12 dicembre 2018

OVER 65 COSA CE NE FACCIAMO?

Rabbrividisco alla domanda del titolo.
Perchè ci sarà un over 65 ogni tre italiani, ovvero 20 milioni di over tra non più di 25 anni. Ed io, quarantaquattrenne di oggi, sarò una di questi. Un peso sociale, per alcuni, che considerano i pensionati ladri di lavoro e costo aggiuntivo per il sistema sanitario nazionale. Una forza nascosta secondo altri, me compresa, che li definisce come l'unica Risorsa (con la R maiuscola) in aumento sul pianeta. Il fatto è che non si considera il possibile compito di quell’anziano che dispone di un patrimonio di conoscenze e di esperienze da trasmettere. Basta digitare anziano su Google immagini per vedere cosa ci appare. Vecchietti con pannoloni e ospedalizzati, incapaci di deambulare, carrozzine e girelli, bastoni... Grado cognitivo ridotto al minimo. Qualcuno sorride felice ma, o è seduto o vedi solo il mezzo busto.
Invece capacità intellettuali intatte e di prima qualità potrebbero  essere sfruttate per insegnare a noi quarantenni come rivolgerci ai giovani ventenni per aiutarli a non far sentire stonata la parola anziano, a pronunciarla senza remore. Trasfusioni di sapere esperenziali e workshop interattivi come i corsi di formazione accreditati, sarebbero un investimento per i giovani. Soprattutto se tenuti dagli over, magari nelle scuole secondarie.
Certo, il sessantacinquenne, settantenne di oggi, difficilmente ha effettuato un percorso di studi oltre la terza media. Ma le esperienze lavorative hanno creato un know-how all'ennesima potenza. Molti meriterebbero la laurea ad honorem.
Attualmente, se sei anziano, over 65, puoi però occuparti del volontariato, ma non puoi guadagnare nè lavorare per più di un anno nel settore pubblico. Assurdo.
Come ho detto prima, non puoi arricchire i giovani della tua esperienza nè donare con saggezza un sapere che vada oltre certi schemi, punto. Uno schizofrenico dibattito lo definisce Antonio Polito, giornalista, dal quale difficilmente ne usciremo propositivi. Eccoci perciò a pensare, da ultra quarantenni che siamo, a progetti per gli over (ovvero a progetti per noi), in cui over attualmente capaci, con il supporto tecnologico della new generation, aiutino over problematici (attenzione non incapaci). Vi posso assicurare, visto che da anni mi occupo di volontariato in ambito sanitario con gli over 65, che avviene una conciliante reazione da adulti post global che siamo, con la popolazione anziana, contro la caotica spersonalizzazione di questi anni.
Attenzione, non si tratta di seguire pedissequamente le istruzioni degli anziani. Ciò ci renderebbe dei perfetti manovali e non artigiani della qualità sulla quale invece dovremmo puntare, confrontandoci con loro e coltivando il nostro talento per tagliare traguardi condivisi.
Gli over 65, tra vent'anni saremo noi.

11 dicembre 2018

VI SPIEGO PERCHE' UN PRANZO CON TUTTI I MIEI PAZIENTI

Intorno alla tavola e rinchiusa in ogni pietanza ci sta la storia del mondo. 
Intorno alla tavola si mangia, si racconta, si mettono insieme esperienze e differenze. Si parla. 
Il pranzo dei pazienti stomizzati e incontinenti (ma anche di tutti coloro che soffrono di disfunzioni perineali, che hanno, in qualche modo, visitato l'ambulatorio in cui lavoro), organizzato dall'associazione AISCAM (ass incontinenti e stomizzati Castelfranco Veneto e Montebelluna) presieduta dal Dott. G.Pesce, stabilisce ogni anno, l'appuntamento nella settimana pre natalizia, per un incontro gioviale e di amicizia tra persone che hanno una storia comune. Storie difficili, con addomi squartati, terapie invalidanti e sacchetti sulla pancia. Pannolini tanto odiati, depressioni mal celate. E ancora non accettazione, tristezza, sconforto. Tutto questo avviene nell'immediato post operatorio. Poi, con il,nostro aiuto, e soprattutto, entrando in associazione o lasciandosi guidare dalla nostra psicologa volontaria Dott.ssa Caterina Bertelli, tutto diventa ricordo incancellabile, ma ricordo. Restano lo spazio per l'allegria, i sorrisi, la ripresa della vita normale. E' così che si sentono i miei pazienti. Normali. 
Con tutto il suo caleidoscopio di colori, sfaccettature, narrazioni, il mondo degli stomizzati e incontinenti è ancora reietto per molti. A qualsiasi latitudine esso prenda forma. 
Ecco il nostro impegno. Distruggere queste etichette. Lo stomizzato può uscire, può andare al ristorante. Con noi può trascorrere delle ore in compagnia senza sentirsi giudicato. Ogni paziente può finalmente affondare quella forchetta su cibo sano e succulento. 
Potremo definire il pranzo dell'associazione come un gioco di saperi, sapori e affetti intorno al piatto, dove molte persone operano per il benessere di altre, dove insieme c'è una forza indescrivibile.
Il direttivo ha organizzato una simpatica lotteria. Sarà un momento brioso e piacevolmente divertente.
Aperto a tutti coloro che vogliono avvicinarsi a questo mondo.
Ci vediamo sabato 15 dicembre ore 12 presso Ristorante Antica Postumia
A Fanzolo di Vedelago TV 
euro 35 comprensivo della tessera socio

