31 agosto 2019

In partenza per Firenze al Congresso Nazionale AIMAR

L'AIMAR è un’associazione di genitori nata nel 1994 costituita da pazienti, medici e volontari,
con il comune obiettivo di aiutarsi a risolvere i problemi collegati alla malformazione congenita ano rettale che colpisce in Italia ogni anno dai 110 ai 130 bambini.
Nell'associazione i pazienti con MAR trovano nuovi amici con cui condividere la loro problematica.
Gli esperti seguono le tappe della prima infanzia, ma anche dell’adolescenza e della maturità di ogni ragazzo.
Ogni genitore è aiutato negli aspetti pratici, ma anche in quelli non meno importanti psicologici e sociologici.
Il 14 e 15 Settembre 2019 a Firenze, nella Casa per Ferie dei Salesiani in Via del Ghirlandaio 40, sarò ospite due giorni in qualità di relatrice. Domenica 15 parlerò di perineo pediatrico e di tutte le possibilità riabilitative per i bambini e gli adulti con MAR. 
Sarà un'esperienza che condividerò con Elena Scarabellin, che come me è una enterostomista, e per anni si è occupata delle stomie pediatriche. Insieme a noi, il viaggio in treno sarà in compagnia della Professoressa Midrio, Primario di chirurgia pediatrica all'ospedale Cà Foncello di Treviso, referente AIMAR a livello nazionale, 
Il congresso nazionale richiamerà centinaia di ragazzi, bambini e genitori, esperti, interessati, medici e assistenti. Ecco il link al sito per iscriversi https://www.aimar.eu/aimar-magico-settembre-in-toscana/
L'esperienza si rivela per me la prima in assoluto, e sarà indimenticabile sentire l’affetto di tanti bambini, ragazzi, giovani adulti e genitori. 
Mi sento di dire a tutti coloro che sono affetti da questa patologia che allo stesso modo, nella vostra vita, gli ostacoli o gli impedimenti possono sì essere la vostra dannazione, oppure degli amici che vi stanno chiamando a giocare in cortile. I vostri limiti, di cui spesso immagino vi possiate lamentare, sia che vengano dal vostro mondo fisico interiore, sia che arrivino dagli altri o dal mondo in cui interagite, sono la materia prima necessaria a ogni creazione e trasformazione. Ecco perchè immaginare una vita senza ostacoli è un esercizio sterile. Ma imparare ad estrarre la vostra grandezza da tutto ciò che vuole impedirvelo, crea bellezza nella vostra vita. Una bellezza visibile e a beneficio del mondo intero. 
Ci vediamo a Firenze !!!

Ne avrò di cose da scrivere al mio ritorno. L'esperienza AIMAR per me è la prima e devo dire che il lavoro fatto in questi anni con numerosi bambini mi ha dato grandissime soddisfazioni. 
"Angelica" è stato l'ultimo aggettivo che una mamma mi ha regalato dopo il ciclo di riabilitazione perineale che sua figlia ha condotto con me. Avrebbe voluto continuare all'infinito, tanti erano i risultati. Vi mostro la bellissima lettera dei genitori che mettono in risalto però, anche la regressione durante la mia assenza e il periodo "finestra" di stacco, in cui si osservavano il comportamento e l'andamento della disfunzione della piccola paziente. 
 
Ho capito l'importanza del dare anche attraverso la scrittura, il blog, le serate informative. Sono i lettori e i miei seguaci che , leggendomi, mi restituiscono i giorni e i mesi passati a studiare e a scrivere, a cancellare, a ripetere, a lavorare sodo. E che, testimoniando della realtà della propria vita, mi fanno capire come tra me e i pazienti ci sia quell'amore che supera ogni cosa. Anche la malattia.

PERINEOLOGIA intimamente femminile

Nel 1990 è stato introdotto il termine “perineologia”, che è entrato nell’uso corrente e indica quella branca multidisciplinare che studia e cura i probolemi del pavimento pelvico e degli organi endopelvici.
Inventore della parola è il Professor Giuseppe Dodi, dell'Università degli Studi di Padova editore dell'omonima rivista.
Venerdì 20 settembre alle ore 20.30 nell’Aula Magna della scuola media “A.- Manzoni” di Carità di Villorba (Tv) ci sarà un incontro per la popolazione intitolato: “Perineologia, intimamente femminile”. 
Sarà una Serata di informazione promossa dall’ ATIS (Associazione Trevigiana Stomizzati e Incontinenti), con l'Assessorato al Sociale del Comune di Villorba (Tv), introdotta da Giulio Santoro (Responsabile del progetto aziendale ULSS2 Marca Trevigiana e responsabile del Centro di Terzo Livello dell’incontinenza e stomia, eccellenza trevigiana a livello nazionale) e tenuta dalla relatrice Fanni Guidolin, (Infermiera Enterostomista specialista nella riabilitazione delle disfunzioni perinealiUlss2 Marca Trevigiana). Segreti, emozioni e aneddoti senza tabù verranno raccontati ai presenti, per un incontro aperto anche al pubblico maschile.
Si parlerà di vagina, ano, retto, minzione e defecazione, posture scorrette di fronte e sopra al wc, credenze e miti da sfatare.
Con un focus su conoscenza ed educazione della muscolatura pelvica, del perineo, delle sue funzioni e dell’influenza che ha sulla salute femminile, Fanni Guidolin cercherà di tenere incollato e attento il pubblico, riservando qualche sorpresa simpatica ma educativa.
Non potete mancare !!!! In Via Galvani 4, a Carità di Villorba (provincia di Treviso). Presso l'auditorium delle scuole Medie A. Manzoni.
Per info 3404044005

