare la muscolatura vaginale in quanto di facile tenuta, ma solo per elasticizzarla o in caso di scarsa sensazione sessuale, o dispareunia, vaginismo, sempre ben lubrificata prima di inserirla




dispositivo medico sanitario. stessa dimensione peso diverso per i coni sottostanti
Il training prevede di iniziare con 15 minuti al giorno di tenuta camminando liberamente per la casa senza slip (o con uno slip morbido sul perineo) e cercando poi di praticare il saliscendi delle scale 



sotto: dispositivo medico sanitario hanno un peso diverso i coni sottostanti. Si consiglia la donna di iniziare con i pochi grammi del bianco per arrivare ai 78gr del blu notte


19 gennaio 2017

Danza classica, amore mio per sempre

E' una vera lacrima quella che riga il mio volto mentre guardo incantata la prima ballerina dell' Opéra de Paris in televisione. Una mistura di emozioni e rimpianti, nostalgica mancanza del palcoscenico, delle luci e del leggero tulle che si librava in aria, durante i grandi salti.
Susanna è stata la mia insegnante. Una donna forte che ha fatto della determinazione la mia ragione di vita ed ha scolpito caratterialmente il mio percorso di crescita.
Studiare in una scuola professionale e seria, trampolino di lancio per molti amici che sono ora all'estero o nelle più grandi accademie di danza italiane fa davvero la differenza. E quando davanti al pianoforte mi veniva chiesta la storia della musica e davanti ad una lavagna i concetti di equilibrio e stabilità del pavimento pelvico, mai mi sarei immaginata un giorno di ritrovarmi di fronte agli stessi argomenti, nel mio lavoro.
Forse è per questo che lo amo particolarmente.
Ricordo quel giorno in sala prove. Susanna mi guardava con una tale insistenza che mi veniva il dubbio che mi stesse scendendo qualcosa dal naso. Io fissavo il pavimento imperterrita. Nonostante ci venisse sempre insegnato a non avere paura di nulla, in quel momento mi sentivo a disagio. Quel giorno ero come il cielo, plumbeo, grigio di stanchezza. Provammo il pezzo. La coreografia prevedeva tre giri sulle punte e i miei piedi erano disintegrati. Ballai malissimo. Mi sentivo le abilità di un lampione arrugginito. Lei però, si sentiva responsabile della mia frantumazione psicologica. Le avevo dato da pochi giorni la notizia del mio abbandono. Avrei lasciato la danza. No, non certo per causa sua, ma per la vita che mi stava trascinando via con sé, da un'altra parte, in un altro mondo, fatto di famiglia, figli, tre per la precisione, un marito, un divorzio e un universo dapprima inaccessibile, quello universitario, diventato accessibile dopo molti anni dall'abbandono della danza, del marito, di un' idea di famiglia.
Quando la musica partì, sentii solamente un martellare sordo di un impianto stereo. La mia carriera era finita.
I piedi si muovevano senza logica fino a farmi cadere come un sacco vuoto sul pavimento in legno.
"Controllo pelvico-glutei di marmo-pancia piatta-schiena dritta Fanni". Susanna atterrò accanto a me subissata di premure e lasciandomi il fondamento di gran parte del mio sapere di terapista perineale.
Io, con il sorriso un po' tirato, avanzavo a scatti mentre lei mi poneva la mano aperta e le mie dita si intrecciavano freneticamente alle sue. Lei era sempre stata il mio esempio, forte e profonda al tempo stesso, psicologa sensibile e conoscitrice delle fragilità di una adolescente in crisi.
"Buttati Fanni. Buttati su ogni cosa cercando di non pensare alle ammaccature".
"Certo" risposi mentre delle stupide lacrime cocenti sgorgavano improvvise.
 Bofonchiai qualcosa prima di raccogliere il mio golfino, il borsone nero e sciogliere lo chignon ai capelli. Una delle ragazze in sala risucchiò l'aria tra i denti mentre uscivo. Un'altra di loro, con i capelli stretti in una coda di cavallo che Susanna odiava (voleva che fossero sempre raccolti in uno chignon impeccabile) , mi augurò buona fortuna con un gesto melodrammatico. Le mie parole erano smozzicate, le mie azioni rallentate dalla tristezza. Mentre toglievo forcina dopo forcina sentivo le dita diventare di pasta frolla. C'è sempre stata molta competizione in sala prove, saponette lanciate sotto ai piedi, sgomitate per la prima fila. Ma ricordo anche le risate a crepapelle quando, tornando a salutare tutte,  la mia diciamo quasi migliore amica di corso mi vide dopo aver perso cinque chili di peso in due mesi. "Fanni, le tue tette sembrano un paio di mandarini in un paio di calzini!". Non aveva perso il senso dell'umorismo e sapeva che con me si poteva scherzare.
Susanna quel giorno mi seguì inaspettatamente in camerino.
"Buona fortuna Fanni. Hai la determinazione per realizzarti nella vita come meglio vorrai. Ne sono sicura". I suoi occhi si aprirono nei miei. Il mio collo scattò indietro di qualche centimetro quando la vidi là per me. Si strinse nelle spalle. Io nelle mie. Due baci sulla guancia per  non lasciar trapelare altre emozioni. Una ballerina  deve saper fingere, interpretare, simulare, sul palcoscenico, sempre. Nella vita reale mai. E quella scena, seppur dietro le quinte, era reale,  il migliore riconoscimento che potesse avermi dato in tanti anni di danza.