I GENTILUOMINI ESISTONO ANCORA

Prego dopo di lei. 
Allora esistono ancora i gentiluomini!.
Galanti, con o senza cravatta regimental o vestito d’ordinanza, galanti e basta. Nei modi, nei toni, nei gesti, non passano inosservati.
Aspettavo l'ascensore da diversi secondi, forse una sessantina. Accanto a me, una signora fissava l’orologio al polso. Un uomo robusto, dal passo un po' nervoso, con gli occhiali dalla grande montatura, arrivava dalla parte del piano terra, quella che dava diritto accesso all’ascensore. Perse la sciarpa nel tragitto e si chinò con fatica raccoglierla, quasi inciampando sui suoi passi rigidi. Avevo premuto io il pulsante di chiamata ma, essendo un montacarichi, l’ascensore era un po’ lento. L’uomo nevrotico, passandomi davanti come per farsi spazio, ripete’ il gesto con più forza, quasi ad infilare interamente il dito dentro il tasto, fino a romperlo, e come se di secondi di tempo a disposizione non ne avesse più, incazzato per la lentezza del mezzo.
Il tun tun dell’arrivo sì confondette con i beep e con il campanello stonato dell’apparecchio. Una sorta di "glin glon" della porta accanto. Un altro uomo dietro di me, con un cappotto grigio lungo fino alle caviglie e le mani in tasca, pestava i piedi, forse per scaldarli o forse perché aveva fretta anche lui. Quando la porta scorrevole si aprì, la signora era ancora distratta, stavolta a cercare qualcosa nella borsa. L’uomo robusto entro per primo, la signora lenta dopo di me, quello in cappotto grigio per ultimo. Andavamo tutti al quinto piano, nel reparto di neurochirugia. Ci si guardava nell’abitacolo di tre metri per uno e mezzo. Io fissavo le mie scarpe, per non dover incrociare gli sguardi, ma di sottecchi sbirciavo gli altri. I due uomini controllavano i rispettivi cellulari e l’altra donna era ancora intenta a cercare qualcosa nella borsa, come se fosse stata una borsa senza fondo. 
Quinto piano. 
Si aprì la porta. Il signore robusto con la sciarpa al collo uscì per primo seguito dalla donna. 
"Dopo di lei" mi disse l’uomo col cappotto grigio accompagnando la frase con il gesto della mano e del braccio galante. 
Esistono ancora i gentiluomini ho pensato. Il braccio si tendeva lievemente con la mano aperta ma le dita erano chiuse, una accanto all’altra. Il gesto era fluido, come un volteggio d’altri tempi, che gli venne naturale, con un piccolo inchino.
Mi piacque da morire quel gesto e lo ringraziai per la sua galanteria.
Esistono ancora i gentiluomini allora.

10 dicembre 2018

DARE ALLA LUCE. (La voce dell'ostetrica per un perineo emotivamente sano)

Vi siete mai chieste come mai ogni mamma abbia un'esperienza diversa di parto? Come mai per qualcuna è stato facile e rapido, per altre lungo e con complicazioni?
Per rispondere a questa domanda potremmo dire, in maniera abbastanza semplicistica, che il pavimento pelvico di ognuna di noi risponda a 3 principali sistemi: l'involontarietà, la volontarietà e le emozioni. In particolare si dirà che questo distretto anatomico - definito geneticamente e perciò non modificabile nella parte tessutale - sia composto di muscolatura striata, e perciò volontaria, liscia, quindi involontaria, e che entrambe siano assoggettate alla legge degli sfinteri, teorizzata da Ina May Gaskin. Secondo l'ostetrica statunitense i meccanismi di apertura e chiusura nel pavimento pelvico, ovvero siano essi ano, cervice, vagina e uretra, rispondono alle emozioni e pertanto non a comando.
Per fare un esempio ci saranno sempre donne che mi diranno che quando avvertono lo stimolo defecatorio non si sforzano nella spinta; altre che dichiareranno di metterci molto impegno spingendo con tutto ciò che possono pur senza grossi stimoli; altre ancora che sentono l'impellenza, che collaborano spingendo, ma a seconda del loro stato d'animo ne escono tristi e insoddisfatte oppure parzialmente soddisfatte.
E se l'atto evacuativo risulta molto condizionato dal luogo in cui siamo, - basti pensare a chi, quando è in viaggio, non va di corpo per giorni-, sullo stesso principio la partoriente in una sala parto con luci accese e puntate in "zona Cesarini", ordini che incitano la spinta in apnea, posizioni forzate, occhi indiscreti in numero decisamente maggiore allo stretto necessario e dita altrettanto indiscrete pronte ad ispezionare la loro vagina, si ritrovi in difficoltà. A ciò si aggiunga un delicatissimo sistema neuroendocrino della nascita che fa sì che l'ossitocina, che produce le contrazioni dell'utero, sia ostacolata da aumenti di adrenalina, l'ormone della fuga, dati dallo stress da mancata intimità, nonchè la diminuzione della melatonina, che supporta l'ossitocina ed è ostacolata dalla luce (è il motivo per cui le donne partoriscono maggiormente di notte).
Lo immaginate? Chances di partorire pur avendo un perineo compiacente? Chances di evitare traumatismi perineali?
Le evidenze scientifiche hanno dimostrato come spinte addominali prolungate a bocca chiusa trattenendo il fiato determinino un rapido aumento della pressione intrauterina e intratoracica, responsabile della diminuzione dell'ossigeno circolante, con un effetto dannoso al nascituro, così come controproducente e dannoso risulta essere il non rispetto delle libere posizioni, dei tempi, dei tessuti.
Sulla legge di Gaskin le sale parto si stanno attrezzando a rispettare la nascita quanto più possibile per lasciare in intimità la coppia. Le ostetriche dal canto loro sempre di più sono formate a far sì che la spinta possa essere spontanea, di accompagnamento alla contrazione uterina. Solo in questo modo infatti, a glottide semi aperta, facendo quindi uscire l'aria dalla bocca mentre si spinge, si permette al diaframma - muscolo cupolare che separa la cavità toracica da quella addominale - di dare il suo contributo all'espulsione del feto; la discesa sarà meno rapida ma permetterà una distensione progressiva del perineo con meno lacerazioni e un migliore apporto di ossigeno, garantendo migliori risultati al parto e nel lungo termine, sia per mamma che per bambino. Un parto rispettato apporta una sessualità rinnovata, un legame mamma-bimbo molto forte, una guarigione più rapida con meno casi di prolassi, incontinenza urinaria e dolori cronici.