Si ringraziano per il patrocinio :
Città di Villorba, Ulss2, AIOSS (Associazione Tecnico Scientifica Operatori Sanitari Stomaterapia e Riabilitazione del Pavimento Pelvico) e le associazioni stomizzati e incontinenti FAIS (Federazione Nazionale Associazioni Incontinenti e Stomizzati) , AISVE (Associazione Incontinenti e stomizzati regione Veneto), AISCAM (Associazione Incontinenti e Stomizzati Castelfranco e Montebelluna).

Nella foto sotto da sinistra: Dott. Giulio Santoro (Responsabile Rete Aziendale Centri Incontinenza e Stomia), Regina Dassiè (Presidente ATIS), (Fanni Guidolin, relatrice) e Attilio Reginato (Presidente AISVE)

27 agosto 2019

Dal laser alla radiofrequenza:
le tecnologie contro i disturbi vaginali

«Secchezza vaginale, dolore durante i rapporti sessuali, prolasso, incontinenza. Sono tanti e diversi i disturbi vaginali di cui soffrono migliaia di italiane con pesanti ripercussioni sulla vita di tutti i giorni. Per fortuna, però, oggi la tecnologia ci consente di intervenire con trattamenti non invasivi (radiofrequenza, elettroporazione, laser), separatamente o in sinergia, anche sul distretto corporeo vaginale, tonificandolo e “ringiovanendolo”. Proprio così, perché quando parliamo di ringiovanimento vaginale, non parliamo “solo” di estetica, elemento comunque importante nella vita di ogni donna, ma anche di funzionalità, fattori entrambi che in molti casi risultano compromessi dopo parti, cure farmacologiche e/o menopausa». Chi parla è la dottoressa Monica Vitali, ostetrica riabilitatrice, consulente sessuale, osteopata, che applica il proprio metodo. Monica ha aderito al mio gruppo italiano GITERP (terapiste esperte in ambito perineale) e al blog di Pelvicstom.
Mi sono rivolta a lei per conoscere i trattamenti disponibili per migliorare e risolvere i più frequenti problemi intimi che anche le mie pazienti mi chiedono.
Dottoressa Vitali, innanzitutto per che tipo di disturbi vaginali possono rivelarsi efficaci queste tecnologie?
Il campo di applicazione è molto ampio: secchezza vaginale, pro- lasso uro-genitale, prurito vulvare, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), ipertono/vaginismo, bruciori vulvo-vaginali, distrofie vulvari iperplastiche, atrofiche e miste; craurosi vulvare, malattia rara della mucosa vulvare caratterizzata da progressiva atrofia; discheratosi (alterazioni della pelle che portano a un ispessimento dello strato corneo); cicatrici post-episiotomie; incontinenza urinaria da sforzo.
Cominciando dalla radiofrequenza, tecnologia nota alla maggior parte delle persone ad esempio come trattamento per la cellulite. 
Come funziona? 
Attraverso il riscaldamento selettivo prodotto da un manipolo endovaginale (all’interno della vagina), questa metodica non invasiva è in grado di ridurre i principali sintomi dell’atrofia vaginale (bruciori, secchezza, prurito e dispareunia), stimolando la produzione di collagene e ripristinando così l’elasticità e la compattezza dei tessuti vaginali. Rispetto ad altri trattamenti ha il vantaggio di essere indolore e offrire una certa velocità nel raggiungimento dei risultati. Inoltre permette una ripresa immediata delle normali attività, compresa la vita sessuale, ed è sicura nell’utilizzo. In genere si raccomandano almeno quattro sedute, una ogni 14 giorni, della durata media di 20 minuti, per alleviare i disturbi legati all’atrofia vaginale.

Cos’è invece l’elettroporazione?

È una tecnologia non invasiva e non dolorosa che può essere definita come una “siringa virtuale”: un particolare impulso elettromagnetico fa sì che un principio attivo venga assorbito senza aghi per via transdermica (attraverso la pelle) garantendo una più alta concentrazione ed efficacia solo nelle zone interessate. L’assorbimento che ne deriva è di gran lunga superiore rispetto agli altri sistemi finora utilizzati (ultrasuoni, ionoforesi, iontoforesi). Il vestibolo vaginale (porta d’ingresso della vagina) e il tratto vaginale distale, con le loro fitte ramificazioni di terminazioni nervose e recettori degli stimoli tattili, termici e dolorifici, sono il posto ideale per esaltarne le caratteristiche terapeutiche. In particolare possono essere affrontate: atrofia post-menopausale, secchezza, bruciori e dispareunia. Il trattamento ha un effetto analgesico e decontratturante, aumenta il tono muscolare e il piacere coi- tale, migliora l’elasticità tessutale e infine contribuisce a un’azione anti-aging.

