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20 maggio 2021

Io, e il resto non conta

1° capitolo

Lo specchio non aveva avuto pietà di me quella mattina. Neanche se avessi usato quintali di fondotinta non sarei riuscita a coprire le occhiaie e le borse sotto agli occhi, di una notte insonne. Una notte secca, senza lacrime, con tanta rabbia. Avevo letto e riletto quel foglio che mi si appiccicava alle dita come se avesse avuto la colla. La diagnosi era chiara. “Adenocarcinoma”. Avevo il cancro insomma. Senza tanti giri di parole. Cancellate tutte le altre difficili come se la mia mente non le accettasse, mi si è era stampata in testa solo un’immagine: la mia pancia aperta per togliere quel mostro. Non avevo avuto nemmeno il coraggio di cercare in Internet qualche informazione. Mi vedevo solamente dentro ad un pigiama di raso con i piedi infilati in un paio di ciabatte il prima possibile. Altro che tonaca in tribunale, altro che tailleur d’ordinanza. Avrei dovuto appendere al chiodo le mie ambizioni, la carriera di notaio e il trasferimento nella nuova casa. E chissà se Giovanni mi avrebbe sposato in queste condizioni. Dov’erano finiti i miei lobi frontali? Quelli che mi hanno sempre fatto controllare i miei impulsi irrefrenabili. Quelli che avevano stampato in me la spinta, la determinazione, il controllo della situazione, dov’erano nascosti? No, Katy non ce l’avrebbe mai fatta mi ripetevo. Poi è accaduto qualcosa di incredibile

 ...continua ...

 2° capitolo


Giovanni torno’ a casa di lì a poco, non era riuscito a lavorare come niente fosse quella mattina. Aveva preferito stare con me, forse si era immaginato la mia tristezza. Se l’era cucita addosso anche lui. 
“Non potevo starti lontano”. 
Lo abbracciai come se avessi voluto essere stritolata da quelle manone a cuscinone. Per la prima volta era tutto per me. Per la prima volta sentivo che avevo sposato l’uomo giusto. Dopo tante crisi in cui avrei voluto lasciarlo. 
“Per la prima volta hai messo me al primo posto” gli sussurrai. 
“Lo sei sempre stata cucciola”, mi disse con rammarico. 
Si era risentito per quella frase. Ma per me era la prima volta che mi sentivo amata come avrei sempre voluto. Aveva fatto qualcosa per me nel momento peggiore della mia vita. Lui, egoista e narciso, equilibrista intraprendente sulla cresta della vita. Lui, nei suoi abiti di uomo di successo. Mai una piega. Facemmo l’amore come non lo avevamo mai fatto prima. Questa è la cosa più bella del mio ricordo da malata. Ricordo ogni centimetro della sua pelle, il suo odore su di me, le mani tra i miei capelli. E mentre accadeva tutto questo come se fosse stata l'ultima volta, mi sussurrò "voglio sposarti".
Ci guardammo negli occhi, fissi come chiodi. E piangemmo insieme, tanto, tantissimo, finchè i nostri occhi non ne avevano più di lacrime.
"Si, siiiiiii, si Giovanni anch'io lo voglio" gli dissi mentre cercavo di coprire gli occhi gonfi con un quintale di mascara e fondotinta.
Nel primo pomeriggio ci preparammo e andammo in ospedale. 
Era già il mio turno. Giovi mi teneva la mano. 
Il chirurgo con la divisa verde, mi attendeva seduto dietro la scrivania e quando aprii la porta avevo un nodo alla gola che mi stava strozzando. Non so se battesse più forte il mio cuore o le dita del dottore sulla tastiera del computer . Scriveva mentre entravo. Non avevo nemmeno il coraggio di sedermi su quella sedia davanti a lui. L’infermiera bassa gli era accanto in piedi con un malloppo di carte tra le mani. Quella alta preparava le luci sul lettino e sistemava il carrello. Avrei tanto voluto un sorriso ma non c’era niente da ridere lo so. Avrei tanto voluto che il dottore mi guardasse negli occhi mentre entravo piuttosto che continuasse a scrivere su quella maledetta tastiera. Che cavolo avrà avuto da scrivere?. Ohi dott scusa io avrei il cancro mi puoi dire qualcosa?. Rimanemmo tutti in silenzio per un altro lunghissimo minuto. Giuro che ancora quando sento il ticchettio della tastiera penso a quella misera scena. 
Smise di ticchettare. Prese un foglio di carta e iniziò a disegnare, dopo un mite “buongiorno a voi”. 
“Lei ha una massa da togliere e noi faremo il possibile per operarla in fretta e farla stare bene”. 
Massa? Massa di che? “Dottore vuole dire tumore?”. 
“Sembra di sì”. 
È bello ascoltare i medici in queste circostanze, sembrano i colpevoli sul banco dell’imputato che cercano di pesare ogni parola prima che esca dalle loro labbra. Sono io stessa a volte a mettere in bocca le parole ai miei assistiti. Frasi programmate, poco taglienti, educate, fragili sillabe, pause o singhiozzi. Com'è strana la vita.    
Ci spiego’ la parte di intestino che avrebbe asportato, mi mostrò l’utero e le ovaie, avrebbe tolto anche quelli, mi disse che la vescica era un po’ a rischio ma avrebbero fatto di tutto per salvarla. 
“Le metteremo un sacchettino qui”. 
"Un?" 
“Un sacchettino per le feci. 
“Qui?”. Segnavo con il dito sulla mia pancia. 
“No dall’altra parte”. “Sarà temporaneo” mi disse. 
“Un sacchettino?”. “Per la cacca?” “Io un sacchetto di feci non lo voglio proprio dottore la prego non mi metta un sacchetto”. “La supplico” Lui insisteva sulla necessità e sulla temporaneità ed io mi vedevo in tribunale con il sacchetto sotto alla camicetta e magari il cliente da assistere. Mi vedevo con il pubblico ministero, nei colloqui, a emanare quella puzza. Mi vedevo con Giovanni già schiva e pudica. E Non mi vedevo più. Ero già morta. Caddi a terra perdendo i sensi. 


 ...continua...

3° capitolo

Dove sono?
L'infermiera reggeva le mie gambe alzate. Appoggiavo i piedi sulla sua spalla, il medico mi aveva allacciato qualcosa al braccio, forse per mettermi un ago, forse per iniettarmi chissà quale veleno. 
"è fisiologica", mi disse mentre cercavo di tirare su la testa guardando a destra. 
Ero svenuta. Era la prima volta in vita mia che facevo un salto nell'aldilà. Che poi non ti accorgi di nulla, è bello morire così, boom. Voglio morire così non con un sacchetto di feci sulla pancia.
Giovanni era in piedi dietro l'infermiera, con il viso sbiancato come la cera. Sembrava lui il morto. 
Mi aiutarono a mettermi seduta ma non riuscivo a parlare e girava tutto. Avrei voluto solo piangere, urlare, rompere tutte le cose che trovavo davanti a me, scappare via. 
Giovanni mi prese la mano quando mi accompagnarono in una stanzina soli. Io la chiusi a pugno tra le sue. Baciò l'anello della nostra promessa. 
"Katy, sarà un percorso difficile ma io sono accanto a te. Affronteremo anche questo".  
Saliva fino al collo il nodo che mi avrebbe liberato quel pianto atroce. Sempre più su, fino a strozzarmi. Eccole arrivare le lacrime come un torrente in piena. Lavavano dal mio volto i sentimenti brutti per fare spazio a quelli belli. Sotto il peso delle sue premure mi mancava il respiro ma Giovanni lo sapeva che lo amavo alla follia. Non ero più abituata a tante attenzioni tutte per me. Mi aveva cambiato il corpo con un abbraccio, aveva portato le sue labbra sulle mie ed io avevo scoperto che le persone, quando uniscono universi, diventano galassie e possono viaggiare nello spazio e nel tempo insieme, in un istante eterno.
Ho sempe pensato che fossi io, con le mie scelte, a decidere che ne sarebbe stato di me, senza passaggi obbligati come questo. Ma mi piaceva credere adesso, che Giovanni mi avrebbe fatto cambiare le mie convinzioni. 
Il dottore entrò dopo un quarto d'ora. "La ricoveriamo oggi e la operiamo nei prossimi giorni se è d'accordo Katy". 
Giovanni mi guardò negli occhi facendo cenno di sì con la testa. "Va bene dottore", dissi senza pensarci due volte. Mi sarei liberata del mostro prima possibile. 

...Continua...

11 marzo 2021

Successo per il progetto "estetica oncologica" a due settimane dal lancio

Eravamo sicure che la risposta sarebbe stata così altisonante. Le donne che hanno contattato la segreteria LILT Delegazione Castellana (lilt.esteticaoncologica@gmail.com) in questi quindici giorni dal lancio del progetto, per iscriversi al check up gratuito di Estetica Oncologica, sono state davvero tante. 

Che Silvia Crestani fosse una grande professionista lo avevamo capito subito, ma i commenti riportati dalle pazienti hanno sottolineato ancor più la sua bravura. "Silvia mi ha fatto sentire finalmente di nuovo bella", afferma Paola, dopo aver portato la sua trousse di trucchi e creme all'analisi degli occhi attenti di Silvia che insegna anche a leggere ingredienti ed eccipienti delle normali creme da corpo o texture viso che solitamente usiamo. Conoscere le terapie farmacologiche oncologiche e i loro effetti, le consente di capire subito i fattori di rischio per la salute delle unghie o della pelle del viso. Indirizza al miglior tipo di depilazione rispetto al momento "oncologico" che la donna sta attraversando e corregge, con un gioco di fard e ombretti dalle mille sfumature, ombre e luci di un volto "tirato, pallido o spento".