Dott.ssa Giulia Fornasier 
ostetrica esperta nella riabilitazione pelvi perineale 
presso provincia di Treviso e Venezia
cell 340 2597513 


Bibliografia
Perineo e dintorni, Quaderni di Donna & Donna, Scuola Elementale di Arte Ostetrica srl
Prevenzione, cura, trattamento delle disfunzioni del pavimento pelvico nella donna, Linee guida AIO, 2016
Second stage of labour: challenging the use of directed pushing, Byrom & Downe, Midwives, 168-9,2005

UNA SIGNORA DELLE PULIZIE

Non so con chi ce l’avesse stamattina, fatto sta che si notavano due rughe profonde solcate tra le sopracciglia, ad imbruttirle ancor più lo sguardo già rabbioso. Più che spingere il carrello dei detersivi in un tintinnante clangore di scopettoni, secchi e sacchi neri e gialli, brontolava contro il sistema, contro il bagno da lavare, scalpicciava sul pavimento da spolverare, parlava concitata, guardava sbieca la maniglia imbrattata da pulire. Sembrava come assalita da rigurgiti di angoscia e di rabbia.
La signora delle pulizie avrà avuto anche le sue ragioni, abbiamo tutti le nostre ragioni quando siamo arrabbiati, ma ce le teniamo per noi, senza prosopopee o teatralità esternate in gesti poco consoni alla situazione di un malato in ospedale. Il ricoverato vorrebbe stare tranquillo. Non certo sobbalzare nel letto, come quando la signora diede l’ultimo strattone per sfilare completamente lenzuolo dall’angolo mal piegato, che toccava terra.
Il familiare mandava giù l’ansia del tempo e anche lui voleva stare tranquillo. Avrebbe alzato i piedi se la tizia gli avesse chiesto di poter passare la scopa sotto. Se la signora avesse voluto, sarebbe anche uscito dalla stanza, bastava dirlo, non occorreva che spolverasse anche le sue di scarpe, che poi i pallini di lana si attaccavano su tutti i pantaloni neri di panno.
Sempre più incavolata, chiuse la porta del bagno così forte che pensavo la volesse staccare. Il letto aveva i freni alle ruote per fortuna, se no chissà dove lo avrebbe spedito. Persino nel togliere i guanti bagnati di candeggina dopo aver pulito il wc, fece un rumore assordante, neanche avesse fatto scoppiare un pallone aerostatico.
Io abbozzavo un clandestino segno della croce nel punto in cui il petto agitato, mi partiva, sperando si calmasse.
C’è arrabbiatura e arrabbiatura perdiamine e c’è luogo e luogo in cui sfogarsi. Magari passando due volte il mocio anziché una sola, così da esaurire più energia e scaricare il nervoso. O prendendosi una camomilla setacciata doppia o tripla, di quelle che impregnano i muri domestici di profumo rassicurante. Forse così il suo volto dal mento butterato di fossette e troppo ricco di smorfie antipatiche, si sarebbe rilassato spianando i solchi. Che poi quella maniglia unta stava ancora là , neanche una passatina.

CON GLI OCCHI DI UNA MADRE

È Entrata da quasi due ore per l’esame invasivo pre operatorio e mi sembra un’eternità. Ogni minuto che rotola è un pesante macigno che da madre, e difficile sopportare. L’attesa di una sentenza, quando si tratta della propria figlia, è difficile da mandare giù. Combattiamo da quasi dieci anni con una insipida mav cerebrale che non sembra volersi sradicare. La colpiscono e si riforma, la seccano e si riforma, la bruciano, la tagliano, la radiano. Si riforma. Perfida e infame, come prima.
Si riforma una specie di mostro, una bomba a orologeria nella sua testa, mentre piano piano si demoliscono i mattoni psicologici di una crescita inquietante, i tasselli dell’integrità corporea, una femminilità che non è mai libera di esprimersi perché contaminata dall’insicurezza del: “cosa accadrebbe se la bomba esplodesse?”

Dorme.
Mia figlia dorme.
Per fortuna che dorme.
L’ansia si dissolve nel sonno sciogliendosi come neve al sole, come burro al fuoco, come il dolore nella felicità. Sembra così piccola e così indifesa nell’abito dei suoi diciannove anni. E anche se il pigiama quadrettato con i pallini di velluto rosso sul petto le dà un aspetto di quasi adulta, nel letto di un ospedale abbiamo tutti la stessa piccola bambinesca età. Vorremmo essere accuditi punto. Gli occhi grandi, affondati sul cuscino bianco, sembrano ancora più grandi. Lei, ancora più piccola. Eccoli, sono venuti a prenderla. Sono colleghi, infermieri, medici, eppure così distanti da questo mio sentire.
La posizione rannicchiata sotto ad un cumulo di coperte di lana azzurra si dissolve con il contatto con la realtà.
Lei è?
Mi chiede uno di loro.
Chi sono io?
La collega preoccupata, una madre in ansia, la sanitaria esperta che vorrebbe tanto essere inesperta.
Sono la mamma.
La mamma di quella piccola diciannovenne rannicchiata e impaurita. Quella bambina che piange terrorizzata tenendomi stretta la mano prima di scendere nel bunker della neurochirurgia.
Ma.... Rimanga qui signora.
Sua figlia è maggiorenne. Non può accompagnarla.
E mi si apre un’immensa voragine di dolore.

Non glielo auguro a quell’infermiere una figlia come la mia.
Non se lo merita.

4 dicembre 2018

COME TE, PIU' O MENO

Da seduta sembrava molto più bassa di quanto non lo fosse. Aveva un paio di gambe lunghissime, che ho visto solo una volta in vita mia, a San Pietroburgo.
L'ho chiamata per nome perchè era così particolare che solo a pronunciarlo mi metteva il buon umore. Un intreccio di consonanti e di "X" spalmate però, in un umore davvero cattivo. Un umore rancido dal sapore orribile. Il suo.
I cappelli arruffati si aprivano sulla nuca, come se avesse appena staccato la testa dal cuscino, e si fosse alzata da pochi minuti. Solo dopo mi disse che si era rigirata nel letto tutta la notte. Del resto ricevere la notizia che ti mettono un sacchetto sulla pancia per tutta la vita, farebbe rotolare ogni essere umano a quell'età. 
La vedevo per la prima volta. Lei non era solo bella nella sua postura da assi cartesiani. Era bellissima. Non lo dico per scherzo. 
Sopra alle guance sbiadite ma ancora rosee, un paio di occhi color smeraldo illuminavano le palpebre fino alla fronte. Parlava con le labbra quasi serrate, come per spezzettare tutte le parole che ne uscivano e rendere più lento il nostro colloquio. Aveva bisogno di tempo. Aveva bisogno di sostegno, ed io certo non avevo il coraggio di dirle che la visita poteva durare solo quarantacinque minuti.
Seduta di fronte a me, con la scrivania a dividerci nel mezzo, mi sembrava troppo distante. Mi avvicinai a lei roteando sorridente sulla sedia a rotelle, di quelle da ufficio che ci sono negli ambulatori. Quelle in cui quando nessuno ti vede ti invitano a girare come in una giostra e a fare finta di essere una bambina piccola. Sono riuscita a strapparle un sorriso. 
Mi sono appiccicata un sacchetto sulla pancia e uno l'ho messo a lei, per provare. 
Le ho fatto capire che non era come pensava. Non c'erano sacchetti di nylon o plastica, nè borsette della spesa, buste strane o a penzoloni. Il "sacchetto" era una semplice tasca grigioperla o rosa carne, della grandezza di una mano. Il sacchetto le avrebbe salvato la vita e garantito una vita normale. 
Si mise a piangere finchè finì tutte le lacrime, anche quelle che aveva in fondo all'anima. Qualcuna scivolò sul mio camice, quando la abbracciai. 
Non credeva possibile una tale vicinanza. 
Forse perchè era troppo giovane quel corpicino per essere rubato da un cancro infame, ho provato dentro un senso profondo di ingiustizia e sconforto. 
Mi era entrato dentro quel dolore; aveva sguaiato la mia pelle, insinuandosi fino a farmi venire la nausea. E non distinguevo più dove finiva il dolore per lei e dove partiva il mio, per me. 
Per un attimo sono rimasta immobile, a soppesare i due dolori. A cercare di capire il mio egoismo o il mio bisogno di conferma che lei fosse quella messa peggio. 
Le mie mani si sono fatte fredde, il sudore bagnava solo le ascelle. Ma di un umido freddo.
E quando è uscita mi sono sentita più felice. Non avevo più responsabilità. 
Perchè è così che a volte vivo il dramma degli altri. Confrontandolo con il mio e squadernando problemi masticati e mal digeriti, fermi a metà. 
Io vorrei sempre sentirmi più forte, più fortunata, più sana, più..., e mai meno. 
Ma sarà quel "meno" che mi avvicina ai pazienti.