Finiamo con il laser. 
Di che tipo di laser si tratta?
In che modo agisce?
È un laser CO2 che porta a un foto-ringiovanimento funzionale della mucosa vaginale. La mucosa vaginale, senza l’effetto degli estro- geni, negli anni tende a diventare più sottile e liscia e a dare disturbi di secchezza e di bruciore. Attraverso la stimolazione con questo raggio laser si crea un aumento di produzione del collagene per cui la mucosa ritorna ad essere idratata, trofica, elastica e migliora la lubrificazione spontanea. Normalmente i trattamenti sono circa tre a distanza di un mese l’uno dall’altro, anche se il numero dipende dal grado di atrofia e dalla severità dei sintomi.
NON COMPAIONO SOLO AD UNA CERTA ETA’.
I disturbi vulvovaginali possono essere di varia entità e natura: dalle cistiti alle perdite urinarie da sforzo, dalla secchezza all’atrofia vaginale (foto), dalla vulvodinia alla dispareunia. In genere si intensificano con la menopausa, a causa di una diminuzione del livello di estrogeni, ma possono verificarsi anche durante l’età
 fertile, ad esempio 
come conseguenza
 di un parto vaginale oppure per problemi endocrini o per alterazioni all’anatomia pelvica.


26 agosto 2019

La pubalgia in gravidanza

La PUBALGIA è un´infiammazione dolorosa al basso ventre, dovuta allo stiramento dei muscoli che hanno inserzione sulla branca pubica ed è per questo che maggiormente il dolore lo si accusa nella regione dei muscoli adduttori dell’anca (muscoli che muovono l’anca verso l’interno) ma non sempre è possibile individuare il punto esatto. La pubalgia in gravidanza può colpire 1 donna su 5, manifestarsi per gradi di intensità differenti e di solito compare nel terzo trimestre di gravidanza. Se trascurata o curata impropriamente può diventare cronica e invalidante. La pubalgia è un dolore tipico degli sportivi, ma per motivi diversi può interessare anche le donne in gravidanza e nel post parto.

Il sintomo caratteristico è il dolore all’inguine, che a volte si irradia anche verso l’interno della coscia oppure verso la zona lombare della schiena.
E’ un dolore  che si fa sentire soprattutto mentre si cammina o si fanno le scale, quando si sta sedute troppo a lungo o si cerca di stare su una gamba sola - succede mentre ci si veste - quando si allargano le gambe, per esempio per scendere dalla macchina, oppure quando ci si rigira nel letto. In alcuni casi può anche esserci dolore durante i rapporti sessuali o in generale all'area del perineo.

Durante la gestazione i movimenti di oscillazione della zona pelvica creano forte tensione a livello articolare, che molto di frequente sfocia in dolore. La maggiore mobilità della cavità addomino-pelvica, favoriti anche dai mutamenti ormonali come la relaxina e il progesterone, diventa in questo periodo di fondamentale importanza.
La pelvi, che nella donna ha la conformazione per accogliere e contenere in nascituro, è una struttura ossea e muscolo-legamentosa formata dallo stretto superiore che è inestendibile e il distretto inferiore è estendibile. Le articolazioni, due sacro-iliache posteriormente e la sinfisi pubica anteriormente, tra loro subiscono un aumento della mobilità articolare per permettere di contenere maggiormente l’utero che diventerà sempre più voluminoso durante le 40 settimane di gestazione e per permettere al bimbo, a termine della gravidanza, di entrare nel canale da parto e nascere.
Queste modificazioni possono causare dolore nelle varie fasi, soprattutto se sono già presenti dei compensi posturali, non trattati.

Prima della gravidanza la donna può avere subito dei traumi diretti alla sinfisi pubica, anche se molto rari, o di traumi e deterioramenti che coinvolgono le articolazioni del bacino, legamenti e fibre muscolari collegati che, al momento non si ha dato importanza, ma che con il tempo e soprattutto per le modificazioni che avvengono in gravidanza si perdono gli equilibri creati di compenso.
Durante il primo e secondo trimestre di gravidanza è molto importante non sottovalutare la pubalgia perché è possibile che il dolore sia causato da una problematica data da prolasso del disco della colonna vertebrale del tratto lombare L1-L3, che se non tempestivamente trattata, potrebbero dare disturbo al nervo ileo-inguinale e i suoi rami cutanei (rami vicino alla superficie della pelle), e il ramo genitale (che innerva i genitali) del nervo genito-femorale. Il motivo per cui il ramo genitale potrebbe essere influenzato in lesioni croniche è perché i muscoli della coscia interna si inseriscono al pube. Quindi, eventuali lesioni a lungo termine all’inguine possono sollecitare questo nervo creando algia mantenuta anche nel post parto.