Questo racconto glielo dovevo. Sono passati molti anni d'accordo, ma io non ho dimenticato nulla. I miei calli sui piedi mi rammentano ogni giorno ciò che è stata la danza per me. Oggi lo insegno alle mie pazienti e le correggo durante gli esercizi di rinforzo pelvico come mi correggevi tu cara Susanna, che senza saperlo, oltre che una grande professionista della danza, sei una terapista perineale ineccepibile.

Con affetto
Fanni



10 consigli per fare bene gli esercizi per il pavimento pelvico

1) Cerca di avere un peso forma 
Questo ti consentirà di respirare correttamente e quindi di far lavorare meglio il tuo perineo. Se il tuo addome non sarà appesantito, anche i muscoli pelvici saranno alleggeriti.

2) Usa i tuoi muscoli pelvici
Solleva i tuoi muscoli pelvici contraendoli prima di una qualsiasi azione che impegna i tuoi muscoli addominali e che ti crea fatica. Immediatamente prima di uno sforzo.

3) Mantieni una postura corretta
Ideale sarebbe camminare come se tu avessi una pila di libri in testa. Non sederti sul sedere mentre cammini. Ricordati se stai seduta, di mantenere la posizione della schiena e delle spalle corretta e non comprimere il tuo addome. Distendilo anche da seduta. Una postura corretta alleggerisce i muscoli pelvici e consente una ottimale contrazione.

4) Espira con ogni contrazione 
Mai trattenere il respiro mentre contrai il pavimento pelvico e mai inspirare, altrimenti bloccherai il tuo diaframma in discesa e questo comprimerà i tuoi visceri addominali. Se ti alzi da una sedia o da una poltrona, ricordati di espirare. In questo modo il tuo pavimento pelvico salirà.

5) Scegli un giusto supporto della tua posizione
contrarre il pavimento pelvico seduta in una panca rigida piuttosto che in un grosso pallone morbido fa la differenza. Il pallone promuove anche l'attivazione del tuo equilibrio, assesta gli addominali. Permette una migliore percezione del perineo.

6) Cerca di tenere  i tuoi piedi ravvicinati
Scoprirai che è più facile attivare il pavimento pelvico con i piedi uniti e le gambe e ginocchia ravvicinate e, in caso di starnuto o colpo di tosse, entreranno in gioco in miglior modo i muscoli agonisti delle cosce e dei glutei.

7) aumenta la resistenza gradualmente
Inizia con contrazioni brevi a lenta salita e lenta discesa. Aumenta poi la tenuta in contrazione mano a mano che riuscirai a controllare i tuoi muscoli addominali e il tuo respiro

8) se senti fatica o dolore stai attenta
Solitamente fare gli esercizi per il pavimento pelvico, per chi non è abituata, può comportare una lieve dolenzia vaginale o del centro tendineo del perineo. Non esagerate. Se sentite fatica e dolore significa che dovete andare caute e graduali.