Marta è tornata a casa con la voglia di comprarsi un vestito nuovo dopo essersi guardata allo specchio. Ha scelto lo smalto per le unghie in tono con il cappotto e ha dedicato più tempo a idratare il suo corpo dopo la doccia. A volte sembrano consigli scontati ma quando ci vengono forniti da una professionista, assumono un valore molto più grande. 

Silvia Crestani presta la sua opera in qualità di volontaria della nostra delegazione. Ce ne fossero di professioniste disposte a donarsi gratuitamente come lei. 

Se pensate di poter regalare un pezzo della vostra vita a chi ne ha più bisogno, non esitate a contattarci.  

Le sedute si tengono presso l'Ospedale di Castelfranco Veneto padiglione K piano zero. Presso gli ambulatori di fisioterapia per la donna operata al seno. 



8 marzo 2021

La ragazza con la felpa rosa

Sarà stata quella felpa rosa, che le colorava le gote, o gli occhi a cuore, la sofferenza sotto al camice o le tante lacrime versate. Sarà stato il suo meraviglioso sorriso, la camminata veloce e gli occhiali neri sulla punta del naso o forse la delicatezza e le parole sussurrate piano ad avermi riempito la giornata di emozioni. Il nocciola dei suoi occhi mi teneva incollata a quel piccolo riquadro. Le avevo letto qualcosa di strano a prima vista ma non avrei immaginato ciò che mi avrebbe raccontato di li’ a poco. 



Era passata dall’altra parte, quella della paziente oncologica, con una feroce laparotomia che le squartava la pancia e una ventriera stretta che gliela sosteneva. Io non riuscivo a crederci. Non la vedevo da mesi. Me la ricordavo un anno fa nel reparto covid, dove con altre colleghe vestita da marziana trascorreva almeno dieci ore in piedi, senza nemmeno poter fare la pipì. Era lei ad aiutare anche i malati oncologici. Lo ricordo ancora quel pollice alzato di la’ dal vetro, quando si chiedeva “come va?”. La riconoscevo solo perchè si scriveva il nome a pennarello sulla schiena. Un lungometraggio muto che parlava soltanto nella mia testa. E la ritrovavo ora, con un perfido tumore appena sradicato che la trapassava da parte a parte. Un tumore che ti mette in pausa e mette in pausa le parole, la punteggiatura, i fogli bianchi da dover necessariamente riempire. Eppure  nei suoi occhi c’era una tale serenità da sorprendermi. Qualcosa era entrato tra le maglie slabbrate di un cuore stanco. Aveva trovato posto e lo aveva fatto sentire  meno affaticato, ne ero sicura. 

Ho capito subito che centrava l’amore. Mi si aggrovigliarono all’istante le corde vocali. Mi scappava da piangere. Ho capito che questo sentimento bellissimo può trasformarti, farti volare a due metri da terra, alleggerirti anche il peso di un cancro senza pietà. Ho capito che l’amore è un sentimento che riempie e ossigena; guarisce anche se l’ universo non sempre ascolta ciò che ci passa per la testa. 

Quanto vorrei che ogni paziente oncologico avesse la sua stessa fortuna, quella di un vero amore accanto. Qualcosa che si scaraventi sul pavimento della vita rotolando dalle risate insieme alle galassie notturne, come mi raccontava lei, quella infermiera dalla felpa rosa, la mia grandiosa inestimabile collega. 


 

24 febbraio 2021

Il dott. Santoro: la nostra eccellenza al centro per l'incontinenza


Pochi sanno che il Dott. Giulio Santoro è anche Professore Onorario della Shandong University, in Cina ed è stato Professore a Contratto di Chirurgia Generale presso l’Università di Padova. La sua specializzazione nello studio e trattamento dei disordini del pavimento pelvico ha raggiunto tutte le frontiere internazionali grazie anche alle centinaia di pubblicazioni scientifiche prodotte negli ultimi vent’anni. E’ per questo che il Centro di III° livello Incontinenza e Stomie del Cà Foncello di Treviso può vantarsi di averlo come dirigente responsabile. Centro riconosciuto anche dal Ministero della Salute Nazionale, nel 2019, ci ha visto partecipare, grazie alla Fais (federazione delle associazioni incontinenti e stomizzati italiane) per la sua promozione, a Roma, con l’allora vice Ministro della Salute Sileri. Con questo articolo, non ho voluto soffermarmi sulla bravura tecnica indiscutibile del Dott. Santoro, ma su quella umana empatia che trasmette e che richiama moltissimi pazienti da tutte le regioni d’Italia ed ora anche dagli stati confinanti. Non vedi una presenza altisonante nella sua figura schiva ed educata. Il rispetto per i ruoli e le gerarchie è impresso nel suo dna e l’educazione ferrea alla gentilezza lo distingue in ogni parola, in ogni gesto o discorso fatto ad ogni suo paziente. Forse è proprio questo mancato ostracismo da parte dell’opinione pubblica ad averlo reso così umano. Siamo abituati a sentire critiche e a leggere articoli di scivoloni o scorrettezze, da parte di medici, direttori e personale ad alto livello, per cittadini senza “peli sulla lingua”, che possono anche rovinare la carriera a qualcuno per una parola di troppo. Lavoro con lui da quasi tre anni, da quando ha capito che insieme potevamo fare molto. Sono salita sul suo treno in corsa. Io con la mia vulcanica intraprendenza, con le idee social e l’attivismo sul territorio, lui con il rigore e gli obiettivi fermi, la capacità comunicativa, l’abilità nella gestione di un team multidisciplinare che ha saputo trasmettermi, la sua volontà di farmi diventare Team leader. Il Dott. Santoro non è solo un medico al quale faccio riferimento per i casi clinici e il modello organizzativo. E’ un collega che sa consigliare il discorso giusto, l’approccio corretto e rispettoso, che incita alla formazione, che stimola alla crescita professionale. E’ così che dovrebbe essere ogni primario. Specialista in chirurgia colo rettale e dell’incontinenza fecale, dirige il Centro di terzo livello con le competenze avanzate anche nella diagnostica strumentale. Se qualcuno potrebbe pensare che una ecografia perineale è un esame semplice e immediato, vogliamo spiegare ai lettori che non lo è affatto. La specializzazione in ecografia endo anale, endo rettale prevede la conoscenza dell’imaging nei minimi dettagli. Una piccola ombra può dare risposte inaspettate, un’area disomogenea indurre il medico ad altri accertamenti. Ci sono anni di studio e specializzazione che sottendono a tale comprensione. Un minuscolo forellino, detta in termini medici, fistola, potrebbe non essere riscontrata da un ecografista inesperto. Una lesione del pubo rettale, muscolo responsabile della continenza fecale, se ben descritta, può essere determinante per la successiva chirurgia e il miglioramento della qualità di vita. Perchè puoi essere stato anche un bravissimo chirurgo coloproctologo ad intervenire chirurgicamente sulle ragadi o sulle emorroidi ma se poi per il resto della vita il paziente deve portare un pannolone o praticare il clistere per evacuare, la vita, a quella persona, l’hai rovinata per sempre. Ecco perchè il Dott. Santoro ha voluto organizzare i corsi avanzati di ecografia del pavimento pelvico ai quali partecipano chirurghi da tutto il mondo. Ed ha voluto lasciare un meraviglioso elaborato della sua carriera di “pelviperineologo” attraverso un libro dal titolo “Pelvic Floor Disorders, A multidisciplinary Textbook”. Il testo è una riedizione di un analogo volume pubblicato nel 2010, che ha venduto oltre 250 mila copie, è redatto in inglese ed è frutto di una collaborazione con 150 esperti internazionali. Ricordiamo però che i disturbi del pavimento pelvico comprendono un ampio numero di patologie oltre all’ incontinenza, come i prolassi degli organi pelvici, il dolore pelvico cronico, la stipsi e le ritenzioni urinarie. Si tratta di malattie molto frequenti che, nella fascia d’età 20-80 anni, interessano il 3% della popolazione maschile ed il 20% di quella femminile. 

 Il Centro di 3° livello in cui collaboriamo, inaugurato il 5 Agosto 2019 dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, si avvale di un team multidisciplinare che comprende chirurghi colorettali, urologi, ginecologi, fisiatri, gastroenterologi, dietisti e psicologi, i pazienti vengono studiati e trattati con la riabilitazione pelvi-perineale o con la chirurgia. Molti interventi sono eseguiti con tecniche mininvasive, quale la neuromodulazione sacrale, o laparoscopiche. Il rapporto collaborativo con il Dott. Santoro prevede telefonate a tutte le ore del giorno, attenzione h24 sugli obiettivi preposti e condivisione. Molta condivisione. E poi libertà nello scorporare i problemi, o nell’espressione di sentimenti anche negativi, da poter elaborare insieme, per una crescita personale e professionale che tutti potrebbero invidiare.