29 novembre 2018

LUI, CON IL CAMICE APERTO

Questa mattina non era ancora passato quando le operatrici si occupavano del rifacimento dei letti.
Ieri andava di fretta e il giorno prima lo avevano chiamato in sala operatoria per una urgenza. Non sono riuscita a parlargli fino alle quattro del pomeriggio.
Il dottore con il camice aperto sfreccia sempre come una saetta lungo corridoio del reparto. Lo capisco da quanto svolazza quella stoffa bianca, lasciando un secco fruscio che taglia il vento e parlargli diventa quasi una scommessa.
Lo vedo da lontano imboccare il corridoio del reparto. Io mi trascino a fatica sul paletto della flebo, con il cardigan di lana sulle spalle e la sacca del catetere ben nascosta dentro ad una busta di carta firmata Dior. Me l'ha lasciata un'amica fanatica della nota griffe. 
Mentre cammina spedito, il dottore parla animatamente con una collega. Il fonendoscopio ondeggia sul suo collo come su un'altalena. 
Cerco di farmi notare. Ho tanto bisogno del suo conforto, delle sue parole e della certezza che mi opererà lui. Perchè io vorrei solo lui. Lui ha scoperto la mia malattia e lui ha avuto il coraggio di dirmi la verità senza giri di parole ma con tanta speranza di guarigione. 
Muove un vento gelido  quando mi passa accanto senza notarmi. Ed io rimango là, come una scema, ad annusare la scia di eau de parfum che lascia perenne, come se la volessi ingoiare. 
Dott.... ore. 
Fretta. 
Perennemente di fretta fuori dalle stanze e incredibilmente lento dentro alle stanze. 
Chiude la porta dello studio dietro di sè e posso solo aspettare di sentire la maniglia riaprirsi. La mia camera è proprio di fronte e decido di stendermi a letto, ascoltando ogni crepitio, un qualche cigolio  della maniglia o  la sua voce. O il rumore del suo camice, la sua tosse, il riverbero della sua risata sonora. Aspetto il sole, l'angelo che lo possiede, il dottore che tutti vorrebbero. 
Il cuore mi batte forte. Esce dall'ambulatorio con la mia cartella clinica in mano. Qualche infermiera deve avergli comunicato il mio desiderio di parlargli. Viene verso di me. 
Si siede sul bordo del mio letto, mi fa arrossire con un complimento gradito, garbato, semplice. Aveva notato il libro giallo sul comodino e condiviso la stessa passione. 
Lo fisso negli occhi che smuovono la parte più intima di me. Ha il camice aperto, una t-shirt bianca e i jeans. La fiducia in cui mi tuffo è tale da farmi sentire al sicuro.  L'affetto che traspare dalle sue parole mi assicura una calma dai contorni netti. Dentro di me, riflessioni sull'umanizzazione delle cure e sulla bravura di alcuni medici che sanno scuotere dall'anima la polvere accumulata dalla vita ingiusta, si fanno spazio. Rimbalza come un miraggio la mia paura. Si allontana. 
Mi adagio sotto alle coperte con il naso nascosto dall'unico lembo di lenzuolo che arriva fino in cima. Domani mi opererà lui. Ed io, sono la paziente più fortunata del mondo.

Nadia me l'ha raccontato ieri.

Quanto conta affidarsi alla persona che ti cura?. Quanto importante è il rapporto con chi entra a contatto con il tuo intimo profondo? 
Non di solo referti vive il paziente.