Durante il terzo trimestre con l’aumento del volume gravidico, il sistema muscolo-scheletrico e delle strutture viscerali, accentuato dalla lordosi, aumento della mobilità articolare e dalla modificazione della respirazione che diventa prettamente toracica, viene a crearsi una maggiore pressione sull’addome che porta i muscoli, tendini e organi a scaricare tutte le pressioni sul pube. Talvolta il dolore si può irradiare anche posteriormente a livello inguinale e associarsi ad un dolore sacrale. Per questo motivo la pubalgia può essere un campanello d’allarme di mal posizionamento del feto durante la gravidanza, travagli indotti e periodi espulsivi medicalizzati.

Parlando di prevenzione per evitare la sintomatologia o per contenere questo disturbo è consigliabile: tenere il peso sotto controllo, se si superano i 15 kg dall’inizio della gravidanza c’è rischio maggiore di pubalgia. Stare seduti correttamente appoggiando tutta la schiena allo schienale, evitando di tenere il peso in avanti, comprimendo la pancia. Evitare i pesi, per non gravare sulla zona lombare. Quando si sta ferme in piedi, distribuire equamente il peso appoggiando bene entrambi i piedi al suolo e possibilmente utilizzare scarpe evitando il tacco alto.

Spesso la pubalgia scompare dopo il parto perché cessano le sollecitazioni a carico delle branche pubiche e si alleggerisce il peso all’interno della pelvi.
Nel caso in cui il dolore persiste sono necessari una valutazione corretta e dei trattamenti manipolativi con sanitari esperti.
Gli obiettivi del trattamento saranno:
Ridurre il dolore e l’infiammazione
Migliorare la flessibilità e la condizione dei muscoli
Rafforzare le muscolatura
Distribuire in modo corretto i carichi e le spinte
Rendere biomeccanicamente più funzionale il rachide e la pelvi in toto.
Preparare il bacino al parto

Un moderato esercizio fisico può essere d'aiuto. Il classico nuoto, uno degli sport più indicati in gravidanza, aiuta nel senso che, in acqua, dove ci sono meno sollecitazioni, il dolore si attenua. L'effetto preventivo o di riduzione del dolore a lungo termine, però è minimo. Per ottenere questo risultato, la cosa da fare è lavorare sull'elasticità dei muscoli coinvolti, attraverso appositi esercizi di stretching e di rinforzo muscolare.
Lo yoga per esempio può essere indicato, per altri semplici esercizi di rafforzamento della muscolatura, meglio chiedere consiglio a personale esperto, per esempio un fisioterapista o un osteopata possibilmente specializzati in gravidanza.

Dr.ssa Ost. Monica Vitali
Studio Monica Vitali Via Camozzi, 111 – Bergamo -
vai al sito https://www.monicavitali.it/

23 agosto 2019

Lichen Vulvare

Che cos'è esattamente il lichen scleroatrofico?
E’ un invecchiamento accelerato dei tessuti genitali esterni causato da “autoanticorpi”, ossia da cellule del nostro sistema immunitario che sbagliano “bersaglio”, andando ad attaccare i tessuti sani dell’organismo. Il processo coinvolge la pelle, i tessuti sottocutanei e talvolta anche i corpi cavernosi, ossia i vasi sanguigni che si congestionano durante l’eccitazione sessuale e che sono la componente più specifica del clitoride, il lichen vulvare è molto invalidante. I sintomi più comuni sono il dolore e il prurito.

La causa della patologia è ancora sconosciuta, si parla di eziologia multi fattoriale con probabile predisposizione genetica. Fattori di tipo: immunologico, traumatico o irritato, infettivo, ormonale.

Condizioni predisponenti e fattori protettivi
il rischio aumenta nelle donne che:
fanno uso di contraccettivi orali
hanno partorito più volte
hanno familiarità con diabete mellito
hanno fatto chirurgia pelvica
hanno avuto uretriti, infezioni vulvari

Il rischio diminuisce nelle donne che:

hanno elevato apporto di carotenoidi
usano contraccettivi metodi barriera o progesterone
sono state sottoposte a TOS


TERAPIA
I diversi trattamenti che sono stati proposti negli anni agiscono in modo differente e possono essere combinati tra loro.
TRATTAMENTO TOPICO: la prima linea di trattamento consiste nell’applicaazione di cortisonicitopiciper i primi 3 mesi. -Nei pazienti con prurito persistente si possono fare iniezioni di steroidi. -Gli inibitori della calcineurina rappresentano una seconda scelta in pazienti corticosteroidi- resistenti. -I retinici topici sembrano essere efficaci in caso di lesioni ipercheratosiche
TRATTAMENTO SISTEMICO: si somministra nei casi in cui la terapia standard non risulti efficace e non è indicato per il lungo termine, ma deve essere limitato nel tempo, perché l’uso di eternato e retinici è causa di tossicità per reni e fegato.
TRATTAMENTO CHIRURGICO: iniezione in loco di fattori piastrini e cellule adipose
TRATTAMENTO FISIOTERAPICO: applicazione del protocollo di trattamento domiciliare quotidiano per il mantenimento dell’elasticità.
ELETTROPORAZIONE: veicolazione di sostanze nutritive e lenitive per via transdermica grazie a un impulso elettrico che dermina l’apertura dei pori di membrana.