22 febbraio 2021

Se questo non è amore

Lui voltava la testa da quella parte. C'era Marta rilassata. I suoi braccialetti tintinnavano mentre cercava il sacchetto per stomia nella borsa. Non c'era angolo, in quella stanza, in cui lui non la seguisse con gli occhi. Oggi sono qui tutti e due, camminano mano nella mano, fianco a fianco, ed io credo nei miracoli.
Quella di Marta e Giovanni non è una semplice storia di malattia. E' una grandissima storia d'amore. E chi ama, crede nell'impossibile, come diceva Elisabeth Barret . 
Di finire in rianimazione almeno cinque volte in pochi mesi non se lo sarebbe mai aspettato Giovanni. Ormai conosceva ogni dettaglio di quel reparto dai mille fili e mille rumori. Lo aveva associato a tratti ad un bosco intricato, altre volte alla più affollata delle città. L'acqua umidificante dell'ossigeno, il flusso del gas, i bip dei monitor giorno e notte, e le mille luci, come tanti semafori in un incrocio cittadino. E poi le voci ovattate degli infermieri, quelle preoccupate dei medici, perfino il panno scivoloso sul pavimento della signora delle pulizie lo facevano sentire vivo. 
E Marta gli mancava come l'aria. Ma si sa, l'amore è una cosa piena di ansioso timore, per usare una frase di Ovidio. 
Si era aggrappato a lei, che lo aspettava fuori della porta della terapia intensiva tutti i giorni, con la speranza di potergli accarezzare il viso o passargli la mano sui capelli, ricevere un suo bacio. La realtà era migliore di qualsiasi sogno.
Neanche Marta avrebbe retto senza il suo Giovanni. Un giovanotto del quarant'otto buono come il pane, con due occhi così azzurri che ti ci potresti tuffare. 
Quando la situazione stava peggiorando e la decisione sul da farsi divenne un ragionamento tra la vita e la morte, Marta non ebbe dubbi. Si sarebbe affidata a quelle mani sante del chirurgo e avrebbe quindi accettato qualsiasi cosa. Anche la frase "mi dispiace, ma faremo il possibile",  le sarebbe bastata per accendere una speranza. Quel "il possibile" se lo era appiccicato addosso come la colla.
Lo avrebbe seppellito accanto a sua madre, e lo avrebbe fatto vestire con l'abito del matrimonio che anche se gli era diventato più grande di tre taglie, gli avrebbe ricordato quel giorno. Se avesse potuto infilarsi nella cassa con lui lo avrebbe fatto. 
Il giorno dell'intervento il telefono squillava nella borsa di Marta come se avesse voluto perforare il fondo. Marta lo estrasse velocemente.  
Si sedette, immaginando il peggio. Ormai erano trascorse molte ore dall'intervento. Forse dieci o dodici. Troppe. Fuori si era fatto buio. "Giovanni si è svegliato e i suoi parametri sono stabili", le spiegò il medico.
Marta non ricorda dove abbia fatto volare quel telefono dalla gioia, sa solo che quella telefonata, giunta nel giorno del loro anniversario di matrimonio è stata un dono di Dio attraverso il meraviglioso amore del suo giovanotto. 


 


7 febbraio 2021

Fanni Guidolin rappresentante italiana per la stomaterapia

È arrivata inaspettata l’opportunità di firmare un contratto importante con un’azienda farmaceutica internazionale. Fanni Guidolin rappresenterà l’Italia ad un Board Europeo nell’ambito della Stomaterapia. Per la dott.ssa Guidolin si apriranno le opportunità per un confronto che si terrà a Glasgow in presenza il prossimo ottobre 2021 ma sarà preceduto da altri due incontri in modalità online con altri membri stomaterapisti di sette stati europei (Spagna, Portogallo, Irlanda, Regno Unito, Polonia, Norvegia e Svezia). Gli incontri daranno la possibilità a Fanni di entrare nella ricerca scientifica clinica internazionale per rendere la vita migliore ai portatori di stomia; progettare nuovi interventi riabilitativi e soprattutto, presentare il modello organizzativo italiano del centro in cui lavora.

Primo in Italia ad essersi organizzato secondo l’accordo Stato regioni, il centro "Incontinenza e Stomie" di terzo livello nella Regione Veneto, in provincia di Treviso, diretto dal Dott. Santoro Giulio, offre ai pazienti stomizzati un servizio che continua anche dopo la stomia temporanea. E agli incontinenti, numerose possibilità di cura. Era un sogno ambizioso per Fanni Guidolin sedersi ad un tavolo tecnico con altri colleghi europei uniti dalla stessa grande passione. "Riuscire a superare la selezione non è stato facile", afferma. Intraprendenza, capacità nella metodologia della ricerca scientifica, conoscenza della lingua inglese, capacità organizzativa e pensiero critico nonché esclusività contrattuale, sono state le caratteristiche che hanno consentito a Fanni Guidolin di passare la selezione. "Hard skill per una formazione funzionale che favorisca modelli di leadership inclusivi", aggiunge.
Laureata con lode presso l'Università di Padova Fanni Guidolin procede gli studi in stomaterapia e uroriabilitazione, frequentando un master di primo livello e diverse scuole e corsi di specializzazione nella riabilitazione del pavimento pelvico. Ottiene la docenza a contratto nel 2011 presso l'Università di Padova per la materia Riabilitazione Perineale. 
A Settembre 2019 è stata invitata al Ministero della Salute, a Roma, con il suo direttore dott. Santoro, e grazie a Fais Onlus in quanto primi ad aver dato il via in Italia ad un centro multidisciplinare collocato in un unico reparto per la cura dell'incontinenza e della stomia. 
L'esperienza europea sarà un altro tassello importante della carriera lavorativa della Guidolin Team Leader degli enterostomisti nella sua asl, che le consentirà di aprire all'Italia, ulteriori nuovi scenari. 


 



5 febbraio 2021

Vadobbiadene, come Montebelluna, dà inizio alla campagna per l'incontinenza

In alto: video trasmesso in streaming dal Comune di Montebelluna Mercoledì 3 febbraio 2021 ore 16

L’incontinenza è un problema sociale che affligge milioni di italiani. Nella fascia di età tra i 20 e gli 80 anni la prevalenza è del 3% della popolazione maschile e del 20% di quella femminile. Nella nostra realtà trevigiana sono più di 75.000 le persone che hanno una regolare prescrizione di ausili per assorbenza ma non sono conteggiati coloro che gli ausili li acquistano in autonomia al supermercato, in farmacia o nelle sanitarie, sia perché non conoscono il loro diritto sia perché spesso non ne parlano ai propri medici di famiglia per vergogna e imbarazzo. Eppure il 48% dei pazienti incontinenti possono essere trattati, migliorando o guarendo, con la riabilitazione o con interventi chirurgici, molti dei quali mini invasivi e svolti in Day Surgery. Il Sindaco di Valdobbiadene Ing. Fregonese Luciano, e la dott.ssa Martina Bertelle assessore al sociale, hanno incontrato il Responsabile della Rete dei Centri dell’Incontinenza e Stomia della ULSS 2 Marca Trevigiana Dott. Giulio Aniello Santoro, affiancato dalla team leader degli enterostomisti dott.ssa Fanni Guidolin, confermando l’adesione del Comune di Valdobbiadene alla Campagna Sociale per l’Incontinenza da loro lanciata e alla quale aveva già aderito il Comune di Castelfranco Veneto e di Montebelluna. 
Il Sindaco e l’assessore hanno visitato personalmente il centro di III° livello hanno voluto congratularsi per l’eccellenza, prima in Italia, nata per volontà del Direttore Generale della ULSS2 Dott. Francesco Benazzi e grazie anche all’attività di un cittadino montebellunese ora scomparso, Attilio Reginato, Presidente Regionale Incontinenti e Stomizzati e referente nazionale, in collaborazione con tutte le associazioni venete di categoria. 
Il Dott. Santoro è un medico chirurgo specialista riconosciuto a livello internazionale per i numerosi studi scientifici pubblicati, per l’invenzione di alcune tecniche per la diagnosi e cura dell’incontinenza e la collaborazione mondiale allo sviluppo della ricerca nell’ambito delle tecnologie specifiche. E’ responsabile e coordina l’attività del Centro di III° livello della “Incontinenza e Stomia” dell’Ospedale di Treviso. Il Centro è strutturato in diversi ambulatori dove un team multispecialistico di esperti svolge l’ assistenza ai pazienti stomizzati, le prime visite specialistiche per incontinenza, le medicazioni chirurgiche post intervento, la riabilitazione pelvica e perineale, indagini diagnostiche ad alta tecnologia strumentale per la diagnosi e lo studio dell’incontinenza urinaria e fecale. 
La Team Leader degli enterostomisti, Dott.ssa Fanni Guidolin scelta per rappresentare l’Italia ad un meeting europeo a Glasgow in stomaterapia, porterà il modello organizzativo in visione quale fiore all’occhiello della sanità italiana. Il modello organizzativo è stato presentato dal Dott.Santoro, affiancato alla team leader Fanni Guidolin, al Ministero della Salute a Settembre 2019, dopo l’ufficiale apertura del Centro presso il Cà Foncello il 5 agosto 2019 con la presenza del governatore Luca Zaia. Il Medico di Medicina Generale, che rappresenta il 1°Livello della Rete, ha il ruolo chiave di rilevare il problema “incontinenza” ed iniziare le prime cure o inviare il paziente a visite specialistiche. Il 2°Livello viene assicurato dai distretti o dagli ospedali spoke (Montebelluna, Castelfranco, Conegliano, Vittorio Veneto, Oderzo). I casi più complessi vengono invece trattati nel Centro di 3°Livello dell’Ospedale di Treviso). La Campagna Sociale è necessaria per informare tutti i cittadini che l’Incontinenza si può curare. Bisogna trovare il coraggio di parlarne con propri Medici di famiglia ed affidarsi a loro per l’orientamento ai successivi Livelli specialistici. Il Sindaco di Valdobbiadene ha confermato che il 5 marzo 2021 alle ore 19,00 si svolgerà un incontro di un’ora nella sede municipale con gli specialisti incontrati per parlare di questo argomento e che verrà trasmesso in streaming.

25 gennaio 2021

Perdita di urina e sessualità

L'incontinenza urinaria è un problema comune tra le donne. La forma più diffusa di incontinenza urinaria è associata allo sforzo, seguita da incontinenza urinaria mista e incontinenza urinaria da urgenza. È un sintomo con diversi effetti deleteri sulla qualità della vita delle donne principalmente negli aspetti sociali, lavorativi, di coppia e sessuali soprattutto. I sistemi riproduttivo e urinario femminile condividono strutture anatomiche, il che implica che i problemi urinari interferiscono chiaramente con la funzione sessuale.  

