29 novembre 2018

LUI, CON IL CAMICE APERTO

Questa mattina non era ancora passato quando le operatrici si occupavano del rifacimento dei letti.
Ieri andava di fretta e il giorno prima lo avevano chiamato in sala operatoria per una urgenza. Non sono riuscita a parlargli fino alle quattro del pomeriggio.
Il dottore con il camice aperto sfreccia sempre come una saetta lungo corridoio del reparto. Lo capisco da quanto svolazza quella stoffa bianca, lasciando un secco fruscio che taglia il vento e parlargli diventa quasi una scommessa.
Lo vedo da lontano imboccare il corridoio del reparto. Io mi trascino a fatica sul paletto della flebo, con il cardigan di lana sulle spalle e la sacca del catetere ben nascosta dentro ad una busta di carta firmata Dior. Me l'ha lasciata un'amica fanatica della nota griffe. 
Mentre cammina spedito, il dottore parla animatamente con una collega. Il fonendoscopio ondeggia sul suo collo come su un'altalena. 
Cerco di farmi notare. Ho tanto bisogno del suo conforto, delle sue parole e della certezza che mi opererà lui. Perchè io vorrei solo lui. Lui ha scoperto la mia malattia e lui ha avuto il coraggio di dirmi la verità senza giri di parole ma con tanta speranza di guarigione. 
Muove un vento gelido  quando mi passa accanto senza notarmi. Ed io rimango là, come una scema, ad annusare la scia di eau de parfum che lascia perenne, come se la volessi ingoiare. 
Dott.... ore. 
Fretta. 
Perennemente di fretta fuori dalle stanze e incredibilmente lento dentro alle stanze. 
Chiude la porta dello studio dietro di sè e posso solo aspettare di sentire la maniglia riaprirsi. La mia camera è proprio di fronte e decido di stendermi a letto, ascoltando ogni crepitio, un qualche cigolio  della maniglia o  la sua voce. O il rumore del suo camice, la sua tosse, il riverbero della sua risata sonora. Aspetto il sole, l'angelo che lo possiede, il dottore che tutti vorrebbero. 
Il cuore mi batte forte. Esce dall'ambulatorio con la mia cartella clinica in mano. Qualche infermiera deve avergli comunicato il mio desiderio di parlargli. Viene verso di me. 
Si siede sul bordo del mio letto, mi fa arrossire con un complimento gradito, garbato, semplice. Aveva notato il libro giallo sul comodino e condiviso la stessa passione. 
Lo fisso negli occhi che smuovono la parte più intima di me. Ha il camice aperto, una t-shirt bianca e i jeans. La fiducia in cui mi tuffo è tale da farmi sentire al sicuro.  L'affetto che traspare dalle sue parole mi assicura una calma dai contorni netti. Dentro di me, riflessioni sull'umanizzazione delle cure e sulla bravura di alcuni medici che sanno scuotere dall'anima la polvere accumulata dalla vita ingiusta, si fanno spazio. Rimbalza come un miraggio la mia paura. Si allontana. 
Mi adagio sotto alle coperte con il naso nascosto dall'unico lembo di lenzuolo che arriva fino in cima. Domani mi opererà lui. Ed io, sono la paziente più fortunata del mondo.

Nadia me l'ha raccontato ieri.

Quanto conta affidarsi alla persona che ti cura?. Quanto importante è il rapporto con chi entra a contatto con il tuo intimo profondo? 
Non di solo referti vive il paziente.

