18 settembre 2014

Chemioterapia: istruzioni per vincere

Devo raggiungere il day hospital oncologico entro le sette, per i prelievi e il quarto ciclo di chemioterapia, e sto pensando di rinunciare a questo penoso calvario, regalandomi una giornata in montagna, tra i boschi che non vedo da anni, magari a funghi, con il cestino di vimini. Utopia.
“Laura sei pronta?”. Mia mamma mi chiama giù ciondolando le chiavi di casa per mettermi fretta. Mi sento così affaticata che l’dea di fare una rampa di scale, seppur in discesa, mi disturba parecchio, mi manca il fiato dopo pochi metri di percorso.
Oggi starei a letto fino alle undici, avvolta nel tepore delle coperte profumate di lana grezza e poi chiamerei zia Claudia, per farmi accompagnare su a Levico, al lago. IO adoro zia Claudia. Sorride sempre e il suo umore è contagioso ed io mi lascio felicemente contagiare dalla sua smania frenetica.
Ho la gola secca.
Da ieri non riesco a bere nemmeno un goccio d’acqua e mi sento uno straccio, disidratata, con la pelle grinzosa come quella di una ultracentenaria. Peccato che io abbia solo trentasette anni.
Sul comodino, una tazza di tisana ai frutti di bosco, mi ricorda che ieri sera non ho fatto in tempo a berla per il sonno accumulato che mi ha fatto eclissare in pochi minuti. La prendo tutta d'un sorso. E' buona anche fredda.
Pasticcio con la lingua sul palato.
Il gusto metallico che sento in bocca da alcuni giorni, prevarica anche sul sapore di menta del dentifricio. Mi piacciono i denti bianchissimi e li lavo in continuazione. Scarto una caramella gelèè, morbidosa, alla fragola, di quelle che ti si attaccano ai denti e ti fanno venire la carie, ma va molto meglio. Mi piace e non sento il metallo. La succhio piano.

Mi pettino e infilo le ciabatte infradito.
Gli spilli sotto ai piedi e sulla punta delle dita delle mani, mi trafiggono come in una tortura cinese. E' un altro effetto della chemioterapia.

Mi siedo a bordo letto e mi massaggio le gambe e i piedi con una crema profumatissima e molto idratante. E’ incredibile il potere di un massaggio su un corpo che assomiglia ad un budino. E’ corroborante, energetico, armonico, magico.
alzo gli occhi.
Lo specchio di fronte a me mi ricorda gli orrori di una chemioterapia devastante ma che sembra aver ridotto tutte le metastasi. Non devo mollare. Grazie chemio, ti adoro. Lo ripeto come un mantra.
La mia mano debole accarezza il cuoio capelluto lucido. Mi allungo sul comò e apro il cassettone dei cappelli e berretti. Ne provo qualcuno con il frontino, sportivo. Mi sta bene questo, in stile panama. Quando sono stata ad Ibiza, cinque anni fa, andava tantissimo nella versione del bianco e del nero. Quasi quasi mi piaccio.
Sbatto le palpebre alla ricerca di un paio di ciglia irriconoscibili. Avevo ciglia lunghissime, come petali di margherita tinti di nero carbone. Ora nemmeno l’ombra e provo una frustrazione retrospettiva.
Apro il cofanetto dei gioielli bijou. Una scatoletta contiene le ciglia finte da applicare con la colla. Le provo. Wow . Un velo di gloss mi fa sentire una super top, pelata, ma super e con le ciglia finte.
Annuso le rose sul vaso accanto al mio letto. Seducenti e vellutati i loro petali, ma non sento alcun profumo, la chemioterapia deve aver bruciato i recettori nel mio naso. Poi mi chino per mettermi le scarpe ginniche e un maleodorante odore di piedi al formaggio mi assale. Recettori ok. Sono ancora tutta intera e integra!
“Laura! Ti sto aspettando ! Dobbiamo essere in ospedale alle sette e mancano solo quindici minuti!”
Mia madre è l’unica che capisce cosa e come sto vivendo veramente. Lei ci è passata qualche anno fa, per un cancro al seno molto avanzato. Non sta ancora bene ma mi dà una forza incredibile, come tutte le persone che incontrerò oggi al day hospital, nelle mie medesime condizioni. Per un certo verso, là, mi sento protetta, e condividere il mio dolore con altre persone in chemioterapia, mi fa sentire meno sola.
“Mamma c’è del ghiaccio?” Le chiedo ad alta voce. Devo ancora scendere nel salone. Il ghiaccio mi dà sollievo in bocca, per queste vescichette sulle gengive che mi impediscono persino di parlare. Ho già fatto dei risciacqui con il collutorio ma che bruciore!
La mia mammina mi prepara la minestrina tutte le sere. Dice che salandola abbastanza, è come un disinfettante naturale. Lava giù anche i miei bruciori di stomaco e copre la mia insopportabile nausea.
Scendo.
Un ronzio sommesso e sonnolento accompagna le mie orecchie. L’oncologo non mi aveva parlato di questo effetto collaterale, l’ho letto su internet, ma con le cuffiette agganciate al cellulare e la musica energizzante, lo nascondo bene. Passa. Lo celo tra le note.
Al piano terra, sul bicchiere di vetro, mamma ha già preparato i cubetti di ghiaccio.
“Mamma, ho deciso di ritornare a lavoro”.
“Laura, ma che dici?, come farai tesoro? Con quei turni massacranti….?”
“Credo che rimanere chiusa in casa non mi faccia per niente bene. Ho voglia di uscire mamma, di rendermi utile e di impegnare la mente. In ufficio sarà dura ma almeno mi distrarrò dai brutti pensieri”.
Sono quattro mesi che manco dalla scrivania dello studio associato di ragionieri commercialisti.I miei colleghi mi aspettano con ansia e anche i miei clienti. Capiranno le mie giornate no, porteranno pazienza, io ne ho di più.