Al giorno d'oggi, si presume che l'incontinenza urinaria, specialmente l'incontinenza urinaria da urgenza, promuova l'ansia e causi un danno all'autostima nelle donne. L'odore e la paura di perdere anche poche gocce di urina durante i rapporti sessuali influenzano la funzione sessuale stessa e questo è correlato all'imprevedibilità e alla cronicità dell'incontinenza. 

La gestione dell'incontinenza urinaria femminile prevede un trattamento conservativo (allenamento dei muscoli del pavimento pelvico), farmacologico o chirurgico nei casi più severi. 

Le donne dovrebbero rivolgersi sempre ai centri di riferimento regionali per la cura di questa problematica. 

Seguici in diretta cliccando sul link sottostante, mercoledì  3 febbraio 2021 ore 16 puntuali. Parleremo di incontinenza, di come è possibile guarire e di come accedere al centro nella nostra provincia di Treviso. L'evento è organizzato dal Comune di Montebelluna (Tv). Sarò presente in qualità di coordinatrice del centro, con il Dott. Santoro Giulio, responsabile non solo del centro di terzo livello ma di tutta la Rete dei centri. 

Il pubblico potrà intervenire in diretta con domande alle quali cercheremo di rispondere. 

Tutte le regioni dovrebbero, secondo un accordo con il Governo già avvenuto nel 2018, disporre di centri come questo, detto di terzo livello per la gestione della stomia e dell'incontinenza. 


24 gennaio 2021

I gruppi tra stomizzati su Zoom

 Il gruppo di auto mutuo aiuto tra pazienti stomizzati è stato il fiore all'occhiello dell'associazione AISCAM di cui faccio parte (incontinenti e stomizzati di Castelfranco Veneto e Montebelluna, nel trevigiano). Facilitati dalla dott.ssa Bertelli psicologa e psicoterapeutica, con la mia costante presenza, i gruppi sono stati l'ancora di salvataggio per molti pazienti. Durante il ricovero in ospedale la fiducia che si creava tra me, che ero la stomaterapista, e loro, contribuiva ad una partecipazione assicurata. La condivisione di un percorso, di consigli tecnici e di informazioni o lo scambio reciproco dei loro sentimenti nei riguardi della malattia, davano la forza a tutti per comprendere meglio il mondo della stomia, non sentirsi "diversi" e abbattere i tabù che ancora sono radicati nella mentalità della popolazione. 

Considerando la pandemia, e il fatto che i gruppi in presenza sono stati sospesi, ho deciso di donare il mio tempo settimanalmente, sulla piattaforma zoom, per un incontro tra stomizzati di circa un'ora, il mercoledì sera, a partire dal 3 febbraio 2021 alle 20.30. La dott.ssa Bertelli sarà presente una o due volte al mese, quindi organizeremo le altre serate per argomentazioni, magari con l'intervento di specialisti. Parleremo di alimentazione, di laparocele, di riabilitazione del pavimento pelvico, di incontinenza e di sessualità, di stomia definitiva o temporanea, di complicanze cutanee e molto altro. Parleremo di emozioni e di cosa significa affrontare la chemioterapia. Fornirò il link per collegarsi di volta in volta, creando un evento settimanale. Ovviamente l'incontro è aperto solo agli stomizzati e ai loro familiari.

Se siete interessati a partecipare scrivetemi in privato. 


Vi aspettiamo ! Non sarete più soli. 

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13 gennaio 2021

Sacchettologa

 "Ciao sacchettologa!"
Dietro a due occhi color nocciola, da far concorrenza ad un bacio Perugina, c'era la mia paziente a salutarmi così. 
Era la prima volta che qualcuno mi dava una definizione così altisonante. Del resto, logos, nella filosofia greca significa "pensiero e parola o ragione e discorso" e accanto a "sacchetto" ci stava decisamente bene. 
Lei di sacchetti ne aveva provati abbastanza per perdere la pazienza di fronte all'ennesimo tradimento.
Non ne voleva proprio sapere di aderire alla sua pancia. Complice il suo rifiuto per la stomia? Può darsi. O forse la piega, forse la magrezza, forse la consistenza delle feci, forse la lesione vicino alla stomia, forse il sudore o forse non so cosa, avevamo considerato ogni causa di quella tragedia. Lo era davvero per lei, che non poteva muoversi di un passo dalla sedia o dal divano. 
Quella volta ho creduto di essere una vera incapace. La sacchettologa fallita. Ho addirittura provato sul mio corpo tutti i modelli. 
Per chi pensa che tutti i sacchetti siano uguali e che consigliare sia facile, vorrei smontare ogni certezza. Dietro ad una scelta c'è la vita del paziente, che si snoda in attività domestiche o sportive, in una vita di relazione, di coppia e sessuale. E poi c'è la doccia, il bagno, la piscina, il trattore dal quale andare su e giù, il tribunale che non permette pause per svuotare il sacchetto, la riunione in ufficio e i bambini da portare a scuola. Il sacchetto deve adattarsi a tutto questo. Deve adattarsi anche agli sgarri alimentari, che tanto compensano il dolore. Alle emozioni forti, che fanno sudare. Ai veleni iniettati della chemioterapia, che poi la stomia sputa fuori come un vulcano in eruzione. Acidi corrosivi per la pelle e per le placche adesive. 
La sacchettologa è una specialista con molti anni di esperienza. Mi fa piacere esserlo. Non si può consigliare se non si conoscono i prodotti. Anche la chimica gioca i suoi scherzi. Dunque con l'aiuto delle aziende che producono i prodotti, e l'aggiornamento costante, è più facile "indovinare". 
A volte ci dobbiamo davvero inventare la placca ideale, aggiungiamo pezzi, attacchiamo due prodotti, anelli di gomma o paste cremose. Siamo sacchettisti sempre all'opera. Nasciamo tecnici ma diventiamo tecnologi.

12 gennaio 2021

Vincerà la carne ?

Premetto che fino a ieri sera mangiavo carne e insaccati due tre volte a settimana. Mi sono sempre concessa il lusso di poter scegliere e decidere come riempire il mio stomaco senza problematiche di linea, peso, circonferenza addominale o patologie. E' una grande fortuna, o una grande incoscienza, me ne rendo conto, poter entrare in un supermercato e acquistare due etti di speck affumicato del Tirolo o tre bistecche di filetto da cuocere ai ferri senza sensi di colpa. 

Ma oggi ho cambiato idea. 
Complice un documentario sui  meccanismi che sottendono alle scelte delle grandi organizzazioni mondiali contro il cancro ad esempio, o contro altre patologie, e la mia furiosa curiosità scientifica. 
Ho trascorso la notte a cercare studi, revisioni scientifiche ed elaborati sugli effetti avversi dell'utilizzo della carne nella nostra dieta quotidiana. Ho cercato se vi è una correlazione tra il cancro del colon retto e l'assunzione di carne. Mi sono soffermata sullo studio che ha coinvolto mezzo milione di persone in tutta Europa. Il progetto investigativo ha visto la collaborazione della UE, dello IARC e di AIRC. Ho letto, spulciato, preso appunti smaniosi, come in un giallo, mi sono addentrata nella ricerca del colpevole. 
Stamattina mi sono svegliata diversa
Ho affacciato il mio viso allo specchio, in camera mia, ho acceso la luce per controllare le occhiaie, mi sono tirata la pelle con entrambe le mani, come se fossero un ferro da stiro, per togliermi qualche anno e così, fare qualche nuova riflessione. Ho controllato il colorito della pelle, mi sembrava più bianca del solito. Mi sono premuta la pancia. Mi faceva male? No, nessun dolore. 
D'accordo che sono solo quarantasette gli anni tra qualche mese, è che quando sei veramente adulto, anche una piccola distanza fa la differenza, si cominciano a contare i minuti, figuriamoci gli anni. 
E non posso fare a meno di pensare a tutti i miei pazienti scomparsi a causa del cancro del colon retto in questi miei quindici anni di attività come enterostomista. Non dimentico gli occhi di Paola, che di tumori al colon ne aveva avuti quattro, e glielo hanno tolto tutto, nè quelli di Martino, seduto accanto a sua moglie, alla quale il cancro del colon aveva rubato anche gli organi genitali. Non dimentico il sorriso di Alessandra, dopo la diagnosi di cancro del retto, quando le dissero che avrebbe tenuto il sacchetto per sempre e voleva buttarsi giù dal settimo piano. E ricordo Giacomino, magro come un bambino di pochi anni, che con il suo ultimo desiderio di mangiare una pizza, mi aveva fatto piangere. Ma non aveva visto le mie lacrime mentre respirava affannato sotto al casco. Non ho ancora mangiato una pizza da quando è volato via.  
Gli esperti hanno stabilito che il 18-21 per cento dei tumori al colon, e il 3 per cento di tutti i tumori, sono probabilmente legati al consumo di carni rosse e insaccati. ( 2013)
Lo studio ha però anche dimostrato, di contro, che un consumo di piccole quantità di carne rossa ha effetti benefici per la salute, fornendo importanti vitamine e nutrienti specifici. Ma nel momento in cui sono andata a indagare su quali fossero questi nutrienti specifici e queste vitamine, ho capito che a parte la vitamina B12, tutto il resto si trova nel regno dei vegetali. A voi la sentenza, io ho sparato secca la mia. Immagino che il mercato della carne nel mondo sia così forte da poter dirigere anche un eventuale studio scientifico ma questo è un mio parere e ad ogni modo ringrazio chi ha pubblicato quella postilla per potermi ancora concedere qualche bello spiedino di pollo al curry o una tagliata fina fina, almeno una volta al mese, che già ho l'acquolina in bocca. 