9) Riposa tra un esercizio e l'altro
resta a riposo per il doppio del tempo impiegato nella contrazione pelvica al termine di ogni esecuzione. Questo dà ai tuoi muscoli il tempo di riprendersi e di eseguire poi l'esercizio con la stessa forza.

10) Cura infezioni e infiammazioni
Se hai una infezione urinaria o vaginale o una infiammazione lombare devi prima curarti altrimenti i tuoi muscoli pelvici non sapranno contrarsi adeguatamente. Alcuni muscoli addirittura non si attiveranno.

Momenti di una lezione di riabilitazione del pavimento pelvico di gruppo 



15 gennaio 2017

Prolasso del retto



La paziente manifesta incontinenza fecale, perdite mucose, prurito, bruciore. E' costretta ad utilizzare un grosso pannolino. La sua qualità di vita è alterata. Ha subito a novembre 2016 intervento di iniezione di cellule adipose nello spazio intersfinterico anale da parte dei chirurghi proctologi con cui lavoro. Stiamo ora eseguendo percorso di rinforzo sfinterico e di tutto il pavimento pelvico. Quello che vedete è solamente l'esercizio di base durante la prima seduta. Esercizio di Kegel.
Ho altresì consigliato alla paziente di eliminare caffeina, teina, latte e formaggi freschi e di tenere un diario sull'utilizzo delle verdure, per monitorare gli effetti sul tipo di feci.
Vedrò la paziente due volte a settimana fino a raggiungimento del primo obiettivo: miglioramento del WExner score.


La paziente si presentava in ambulatorio con prolasso completo del retto (già vista da più specialisti proctologi)



 Il prolasso viene ridotto manualmente e la paziente viene invitata ad effettuare una contrazione selettiva del muscolo elevatore dell'ano



Si insegna alla paziente a contrarre e a mantenere per almeno 6 secondi espirando e introflettendo l'addome



A scopo facilitante il mantenimento della contrazione, si utilizza un anal plug (vedi foto : si introduce chiuso e poi internamente si aprirà a coppa ) e si invita la paziente a non rilasciarlo durante gli esercizi


L'anal plug tenderà a fuoriuscire e la paziente va incitata a contrarre con forza e determinazione 



Poi si inviterà la paziente ad utilizzare anche i glutei (che presentano una marcata ipotonia)  in altri esercizi e a controllare le pressioni addominali. La seduta dura circa 1 ora 



Il prolasso non scomparirà ma l'obiettivo è migliorare la qualità di vita riducendo gli episodi di fuoriuscita completa. Tonificando tutto il corpo si raggiungerebbero prima i risultati. Per tale motivo  è consigliata la frequentazione di una palestra attrezzata escludendo esercizi per addominali.
Si eseguiranno poi in ambulatorio esercizi anche in piedi , con anal plug e senza finalizzati al rinforzo del pavimento pelvico.


Pensieri


Schivare compiti sgraditi per dedicarsi esclusivamente alla cura di se stessi, è uno slalom che tutti dovremmo imporci almeno una volta a settimana. È la malattia che ce lo chiede.

foto sotto: urostomia secondo Bricker per tumore della vescica che è stata asportata


 Fino a ieri la vita fluiva senza intralci ed io fluivo insieme a lei, per dirla in maniera enfatica. Ma ora così, si cerca sempre una formula liberatoria, un pensiero chiarificatore, per non tornare a casa col cuore piombo.

foto sotto: colostomia secondo Hartmann per tumore retto basso infiltrato 


Quello che mi è successo è una cosa immensa, talmente immensa che è difficile pensarla tutta insieme. Con tutta la ridda di conseguenze che mi crepitano dentro adesso. Un universo di minuzie gigantesche......
foto sotto: colostomia secondo Hartmann per perforazione intestinale da tumore stenosante del sigma 