Non so come andrà a finire.
Non so se vivrò altri cinque anni o cinque mesi o poche settimane.
Domani potrei svegliarmi con un’embolia polmonare, una trombosi venosa o altre metastasi. Domani potrei scoprire di non avere più globuli bianchi né piastrine. Me l’hanno spiegato bene, sono i prezzi da pagare per la distruzione del cancro. Ed io lo voglio pagare questo conto salato. E’ il baratto con la sopravvivenza.
No, proprio no. Io non voglio morire. SE la malattia mi vorrà uccidere, io avrò lotttato con tutta me stessa, mi sarò aggrappata a quel filo sottile, avrò corso sulla lama di un rasoio, avrò perso la mia bellezza (esteriore), forse il sorriso sarà più spento, ma avrò guadagnato un giorno in più. O forse più di uno. Scusate se è poco ma, io ho ancora troppe cose da fare! E voi?





16 settembre 2014

Uomini Maledetti e prede perfette

Il racconto descrive (in prima persona) la triste storia realmente accaduta di una giovane donna che, vittima di quanto leggerete, si è resa promotrice di un movimento intitolato: "No, al sesso senza amore", per giovani donne vittime della prostituzione e di violenza sessuale.

Uomini Maledetti e prede perfette“In bagno trovi il sapone intimo e un accappatoio rosa. Fatti la doccia e lavati bene sotto. Ti voglio profumatissima. Sul mobiletto c’è un rasoio, ràsati tutti i peli, mi piace lucida, come quella di una bambina”.
E chi si crede questo strafottente?. Gli farò vedere io chi comanda il gioco.
Lo spudorato avvocato non assomiglia nemmeno lontanamente al signore rispettoso e riservato che ho conosciuto in ufficio.
“Poi rimettiti le autoreggenti, che mi fanno impazzire, e i tacchi a spillo, e nient’altro”.
Porco maiale, vuole giocare serio il bamboccio.

Il vetro appannato, del bagno in mosaico, rosso scarlatto, nasconde il mio volto impaurito. Sorrido. Faccio delle smorfie tra i segni passati sullo specchio dalla mia mano. Mi piaccio anche senza trucco. Ricopro le mie labbra di rossetto rosso lacca, come piace a lui, infilo i tacchi, le autoreggenti e tengo al collo la collana di pietre rosso rubino che scende sull’incavo del mio seno voluminoso. Era nel pacchettino infiocchettato sul sedile della sua Ferrari. Per me.
Sciolgo la coda e lascio i capelli spettinati. Ricordo ancora la battuta del vecchio Giotti, suo collega schifoso: "Ti farei la festa Ale!".