Il mio articolo è stato pubblicato su Oggi Treviso per la rubrica "Il tè delle cinque"




24 dicembre 2020

Con il cuore al buio

 


E' scomparsa anche lei. 
Ha chiuso gli occhi stasera, e non li riaprirà mai più. Era una mia coetanea. 
Qui le persone continuano a morire. No, non per il Covid. Per il cancro, che ogni giorno uccide quasi cinquecento persone in Italia. In perfetta sintonia con la modernità. 
Non c'è un filo di vento stasera e il freddo è sopportabile. E' il cuore a rabbuiarsi. Come se non volesse lasciar posto ad altro dolore, ad altre cicatrici, e togliesse il posto al Natale, che anche se siamo costretti a trascorrere da soli, dovrebbe farci riflettere sulla fortuna di non essere malati. Ma è un dolore furbo anche il mio. Svagheggia, si muove tra le ossa, scompare per poi riemergere più forte di prima, quando sono già tornata a casa. 
Non hanno grandi desideri i miei pazienti oncologici. Glielo ho chiesto stasera a due dei tanti. 
Uno vorrebbe poter mangiare una pizza. Come un uomo maldestro, piegarla a metà, come un panino, e addentarla a bocconi giganteschi, come gli hanno proibito di fare. Un altro vorrebbe veder crescere suo figlio adolescente, quadrilatero felice con un'anima da libellula. E noi? Cosa desideriamo noi?
Prima che il consumismo sequestrasse anche quest'anno il Natale, per usare una frase di Papa Francesco, lanciandoci alla ricerca di regali e pacchetti per ognuno della famiglia,  forse avremmo desiderato poterci di nuovo abbracciare. Mi sembra un  desiderio lontanissimo e irraggiungibile stasera. Quasi non ricordo più lo schiocco di un bacio sulla guancia o il calore di una mano amica che stringe la mia. Ecco, io vorrei questo sotto l'albero, incantarmi in una paresi di meraviglia, mentre tutti mi riempiono di baci e abbracci, come sponde sulle quali infrangermi.


23 dicembre 2020

Le cose nostre

 Mi incuriosiva la signora anziana di fronte al carrello. Il bambino stava seduto dentro, zitto zitto, calmo calmo, senza grossi scossoni emotivi direbbe qualche psicologo infantile, mentre la nonna, vestita di quel ruolo apparente, guardava le confezioni di assorbenti per il ciclo. Chissà che cosa stava pensando con quel ginocchio inservibile che le cedeva ad ogni passo. Forse che ai suoi tempi si usavano delle pezze di cotone ? O magari cercava una soluzione per il marito incontinente ? Qualcuno glielo dice che esistono i pannolini maschili ?. E se cercasse quelli per l'incontinenza ? Eh già, perchè con l'avanzare dell'età l'incontinenza colpisce una donna su quattro. L'ho letto su un magazine scientifico ma si può guarire con una ginnastica specifica.

Qualsiasi cosa pensasse, mi sono messa nei suoi panni. Quelli veri, di una donna rimpicciolita, con un paio di occhi tra segni di espressione zampettanti su palpebre cedute e una settantina d'anni, forse più, sulla carta d'identità. Un volto incartapecorito direbbe mia madre della stessa età. Addio ciclo. Addio ad ogni possibilità di diventare madre, ai mal di testa veri e a quelli inventati, agli sbalzi d'umore. Addio alle balle inventate per colpa del ciclo, quando il ciclo non c'era, a quel "no stasera non esco perchè ho il ciclo", o a "dimmi quando hai avuto l'ultimo ciclo che...o mio Dio, forse sono incinta". 

E poi c'erano gli uomini nella dicotomia tra il "no con il ciclo no", o il "mi vai bene tutta, anche con il ciclo". Com'era bello non sentirsi in colpa per essere donna. Tirare un sospiro di sollievo, e lasciarti andare pezzetto dopo pezzetto, come una meringa, pannolino o meno.

Poi il mio battito rassicurante mi riportava alla mia età e lì, di fronte alla dispensa. Al supermercato gli assorbenti non sono mai posizionati a vista d'occhio. Quelle cose da donna, quelle che arrivano ogni mese, come le chiamavano le nostre nonne, sono un business da secoli e non sono necessarie promozioni, nè buoni sconto. Non servono copiose pubblicità nè offerte speciali a vista d'occhi. Gli assorbenti per il ciclo femminile servono, sono indispensabili, irrinunciabili, e contano un giro d'affari annuo di ben quattrocentosessanta milioni di euro in Italia, di cui ottantatre milioni di iva vanno dritti nelle casse dello Stato.

Mi immagino tra qualche anno, vagare, come molte cinquantenni tra le corsie del supermercato e by- passare tamponi o salvaslip perchè non serviranno più. Qualcuna avrà nostalgia di quella gioventù, qualcun'altra, che demonizzava le mestruazioni come fossero state carboidrati, svolazzerà felice, liberata da una ritmica schiavitù. E poi ci saranno altre, che non avranno mai vissuto quella possibilità, e continueranno a fare finta di non accorgersi di quelle scatole parlanti, rosa o viola, bianche o blu, di assorbenti spessi o sottili, con le ali o senza, lunghi da notte o corti da giorno, perchè il dolore è troppo grande. Lo avrebbero voluto il ciclo quelle donne. Un ciclo vero. Come un marchio di donna. Come un segno di qualità. Un passaggio fondamentale per non sentirsi emancipate da sentenze inappellabili, ma magari non di fronte a corsie che traboccano di ricchezza, non solo per chi produce quei pannolini, ma anche per le casse di uno Stato che sfrutta i ricavi di una tassazione assurda. Per fortuna che almeno loro non hanno contribuito a riempirle.


Il mio articolo su Oggi Treviso 








17 dicembre 2020

Ambasciatrice Italiana in Europa

 


Mi hanno accolto con l'Inno Italiano le mie colleghe Ornella e Alessia dei poliambulatori stamattina, appena arrivata. Che fatalità indossare un cappotto rosso! Come quando ti accordi per uno shooting, un servizio fotografico, apposta, e solo dopo aver scattato la foto vedi che la bandiera italiana è davanti ai tuoi occhi. In realtà Alessia e Ornella volevano complimentarsi per la new. 

Otto ore e un incontro di due giorni a Glasgow a Ottobre 2021 in veste di ambasciatrice italiana per un board in stomaterapia. Non ci credo ancora. Saremo in due a rappresentare l’Italia e se a qualcuno può sembrare di poco conto, vi assicuro che sarà una delle esperienze più formative della mia vita. Non tanto per essere stata selezionata fra tanti ma per la possibilità di entrare nella storia della stomaterapia con altri otto stati. Si tratta di uno dei confronti più importanti al mondo quello che mi aspetterà. Una tavola rotonda, board meeting, per usare la terminologia inglese, al fine di un confronto tra studi clinici, scientifici, proposte volte a migliorare la vita dei pazienti portatori di stomia. Con altri 13 stomaterapisti in Europa , analizzeremo i trend cruciali e porterò con convinzione la nostra esperienza italiana. Quale sarà la best practice? Lo scoprirò in questa magnifica esperienza tutta in inglese. Dal sapore coinvolgente e che arriva come un regalone di Natale nella mia vita.


14 dicembre 2020

Mille euro per i progetti LILT

"Siamo onorati di ricevere questo dono". 
Ringraziano così i volontari della Lega Italiana Lotta ai Tumori davanti al Sindaco di Loria Simone Baggio che oggi pomeriggio ha consegnato un assegno di mille euro alla Delegazione di Castelfranco Veneto, coordinata dalla nuova responsabile Fanni Guidolin, succeduta a Laura Condotta. "Loria è stato il comune più generoso, insieme a Castelfranco", aggiunge Fernanda Corredato, segretaria della delegazione. "Non abbiamo parole per esprimere la nostra gratitudine".

Insieme al Sindaco, Lucia Sbrissa, assessore all'associazionismo, Michele Guidolin, assessore al sociale e la consigliera Michela Comarin, hanno voluto che la signora Franca immortalasse il momento con qualche scatto fotografico.  
Sono ambiziosi i progetti di LILT. Mirano a dare dignità, supporto, ascolto alle persone che attraversano un momento estremamente delicato della loro vita per colpa del cancro. Nei giorni scorsi il video della campagna per la raccolta fondi finalizzata alla realizzazione della Filanda di LILT che ha visto protagonista il Presidente provinciale Dott. Alessandro Gava, ha raggiunto molte visualizzazioni. Servono migliaia di euro per il completamento del nuovo spazio provinciale per i pazienti e le donazioni da parte delle amministrazioni comunali sono simboli di una enorme sensibilità solidale e volontà di collaborazione. 
La delegazione castellana è ben inserita nell'associazione dei Comuni della Marca Occidentale di cui Loria fa parte. Numerose sono state le inziative per la cittadinanza a tema oncologico. Rosa è stato il mese di Ottobre che ha caratterizzato gli eventi per le donne.  La sosta del Camper di LILT sul piazzale del comune loriese in una mattinata di ottobre ha consentito visite senologiche gratuite. E poi attivo e in programma, ma spostato al 2021 causa Covid, sarà l'incontro per quello che doveva essere il novembre azzurro sul tumore della prostata voluto fortemente dall'amministrazione comunale.
"E' una sorta di certificato di qualità il ricevimento di un riconoscimento economico", conclude la responsabile Fanni Guidolin. "E' il credere nel diritto alla salute di una amministrazione che si interessa di soddisfare i propri cittadini, i loro diritti, ascoltando i bisogni, le loro voci e dando il via a progetti concreti. La LILT è onorata di godere di questa fiducia". 