27 novembre 2018

Su col perineo anche durante la lampada

Che i raggi ultravioletti fossero dannosi alla pelle lo sapevamo già. Ma noi donne siamo fatte così, ci piace poco sentircelo dire. Vogliamo la pelle nera, il tacco che slancia e la pancia piatta. E i glutei sodi, il sorriso perennemente stampato, la felicità nei pori, un uomo che ci ami. Alcune, non tutte.
Scherzi a parte, non avevo pensato che anche durante l'esecuzione di una lampada abbronzante in versione doccia-bronze, si potessero fare gli esercizi per il perineo. Just do it, mi viene da dire, con tanto di celebre svirgolata e messaggio cosmico.
Mi preparo denudandomi e legando i capelli. Faccio dondolare le ciocche e le prendo tutte, con una pinza in plastica colorata. Lo specchio mi restituisce un'espressione meditabonda.
La sorpresa più eclatante è osservare che i piedi appoggiano su uno specchio pazzesco. Posso osservare dall'alto la mia vagina e valutare la presenza di anomalie, discese longitudinali e gravitarie, peli superflui e peli utili, gluteo cadente e altri ingombri.
La potenza delle luci mi impone di chiudere gli occhi e di contare le contrazioni che posso effettuare con i muscoli profondi (elevatore dell'ano in primis) durante lo scorrere del tempo. Poi sollevo una gamba, per abbronzarmi il piede, spruzzando e vaporizzando nuvolette di acqua aromatizzata al mentolo. Mentre appoggio il ginocchio sulle lampade incandescenti, stringo forte i glutei finchè la gamba appoggiata a terra riesce a non traballare. Deve sostenere per una decina di secondi il mio corpo in contrazione ma l'ustione è tale che mi devo riassestare. 
Non è fantastico? Sentire la melanina affiorare sotto pelle e la vagina che diventa parte attiva di un processo di cura più spirituale che fisico ?
E poi ancora, mentre la luce mi si incolla addosso, appesa alle maniglie vado su e giù in punta di piedi, portando l'ombelico verso l'interno del mio addome. Altro che panca fit. Questa è una doccia-bronze che mi inghiottisce scaldandomi le ossa e i muscoli,  e trasformando la pelle in dispensatrice di bagliori predatori, perineo compreso.
Sudo. 
Dai palmi appiccicosi delle mani sniffo la lozione abbronzante stesa come un velo prima di entrare. Non mi sono accorta di avere ancora la possibilità di aumentare la ventilazione e prima che questa breve esplosione di sole finisca e con essa, la mia lezione perineale, decido di volgere lo sguardo allo specchio, ancora una volta, sotto ai piedi. Con i polpastrelli so dove tracciare il solco sottile del gluteo dimenticato. Scivolato giù come a picco sulla montagna. Molle. No, non come sceso da un quadro di Botero. Molle, come il cognome che mi ritrovo, budinoso e flaccido. 
Finito. 
I capelli sono una cascata di onde crespe e disordinate. Lancio la cortina di lato, in modo che ricadano sulle spalle e mi rivesto. Ma voglio uscire sconsideratamente ottimista da qui. Ho fatto qualcosa per me e mi sono grata. 
Mi voglio bene si, tutto qui. 

Rosa Budino

Su col perineo anche a teatro

Teatralizzando con Pelvicstom

QUASI ADDIO

Ed io che pensavo non ci saremmo mai lasciati.
Tu, vivace e piena, hai riempito la nostra casa di musica, profumo e libri. E poi quell'abito di paillettes ancora appeso in bagno con i tacchi in forma, perchè ti stringevano sulle punte. La coroncina avvolta in fogli di giornale. Ricordi quante scivolate sulla pista? Ti aggrappavi alla mia spalla leggera o forte, a seconda dei volteggi. 
Avevi detto che saresti invecchiata con me, anche quando la malattia è arrivata tre anni fa. Me lo avevi promesso che avremmo contato le rughe. Me lo avevi promesso che saremmo andati in crociera quest'anno, con Silvy e la banda.
E me lo avevi promesso che avremmo partecipato ad un'altra gara di ballo; quel decimo posto dell'anno prima ci stava là, a mezz'aria, come un osso mal deglutito.
Poi è arrivato l'autunno e con lui le metastasi, i sogni svaniti e i progetti infranti. 
Ti preoccupavano la parrucca, i brufoli dappertutto, il gusto metallico e gli spilli sulle dita. Ti preoccupava la nausea. 
Guardavamo il soffitto promettendo con l'intonaco giorni migliori.
No, le lacrime no. Quelle erano troppo salate e preferivi non piangere. Sussultavamo ovattando i rumori.
Ti preoccupavi per me. Di me e di quei chili di meno, della cintura senza più fori e dei capelli sbiaditi. Di me e della solitudine che avrei provato una volta volata via, con gli angeli. 
Tu, alla fine di tutto, della vita e della gioia, sei riuscita ancora a preoccuparti di me. 
Mi hai tenuto la mano senza stringerla. Mi hai guardato con un occhio solo, quasi chiuso. La palpebra era troppo pesante. 
Io non sapevo se stringermi accanto a te ti avrebbe fatto bene. La coperta era già tanta per il tuo corpicino. Mi sono buttato nel tuo calore, ti ho accarezzato e baciato in fronte. Volevo mescolare i  nostri respiri. Ti ho promesso dignità e un paradiso che riserverà anche il mio di posto, accanto a te. Ora  chiudo gli occhi con te, voglio dormire qui e domattina svegliarmi con le tue mani nelle mie. Potrebbe essere l'ultima notte in cui contiamo insieme le stelle, in questo cielo di piombo.