CONSIGLI
Ridurre il contatto con agenti idratativi e, dopo il contatto con le urine, detergere accuratamente.

Trattamento  delle infezioni:
applicazione di emollienti senza fragranze, molte volte al giorno per mantenere la pelle idratata.
utilizzo di sapone in quantità limitate, asciugarsi con asciugamani non abrasivi
sellino morbido per la bici
no vestiti attillati  e sintetici
attività sessuale coadiuvata da adeguata lubrificazione

Autrice dell'articolo:
Dott.ssa Elena Bertozzi
Fisioterapista
Poliambulatorio Sirio Fidenza (052483903)

Qualche verità sui fermenti lattici: un convegno originale a Montebelluna (Tv)

Ne parleremo in modo dettagliato durante la conferenza dal titolo "Fermenti lattici, come non perdersi nella giungla", che terremo sabato 7 settembre 2019 presso la sala convegni dell'ospedale San Valentino di Montebelluna (TV).
Dopo la panoramica sul microbioma intestinale che ci verrà descritta dal Dott. Zappalà, la Dietista Novella Favaro spiegherà la differenza tra probiotici e prebiotici con i vari collegamenti alimentari ei consigli pratici. La dott.ssa Ferro, farmacista, darà le indicazioni sul "quando" utilizzare i fermenti lattici" mentre la dott.ssa Brusin, anch'ella farmacista, insegnerà a leggere le etichette delle confezioni.
Io mi rivolgerò ai pazienti stomizzati, con le differenze da considerare per una corretta prescrizione. 
Il paziente stomizzato ha subito una resezione o esclusione di parte dell'intestino perciò viene meno l'assorbimento di sostanze nutritive, elettroliti e/o fermenti lattici.
Non vi sono studi specifici sui pazienti stomizzati e fermenti in letteratura, tuttavia ho voluto condurre uno studio per capire in che modo agiscono i fermenti sui vari segmenti intestinali.
Nel paziente con una ileostomia, non vi è passaggio di sostanze di rifiuto nel colon, che risulta escluso anche da eventuale colonizzazione batterica da parte dei fermenti lattici. 
Il paziente con una colostomia invece, vede l'esclusione di un tratto di colon più o meno ampio, a seconda del livello della stomia. Se parliamo infatti di cecostomia, quasi tutto il colon sarà escluso, mentre nella sigmoidostomia o nella colostomia sul discendente, buona parte di colon sarà interessata all'assorbimento.
In seguito allo studio ho trovato 11 articoli per la categoria probiotici e 3 articoli per la categoria prebiotici.
Ora sappiamo che a livello dell'intestino tenue il colonizzatore per eccellenza è il lattobacillo acidophilus (foto azzurri).
Ce ne sono da 100mila a 10 milioni per millilitro. E sarà questo che andrà maggiormente proposto ai portatori di ileostomia. 
L'ileo pullula di batteri amici. I batteri simbionti si ritrovano in quantità crescente andando dalla parete superiore a quella inferiore.

Il duodeno e il digiuno sono scarsamente popolati rispetto all'ileo tuttavia il lattobacillo reuteri ha la capacità di impiantarvisi già dal cavo orale (foto viola)

Per l'intestino crasso (o colon) è il Bifidobacterium Bifidum (foto verde)
a colonizzare. Ce ne sono da 100 a 1000 miliardi per millilitro. Somministrare i bifidobatteri al paziente ileostomizzato non ha molto senso quindi, uscirebbero nel sacchettino.







Questi batteri vengono aiutati a sopravvivere grazie all'azione di due ceppi di lattobacilli detti transienti come il lattobacillo bulgaricus (foto rossi)













e lo streptococco thermophilus (foto gialli)
che quindi non dovrebbero mai mancare.












La famiglia dei lattobacilli è molto vasta. Tra questi ricordate anche il L. Casei (foto rosa)










e il L. Reuteri,
nominato prima (foto azzurri chiari bianchi).















In particolare il Casei, completa la crescita del lattobacillo acidophilus (foto azzurri in alto). 
Il casei viene usato prevalentemente nell'industria lattiero casearia. E' stato oggetto di contestazione perchè, inserito in alcuni yogurt, lo hanno definito capace di aumentare le difese immunitarie. Ciò non è stato mai dimostrato e una azienda commerciale produttrice di Yogurt ha pagato 35 milioni di dollari per silenziare la questione. Tra i benefici del casei, tuttavia, un'equipe di Caracas ha dimostrato che migliora la digestione dei legumi, diminuendo quindi la flatulenza conseguente.

Due parole sul Lactobacillus rhamnosus che resiste all'acidità gastrica e ai sali biliari ed è in grado di aderire alla mucosa gastrointestinale. Il fatto che questo batterio sia resistente all'acidità gastrica e ai sali biliari è conseguenza della sua capacità di produrre proteine antistress che gli conferiscono maggiori possibilità di sopravvivenza nel transito intestinale dopo l'assunzione orale.  Ottimo quindi per il paziente con ileostomia.