6 dicembre 2020

Quei mariti da rifare

La stanza era tutta per sè. Non aveva le pareti dipinte di bianco ma di un verde menta che sfidava ogni convinzione estetica.  "Cosa dice signora, insegniamo a suo marito come si fa a gestire una stomia? Magari potrà darle una mano!", le dissi con voce generosa.
La stomia è una derivazione esterna di un organo cavo, come l'intestino nel caso della signora, sul quale bisogna attaccare un sacchetto adesivo di raccolta delle feci, cambiarlo quando è sporco o svuotarlo. E' un ano artificiale insomma, cucito sull'addome e spesso sporgente come una piccola ciliegia.
La signora mi guardava come se fossi un extraterrestre, come se avessi detto una enorme scempiaggine, la più grande sciocchezza. 
Non avrebbe mai mostrato la stomia ad un marito che non aveva cambiato nemmeno un pannolino ai suoi quattro figli. Lui le mani le aveva sempre e solo sporche di terra. Lei lo aveva perennemente visto lavorare i suoi campi al mattino, recarsi al consorzio per le sementi il pomeriggio e tornare alle sette in punto per sedersi a tavola a mangiare. Punto. Il resto non era affar suo. 
No, non se lo vedeva proprio nei panni dell'operatore sanitario.
In compenso era davvero un ottimo agricoltore. Di sacchi di grano ne produceva di qualità. Dal grano biologico a quelle coltivazioni sperimentali che hanno un nome tutto loro. Dai grani antichi a quelli macinati con la pietra. Storie che si raccontano e si tramandano da quando esiste la parola. Ma a me interessava che tipo di marito fosse con lei.
Mi raccontava dettagli imperscrutabili. Non era facile capire quell'uomo. La signora Lena (nome di fantasia), casalinga per poter accudire i figli venuti al mondo ogni nove lune, diceva che  l'uomo che aveva sposato, non le avrebbe mai portato un bicchiere d'acqua nè in salute nè in malattia. Nemmeno ora che si trovava con il cancro in corpo. Ed era un retrogusto metallico quello che dava la nota al dolore delle sue parole.
Inevitabilmente ho pensato ad altre situazioni simili che ho visto e alla stessa identica rassegnazione e tristezza, impressa come la cipria, sul volto delle mie pazienti. Mi chiedo spesso perchè io debba sempre pensare di cambiare il mondo, di far stare bene le donne che stanno male, di rifare quei mariti dall'indole autoritaria e patriarcale che pensano sia solo un titolo l'essere marito e non un importante impegno.  
Il mio pensiero libertario non  nasce da sterili teorie imparate sui libri, rifugi segreti della mia solitudine creativa, mi appartiene fisicamente, e mi è necessario come l'aria che respiro. Per questo vorrei chiedere a qualcuno la cura per ogni cosa. Si dice che sia l'acqua salata. Sudore, lacrime o il mare. Anche per me, che trasformerei i rovesci in nuovi capitoli del destino di ogni donna malata. Dove le lacrime possono travolgere, ma anche far riscoprire una grande forza, e il mare inghiottire, portare alla deriva, o verso nuove mete, nella fabbrica di mariti, dell'isola che non c'è. 
 

30 novembre 2020

Cancro e solitudine. Il cervello in fuga si legge dai disegni.

I malati di cancro hanno sempre avuto la precedenza. Nella lista operatoria, nelle priorità assistenziali, nella presa in carico domiciliare e nell'assistenza ospedaliera. Ma anche nelle nostre famiglie. Il malato di cancro è al centro di ogni ospedale dove, salvare vite e non aggiustare i bilanci, sia la priorità. Meno male diremmo tutti. Eppure, ci sentiamo come intrappolati in uno stato di mezzo. Quando finirà? L'emergenza sanitaria sta mettendo a dura prova la nostra resistenza.

Ora provate, per un istante ad immaginare quale tempesta emotiva debba attraversare una persona con una diagnosi di cancro. Già la parola fa rabbrividire. Che se ci pensate bene, quel granchio astrologico gli assomiglia pure. Dunque quel paziente, la mattina dell'intervento che demolirà una parte di sè, entrerà in reparto con il suo bagaglio a mano, un fagotto pieno d'ansia dei suoi familiari e nemmeno un abbraccio, non si può più. Il paziente entrerà solo, con la sua diagnosi sotto braccio, e un solo desiderio: fare presto, togliere il pezzo, tornare a casa, ricominciare a vivere. Abbiamo sempre demonizzato la solitudine ed ora dobbiamo fare i conti con la sua dominante presenza, per tutto il ricovero, quando il paziente si calerà nel letto come in una profonda tasca foderata dal silenzio.

Quanto sarà importante una comunicazione sicura, non ubriaca, non terrorizzante, una condivisione? Fondamentale. E prioritario. Perchè ogni istante trascorso da quel momento sarà determinante per la  guarigione di qualsiasi malato. 

I pazienti entrano con la paura negli occhi. Io li ho ben presenti quegli occhi quando chiedo di disegnare se stessi. La paura si imprime nei segni tremolanti, nei dettagli mancanti, negli angoli del foglio. "Non sono capace", mi risponde la maggioranza. Del resto quando è stata l'ultima volta che hanno disegnato quella cosa fatta di una testa, due braccia, un corpo e un paio di gambe che si chiama essere umano? Forse all'asilo. Ma la cosa interessante è l'osservazione e l'analisi del loro disegno. La pochezza di particolari mostra un'attenzione poco incentrata sul presente. I pazienti proiettano se stessi sul futuro incerto e il disegno è uno stereotipo costruito in pochi secondi.  Chi si mette al centro del foglio e chi in un angolo. Il ricovero frammenta il presente. Sgretolato dalla malattia, dall'ignoto e dal desiderio che l'incubo finisca presto, il paziente perde anche fiducia in sè. E' colpa della solitudine. 

Difficile trovare l'equilibrio con questi elementi. Al massimo una smunta luminescenza di uno schermo retroiluminato di un telefonino terrà loro compagnia rievocando un trasporto emotivo.

Dunque si guarisce (forse) con il silenzio, con i pensieri profondi che speriamo non facciano sprofondare anche quelli. Un silenzio lunghissimo, interrotto casomai solo dal flusso incessante dell'ossigeno, dal bip bip di qualche monitor pressorio, o da taluna maschera per aerosol. 

L'intervento chirurgico sconvolgerà ogni immagine corporea. Un sondino naso gastrico, potrebbe  pescare dallo stomaco liquidi verdastri. I drenaggi ai fianchi, il catetere e le flebo, come mille fili, legheranno al letto, costringendo la persona a rimanere immobile, dritta come una mummia, anche se la posizione del sonno è sul fianco da cinquant'anni. E la sua cicatrice addominale, come una imperatrice,  ricorderà di essere davvero malati durante ogni minimo spostamento, quando quei punti come una morsa, tireranno i due lembi. E poi il port, il pic, il vacuum o lo stent, il double j o la centrale, nomi che si attaccano alla pelle come un vocabolario marziano. 

Basterà una goccia di sudore sul viso, un brivido scuotente o un dolore sordo a farli piombare nel panico. Non ci sarà nessuno con loro. Le disposizioni anti Covid sono ferree. E anche se amorevoli infermieri faranno di tutto per non farli sentire estranei sul piede di guerra, i pazienti si sentiranno sprofondare senza quella mano calda della compagna che regge la loro. Senza quella presenza buona di un figlio, di un volto familiare, o senza nessuno che dica semplicemente che andrà tutto bene. Perchè non va tutto bene nella solitudine. E il loro cervello fuggirebbe volentieri altrove. 

Ecco perchè spero che questa emergenza sanitaria finisca presto, che i malati tornino a fare i malati, ma come lo erano un anno fa, accuditi dai loro cari. Vorrei fare tesoro delle loro parole e vedere disegni più ricchi.  Farli tornare bambini, nell'ingenuità e nella spensieratezza del qui e ora, re-imparando a disegnare se stessi allo specchio e non come sterili stereotipi fatti di segni gettati solamente all'aria vuota. Come quel punto di domanda, là in mezzo al foglio. Tra il nulla. Angoloso, incomprensibile, strano enigma umano della solitudine.


LILT lancia il Caffè letterario...in Rosa

 


Era un progetto che avevo in mente da anni. E i progetti vanno definiti con gaudio. Ringrazio il Presidente provinciale LILT (Lega Italiana Lotta ai Tumori) Dott. Alessandro Gava per aver accolto con entusiasmo questa idea e tutti i volontari che opereranno dietro le quinte dell' iniziativa, nonchè il direttore editoriale e amico Andrea Tralli e tutto il team degli scrittori che aiuteranno i partecipanti a realizzare un capolavoro con i loro manoscritti. Dopo la pubblicazione del libro "Storie di straordinaria corsia" edito da Panda Edizioni nel 2017, la volontà di continuare a raccogliere esperienze di vita con il cancro è diventata una necessità. Io stessa non mi sono mai resa conto di quanti dettagli ho accumulato nella mia vita prima di mettermi a ricordarli. Ho pensato a chi meglio della Lega Italiana Lotta ai Tumori potesse farsi portavoce delle storie dei pazienti che ricevono una diagnosi di cancro, o dei loro familiari, che respirano fianco a fianco l'ansia di un percorso tutt'altro che facile.
Ne è prova tangibile il blog di cui mi occupo, dove storie di malattia, di guarigione e di forza si intrecciano. Dove la condivisione diventa cura e la parola è terapeutica. Blog in cui io stessa scrivo ancora storie di straordinarie emozioni, storie amare, di lotta e vittoria, di disagi di fronti ad eccessi, di libertà contro alcuni stigma sociali.
Ogni esperienza con il cancro, dura e aspra, nasconde una valanga di sentimenti. Come orsi in letargo, i sentimenti si risvegliano all'innesco di un evento tragico come l'esperienza con un tumore. E' vero che le emozioni ci dicono quello che ci piace o non ci piace del momento che stiamo vivendo e che quelle codificate sono soltanto sette, ma vi assicuro che le sfumature possono essere infinite. Ed è il sentimento a guidarci nelle scelte, nelle decisioni difficili dove a volte la razionalità sfiora il terreno senza toccarlo mai. 
L'esperienza con il cancro in trecento parole non sarà la storia clinica di chi la racconta, ma come uno la vive. Come immagina questo "brutto male". Chi sono le persone, le cose o i luoghi significativi durante questa esperienza. Circoli asfittici in cui sentirsi al sicuro. Come ha trasformato la sua casa, quali sogni ha messo nella bottiglia. e cosa vorrebbe da sè e dal futuro. Ma anche come è stato vivere con un mostro che ti mangia dentro piano piano, attaccarlo con la chemioterapia senza poter fuggire in mondi paralleli, bruciarlo con la radioterapia, con lo sguardo in bilico tra pessimismo e speranza. Vincere. E tornare a sorridere. O non vincere e lasciare il dolore sulle spalle degli altri. 
Spero davvero che tante persone decidano di raccontare. Lo abbiamo chiamato "caffè", per individuare la stessa metafora. Un momento breve e piacevole in cui liberarsi delle emozioni per godere di un'energia nuova e vitale. Una nuova connessione con se stessi, per comprendere i segnali inviatici dal corpo. Un invito ad una esperienza nel tempo della sospensione. Lo scopo ? Lo dice la medicina narrativa. Guarire in fretta, elaborare il lutto e ripartire più forti di prima. 