23 novembre 2018

A Padova un convegno sull'incontinenza


Siamo felicissimi che anche i nostri amici padovani abbiano avuto questa iniziativa. Finalmente di incontinenza si può parlare liberamente sdoganando significati, modalità di guarigione o convivenza. 
La mattinata presso il Policlinico Universitario Patavino, nell'aula Vesalio, sarà occasione per incontrare altre associazioni stomizzati e incontinenti e magari accogliere gli studenti infermieri che vogliono approcciarsi a questo argomento. Spiegherò le possibilità riabilitative, strumentali, qualche esercizio attraverso dei video.
L'impegno comune si traccia sulla consapevolezza che se continuiamo ad acquistare pannoloni e assorbenti, non risolviamo un problema. Possiamo stare bene col pannolino giusto certo, ma dobbiamo capire se possiamo stare meglio facendo altre cose, come esercizi o interventi chirurgici, o mantenendo una stomia, se rischiamo l'incontinenza fecale chiudendola. 
E poi non dimentichiamo i risvolti psicologici di un problema così importante. 
La psicologa della nostra associazione, Dott.ssa Caterina Bertelli sostiene attivamente le donne e gli uomini con incontinenza. Così come il Dott. Copes Alessandro, amico e collega docente all'Università di Padova, che ne parlerà domani al convegno. 
Il Dott. Massimo Iafrate ci farà un excursus sull'incontinenza urinaria mentre Il Prof. Militello Carmelo sull'incontinenza fecale. 
E  poi presenze d'eccezione al Policlinico Universitario come il Dott. Angriman, Il Dott. Martella e il Dott. Degan. I presidenti delle associazioni Marco Torresan, di APIS, Attilio Reginato di AISVE, Giuseppe Pesce di AISCAM e Pier Raffaele Spena, delegato di FAIS.
Ma concedetemi un plauso particolare a Edoardo Giorato, amico e collega stomaterapista. Uno dei più amati stomaterapisti d'Italia. Uno che ha fatto dell'umiltà il suo miglior pregio e del principio di collaborazione una forza. La forza. 
Non conosco personalmente Paola Barcarolo, dottore di ricerca in ingegneria civile e ambientale ma credo che la sua presenza non sarà casuale. 
Si tratterà di un convegno che farà da ponte per altre iniziative simili, dove la condivisione culturale sarà l'occasione per rimediare alle mancanze di un passato dove l'incontinenza non faceva solo arrossire e zittire, bensì non consentiva di riferire il problema. La questione era solo una sporca questione. Uno sporco affare, nulla di più. 

Fanni Guidolin 
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22 novembre 2018

ESERCIZI DI PELVICSTOM ALL'ULTIMA DATA DEL TOUR


Rosa, fucsia e bianco il mood per la serata pratica stavolta nella palestra delle scuole elementari di Vedelago, in provincia di Treviso. Tantissime le donne partecipanti all'incontro.
Diversa la modalità di esecuzione degli esercizi che avvenivano dopo spiegazione con una volontaria sul lettino.
Un lettino protagonista al centro dell’ampio spazio e il focus sul razionale degli esercizi.
Eccoli in serie quelli che abbiamo eseguito ieri sera. Sono alcuni del repertorio semplice.

Si raccomanda di essere caute, lente nell'esecuzione ed elastiche nei movimenti. Ideale sarebbe farsi seguire da una terapista che vi possa correggere. Se volete potete scrivermi una mail e vi saprò consigliare la terapista più vicina a casa vostra>>> guidolinfanni@gmail.com

Questi esercizi ve li ho spiegati personalmente e potete ripeterli anche tutti i giorni.

A scopo esemplificativo ho fotografato una volontaria nelle varie posizioni. Ho aggiunto le foto che mi avete scattato e vi ringrazio. Userò una terminologia semplice e facilitante, non scientifica. Ringrazio G.Z. (77a) per essersi prestata alle fotografie.











Foto sopra. MEA-MAO Sedute sui talloni appoggiate la testa a terra e allungate le braccia. Concentratevi solo sul muscoletto elevatore dell'ano (MEA) e contraetelo e rilasciatelo ripetutamente. Non dovete farlo velocemente, usate due secondi per stringere e due secondi per rilasciare. Attenzione, non dovete muovervi con il resto del corpo. I glutei non partecipano alla contrazione. E' come se doveste trattenere la cacca o la pipì. Ripetete 50 contrazioni.




Foto sopra: MEA-PUP Esattamente come l'esercizio n.1 anche il n.2 prevede la contrazione del MEA con le ginocchia trattenute al petto. L'addome non deve assolutamente contrarsi. Il respiro è sempre spontaneo, fluido. Ripetete 50 contrazioni .


Foto sopra: MEA-LAT Anche questa posizione laterale è ottima per la contrazione isolata del muscolo elevatore dell'ano (MEA). La mano appoggiata nel gluteo opposto, controlla che sia morbido e non reclutato. L'addome è morbido, a budino. Il respiro fluido. Attenzione a non contrarre i muscoli posteriori della coscia.

Foto sopra: Questo esercizio si chiama BUTTERFLY. Supine, con le gambe a "farfalla" e il piede contro l'altro piede, effettuate la retroversione del bacino. Significa che dovete portare verso l'alto il bacino stando con la schiena ben appoggiata a terra. Contraete anche i glutei e soprattutto espirate quando effettuate la contrazione. Da ripetere 30 volte lentamente come un dondolio.

