9 agosto 2019

Ho bisogno d'amore

Non sono confuso e non colleziono relazioni.
Lei ha rubato la mia vita prima che io rubassi la sua, quando ha incrociato i miei occhi quattro anni fa. Com'era potente la gentilezza, che sapeva spogliare le persone, denudarle del vestito migliore, rimuoverne le maschere convenevoli, deluderne le aspettative livorose. Lei era così. Gentilissima. 
Siamo sposati entrambi e ci vediamo quando possiamo, con rocamboleschi appuntamenti e circonvoluzioni acrobatiche, per non farci scoprire. 
Non abbiamo mai pensato di lasciare la nostra famiglia perchè questo ci ha sempre fatto paura. Abbiamo la chiara consapevolezza che il nostro rapporto funzioni per la passione carnale che ci lega.
Non abbiamo sensi di colpa e ogni volta, dopo aver fatto sesso, ci salutiamo con un addio, come se fosse sempre l'ultima occasione. Perchè noi lo sappiamo bene che viaggiamo sulla lama di un rasoio e il rischio di essere scoperti esiste.
Crollerebbe tutto, perchè questo non è il mondo vero.
Siamo fuggiti dalla realtà della quotidianità, esonerandoci anche da talune responsabilità, ma abbiamo vissuto intensamente un'avventura per la quale non ho rimorsi. Abbiamo.
Poi è arrivato il cancro.
Ha colpito me. Nell'intimo e nell'immagine corporea. Mi ha dilaniato, trasformato, reso vincibile e fragile. Con una stomia in addome e il viso inzuppato di tristezza.
Improvvisamente è diventato tutto brutto. La facciata della mia casa, i semafori morti all'incrocio, il marciapiede della mia via.
Il sacchetto si è interposto fra noi qualche volta, destabilizzandoci. Poi la chemio, la radioterapia e il mio dimagrimento, il mio cambiare forma, il diventare liquido, in un corpo che non mi appartiene più. E la crisi. Profonda e puntuale, che ha vestito lei di insicurezze. Una montagna di incertezze non le ha lasciato il tempo di respirare. E' scesa sul fondo dell'abisso del mare più profondo, in verticale. Ed è sparita.
Annegata.
Morta.
Ha scelto di stare là, con i mostri del fondale. Li chiamo così, con rabbia e invidia i suoi.
Ha scelto il marito, i figli e la famiglia perbene. La vita monotona, la consuetudine e la sua quotidianità. Ha scelto il resto, e non me. Lei ha scelto la sua felicità, ed io, un modo per morire all'istante, fagocitato dalla paura.

Stasera ho cenato gomito a gomito con mia moglie, cercando, telecomando alla mano e braccio proteso verso la tv, un canale decente che potesse intrattenere la mia tristezza e sovrastare il muro di silenzio che ci separava. 
Perchè preferiamo scavare dei pozzi sentimentali al nostro interno e gridarci dentro, invece di rischiare un confronto che possa restituirci amore ? 
Ne ho disperatamente bisogno.

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