Pavimento pelvico: nel cuore degli stomizzati

Pavimento pelvico: sulla bocca di molti, nelle mani di pochi, ma soprattutto nel cuore di tutti gli stomizzati.
Il pavimento pelvico nasconde le insidie del nostro animo più intimo.


foto sotto: centro stomizzati al padiglione K dell'ospedale di Castelfranco Veneto TV


E' il pavimento pelvico dei pazienti stomizzati e incontinenti a nascondere le insidie di una chirurgia demolitiva ma salvatrice.
Nel nostro percorso riabilitativo, il paziente viene preso in carico subito dopo l'intervento, quando ancora porta una stomia o addirittura, appena rimosso il catetere vescicale, se operato alla prostata.
La gestione delle problematiche che possono presentarsi dopo la dimissione è a carico dell'enterostomista (mi occupo io in prima persona con la collaborazione dei chirurghi colo proctologi e degli urologi). Le problematiche sono incontinenza e impotenza per il paziente prostatectomizzato. Scariche per via naturale, proctiti, perdite mucose dall'ano naturale, disfunzioni sessuali, interessano invece il paziente stomizzato. Urgenza fecale, incontinenza urinaria o fecale, defecazione frazionata, per il paziente ricanalizzato (ex stomizzato) . Infine incontinenza urinaria e disfunzioni sessuali per la donna che ha subito l'asportazione dell'utero. Queste le problematiche del pavimento pelvico che possono presentarsi nei miei pazienti.

8 gennaio 2017

Voci invisibili come il vento, in una straordinaria corsia

Sedeva rannicchiato di fronte alla colonna del porticato, laggiù davanti ad una delle boutique più grandi del centro.
Castelfranco alle sette e mezza di sera brulicava di persone in tutte le direzioni. I negozi si stavano svuotando e la gente con buste di carta e plastica per gli acquisti appena compiuti, camminava spedita per il freddo gelido.
Indossava tre grossi giubbottoni e un paio di guanti scuciti. I pantaloni erano di freddo jeans e un paio occhiali gli cadeva sulla punta del naso, già bluastra.
Era il solito clochard che incontro tutte le mattine fuori dall'ospedale, seduto sulla scalinata della vecchia entrata, con un bicchiere di plastica in mano, per chiedere l'elemosina.
Aveva gli occhi piccoli piccoli "il mio amico". Tondi e attoniti sul volto pallido reso arguto dal naso aquilino e prominente.  Le labbra screpolate dal freddo non gli impedivano di sorridere. Il labbro inferiore era sporgente tanto da nascondere il mento piccolo e stretto. Me lo regalò ampio e sentito un suo sorriso che stirò perfino le rughe sulla fronte. Ieri sera mi pareva ancora più invecchiato, più stempiato e imbolsito. La pelle del suo volto era coperta di lentiggini che facevano pensare ad una spruzzata di pepe sulla purea di patate. Si cingeva le ginocchia con le braccia
Avrà poco più di cinquant'anni quel povero uomo. Mai un'insistenza. Lui i dipendenti ospedalieri li conosce tutti. Li aspetta là fuori, tutti i santi giorni, per pochi spiccioli chissà, se per un pò di vino dal sapore cartonato o per un caldo panino.
Quanto sarebbe bello che ci fosse un posto per ogni cosa e che ogni cosa fosse al suo posto.
"Ciao doctoressa", mi dsse.
Guardarlo dall'alto lo faceva sembrare ancora più piccolo.
Mi chinai di fronte a lui, per guardarlo negli occhi e capire meglio ciò che mi stava dicendo. Appoggiai le borse dello shopping appena dietro di me. Quasi mi vergognavo di aver speso tutti quei soldi in un pomeriggio intero.
"Sto male tucte le matine. Solo la matina. Io alzare e vomitare, alzare e vomitare. Solo matina. E cacare, scusa parola doctoressa, cacare sangue".
Rimasi senza parole.
Era la prima volta che un clochard mi fermava per strada sotto al gelido porticato del Corso XXIX Aprile per chiedermi assistenza sanitaria.
Scorreva ripetutamente i palmi guantati sui jeans. Forse per scaldare le mani, forse per l'imbarazzo, o forse semplicemente per la paura di morire.
Ed è sempre alla sera che spesso, sopraggiunge la paura della morte, perchè legata a quella "morte temporanea" intesa come assenza di sè, che è il sonno.
Non smettevo di ascoltarlo pur nella morsa del freddo. Mia figlia, accanto a me, batteva i denti, ma non mi incitava ad andare via. Anche lei lo ascoltava basita.
L'ho invitato a recarsi in ospedale, l'indomani mattina, se fosse stato male male, spiegandogli che se non è un cittadino regolare, può richiedere il tesserino recante il codice STP (straniero temporaneamente presente), al pronto soccorso. Nessuno lo avrebbe denunciato.
La frase gli rimbalzò dentro ...Non credo avesse capito. La mia voce sembrava invisibile, come il vento. Ne percepisci la presenza solo perchè ti scompiglia i capelli o muove le foglie degli alberi. E lui mi ascoltava solo perchè ero là davanti a lui, a sforzarmi di capire le sue richieste.
Mi guardava con gli occhi sbarrati sbattendo di tanto in tanto le palpebre, per scongelare gli occhi. La penombra dei negozi che stavano per chiudere ammantava ogni cosa colorando di tristezza quell'angolo. Il tremito delle mie dita mi fece decidere di andare via.
Raccolsi le buste degli acquisti e presi mia figlia sottobraccio.
Quanta ingiustizia.