Attenzione a non alzare la testa . Altrimenti spingerete sul perineo



Foto a destra: il ponte. THE BRIDGE. Sollevate a piedi pari in appoggio e gambe piegate, il bacino verso l'alto. Braccia allungate lungo il corpo. Non inarcate la schiena ma sentite le vertebre lombari che si allungano. Espirate quando salite e immaginate che in quella pendenza del perineo, la forza centripeta porti gli organi pelvici verso l'ombelico, anti gravità. Ripetete 30 volte.









Foto a sinistra: prone. Esercizio di LONG-LEG con le mani sotto al mento. Se avete i glutei flaccidi, questo esercizio fa per voi. Sollevate alternativamente una gamba dopo l'altra allungandola all'indietro . Sollevatela di soli 10-15cm, per non caricare la schiena. Quando sollevate la gamba, stringete forte entrambi i glutei. Respirate normalmente ma non spingete mai con la pancia contro al pavimento. Portatela sempre verso l'interno. Attenzione che l'errore comune è quello di piegare la gamba all'altezza delle ginocchia. Ripetete 50 volte (25+25)

Attenzione a come appoggiate i piedi. I talloni devono cercare di toccarsi. Il piede storto non va bene



Foto sopra: vi mostra come devono stare le braccia durante l'esercizio di long leg

Foto sopra: BIKE . Esercizio semplice. Sollevare il bacino con le mani aperte, sotto ai glutei e pedalare avanti e indietro senza spingere con i muscoli addominali. Se non riuscite, dovete sollevare ancora di più il bacino, ponendo dei cuscini.
Mentre pedalate lentamente, stringete il perineo come per trattenere un gas. Espirate sempre.
Se vi accorgete che non siete coordinate nella pedalata, è il caso che vi alleniate parecchio.
Proseguire avanti e indietro per 4 minuti almeno.

Foto sopra e a destra : Inventato da Guillarme i piedi sono in retroversione tibiale. Questa posizione a gambe tese, addome rientrante e glutei che partecipano alla contrazione, prevede una salita pazzesca del perineo. Le gambe devono essere rigide. Poi i piedi tornano nella posizione pari, vicini (foto sotto) e si rilassa anche tutto il resto del corpo. In retroversione (foto sopra) invece, contraggo ed espiro mantenendo per almeno 6 secondi.






Foto a sinistra: in laterale con il braccio sotto all'orecchio e la testa in appoggio. Gambe tese, rigide, addome introflesso, glutei contratti. Sollevo la gamba superiore di 20cm e mantengo per 6 secondi focalizzando l'attenzione sulla sincronia di attivazione glutei-addome-espiro. Quando appoggio, rilasso tutto il corpo. Attenzione che l'errore comune è quello di piegare la gamba inferiore. Ripetere 30 volte per gamba e lato.





Cercate di non spingere con i muscoli addominali quando stringete in perineo.

Per la stitichezza, massaggiatevi la pancia e poi velocemente per almeno 3 minuti, spingetela in fuori e portatela in dentro al massimo.



Foto sopra: prima di sdraiarvi imparate a sedervi e poi a scendere con la spalla e le gambe flesse. Aggiustatevi nel letto senza spingere con la pancia


Foto sotto: io lo faccio mentre mi lavo i denti il basculamento del bacino. avanti e indietro. In avanti devo espirare e stringere il perineo con la pancia in dentro. Indietro devo lasciare ogni contrazione.

Foto sopra: anche i piedi parlano di perineo. E parlano del nostro rachide, la nostra schiena, il nostro lavoro presente o passato. Il modo in cui le dita partecipano alla presa del telino, dà un'idea delle articolazioni, della mobilità e delle problematiche. Un utile esercizio di "sblocco" è quello di mettersi a piedi nudi su un asciugamano e cercare di rendere le dita dei piedi prensili. Come nella foto sotto. Continuare per 3 minuti. Prendere il telo e rilasciarlo aprendo bene le dita. fatelo da sedute e sentite contemporaneamente come si muove il vostro addome. State "spingendo"? Correggetevi subito.
Foto sopra: la retroversione del bacino con le gambe flesse e i piedi in extra rotazione esterna, consente l'avvicinamento degli ischi e quindi "la chiusura dei rubinetti".

La scarsa mobilità dell'articolazione sacro iliaca, impedisce un 'ottimale retroversione. Si invitano pertanto le donne ad effettuare antiversione e retroversione per 50 volte. Attenzione all'errore comune: quando si porta il pube in vanti, l'addome deve appiattirsi completamente e l'aria fuoriuscire dalle labbra socchiuse. Mai serrate. (foto anche sotto)



Foto Sopra: il gatto. Serve per aumentare l'escursione dell'articolazione sacro iliaca ovvero di "smuovere" bene il bacino in modo da imparare a chiudere il perineo.