Qua sotto potrete trovare tutto il materiale in PDF dell'evento.
Ma siate gentili, e iscrivetevi all'associazione AISCAM per riconoscenza se potete

bonifico bancario al c/c intestato all’associazione Aiscam BANCA INTESA
SANPAOLO iban: IT53M0306961566100000002627
allegate copia bonifico alla segreteria raffaella.bonato@gmail.com

scarica il PDF della relazione della dottoressa Fanni Guidolin
scarica il PDF del dott. Zappalà Gastroenterologo
scarica il PDF della dottoressa Francesca Ferro, farmacista
scarica il PDF della relazione di Novella Favaro, dietista
scarica il PDF della relazione della dottoressa Alessandra Brusin, farmacista

Queste e altre curiosità, con foto, slides e immagini pazzesche saranno esposte durante la conferenza del 7 settembre 2019 dalle ore 8.30 alle ore 12.30 presso la sala convegni dell'ospedale di Montebelluna (Tv).
ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti.
Vi aspettiamo !!!!!
foto sotto: Fanni Guidolin, Enterostomista 

foto sotto: Francesca Ferro, farmacista
foto sotto: Alessandra Brusin, farmacista 
foto sotto: Novella Favaro, dietista 
foto sotto: Francesco Zappalà, gastroenterologo, epatologo
foto sotto: Maurizio Sforzi, Direttore Distretto 
foto sotto: Giuseppe Pesce, presidente AISCAM, chirurgo
foto sotto: Attilio Reginato, presidente AISVE, delegato FAIS



16 agosto 2019

Ho trovato la mia cura

Non sono riuscita a non collegarmi ai social networks ieri. Ma ho provato a non farlo.
Vedevo solo montagne rinfrescate dai temporali del giorno prima con i volti raggianti a capolino tra le cime, spiagge adriatiche affollate e persone lamentose del troppo caldo, dell'acqua sporca, dei visi madidi di sudore, dei lettini mancanti, ma anche occhi ridenti nei sentieri sotto le cascate. Qualcuno seduto soddisfatto su qualche palma caraibica tra il mare fatto piscina, e qualcun altro nei percorsi tra il Chianti Toscano e la Fontana di Trevi. 
Ho visto troppi sorrisi sinceri, troppa animata spensieratezza, troppa allegria conosciuta in questo stupido giorno uguale  a tutti gli altri, se non fosse che si trova a metà di un'estate rovente e che preannuncia il declino delle ore di sole. 
Come si fa a rimanere chiusi in casa a Ferragosto?.
Quando la malattia ti costringe a stare dentro a quattro mura, cerchi di trovare i lati positivi. Ma dove sono i lati positivi? Poi nell'ozio non fruttuoso ci perdi delle ore e vorresti sprofondare.
Puoi leggere qualche libro certo, iniziato e ancora lì, fermo con la matita nel mezzo, o puoi guardare una serie alla tv, dormire tutto il pomeriggio, mangiare patatine e bere un crodino alle cinque, leccare un gelato confezionato che da tempo giace nel tuo congelatore. Puoi ripetere la sequenza fino a sera. Ma devi resistere alla tentazione di pigiare quei tasti sul telefonino se non vuoi che il tuo corpo sia  invaso da un'invidia malsana e profuso da sensi di colpa. 
Eppure quel dito puntuale striscia sullo schermo del tuo smartphone, viaggiando tra Instagram e Facebook, Pinterest o Twitter, scorre lento o veloce, clicca, cancella, segnala, si fa notare, sperando che qualcuno si accorga della tua assenza lassù sui monti o nel solito chiosco dell'accesso 16 al mare. "Sono a casa malata nessuno mi vede?".
La solitudine nella malattia rende ancora più malati. 
Poi all'improvviso cerchi una cura. La trovi. La provi. Per la prima volta assaggi questa terapia.
Lo spegnimento del telefono ti allontana dal mondo materiale e ti rende improvvisamente libera. Ti senti in picchiata nel vuoto, dapprima. Poi, riempita delle tue emozioni e di quanto tu possa far emergere da un'esperienza simile, decidi di accendere la musica, che era lì anche prima, dentro lo stereo che non vedevi. Scegli di guardare il verde del tuo giardino, che oggi ti sembra diverso, con meno foglie e più verde, o meno verde e con più foglie, con le erbacce e i fiori secchi, la libellula blu e il calabrone sulla lavanda. La cicala impazzita.
Cammini senza peso, senza trilli, senza bip nè chiamate. Senza whatsapp, nè altre chat. Senza gruppi senza  quel coso. Ti senti felice, effetto detox. 
Fai cose. 
Fai ancora cose. 
Fai altre cose. Un sacco di cose.

Siamo talmente concentrati a guardare "chi fa cose", che ci stiamo dimenticando di esistere. 