27 novembre 2018

Su col perineo anche durante la lampada

Che i raggi ultravioletti fossero dannosi alla pelle lo sapevamo già. Ma noi donne siamo fatte così, ci piace poco sentircelo dire. Vogliamo la pelle nera, il tacco che slancia e la pancia piatta. E i glutei sodi, il sorriso perennemente stampato, la felicità nei pori, un uomo che ci ami. Alcune, non tutte.
Scherzi a parte, non avevo pensato che anche durante l'esecuzione di una lampada abbronzante in versione doccia-bronze, si potessero fare gli esercizi per il perineo. Just do it, mi viene da dire, con tanto di celebre svirgolata e messaggio cosmico.
Mi preparo denudandomi e legando i capelli. Faccio dondolare le ciocche e le prendo tutte, con una pinza in plastica colorata. Lo specchio mi restituisce un'espressione meditabonda.
La sorpresa più eclatante è osservare che i piedi appoggiano su uno specchio pazzesco. Posso osservare dall'alto la mia vagina e valutare la presenza di anomalie, discese longitudinali e gravitarie, peli superflui e peli utili, gluteo cadente e altri ingombri.
La potenza delle luci mi impone di chiudere gli occhi e di contare le contrazioni che posso effettuare con i muscoli profondi (elevatore dell'ano in primis) durante lo scorrere del tempo. Poi sollevo una gamba, per abbronzarmi il piede, spruzzando e vaporizzando nuvolette di acqua aromatizzata al mentolo. Mentre appoggio il ginocchio sulle lampade incandescenti, stringo forte i glutei finchè la gamba appoggiata a terra riesce a non traballare. Deve sostenere per una decina di secondi il mio corpo in contrazione ma l'ustione è tale che mi devo riassestare. 
Non è fantastico? Sentire la melanina affiorare sotto pelle e la vagina che diventa parte attiva di un processo di cura più spirituale che fisico ?
E poi ancora, mentre la luce mi si incolla addosso, appesa alle maniglie vado su e giù in punta di piedi, portando l'ombelico verso l'interno del mio addome. Altro che panca fit. Questa è una doccia-bronze che mi inghiottisce scaldandomi le ossa e i muscoli,  e trasformando la pelle in dispensatrice di bagliori predatori, perineo compreso.
Sudo. 
Dai palmi appiccicosi delle mani sniffo la lozione abbronzante stesa come un velo prima di entrare. Non mi sono accorta di avere ancora la possibilità di aumentare la ventilazione e prima che questa breve esplosione di sole finisca e con essa, la mia lezione perineale, decido di volgere lo sguardo allo specchio, ancora una volta, sotto ai piedi. Con i polpastrelli so dove tracciare il solco sottile del gluteo dimenticato. Scivolato giù come a picco sulla montagna. Molle. No, non come sceso da un quadro di Botero. Molle, come il cognome che mi ritrovo, budinoso e flaccido. 
Finito. 
I capelli sono una cascata di onde crespe e disordinate. Lancio la cortina di lato, in modo che ricadano sulle spalle e mi rivesto. Ma voglio uscire sconsideratamente ottimista da qui. Ho fatto qualcosa per me e mi sono grata. 
Mi voglio bene si, tutto qui. 

Rosa Budino

Su col perineo anche a teatro

Teatralizzando con Pelvicstom

QUASI ADDIO

Ed io che pensavo non ci saremmo mai lasciati.
Tu, vivace e piena, hai riempito la nostra casa di musica, profumo e libri. E poi quell'abito di paillettes ancora appeso in bagno con i tacchi in forma, perchè ti stringevano sulle punte. La coroncina avvolta in fogli di giornale. Ricordi quante scivolate sulla pista? Ti aggrappavi alla mia spalla leggera o forte, a seconda dei volteggi. 
Avevi detto che saresti invecchiata con me, anche quando la malattia è arrivata tre anni fa. Me lo avevi promesso che avremmo contato le rughe. Me lo avevi promesso che saremmo andati in crociera quest'anno, con Silvy e la banda.
E me lo avevi promesso che avremmo partecipato ad un'altra gara di ballo; quel decimo posto dell'anno prima ci stava là, a mezz'aria, come un osso mal deglutito.
Poi è arrivato l'autunno e con lui le metastasi, i sogni svaniti e i progetti infranti. 
Ti preoccupavano la parrucca, i brufoli dappertutto, il gusto metallico e gli spilli sulle dita. Ti preoccupava la nausea. 
Guardavamo il soffitto promettendo con l'intonaco giorni migliori.
No, le lacrime no. Quelle erano troppo salate e preferivi non piangere. Sussultavamo ovattando i rumori.
Ti preoccupavi per me. Di me e di quei chili di meno, della cintura senza più fori e dei capelli sbiaditi. Di me e della solitudine che avrei provato una volta volata via, con gli angeli. 
Tu, alla fine di tutto, della vita e della gioia, sei riuscita ancora a preoccuparti di me. 
Mi hai tenuto la mano senza stringerla. Mi hai guardato con un occhio solo, quasi chiuso. La palpebra era troppo pesante. 
Io non sapevo se stringermi accanto a te ti avrebbe fatto bene. La coperta era già tanta per il tuo corpicino. Mi sono buttato nel tuo calore, ti ho accarezzato e baciato in fronte. Volevo mescolare i  nostri respiri. Ti ho promesso dignità e un paradiso che riserverà anche il mio di posto, accanto a te. Ora  chiudo gli occhi con te, voglio dormire qui e domattina svegliarmi con le tue mani nelle mie. Potrebbe essere l'ultima notte in cui contiamo insieme le stelle, in questo cielo di piombo.

23 novembre 2018

A Padova un convegno sull'incontinenza


Siamo felicissimi che anche i nostri amici padovani abbiano avuto questa iniziativa. Finalmente di incontinenza si può parlare liberamente sdoganando significati, modalità di guarigione o convivenza. 
La mattinata presso il Policlinico Universitario Patavino, nell'aula Vesalio, sarà occasione per incontrare altre associazioni stomizzati e incontinenti e magari accogliere gli studenti infermieri che vogliono approcciarsi a questo argomento. Spiegherò le possibilità riabilitative, strumentali, qualche esercizio attraverso dei video.
L'impegno comune si traccia sulla consapevolezza che se continuiamo ad acquistare pannoloni e assorbenti, non risolviamo un problema. Possiamo stare bene col pannolino giusto certo, ma dobbiamo capire se possiamo stare meglio facendo altre cose, come esercizi o interventi chirurgici, o mantenendo una stomia, se rischiamo l'incontinenza fecale chiudendola. 
E poi non dimentichiamo i risvolti psicologici di un problema così importante. 
La psicologa della nostra associazione, Dott.ssa Caterina Bertelli sostiene attivamente le donne e gli uomini con incontinenza. Così come il Dott. Copes Alessandro, amico e collega docente all'Università di Padova, che ne parlerà domani al convegno. 
Il Dott. Massimo Iafrate ci farà un excursus sull'incontinenza urinaria mentre Il Prof. Militello Carmelo sull'incontinenza fecale. 
E  poi presenze d'eccezione al Policlinico Universitario come il Dott. Angriman, Il Dott. Martella e il Dott. Degan. I presidenti delle associazioni Marco Torresan, di APIS, Attilio Reginato di AISVE, Giuseppe Pesce di AISCAM e Pier Raffaele Spena, delegato di FAIS.
Ma concedetemi un plauso particolare a Edoardo Giorato, amico e collega stomaterapista. Uno dei più amati stomaterapisti d'Italia. Uno che ha fatto dell'umiltà il suo miglior pregio e del principio di collaborazione una forza. La forza. 
Non conosco personalmente Paola Barcarolo, dottore di ricerca in ingegneria civile e ambientale ma credo che la sua presenza non sarà casuale. 
Si tratterà di un convegno che farà da ponte per altre iniziative simili, dove la condivisione culturale sarà l'occasione per rimediare alle mancanze di un passato dove l'incontinenza non faceva solo arrossire e zittire, bensì non consentiva di riferire il problema. La questione era solo una sporca questione. Uno sporco affare, nulla di più. 