Inspirare (prendere aria dal naso) quando la schiena è arcuata e aprire il perineo come a paperetta. Espirare invece quando si fa la gobba come il gatto, portare il pube avanti, stringere i glutei e portare l'ombelico alla massima introflessione.Il gambero va indietro . Con le braccia allungate in avanti e le spalle basse. Si porta un piede dietro l'altro camminando come "in un filo sospeso" . Ad ogni passo il gluteo corrispondente si contrae. Immaginatevi che un filo d'acciaio vi tiri verso lalto. Controllate l'equilibrio. Le donne con incontinenza o con turbe della statica pelvica fanno molta fatica a mantenere l'equilibrio durante questo esercizio.

Nella camminata del ballerino  si va avanti in punta di piedi, con le braccia sollevate in alto. i glutei sono contratti, le gambe dritte, tese, rigide, l'addome piatto, il mento sollevato. Immaginatevi di trattenere le feci mentre camminate.
In questa foto si pratica la camminata del gambero, all'indietro. Come in un filo sospeso si cerca l'equilibrio. Passo dopo passo si attiva il gluteo corrispondente.
Altro consiglio:

Non alzarti mai dal letto spingendo con i muscoli addominali. Cerca di girarti su un lato, portare giù le gambe e mentre ti alzi, introfletti la pancia.
che le donne possano stare meglio è sicuro. Qualcuna lo ha anche riferito che dopo la serata teorica ha tolto il salvaslip ed è stata più attenta alle perdite.

Basta poco. Volontà e costanza sono gli ingredienti principali. Passione e amore per sè stesse, desiderio di sentirsi donna a tutto tondo, rivivere una nuova sessualità.
Cento donne in rosa hanno dimostrato ancora una volta che il perineo va scoperto frequentando queste serate, questi corsi, seguendo questo tipo di allenamento.

Quando tossite o starnutite vi scappa la goccina di pipì?
Imparate a fare the knack, il trucco.

Avvicinate le gambe, retrovergete al massimo il bacino. Il bacino non si retroverge ?
Dunque stringete i glutei. Ricordatevi di non spingere con l'addome. Mai.
Concentratevi sul MEA. Stringetelo, contraetelo, a risucchio verso l'interno.
A questo punto siete pronte per soffiarvi il naso, starnutire o tossire.
clicca qui per vedere un video della contrazione isolata dell'ano

Mi raccomando donne!
Buon lavoro !!!!!!!!!!!!!!!!!!

Si ringraziano Annamaria Fietta e Diana Lion (con i loro mariti) di AISCAM per la collaborazione. Ma soprattutto ringrazio Lorena Cattapan referente per lo sport nel comune di Vedelago per questo invito e il mitico presidente regionale stomizzati e incontinenti Attilio Reginato.

18 novembre 2018

Spieghiamo il Pavimento Pelvico ai bambini da 6 a 14 anni: #perineomarameo

Se ci trovassimo in una comune classe scolastica potremmo partire così:
Il Pavimento è quello che sta alla base di questa stanza e che voi calpestate. E' duro e sostiene i vostri banchi, la lavagna, gli zaini riposti vicino ai vostri banchetti, i cestini, le carte geografiche dell'armadio, l'armadietto e voi stessi.
Se ora vi sedete per terra e incrociate le gambe come gli indiani, appoggerete sul pavimento il vostro... pavimento pelvico. Appoggerete il sederino e tanti altri muscoli e ciccia, ma, mentre il pavimento della stanza è duro, il vostro pavimento è molto morbido.
Potremmo anche chiamarlo anche Perineo Marameo perchè scompare sotto ai vestiti, alle mutandine e nessuno lo vede. Voi solo sapete che c'è.
Il vostro Perineo Marameo vi fa capire che esiste e funziona, quando fate la pipì o la cacca, e che esiste ma non funziona bene quando la cacca è dura e dovete spingere troppo; o quando la pipì è così tanta da farvi gocciolare sulle mutandine; o ancora quando mangiate troppa cioccolata e vi viene la cacca molle molle. Perineo Marameo non funziona bene quando bagnate il letto la notte o quando non arrivate in bagno in tempo e fate tutto sulle mutandine.
Il serbatoio della cacca si chiama retto. E' un contenitore. Quello della pipì si chiama vescica.
In mezzo ai due serbatoi le bambine hanno la vagina che è un piccolo passaggio. Una specie di tunnel che i maschi non hanno. Poi le femmine hanno un organo che è a forma di pera e si butta un po' sopra la vescica: si chiama utero, che sarà un domani il contenitore di un bambino.
I muscoli del Perineo Marameo si indeboliscono con il passare degli anni e gli organi che ci stanno sopra si adagiano bene, come se fossero in un tappeto elastico che via via però perde la sua forma e la sua durezza e diventa molle molle. Si dice che diventa lasso e non riesce più a sostenere bene.
Quando avrete quaranta o cinquant'anni lo potrete immaginare come la tenda di un circo che crolla senza l'impalcatura, o un tappeto elastico ben tirato da cordicelle che si spezzano, quando si invecchia.
Ecco perchè quei muscoli vanno allenati nel tempo, sin d'ora. Per mantenerli forti, duri, tonici.
E per fare funzionare sempre il vostro Perineo Marameo, vi posso insegnare tre esercizi per cominciare.
Potete iniziare col gioco delle bolle di sapone. Mentre soffierete per fare una bolla, la più grande possibile che siate mai riusciti a fare, cercate contemporaneamente di portare il vostro ombelico verso l'interno, appiattendo bene la pancia. Senza volerlo, Perineo Marameo si solleverà verso l'interno.
Oppure vi posso insegnare il gioco dello stringere il sedere forte forte, che è un altro esercizio utile, ma dovrete essere sdraiati a pancia in giù, mantenendo le mani sotto al mento.
Ancora un altro: se vi sdraiate a terra e raccogliete le ginocchia verso il petto, trattenendole con le mani, potete concentrarvi come per trattenere la cacca e stringere forte quei muscoli e poi rilasciarli e così via, più volte. 