13 agosto 2019

Come sepolto nel silenzio

L'asfalto rovente dell'autostrada Venezia Milano, ci mostrava in fondo, l'acqua a pozze. Come un miraggio ne eravamo catturati. Il pensiero era lo stesso per tutti. Il luminare dell'oncologia ci avrebbe dato speranze? O era il miraggio che temprava le nostre paure?
Facevamo quel viaggio con la consapevolezza di chi può ancora sperare. Forse, in un mare grande, ci sono più esperti di maree. E noi stavamo aspettando di cavalcare l'onda giusta. 
Da quando ho scoperto di avere il cancro, non ho mai avuto paura di morire. Mi sono affidato ai medici del nostro ospedale di provincia. Mi sono sentito considerato. E accudito. 
Eppure, nella mia testa, il pensiero di una cura che potesse essere migliore o magica, mi ossessionava da tempo. La vedevo asciugarsi sul cemento e la sentivo definitivamente fermarsi dentro di me.
Arrivammo a Milano puntuali. 
Il Medico, alto, con il camice abbottonato e la cravatta annodata, ci accolse tutti e quattro nello studio. 
Si pagava prima di entrare, quattrocento euro li avevamo risparmiati dal viaggio in Sicilia che non abbiamo più fatto. Abbiamo pagato in contanti come se li avessimo tirati fuori da un maialino di porcellana rosa. 
C'erano solo due sedie di fronte alla scrivania in radica. In una terza, quella di pelle rosso lacca, con lo schienale alto, dietro alla scrivania, stava seduto lui, il Medico.  
Mio figlio e mio fratello rimasero in piedi. 
Avrebbero potuto accomodarsi sul lettino. Non avrebbero disturbato. Ma nessuno disse loro che avrebbero potuto e non batterono ciglio. 
Il Medico sfogliò il mio malloppo di carte. Non mi chiese nulla. 
Non mi visitò. 
Chiuse la cartellina dopo aver letto l'unico foglio sul frontespizio. Era la descrizione della chemioterapia in atto. Tipo di farmaci, numero di sedute. Istologia, reazioni, esami. 
Continui così. "Con-ti-nui- co-sì. Nel suo ospedale stanno facendo bene". Mezz'ora e il consulto era finito.
Non disse altro. Non fece altro. Ed io rimasi ammutolito. Mi sparì la voce, che ancora oggi è roca.
La voce è suono, è al contempo volontà di dire e volontà di esistere. In quel momento non esistevo più. Uscimmo dalla porta. A seguirmi, nel mio andare volutamente lento, mia moglie non parlava. Si reggeva a me, cieca. Il Medico le aveva volutamente inquinato gli occhi. La voce di mio fratello era un bisbiglio indecifrabile. Mio figlio sudava dalle mani, dal collo. I miei muscoli pesavano come piombo e non riuscimmo a partire subito. 
La paura mi spense il corpo per tutto il viaggio di ritorno. Volevo immaginarmi altrove e non incastrato nel terrore di non farcela. 
Ho odiato quel Medico. Per la disumanità, per la freddezza, per avermi sepolto in un silenzio che ancora oggi, pur lottando, mi angoscia. 
Ma stamattina sono tornato dal mio oncologo. 
Non gli ho raccontato nulla. Mi ha steso sul lettino, visitato, girato sottosopra. Ha auscultato il mio cuore con il fonendoscopio. Mi ha messo una mano sulla spalla e detto una semplice frase. "Faremo tutto il possibile". 
Mi è bastata una frase per rendermi di nuovo felice. Non mi mancava più il respiro, sotto al peso di quelle premure. 

(scritto da Fanni Guidolin per il suo paziente, secondo i principi della medicina narrativa)

9 agosto 2019

Ho bisogno d'amore

Non sono confuso e non colleziono relazioni.
Lei ha rubato la mia vita prima che io rubassi la sua, quando ha incrociato i miei occhi quattro anni fa. Com'era potente la gentilezza, che sapeva spogliare le persone, denudarle del vestito migliore, rimuoverne le maschere convenevoli, deluderne le aspettative livorose. Lei era così. Gentilissima. 
Siamo sposati entrambi e ci vediamo quando possiamo, con rocamboleschi appuntamenti e circonvoluzioni acrobatiche, per non farci scoprire. 
Non abbiamo mai pensato di lasciare la nostra famiglia perchè questo ci ha sempre fatto paura. Abbiamo la chiara consapevolezza che il nostro rapporto funzioni per la passione carnale che ci lega.
Non abbiamo sensi di colpa e ogni volta, dopo aver fatto sesso, ci salutiamo con un addio, come se fosse sempre l'ultima occasione. Perchè noi lo sappiamo bene che viaggiamo sulla lama di un rasoio e il rischio di essere scoperti esiste.
Crollerebbe tutto, perchè questo non è il mondo vero.
Siamo fuggiti dalla realtà della quotidianità, esonerandoci anche da talune responsabilità, ma abbiamo vissuto intensamente un'avventura per la quale non ho rimorsi. Abbiamo.
Poi è arrivato il cancro.
Ha colpito me. Nell'intimo e nell'immagine corporea. Mi ha dilaniato, trasformato, reso vincibile e fragile. Con una stomia in addome e il viso inzuppato di tristezza.
Improvvisamente è diventato tutto brutto. La facciata della mia casa, i semafori morti all'incrocio, il marciapiede della mia via.
Il sacchetto si è interposto fra noi qualche volta, destabilizzandoci. Poi la chemio, la radioterapia e il mio dimagrimento, il mio cambiare forma, il diventare liquido, in un corpo che non mi appartiene più. E la crisi. Profonda e puntuale, che ha vestito lei di insicurezze. Una montagna di incertezze non le ha lasciato il tempo di respirare. E' scesa sul fondo dell'abisso del mare più profondo, in verticale. Ed è sparita.
Annegata.
Morta.
Ha scelto di stare là, con i mostri del fondale. Li chiamo così, con rabbia e invidia i suoi.
Ha scelto il marito, i figli e la famiglia perbene. La vita monotona, la consuetudine e la sua quotidianità. Ha scelto il resto, e non me. Lei ha scelto la sua felicità, ed io, un modo per morire all'istante, fagocitato dalla paura.