Fanni Guidolin 
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22 novembre 2018

ESERCIZI DI PELVICSTOM ALL'ULTIMA DATA DEL TOUR


Rosa, fucsia e bianco il mood per la serata pratica stavolta nella palestra delle scuole elementari di Vedelago, in provincia di Treviso. Tantissime le donne partecipanti all'incontro.
Diversa la modalità di esecuzione degli esercizi che avvenivano dopo spiegazione con una volontaria sul lettino.
Un lettino protagonista al centro dell’ampio spazio e il focus sul razionale degli esercizi.
Eccoli in serie quelli che abbiamo eseguito ieri sera. Sono alcuni del repertorio semplice.

Si raccomanda di essere caute, lente nell'esecuzione ed elastiche nei movimenti. Ideale sarebbe farsi seguire da una terapista che vi possa correggere. Se volete potete scrivermi una mail e vi saprò consigliare la terapista più vicina a casa vostra>>> guidolinfanni@gmail.com

Questi esercizi ve li ho spiegati personalmente e potete ripeterli anche tutti i giorni.

A scopo esemplificativo ho fotografato una volontaria nelle varie posizioni. Ho aggiunto le foto che mi avete scattato e vi ringrazio. Userò una terminologia semplice e facilitante, non scientifica. Ringrazio G.Z. (77a) per essersi prestata alle fotografie.











Foto sopra. MEA-MAO Sedute sui talloni appoggiate la testa a terra e allungate le braccia. Concentratevi solo sul muscoletto elevatore dell'ano (MEA) e contraetelo e rilasciatelo ripetutamente. Non dovete farlo velocemente, usate due secondi per stringere e due secondi per rilasciare. Attenzione, non dovete muovervi con il resto del corpo. I glutei non partecipano alla contrazione. E' come se doveste trattenere la cacca o la pipì. Ripetete 50 contrazioni.




Foto sopra: MEA-PUP Esattamente come l'esercizio n.1 anche il n.2 prevede la contrazione del MEA con le ginocchia trattenute al petto. L'addome non deve assolutamente contrarsi. Il respiro è sempre spontaneo, fluido. Ripetete 50 contrazioni .


Foto sopra: MEA-LAT Anche questa posizione laterale è ottima per la contrazione isolata del muscolo elevatore dell'ano (MEA). La mano appoggiata nel gluteo opposto, controlla che sia morbido e non reclutato. L'addome è morbido, a budino. Il respiro fluido. Attenzione a non contrarre i muscoli posteriori della coscia.

Foto sopra: Questo esercizio si chiama BUTTERFLY. Supine, con le gambe a "farfalla" e il piede contro l'altro piede, effettuate la retroversione del bacino. Significa che dovete portare verso l'alto il bacino stando con la schiena ben appoggiata a terra. Contraete anche i glutei e soprattutto espirate quando effettuate la contrazione. Da ripetere 30 volte lentamente come un dondolio.

Attenzione a non alzare la testa . Altrimenti spingerete sul perineo



Foto a destra: il ponte. THE BRIDGE. Sollevate a piedi pari in appoggio e gambe piegate, il bacino verso l'alto. Braccia allungate lungo il corpo. Non inarcate la schiena ma sentite le vertebre lombari che si allungano. Espirate quando salite e immaginate che in quella pendenza del perineo, la forza centripeta porti gli organi pelvici verso l'ombelico, anti gravità. Ripetete 30 volte.









Foto a sinistra: prone. Esercizio di LONG-LEG con le mani sotto al mento. Se avete i glutei flaccidi, questo esercizio fa per voi. Sollevate alternativamente una gamba dopo l'altra allungandola all'indietro . Sollevatela di soli 10-15cm, per non caricare la schiena. Quando sollevate la gamba, stringete forte entrambi i glutei. Respirate normalmente ma non spingete mai con la pancia contro al pavimento. Portatela sempre verso l'interno. Attenzione che l'errore comune è quello di piegare la gamba all'altezza delle ginocchia. Ripetete 50 volte (25+25)

Attenzione a come appoggiate i piedi. I talloni devono cercare di toccarsi. Il piede storto non va bene



Foto sopra: vi mostra come devono stare le braccia durante l'esercizio di long leg

Foto sopra: BIKE . Esercizio semplice. Sollevare il bacino con le mani aperte, sotto ai glutei e pedalare avanti e indietro senza spingere con i muscoli addominali. Se non riuscite, dovete sollevare ancora di più il bacino, ponendo dei cuscini.
Mentre pedalate lentamente, stringete il perineo come per trattenere un gas. Espirate sempre.
Se vi accorgete che non siete coordinate nella pedalata, è il caso che vi alleniate parecchio.
Proseguire avanti e indietro per 4 minuti almeno.

Foto sopra e a destra : Inventato da Guillarme i piedi sono in retroversione tibiale. Questa posizione a gambe tese, addome rientrante e glutei che partecipano alla contrazione, prevede una salita pazzesca del perineo. Le gambe devono essere rigide. Poi i piedi tornano nella posizione pari, vicini (foto sotto) e si rilassa anche tutto il resto del corpo. In retroversione (foto sopra) invece, contraggo ed espiro mantenendo per almeno 6 secondi.






Foto a sinistra: in laterale con il braccio sotto all'orecchio e la testa in appoggio. Gambe tese, rigide, addome introflesso, glutei contratti. Sollevo la gamba superiore di 20cm e mantengo per 6 secondi focalizzando l'attenzione sulla sincronia di attivazione glutei-addome-espiro. Quando appoggio, rilasso tutto il corpo. Attenzione che l'errore comune è quello di piegare la gamba inferiore. Ripetere 30 volte per gamba e lato.





Cercate di non spingere con i muscoli addominali quando stringete in perineo.

Per la stitichezza, massaggiatevi la pancia e poi velocemente per almeno 3 minuti, spingetela in fuori e portatela in dentro al massimo.



Foto sopra: prima di sdraiarvi imparate a sedervi e poi a scendere con la spalla e le gambe flesse. Aggiustatevi nel letto senza spingere con la pancia


Foto sotto: io lo faccio mentre mi lavo i denti il basculamento del bacino. avanti e indietro. In avanti devo espirare e stringere il perineo con la pancia in dentro. Indietro devo lasciare ogni contrazione.