Si potrebbe accompagnare questa spiegazione facendo disegnare i bambini una sezione sagittale del perineo maschile e femminile o utilizzando il pongo o i plastici anatomici. Ritagli con la carta possono stimolare la conoscenza della forma di ogni organo e inoltre mostrare la scala di Bristol delle feci può farli sorridere, divertire e può abbattere il muro della vergogna. 
Defecare è una delle azioni più fisiologiche e importanti che esistano, come la respirazione o il battere del cuore. 
E' una parte che viene raramente spiegata dalle insegnanti di scienze e invece così importante. 
Il bambino non lo sa ma paradossalmente diventa esemplare interprete della sua disfunzione. E questa metodologia potrebbe avvicinare i due lontanissimi universi: quello genitoriale e scolastico a quello medico. Una nuova tendenza per costruire un linguaggio, dare corpo all'identità di ognuno, alla visione distorta di alcune parti intime.
Gli esercizi e la spiegazione teorica dovrebbero essere prima appresi dagli insegnanti, è per questo che con le associazioni stomizzati e incontinenti proporremo un tour nelle scuole, di informazione e prevenzione, conoscenza e formazione vera e propria. 
Accettiamo suggerimenti e consigli.

Fanni Guidolin 
Enterostomista Specialista nella Riabilitazione delle disfunzioni del Pavimento Pelvico femminile, maschile e pediatrico


Successo a Salvarosa per l'ultimo tour di Pelvicstom

Accoglienza e affetto, interesse e partecipazione sono stati gli ingredienti portati dalle settantasette donne accorse venerdì sera all'incontro informativo sul perineo femminile. Una conferenza medico-scientifica intervallata da alcuni momenti teatrali, che mi hanno permesso non solo di far sorridere e divertire il pubblico, ma di far passare il messaggio che del perineo dobbiamo prenderci cura ogni giorno.
Ci sono azioni nella nostra quotidianità che incidono profondamente su quelle strutture basse, rinchiuse alla base del nostro bacino. Piegarsi per raccogliere qualcosa, o stare sedute per ore, sollevare pesi e avere una postura scorretta, sono azioni da controllare con il respiro, la corretta introflessione dell'addome e la contrazione degli sfinteri anali e dei muscoli vaginali.  Il tutto simultaneamente al movimento e sempre. 
Più azioni corrette compiamo durante il giorno e più il nostro perineo ci ringrazierà e viceversa.

Il soffio del palloncino, che non manca mai nei nostri eventi, impegna i muscoli addominali. E' proprio questa disattivazione che le donne devono imparare. E mentre la pancia si appiattisce, stringere là sotto è sempre utile. 

Se non ci fossero le volontarie dell'associazione AISCAM (associazione incontinenti e stomizzati di Castelfranco e Montebelluna) ad aiutarmi, non saprei davvero come fare da sola. Con presidente regionale Attilio Reginato, il direttivo si carica di forza e gioia. Annamaria Fietta e Diana Lion, nella foto sopra com me, consegnano volantini, brochure e gadgets ai partecipanti. 