3 gennaio 2017

Io malata, e la moda

Grazie Luigina per avermi consentito di raccontare la tua storia

Sono malata da due anni. Ho il cancro all'intestino e da qualche mese anche al fegato e ai polmoni. Non mi abbatto. Combatto.
La chemioterapia sembra dare buona risposta ed io cerco di affrontare ogni giorno con il sorriso.
Oggi sono a spasso nella mia cittadina. Castelfranco ha i colori ammalianti, ti catturano. Bagliori evanescenti caratterizzano queste festività. Natale è il momento per brillare. Brillano le luci sugli abeti del parco. Brillano i pacchetti regalo. Brillano i miei occhi per questo magico incanto.
E poi non possono passare inosservate le vetrine addobbate a festa. E' la magia dell'inverno.
Mi fermo davanti ad un maglione blu elettrico che mi cattura. Non costa molto e decido di entrare.
Chiedo una taglia grande, che mi cada sui fianchi e non segni la vita. Devo nascondere il sacchetto.
La commessa sembra attratta dalla mia parrucca bionda, o forse è solo una mia idea. Quando ti mancano i capelli pensi che la gente fissi solo il tuo capo, che controlli sotto allo scalpo se di tuoi ne hai ancora qualcuno e che ti immagini già stesa sulla cassa da morto. Quasi quasi lo dico a quella commessa che prima della terapia mi tingevo i capelli di blu e nero.
Estraggo il cellulare dalla tasca nervosamente, forse per distogliere l'attenzione, e scatto una foto al maglione blu elettrico. La invio a Miriam, mia sorella. L'amore non è solo passeggiare al tramonto sulla spiaggia con il tuo uomo. L'amore è anche quello di una sorella che sa ampliare i codici estetici e le immagini del mondo con quelle di una sorella malata, io,  pazza per la moda quanto lei. Una sorella che sai ti risponderà immediatamente su whatsapp non appena le invierai un selfie con un maglione blu elettrico appena acquistato che finirà dritta sul suo profilo istangram very cool. Perchè lei dice che ho un'attitudine all'eleganza e una caleidoscopica ricerca stilistica ma io in fondo in fondo mi sento una punk kid di Malibu.
La moda per noi è sempre stata parte integrante della nostra vita. Mamma disegnava modelli da confezionare per tutto il quartiere. Eppure nessuna delle due è diventata stilista ma della moda siamo rimaste folgorate. Mia sorella fa la modella a Milano. Se la vedi ha un allure da nomade chic con quegli abiti gipsy e in fantasia. A volte inguardabili. Giuro.
Io mi sono laureata in economia e gestisco un sito di vendite di abbigliamento on line  per una nota marca di abbigliamento. Ma il mio stile è solo mio, e non c'è malattia che mi freni.
Io voglio abbattere certe distanze. Le culture, anche se lontanissime e varie, devono poter dialogare fra loro. Nella moda, come nella vita reale. Amo le collezioni che sono colore, eredità. Quelle che hanno narrativa, che comunicano attraverso il look. Il messaggio allora ti arriva. Basta indossarlo.
Ed è per questo che credo nell'importanza della cura di sè durante la malattia. E' importante creare "il filo del dialogo". Il tuo corpo parla attraverso l'abito che scegli e può essere un messaggio rivoluzionario di testa o di cuore, di genio o sregolatezza, lento o rapido. Come un cuscino potrà attutire i duri colpi di spazzola che la malattia ti darà, o avere un filtro, tra te e il mondo, affinchè nessuno sappia.
Allora, a seconda dell'umore, potrai scegliere un impalpabile e leggero tulle di una gonna longuette, o un'ecopelle trasgressiva, per urlare al mondo la tua grinta combattiva. Una seducente scollatura, o una casta magliettina. Avrai pensato a te, e questa è la cosa importante.