Foto sopra: anche i piedi parlano di perineo. E parlano del nostro rachide, la nostra schiena, il nostro lavoro presente o passato. Il modo in cui le dita partecipano alla presa del telino, dà un'idea delle articolazioni, della mobilità e delle problematiche. Un utile esercizio di "sblocco" è quello di mettersi a piedi nudi su un asciugamano e cercare di rendere le dita dei piedi prensili. Come nella foto sotto. Continuare per 3 minuti. Prendere il telo e rilasciarlo aprendo bene le dita. fatelo da sedute e sentite contemporaneamente come si muove il vostro addome. State "spingendo"? Correggetevi subito.
Foto sopra: la retroversione del bacino con le gambe flesse e i piedi in extra rotazione esterna, consente l'avvicinamento degli ischi e quindi "la chiusura dei rubinetti".

La scarsa mobilità dell'articolazione sacro iliaca, impedisce un 'ottimale retroversione. Si invitano pertanto le donne ad effettuare antiversione e retroversione per 50 volte. Attenzione all'errore comune: quando si porta il pube in vanti, l'addome deve appiattirsi completamente e l'aria fuoriuscire dalle labbra socchiuse. Mai serrate. (foto anche sotto)



Foto Sopra: il gatto. Serve per aumentare l'escursione dell'articolazione sacro iliaca ovvero di "smuovere" bene il bacino in modo da imparare a chiudere il perineo.

Inspirare (prendere aria dal naso) quando la schiena è arcuata e aprire il perineo come a paperetta. Espirare invece quando si fa la gobba come il gatto, portare il pube avanti, stringere i glutei e portare l'ombelico alla massima introflessione.Il gambero va indietro . Con le braccia allungate in avanti e le spalle basse. Si porta un piede dietro l'altro camminando come "in un filo sospeso" . Ad ogni passo il gluteo corrispondente si contrae. Immaginatevi che un filo d'acciaio vi tiri verso lalto. Controllate l'equilibrio. Le donne con incontinenza o con turbe della statica pelvica fanno molta fatica a mantenere l'equilibrio durante questo esercizio.

Nella camminata del ballerino  si va avanti in punta di piedi, con le braccia sollevate in alto. i glutei sono contratti, le gambe dritte, tese, rigide, l'addome piatto, il mento sollevato. Immaginatevi di trattenere le feci mentre camminate.
In questa foto si pratica la camminata del gambero, all'indietro. Come in un filo sospeso si cerca l'equilibrio. Passo dopo passo si attiva il gluteo corrispondente.
Altro consiglio:

Non alzarti mai dal letto spingendo con i muscoli addominali. Cerca di girarti su un lato, portare giù le gambe e mentre ti alzi, introfletti la pancia.
che le donne possano stare meglio è sicuro. Qualcuna lo ha anche riferito che dopo la serata teorica ha tolto il salvaslip ed è stata più attenta alle perdite.

Basta poco. Volontà e costanza sono gli ingredienti principali. Passione e amore per sè stesse, desiderio di sentirsi donna a tutto tondo, rivivere una nuova sessualità.
Cento donne in rosa hanno dimostrato ancora una volta che il perineo va scoperto frequentando queste serate, questi corsi, seguendo questo tipo di allenamento.

Quando tossite o starnutite vi scappa la goccina di pipì?
Imparate a fare the knack, il trucco.

Avvicinate le gambe, retrovergete al massimo il bacino. Il bacino non si retroverge ?
Dunque stringete i glutei. Ricordatevi di non spingere con l'addome. Mai.
Concentratevi sul MEA. Stringetelo, contraetelo, a risucchio verso l'interno.
A questo punto siete pronte per soffiarvi il naso, starnutire o tossire.
clicca qui per vedere un video della contrazione isolata dell'ano

Mi raccomando donne!
Buon lavoro !!!!!!!!!!!!!!!!!!

Si ringraziano Annamaria Fietta e Diana Lion (con i loro mariti) di AISCAM per la collaborazione. Ma soprattutto ringrazio Lorena Cattapan referente per lo sport nel comune di Vedelago per questo invito e il mitico presidente regionale stomizzati e incontinenti Attilio Reginato.

18 novembre 2018

Spieghiamo il Pavimento Pelvico ai bambini da 6 a 14 anni: #perineomarameo

Se ci trovassimo in una comune classe scolastica potremmo partire così:
Il Pavimento è quello che sta alla base di questa stanza e che voi calpestate. E' duro e sostiene i vostri banchi, la lavagna, gli zaini riposti vicino ai vostri banchetti, i cestini, le carte geografiche dell'armadio, l'armadietto e voi stessi.
Se ora vi sedete per terra e incrociate le gambe come gli indiani, appoggerete sul pavimento il vostro... pavimento pelvico. Appoggerete il sederino e tanti altri muscoli e ciccia, ma, mentre il pavimento della stanza è duro, il vostro pavimento è molto morbido.
Potremmo anche chiamarlo anche Perineo Marameo perchè scompare sotto ai vestiti, alle mutandine e nessuno lo vede. Voi solo sapete che c'è.
Il vostro Perineo Marameo vi fa capire che esiste e funziona, quando fate la pipì o la cacca, e che esiste ma non funziona bene quando la cacca è dura e dovete spingere troppo; o quando la pipì è così tanta da farvi gocciolare sulle mutandine; o ancora quando mangiate troppa cioccolata e vi viene la cacca molle molle. Perineo Marameo non funziona bene quando bagnate il letto la notte o quando non arrivate in bagno in tempo e fate tutto sulle mutandine.
Il serbatoio della cacca si chiama retto. E' un contenitore. Quello della pipì si chiama vescica.
In mezzo ai due serbatoi le bambine hanno la vagina che è un piccolo passaggio. Una specie di tunnel che i maschi non hanno. Poi le femmine hanno un organo che è a forma di pera e si butta un po' sopra la vescica: si chiama utero, che sarà un domani il contenitore di un bambino.
I muscoli del Perineo Marameo si indeboliscono con il passare degli anni e gli organi che ci stanno sopra si adagiano bene, come se fossero in un tappeto elastico che via via però perde la sua forma e la sua durezza e diventa molle molle. Si dice che diventa lasso e non riesce più a sostenere bene.
Quando avrete quaranta o cinquant'anni lo potrete immaginare come la tenda di un circo che crolla senza l'impalcatura, o un tappeto elastico ben tirato da cordicelle che si spezzano, quando si invecchia.
Ecco perchè quei muscoli vanno allenati nel tempo, sin d'ora. Per mantenerli forti, duri, tonici.
E per fare funzionare sempre il vostro Perineo Marameo, vi posso insegnare tre esercizi per cominciare.
Potete iniziare col gioco delle bolle di sapone. Mentre soffierete per fare una bolla, la più grande possibile che siate mai riusciti a fare, cercate contemporaneamente di portare il vostro ombelico verso l'interno, appiattendo bene la pancia. Senza volerlo, Perineo Marameo si solleverà verso l'interno.
Oppure vi posso insegnare il gioco dello stringere il sedere forte forte, che è un altro esercizio utile, ma dovrete essere sdraiati a pancia in giù, mantenendo le mani sotto al mento.
Ancora un altro: se vi sdraiate a terra e raccogliete le ginocchia verso il petto, trattenendole con le mani, potete concentrarvi come per trattenere la cacca e stringere forte quei muscoli e poi rilasciarli e così via, più volte. 