Annamaria si dedica ogni volta alla realizzazione dei fiocchetti in tema di colore e significato. Ogni nostro evento vuole sensibilizzare anche nell'ambito della stomia, argomento poco conosciuto. E' per questo che le borsette consegnate contengono la brochure dell'associazione. Si informa e si accolgono i nuovi soci. 
Riuscire a mantenere l'attenzione delle donne per un paio d'ore parlando di argomenti poco comuni, non è mai facile. Così ho ideato alcune trance con battute e scenetta. Una sorta di parodia, che liberi la mente ma la apra al significato profondo.
Ne è rimasto entusiasta Luigi Brunato, del direttivo dell'associazione frazionale Salvarosa. Rivedermi a casa (dato che ho abitato vent'anni a Salvarosa) è stato per lui un onore. 
Invece sono io che ringrazio tutti loro. Dovevate vedere come hanno sistemato il palco e allestito il set in mezz'ora. Cavi, microfono, schermo e proiettore, velocissimi. Ed io che terrorizzata dalla paura di non riuscire a preparare in tempo, ondeggiavo avanti e indietro alla ricerca di minuti già trascorsi.

Le donne amano essere considerate e guardate dentro, nell'anima. Fa parte di noi la ricerca del riconoscimento. Ecco perchè quando capiscono che noi terapiste, infermiere, fisioterapiste od ostetriche esperte di perineo, riusciamo ad entrare nel loro animo più intimo, si lasciano andare a confidenze e confessioni. Vorremmo che i miasmi del dubbio morale svanissero.
Le accogliamo tutte le donne, anche quelle più difficili, resistenti al cambiamento. Anche quelle che pensano sia più facile e risolutivo sottoporsi ad un intervento chirurgico piuttosto che fare fatica con gli esercizi. Sono le pensatrici anti-sistema. Le ho definite così. 
Salvarosa ci ha regalato la convinzione che stiamo percorrendo la strada giusta.
Giunti ormai al diciottesimo evento di Pelvicstom, diamo appuntamento a tutte mercoledì prossimo 21 novembre 2018 ore 20.00 presso la palestra delle scuole elementari di Vedelago (Tv), dove anche le donne partecipanti alla serata teorica di Vedelago, accorreranno. 
Chiediamo di indossare una t-shirt bianca o rosa, che coreograficamente richiama tutto il mondo femminile, e di portare un tappettino. faremo alcuni esercizi tutte insieme e vi spiegherò il razionale scientifico di ognuno. 
Per chi volesse saperlo, la mia scuola e corrente di pensiero è quella di Bernardette De Gasquet. 


15 novembre 2018

Chiedilo alla psicologa: Voglio essere una donna in carriera

Dottoressa, vorrei indossare i panni della donna in carriera e non quelli della donna del focolare come vuole mio marito. Dopo la malattia sono cambiata. Cosa mi suggerisce ?

Cara signora,

nella sua domanda vi è già la risposta. Mi sta dicendo di voler essere una donna in carriera piuttosto di una donna del focolare. Che cosa l’ha portata a pensarsi così. Alcune malattie creano un trauma, ossia una frattura in cui sembra di non sapere più chi si era, chi si è e chi si vorrebbe essere. La frattura con il tempo diventa una ferita che si rimargina lasciando il segno. E questo segno le sta dicendo di guardare avanti. Posso anticipare che per lei essere in carriera significa essere stessa, essere una donna attiva e dinamica. Mi sento di aggiungere però che non vi sono azioni, comportamenti che diventano “l’unica cosa che voglio fare”. Si fermi solo un momento a riflettere. Lei è anche madre? In che modo lo è? E’ anche figlia? Rinuncerebbe a questo ruolo? E’ un’amica, in che modo si è amici se si è donne in carriera? E la donna del focolare cos’è che non può fare? Le dinamiche relazionali e i legami sono come un lenzuolo che ha bisogno di essere ben steso, altrimenti le pieghe possono dare fastidio. E se a riassettarlo si è in due, è certamente meglio, vi è una condivisione che diventa complicità.