Elly Mayday la modella con il cancro che posa senza capelli





2 gennaio 2017

Sessualità senza tabù

E' il titolo della prima conferenza 2017 indetta dall'associazione stomizzati e incontinenti in collaborazione con il centro stomizzati dell'Ulss 8 Castelfranco e Montebelluna.
L'appuntamento è per sabato 28 gennaio presso la sala convegni dell'ospedale San Valentino di Montebelluna, dalle ore 8.30 alle 12.00. L'entrata è gratuita e libera.
Secondo uno studio internazionale svolto su oltre 26 mila uomini  e donne in 26 paesi del mondo, dagli "anta" in su, gli italiani si scatenano in camera da letto, dedicando all'amore quasi il doppio del tempo rispetto alla media degli altri paesi. La maturità aumenta la fantasia erotica e abbassa la concentrazione su se stessi.
Ma sono la malattia e le eventuali disfunzioni sessuali che possono sopraggiungere a fare la differenza. Allora scompare la fantasia, si affievoliscono i rapporti, si esclude tutto quanto non sia penetrazione. All'amore non si dedica più tempo. Ci si apre a sfoghi sconclusionati.
Per qualcuno, un sacchetto di feci o di urina sulla pancia, un pannolino, uno salvaslip, fanno una grossa differenza. E non sono certo i bustini guepiére coprenti o le fasce contenitive nè i detergenti aggressivi, a coprire e a lavare via, l'odore, la vergogna, il pudore. Il percorso di accettazione della malattia è già di per sè complesso, figuriamoci accettare una sessualità alterata e ancora di più, senza tabù.
Saranno presenti tre psicologi alla conferenza (Dott.Melloni M., Dott.Copes A., Dott.ssa Bertelli C.), figure importantissime nel miglioramento di una coppia nuova. Figure che, insieme ai terapisti che seguono i pazienti stomizzati e incontinenti, insegnano a guardare il quadro da una prospettiva più ampia, per riuscire a creare una piccola bolla di felicità e, per quanto sia certa la consapevolezza che le bolle prima o poi esplodono, che resti pur sempre un assaggio nel dolore. Da questo possiamo ripartire.
Presenzieranno altresì all'evento in veste di relatori il Primario di Urologia di Castelfranco e Montebelluna Dott.De Zorzi L. ed il Primario di chirurgia di Montebelluna, nonché direttore di dipartimento chirurgico Dott.De Luca M.
L'enterostomista Fanni Guidolin ci parlerà della riabilitazione delle disfunzioni sessuali dal punto di vista  vista strumentale.



PROGRAMMA:
8.30-9.00 Accoglimento partecipanti e saluto del presidente Aiscam (Dott. Pesce)
9.00-9.30 Interventi chirurgici e disfunzioni sessuali
9.30-10.00 Modi, mode e modalità per una sessualità senza tabù
10.00– pausa
10.30-11.00 farmacoterapia
11.00-11.30 Riabilitazione sessuale strumentale
11.30-12.00 sedute psicoterapeutiche: un valore aggiunto

Entrata gratuita e libera 





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