Stasera ho cenato gomito a gomito con mia moglie, cercando, telecomando alla mano e braccio proteso verso la tv, un canale decente che potesse intrattenere la mia tristezza e sovrastare il muro di silenzio che ci separava. 
Perchè preferiamo scavare dei pozzi sentimentali al nostro interno e gridarci dentro, invece di rischiare un confronto che possa restituirci amore ? 
Ne ho disperatamente bisogno.

5 agosto 2019

Dal diario di Pelvicstom: l'inaugurazione del centro incontinenza e stomie dell’Ulss2 Marca Trevigiana

Chi lo avrebbe mai detto di riuscire a sentire pulsare i battiti del cuore sul petto, sulla gola e sul collo, ridondanti sulla schiena e poi giù.
L'inaugurazione di oggi ha aperto un altro capitolo importante della mia vita e di coloro che collaboreranno attivamente nel centro, a partire dall'amica Rita, case manager, ai tre colleghi enterostomisti Mauro, Diana ed Elena e al regista di tutto questo, il Dott. Santoro, direttore della Rete dei Centri Incontinenza e Stomia della nostra Ulss2 Marca Trevigiana. 

Due brochure, realizzate dalla Visual Designer Carla, con la nostra collaborazione, spiegano al paziente stomizzato e incontinente il percorso da seguire. 
Emozionante la fase del taglio del nastro, preceduta dalla benedizione partecipata del Don. 
Con il Governatore accanto a me, il cuore mi saltava nel petto ancora di più.  
Poi c'è stata una magnifica sorpresa. Il Sindaco di Castelfranco Veneto nonchè Presidente della Provincia di Treviso Stefano Marcon mi ha fatto un regalo immenso definendomi "eccellenza castellana". "Sindaco, è troppo. Io faccio solo il mio dovere, ma la ringrazio per questa carica emotiva", ho pensato.  La sua presenza era già molto per noi.
Mi ha sorpreso, e mi ha fatto capire quanto lui ci segua nel nostro lavoro e ci comprenda. Nella quotidianità dell'assistenza al paziente stomizzato e incontinente non è scontato l'appoggio delle istituzioni. Hanno moltissimi problemi e questioni da risolvere eppure la salute dei cittadini è sempre al primo posto e ne siamo fieri.
Mi hanno definito Team Leader e spero di essere all'altezza di questo termine.
Una caposquadra, che coordina e pone degli obiettivi da raggiungere. E allora... Subito al lavoro !
Sarò affiancata, per la parte "incontinenza" da Rita Cian, amica e collega. Nella foto in mezzo a noi il Dott. Santoro, responsabile. 
Ogni taglio che si rispetti necessita degli strumenti adeguati, come un vassoio d'argento sul quale appoggiare una forbice d'ordinanza, consegnataci direttamente dal cerimoniale del Governatore.
Eccoci pronte al via. Io e Rita non stavamo più nella pelle.
La sala conferenze era gremita di persone interessate, di giornalisti e specialisti, medici e altro personale sanitario ma soprattutto di pazienti.
Il Sindaco di Treviso Mario Conte,  Manuela Lanzarin assessore alla sanità veneta e Francesco Benazzi, Direttore Generale Ulss2, si sono complimentati per questa eccellenza e best practice veneta.
Non poteva mancare la foto con Regina Darsiè, presidentessa ATIS (associazione trevigiana incontinenti e stomizzati ) e con Attilio Reginato, presidente AISVE Veneto e delegato FAIS nazionale.


Inutile dire che è anche grazie al presidente Nazionale della FAIS Pier Raffaele Spena se gli stomizzati e gli incontinenti hanno la dignità che meritano. Immancabile, è sempre in prima linea per la difesa dei loro diritti e per festeggiare con orgoglio quando le cose vanno splendidamente. 


Grazie Governatore per il suo grazie. Che ci fa sembrare meno piccoli e più uniti. Grazie davvero di cuore. 


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