Buona giornata
Dott.ssa aterina Bertelli
338 1486789

14 novembre 2018

L'INFERMIERA CON LA CODA A PENNACCHIO

Deglutivo saliva come se fossero stati bocconi di cemento. 
La mano almeno poteva tenermela l'infermiera mentre urlavo per la puntura dell'anestetico locale. Così mia madre fu costretta ad entrare, e a scoprire che sulla pancia mi ero tatuata un altro tribale. 
Prima di mitragliarmi con una raffica di parole, avvicinò il suo naso al mio e poi le labbra alla mia fronte e mi baciò. Mi teneva la mano, ingombrando lo spazio all'infermiera. Intrecciai le mie mani con le sue.
Il medico era molto gentile e mi colpì la sua calma assoluta; o forse era la voce; forse le guance molli, un po' cadenti, che gli rendevano la faccia buffa, o quel ciuffetto sulla fronte, arrotolato come una molla.
Di lui mi sono fidata subito.
L'infermiera preparava il tavolino con i ferri chirurgici ed io sbirciavo ogni movimento. 
I capelli troppo lunghi, le cadevano sulla spalle e si accorse subito che avrebbe dovuto raccoglierli. Trovò un elastico "ferma moduli" e lo arrotolò tre volte sulla coda, sollevandola talmente sulla nuca da farla sembrare un pennacchio al vento. Così, appariva forse più giovane ma ancora meno simpatica. Non che io volessi Candy Candy, ma una diversa da quella si.
Quando mi coprì il viso con il telo verde mi sembrava di soffocare. Mamma fece passare un po' d'aria e lei si infastidì perchè si trattava di un telino sterile e avrebbe dovuto sostituirlo. Era visibilmente agitata perchè il chirurgo le faceva strani gesti di disappunto per la sua lentezza. Forse gli occhiali troppo grandi sulla punta del naso le impedivano una visione a centottanta gradi. O forse aveva incontrato le sue occhiaie nel grande specchio dell'ambulatorio e la rabbia appassiva in sconforto quel giorno.
Quando mi disinfettò, non mise i guanti ed io pensavo a cosa avessero fatto quelle mani prima di finire sulla mia pelle. Magari si era truccata o pettinata, forse aveva bevuto il caffè o abbassato i pantaloni per fare la pipì. E quelle mani adesso accarezzavano il mio addome. Si fermavano sulle anche e fino all'ombelico, dove il tatuaggio si mostrava pieno e fresco di colore. Non le volevo quelle carezze nossignore. 
Mamma si stancava di stare immobile in piedi e decise di sedersi. L'infermiera andava avanti e indietro passando la pinza e il bisturi, sistemando la luce dietro al medico, intervallando qualche battuta sulla mia età e i millenials, sui duemila, i duemilatre e duemilaquattro. 
Il medico mi strizzava l'occhiolino ogni tanto e a me bastava per essere felice. 
Poi per qualche motivo che non ricordo, la ranocchia vestita di verde mi guardava dall'alto, ed io ero stesa a terra, con le gambe sollevate sul ventre di mia madre. Il medico piantava il fonendoscopio gelido sulla mia pancia e l'infermiera accarezzava la mia guancia, chiamandomi per nome. 
"Sei bellissima", mi disse.
"Anche tu", le risposi. 
Mi resi conto che ero svenuta nello stesso istante in cui mi ero alzata dal lettino e lei era lì ad assistermi, a misurare la pressione, a guardarmi dritta negli occhi e dentro al cuore, alle mie paure. 
Quando l'ago bucò la mia vena mi girai dall'altra parte, allargai le narici, quasi l'aria non bastasse e aprii la bocca per prendere fiato. Ero viva. La sentivo sfrigolare nei polpacci quella euforia e mi dovevo ricredere. 
Ed è proprio vero che quanto meno sicura si sente una donna, tanto più probabile è che abbia pregiudizi estremi. Che in fondo quel pennacchio rosso, le stava davvero bene.

10 novembre 2018

NOVITA'

Vecchio il ponte che ci trasporta mollemente sull’acqua, vecchio il palazzo, vecchi i viali selciati e le pareti in marmo e travertino dalla bellezza di un addio riflesso sulle acque dell’Arno,
E vecchia è la "me" di oggi, che poggiava piede in questa città ventiquattro anni fa per la prima volta. Così le similitudini e le dicotomie, balzano al cuore, come un pallone nel canestro che segna un punteggio nella storia della vita. Si agganciano a te in eterno, come lucchetti con le loro promesse d'amore.

Vecchio, l’odore della moquette dell’hotel Baglioni che ci ha ospitato. Vecchia l’aria respirata nei musei visti ieri, conservatori di tutto ciò che collassa o si incastra ma dura nel tempo, come pietre preziose.
Ma in tutto questo splendido "vecchiume" ricco di significato e avvalorato dal potere di una storia culturale che non muore mai, si stanziano novità importanti da imbalsamare anch'esse nel tempo.
Sono quelle espresse in un convegno di alto valore con nuove tematiche e possibilità di cura.
E poi quelle di nuove persone conosciute e nuovi medici sul fronte incontinenza e salute. E infine quelle delle nuove amicizie come con Chiara, conosciuta solo via WhatsApp e mai incontrata prima di oggi. Chiara Autiello è una fisioterapista che si occupa di pavimento pelvico a Lucca e fa parte di un gruppo italiano che ho creato un anno fa, chiamato GITERP (gruppo italiano terapiste esperte nella riabilitazione perineale), comprendente infermiere, ostetriche e fisioterapiste, tutte esperti in tale ambito.
Nuove prospettive e nuovi progetti compaiono all’orizzonte. Nuove scelte e nuove cose da prendere sul serio, magari trasformando il viaggio di ritorno Firenze-Padova in un viaggio di idee creative per i miei tremilaottocento lettori!
Allora scatto una foto e poi un'altra ancora, rileggo le slides proiettate dai relatori e gli appunti importanti. Sottolineo, ritaglio le pagine del quotidiano che contengono titoli "illuminanti", scrivo questa pagina di blog.
E' così che nascono i progetti.

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