Si potrebbe accompagnare questa spiegazione facendo disegnare i bambini una sezione sagittale del perineo maschile e femminile o utilizzando il pongo o i plastici anatomici. Ritagli con la carta possono stimolare la conoscenza della forma di ogni organo e inoltre mostrare la scala di Bristol delle feci può farli sorridere, divertire e può abbattere il muro della vergogna. 
Defecare è una delle azioni più fisiologiche e importanti che esistano, come la respirazione o il battere del cuore. 
E' una parte che viene raramente spiegata dalle insegnanti di scienze e invece così importante. 
Il bambino non lo sa ma paradossalmente diventa esemplare interprete della sua disfunzione. E questa metodologia potrebbe avvicinare i due lontanissimi universi: quello genitoriale e scolastico a quello medico. Una nuova tendenza per costruire un linguaggio, dare corpo all'identità di ognuno, alla visione distorta di alcune parti intime.
Gli esercizi e la spiegazione teorica dovrebbero essere prima appresi dagli insegnanti, è per questo che con le associazioni stomizzati e incontinenti proporremo un tour nelle scuole, di informazione e prevenzione, conoscenza e formazione vera e propria. 
Accettiamo suggerimenti e consigli.

Fanni Guidolin 
Enterostomista Specialista nella Riabilitazione delle disfunzioni del Pavimento Pelvico femminile, maschile e pediatrico


Successo a Salvarosa per l'ultimo tour di Pelvicstom

Accoglienza e affetto, interesse e partecipazione sono stati gli ingredienti portati dalle settantasette donne accorse venerdì sera all'incontro informativo sul perineo femminile. Una conferenza medico-scientifica intervallata da alcuni momenti teatrali, che mi hanno permesso non solo di far sorridere e divertire il pubblico, ma di far passare il messaggio che del perineo dobbiamo prenderci cura ogni giorno.
Ci sono azioni nella nostra quotidianità che incidono profondamente su quelle strutture basse, rinchiuse alla base del nostro bacino. Piegarsi per raccogliere qualcosa, o stare sedute per ore, sollevare pesi e avere una postura scorretta, sono azioni da controllare con il respiro, la corretta introflessione dell'addome e la contrazione degli sfinteri anali e dei muscoli vaginali.  Il tutto simultaneamente al movimento e sempre. 
Più azioni corrette compiamo durante il giorno e più il nostro perineo ci ringrazierà e viceversa.

Il soffio del palloncino, che non manca mai nei nostri eventi, impegna i muscoli addominali. E' proprio questa disattivazione che le donne devono imparare. E mentre la pancia si appiattisce, stringere là sotto è sempre utile. 

Se non ci fossero le volontarie dell'associazione AISCAM (associazione incontinenti e stomizzati di Castelfranco e Montebelluna) ad aiutarmi, non saprei davvero come fare da sola. Con presidente regionale Attilio Reginato, il direttivo si carica di forza e gioia. Annamaria Fietta e Diana Lion, nella foto sopra com me, consegnano volantini, brochure e gadgets ai partecipanti. 

Annamaria si dedica ogni volta alla realizzazione dei fiocchetti in tema di colore e significato. Ogni nostro evento vuole sensibilizzare anche nell'ambito della stomia, argomento poco conosciuto. E' per questo che le borsette consegnate contengono la brochure dell'associazione. Si informa e si accolgono i nuovi soci. 
Riuscire a mantenere l'attenzione delle donne per un paio d'ore parlando di argomenti poco comuni, non è mai facile. Così ho ideato alcune trance con battute e scenetta. Una sorta di parodia, che liberi la mente ma la apra al significato profondo.
Ne è rimasto entusiasta Luigi Brunato, del direttivo dell'associazione frazionale Salvarosa. Rivedermi a casa (dato che ho abitato vent'anni a Salvarosa) è stato per lui un onore. 
Invece sono io che ringrazio tutti loro. Dovevate vedere come hanno sistemato il palco e allestito il set in mezz'ora. Cavi, microfono, schermo e proiettore, velocissimi. Ed io che terrorizzata dalla paura di non riuscire a preparare in tempo, ondeggiavo avanti e indietro alla ricerca di minuti già trascorsi.

Le donne amano essere considerate e guardate dentro, nell'anima. Fa parte di noi la ricerca del riconoscimento. Ecco perchè quando capiscono che noi terapiste, infermiere, fisioterapiste od ostetriche esperte di perineo, riusciamo ad entrare nel loro animo più intimo, si lasciano andare a confidenze e confessioni. Vorremmo che i miasmi del dubbio morale svanissero.
Le accogliamo tutte le donne, anche quelle più difficili, resistenti al cambiamento. Anche quelle che pensano sia più facile e risolutivo sottoporsi ad un intervento chirurgico piuttosto che fare fatica con gli esercizi. Sono le pensatrici anti-sistema. Le ho definite così. 
Salvarosa ci ha regalato la convinzione che stiamo percorrendo la strada giusta.
Giunti ormai al diciottesimo evento di Pelvicstom, diamo appuntamento a tutte mercoledì prossimo 21 novembre 2018 ore 20.00 presso la palestra delle scuole elementari di Vedelago (Tv), dove anche le donne partecipanti alla serata teorica di Vedelago, accorreranno. 
Chiediamo di indossare una t-shirt bianca o rosa, che coreograficamente richiama tutto il mondo femminile, e di portare un tappettino. faremo alcuni esercizi tutte insieme e vi spiegherò il razionale scientifico di ognuno. 
Per chi volesse saperlo, la mia scuola e corrente di pensiero è quella di Bernardette De Gasquet. 


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