Per partecipare scrivi una mail a legatumoricast@aulss2.veneto.it  , ti verrà fornita la scheda di iscrizione (con altri dettagli ) che dovrai restituire firmata e re-inviare con il tuo manoscritto. 
Un ringraziamento particolare va a Fernanda Corredato, segretaria instancabile della delegazione castellana; oltre che al Comune di Castelfranco Veneto per il patrocinio, alla Ulss2 Marca Trevigiana, all'associazione nazionale stomizzati e incontinenti FAIS presieduta da Pier Raffaele Spena, e all'associazione stomizzati e incontinenti castellana, AISCAM presieduta dal Dott. Giuseppe Pesce.




26 novembre 2020

Mi hanno confezionato una stomia, e adesso?

Mi hanno confezionato una stomia e adesso? Cosa farò quando andrò a casa? L’ansia che potrebbe insorgere in procinto della dimissione e che colpisce il paziente stomizzato, è assolutamente comprensibile. Durante il ricovero se l'enterostomista non lo ha istruito adeguatamente al cambio del sacchetto, alla gestione della cute peristomale, alla prevenzione delle complicanze della cute e se non sono stati forniti consigli alimentari o sulla riabilitazione del pavimento pelvico, tutte queste problematiche potrebbero piombargli addosso come un macigno. Non da meno è la preoccupazione per l'esame istologico dell'organo asportato, quella parte di noi che è solo nostra e nessuno comprende il nostro lutto. 

La risposta istologica dirà se quel "pezzo" di noi, avrà i margini chirurgici indenni da malattia (se asportato per un cancro ad esempio) e se i linfonodi asportati sono stati intaccati dal tumore, sempre se parliamo di malattia oncologica.

Se vi fosse la necessità di sottoporsi a un ciclo di chemioterapia, il periodo con la stomia si allungherebbe spaventosamente. Ecco che i due tre mesi promessi potrebbero diventare otto o nove o anche dodici o anche anni. Ma concentriamoci sull’immediata dimissione.

L'enterostomista, in accordo con il medico, redige il piano terapeutico per la prescrizione dei presidi per stomia. Solitamente io propongo in prova vari modelli in base alla forma dell’addome, all’acidità della pelle, al tipo di abbigliamento che solitamente usa, all’attività sportiva o lavorativa o sociale. Ma anche alle abitudini quotidiane. Scegliere insieme il sacchetto è fondamentale dato che esso deve adattarsi alla vita del paziente e non viceversa. Le indicazioni alimentari vengono fornite dalla dietista. Ma io mi sento sempre di aggiungere qualche piccolo consiglio, come quello di osservare la consistenza delle feci e di variare l’alimentazione secondo il buon senso. Se anche noi avessimo la diarrea non penso che mangeremmo verdura fibre e frutta no? Ci sono anche degli integratori che addensano i liquidi ingeriti per rallentare il transito. A volte ingerire un piccolo solido insieme a un liquido può rallentare la scarica. Nel mio telefono conservo una serie infinita di fotografie di stomie complicate. Le mostro sempre al paziente per spiegargli che cosa potrebbe succedere ma sempre tranquillizzandolo senza allarmarlo. Credo che la conoscenza sia il primo passo per far si che quel paziente mi contatti appena ha un dubbio e non quando è troppo tardi. Per quanto riguarda la sessualità, è un tema che affronto costantemente fornendo soluzioni, consigli e anche piccole strategie. Ovviamente solo se il paziente ha voglia di parlarne. La riabilitazione del pavimento pelvico merita un articolo a parte. Vi ho già accennato l'argomento molte volte ma riprenderemo sicuramente in un altro post. È importante anche suggerire i probiotici utili al tipo di stomia. Un paziente con una ileostomia necessiterà maggiormente di lattobacilli. Il paziente con una colostomia potrà assumere anche bifidobatteri, che hanno bisogno del colon. Impariamo a leggere le scatole e gli "ingredienti". Infine, nei casi di urostomia, la prevenzione delle infezioni urinarie prevede una corretta educazione alla gestione della stitichezza, all’idratazione corretta, e all’utilizzo di integratori per la profilassi. Altre problematiche legate alla sensazione di tenesmo ovvero quella sensazione di dover evacuare per via naturale vanno esplicate dando suggerimenti appropriati. 


25 novembre 2020

Senza alzare le mani. Storie di violenza, in un giorno contro.

Mio marito non mi aveva mai picchiata letteralmente parlando. Non aveva mai alzato le mani.

Alzare le mani per lui significava farle ondeggiare in aria, in senso di minaccia, per poi  concludere il volo sul viso  o, se chiuse a pugno, sull’addome. Questa per lui era violenza. E aveva convinto anche me. Lui non era violento. 

Adorava darmi alcuni piccoli ma forzuti pizzicotti sulle braccia o sul sedere che, a seconda della discussione, potevano finire in risate o in lacrime, tanto facevano male. O prendermi il collo, come per sollevarmi, ma senza stringere troppo. Altre volte gli partiva un calcio, là in mezzo, quando tentavo di difendermi a morsi e mi faceva malissimo, solo perchè usava le scarpe e non il piede nudo. Oppure mi spingeva contro un muro, tirandomi addosso quello che gli capitava per le mani, quando gli facevo perdere la pazienza. Non mi colpì mai. 

Qualche volta mostravo gli ematomi ad una collega. A dire il vero se ne accorgeva lei, perchè le maniche corte della divisa li lasciavano trapelare, così mi si avvicinava e mi guardava incredula. "Ancora?" Mi chiedeva. 

Amavo farmi toccare da lei. Era morbida, e gentile, con le dita sottili e delicate. Lei non si era mai accorta di avere queste qualità, ma evidentemente chi vede nelle mani un gesto d'amore, se ne accorge subito. Come diceva Pascal, "le mani sostengono l'anima". Ed io non riuscivo più a rendermene conto. Avevo un estremo bisogno di tenerezza, di una carezza o di un abbraccio sincero. Oramai ero diventata un unico pezzo di ghiaccio. 

"Abbiamo litigato fisso" le dissi un giorno. Con quello pseudo avverbio "fisso" volevo dire che lui mi aveva riempita di pizzicotti dappertutto, fino a farmi urlare, gridare, tanto nessuno avrebbe sentito in quella via sperduta, in aperta campagna. Solo il cane abbaiava di fronte alle urla e più che correre avanti e indietro, null'altro avrebbe potuto fare. 

Io mi sentivo imprigionata in quella condizione di dipendenza. Con tre figli piccoli era difficile prendere una decisione.

Come tante donne vittime di violenza, forse cercavo di cambiarlo, di farlo ragionare, di fargli capire che così facendo la nostra storia sarebbe finita male, anche se lui minacciava di lasciarmi in una sedia a rotelle. Era come se fossi chiusa in una scatola piena di coltelli e nel momento in cui gli dicevo di volerlo lasciare, si faceva piccolo piccolo, e tenero. E chiedeva perdono, con lacrime finte, con bigliettini d'amore o seguendomi dovunque andassi, per supplicarmi di non farlo.

Ma più quegli occhi mi penetravano  più capivo di aver sposato un mostro. Quelle pupille riempivano di nero il suo sguardo. E capivo da come respirava che l'uragano era dentro di lui. Perfino le rughe sulla fronte diventavano tante.

Non furono i suoi gesti violenti ad aprirmi gli occhi ma le sue parole. Le offese verbali mi facevano ancor più male dei pizzicotti. Entravano nei miei timpani e si ripercuotevano a campana, come rumori assordanti e insopportabili. "Puttana" era il suo insulto preferito. Era così ignorante che offendeva senza conoscere il significato delle parole. Bastava sparare a raffica, colpire, abbattere e distruggerti dentro. 

Ho chiesto aiuto varie volte ma non ho mai trovato il coraggio di denunciarlo. La paura di morire era troppa.

Poi un giorno ho aperto davvero gli occhi. Ho conosciuto la gioia. Ho assaggiato la felicità e ho capito che venivo dall'iperuranio. Sarà stata colpa di William. Lo Shakespeare dalla parte delle donne. Mi hanno aiutato delle volontarie nei gruppi di donne vittime di violenza. Hanno coinvolto la mia famiglia, e quella di lui, che per fortuna non negava. Abbiamo costruito un muro e mi sono sentita protetta grazie ai loro consigli. La violenza non si combatte ad armi pari. Ma contro la stupidità servono l'intelligenza e la cultura. 

Nessuno potrà cancellarti quelle cicatrici. E forse non riuscirai più nemmeno a guardare un film dove ci siano scene di violenza. Farai fatica a fare ancora l'amore, a fidarti degli uomini e ad abbandonarti a qualcuno. Nessuno comprenderà a fondo quei traumi se non te stessa. Dovrai riprogrammare tutta la tua vita. Dovrai lavorare sull'autostima demolita, sulle emozioni congelate, sul trauma. Sulla forza di non morire anche dentro. Ma denunciando avrai vinto la battaglia e quando ti renderai conto che la tua storia è quella di migliaia di donne, non avrai più paura. E ti unirai a loro, al grido forte e disperato dello stop alla violenza. Con le mani giunte, unite in preghiera; con le mani aperte, per dire basta; o con le mani alzate per farti notare. Sempre che tu non abbia seppellito il tuo dolore in fondo al cuore, voltando pagina, cambiando luoghi, vivendo altre storie, senza intensità ma con un briciolo di amore per te stessa ed egoismo in più. Trovando il coraggio di buttare il cuore oltre l'ostacolo. Sempre che tu sia ancora viva.

Se anche tu sei vittima di violenza psicologica o fisica chiedi aiuto allo 1522 prima che sia troppo tardi.


24 novembre 2020

LILT (Delegazione di Castelfranco Veneto) lancia i gruppi di auto mutuo aiuto on line

"Elaborare un piano. Questa la priorità della Lega Italiana Lotta ai Tumori", sostiene Fanni Guidolin, responsabile della delegazione castellana. Ed ecco l'idea. Riprendere i colloqui di gruppo tra donne con il sostegno reciproco e le presenze facilitatrici on line sulla nota piattaforma Zoom. Lo sottolinenano anche Laura Condotta, da sempre presente al gruppo con Laura Farinea, psicologa di Lilt, che la rivoluzione in corso, stimolerà ad una maggior presenza, facilitata dal fatto di stare comodamente a casa ma anche dal desiderio impetuoso di tornare insieme. 

Mai come ora sentiamo il bisogno di rialzarci e di sentirci unite. Per farlo, essere digitali è un imperativo. In questo momento di cambiamento epocale non possiamo rimanere indietro. Rischiamo di perderci, di dimenticare il senso dell'associazione e di porre le idee in letargo. Il confronto è un mezzo affinchè le iniziative possano prendere forma, decidendo insieme, ridisegnando le dinamiche del gruppo. Sulla piattaforma si entra ognuno nelle case degli  altri, ci si può vedere senza mascherina e stabilire una connessione "di cuore". 

Le abilità tecnologiche non sono alla portata di tutti ma Fanni Guidolin  invita le persone più "resistenti" a sperimentare insieme a figli e nipoti, sicuramente più abili. L'occasione potrebbe rivelare nuovi rapporti, allentati per colpa della pandemia. Ci sarà confusione, paura del cambiamento, resistenza, ma il gruppo non ha prezzo. La forza, il desiderio di condivisione e l'utilità del sostegno, saranno concentrati come capisaldi in uno schermo, solo apparentemente gelido. Uno schermo che accoglierà come una grande famiglia in una grande stanza, moltissime donne dal cuore grande. 


Vi aspettiamo numerose ! Per info : legatumoricast@aulss2.veneto.it 

Le cicatrici

Ho trovato uno studio scientifico sulle cicatrici davvero interessante. 

Gli autori hanno cercato di sottolineare l'effettiva necessità di una corretta diagnosi di cicatrici ipertrofiche, che differiscono dalla cicatrizzazione cheloide, quest'ultima molto più difficile da trattare.

Negli ultimi anni, una maggiore comprensione dei meccanismi molecolari e biologici coinvolti nella formazione delle cicatrici ipertrofiche ha consentito lo sviluppo di più opzioni terapeutiche per queste lesioni. Rimangono comunque molto difficili da gestire e non esiste un regime di trattamento universalmente accettato o una letteratura basata sull'evidenza per guidare la loro gestione. 

Il trattamento inizia educando il paziente sul processo cicatriziale che deve essere personalizzato, a seconda della distribuzione, dimensione, spessore e consistenza delle lesioni e dell'infiammazione associata. Il medico dovrebbe selezionare il medicamento più appropriato in base al paziente e alle linee guida per questi segni. Il trattamento non chirurgico sembra essere l'opzione migliore. 

Attualmente, il gel di silicone o un foglio di silicone rimane la modalità più accettata per il trattamento e la prevenzione delle cicatrici ipertrofiche, ma in molti casi ci sono indicazioni specifiche per diversi tipi di approccio, come combinazioni di iniezioni di corticosteroidi e gel di estratto di cipolla; bleomicina e persino un intervento chirurgico in caso di contratture associate alla cicatrice, principalmente nelle ustioni. 

Ci sono prove che suggeriscono che una maggiore tensione meccanica può avviare la formazione di cicatrici ipertrofiche. Ad esempio frequenti accessi di tosse, sforzi addominali, mobilizzazione scorretta nel post operatorio, mancato utilizzo della ventriera addominale.

Negli ultimi tempi l'utilizzo del taping (nastri adesivi elastici) lunghi 100 mm e larghi 10 mm  applicati perpendicolarmente alla ferita suturata, in parallelo senza sovrapposizioni, prima della medicazione cambiati una volta alla settimana lo stesso giorno ha dimostrato la riduzione della larghezza della cicatrice mediana di un 1 mm, il che, sebbene statisticamente significativo, è stato ritenuto non clinicamente rilevante. Tuttavia nei maschi la riduzione è stata anche di 3 mm, probabilmente perché gli uomini sottopongono il busto a maggiore tensione e allungamento. 

È noto anche che l'infiammazione contribuisce alla formazione di cicatrici ipertrofiche e ogni tentativo di ridurre al minimo la risposta infiammatoria dovrebbe essere effettuato accertando un intervento chirurgico pulito e una buona cura delle ferite per prevenire l'infezione in seguito. 

Ci sono prove che il trattamento non chirurgico di maggior successo di una cicatrice ipertrofica o cheloide si ottiene quando la cicatrice è immatura e l'epitelio sovrastante è intatto. Sembra che il meccanismo d'azione del silicone riduca la disidratazione della ferita.  Questa evidenza suggerisce che lo strato corneo funge da serbatoio d'acqua, con il fluido che si accumula sotto il gel o la crema. L'idratazione sembra quindi essere la principale modalità di azione dei siliconici e una maggiore idratazione della pelle aumenta l'attività capillare e la deposizione di collagene. 



Bibliografia: 



19 novembre 2020

Le fiduciarie in un tempo sospeso

Reggeva in mano un sacchettino in raso bianco. All'estremità, un nastrino rosso legato a fiocco mi incuriosiva. Sotto alla mascherina leggevo due occhi tristi, scoraggiati, ma non perdenti. 

Laura Farinea, psicologa, devota e appassionata al suo lavoro, offre il suo supporto a tutte le donne che subiscono l'asportazione di tutto o di una parte del seno. E' una figura esemplare e centrale nella nostra associazione LILT. Coordina e dirige anche parte dei volontari liberi professionisti che mettono le loro competenze al servizio dei malati, mantenendo il trait d'union tra il reparto e l'associazione stessa.

E' stata una delle fondatrici della Lega Italiana Lotta ai Tumori e, nonostante l'atroce sofferenza che si porta nel petto per la perdita del suo amato, trovava ieri la forza per dirmi quanto importante fosse per lei, sentirsi utile per qualcun altro.  Mi raccontava ad esempio, dell'importanza di un semplice oggetto, come una coppetta imbottita, da infilare sotto al reggiseno per ridare una dignità alla donna mutilata. Mi descriveva gli occhi lucidi delle donne alle quali si regalava quel sacchettino, il modo in cui la mano si tendeva e la paura. Paura di toccare qualcosa di nuovo, e di non trovare più se stesse. Paura della solitudine di una casa piena di specchi, dove fare i conti con la nuova realtà, una volta tornate a casa. Paura di morire troppo presto. Allora era in quel momento che, la collaborazione con le "fiduciarie", (donne operate e guarite dal cancro al seno), poteva spontaneamente trovare uno spazio fuori dai soliti codici e protocolli. Le fiduciarie portavano direttamente in reparto, al letto della paziente, il loro grande supporto, ora ostacolato dalla pandemia. Presenze concrete, assolute, con le loro parole ricche di significato, o angeli in corsia, magari solo di passaggio, ma con le braccia sempre aperte. 

Ora è un dramma.  

A causa dell'emergenza Covid tutta l'organizzazione di aiuto viene terribilmente a mancare. Dai gruppi di sostegno alle iniziative di condivisione, dalla ginnastica di gruppo agli incontri culturali. Tutto è congelato nel terribile caos che stiamo vivendo. Covid, positivi, polmonite, tamponi, negativi... non si parla d'altro. Stiamo davvero perdendo il filo dell'esistenza. 

Ma il male cammina. Il cancro non risparmia le donne. Nemmeno se prima di lui arrivasse il Covid a catturarle. Il cancro va, spietato. Si insinua nella parte più profonda e intima di una donna. Dilania e destruttura anche il carattere più forte e decide chi far vincere. La gara di sempre a chi è la più bella del reame diventa spietata, globale, e genera ansie e paure in un momento in cui avresti solo bisogno di certezze e di supporto. 

Speriamo finisca presto tutto questo. Perchè le donne continuano ad essere vittime e sole. 

Per fortuna che c'è Laura, che nel suo piccolo fa grandi cose per loro in questa umanità sfaccettata ma vera. Dove anche se il contatto manca , il cuore sa arrivare. 

Fanni Guidolin Responsabile Delegazione LILT di Castelfranco Veneto 

In foto sotto: la Dott.ssa Laura Farinea 


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