Sento odore di sigaretta. Fuma? Non l’ho mai visto fumare in tanti anni. Butto il filo interdentale sul cestino sotto al lavabo ed è là che mi accorgo di quella piccola siringa viola. Non può essere, Marco. Conosco benissimo il caverject, è un farmaco per l’erezione, ma allora Marco è impotente!??…
Non ho coraggio di chiedere nulla. So che funziona e non mi interessa perché lo fa. Non mi interessa di lui, né della sua salute. Voglio solo divertirmi.
E’ strano. Mi trovo a casa sua, come ho sempre sognato da anni ma in un corpo che non mi appartiene.
Sono romantica e so amare. Voglio i preliminari e i baci. Voglio la purezza e la semplicità. Ma ora no. Voglio solo il suo sesso, e quel lavoro promesso.
Nel turbinio di sentimenti contrastanti, mi chiedo se valga la pena rimanere; penso ai miei figli, Melissa e Giulio che stanotte sono da mia madre. MI sento in colpa e cerco di cacciare i brutti pensieri.

Sul piano in marmo del bagno, il contratto, l’assegno già firmato e la sua penna dorata aspettano il mio consenso. Quanto potrà cambiare la mia vita con duecentottantamila euro?.

Musica?.
Lenta e melodica. Arriva fino al bagno, c’è una cassa sopra al water. E' super Tecnologica questa casa.
“Eccomi”, con il contratto in mano, firmato da centoventi secondi. Lo sventolo con un sorriso a trentasei denti.
“Festeggiamo tesoro?” gli chiedo suadente, porgendogli un calice di champagne.
Lui giace nudo, in tutta la sua colossale bellezza. Le gambe a ciondoloni sul letto, stirano il torace muscoloso e risaltano il punto focale del suo corpo. Il suo bacino è vibrante, accelera in me ogni impulso erotico. L’armonia delle sue forme combacia perfettamente con le mie. Lo capisco mentre ci avvolgiamo in un abbraccio senza tempo. Mi bacia, teneramente, mi accarezza, dolcemente!!!!.
In un artistico approccio puramente sessuale, questo esce dagli schemi. Mi piace troppo.
Ci rotoliamo sul pavimento senza badare ai solchi lasciati dai miei tacchi sul parquet. Cos’è quella?. Allungo il collo. Sul comodino, uno strano marchingegno attira la mia attenzione e arresta le frenesia del fare.
“Marco, cos’è quello?” chiedo preoccupata.
“Ssst, Ale, stai zitta e seguimi. Muoviti con me, piano, a tempo di musica”.
Voglio baciarlo. Avvicino le mie labbra alle sue.
“No Ale, lascia che il rossetto non si sciupi, sei stupenda così”.
Rifiuta i miei baci.
Sento l’obbiettivo puntato su di me. Ho l’impressione che si tratti di una webcam. Mi alzo di scatto e mi avvicino per averne conferma. Ho ragione. L’idea di essere ripresa alimenta le mie perversioni sessuali.
“Ale dai, dopo ci riguarderemo, sarà bellissimo, vieni”.
Anche se fuori dagli schemi, non riuscivo a pensare che le perversioni di Marco fossero frutto di pensieri depravati aberranti. Il tutto piaceva anche a me, e ne ero complice.
Il dramma è che non potevo immaginare che sarei finita dritta nell’entourage della prostituzione, in quello stesso istante.

Non potevo immaginare che la mia maledetta firma su quel contratto retro datato, mi rendeva complice e organizzatrice di un giro di prostituzione minorile dove anche mia figlia si era venduta al peggior offerente.

Non potevo immaginare che l’avvocato che mi stavo scopando, aveva architettato questa trappola perché si trovava col fiato sul collo. Qualcuno aveva scoperto i suoi traffici. Qualcuno aveva parlato troppo. Ed ora io ero la sua preda perfetta. Incolpare me avrebbe scagionato lui.

“Marco ma è accesa la telecamera?”.
“Non ancora piccola, dai vieni qui”.
Mi piaceva quel “piccola”, “stellina”, “gioia”. Era una parata di dolci vezzeggiativi, pronunciati in tono quasi poetico.
Mi lasciavo fare, di tutto, alla fine lui conduceva il gioco, io ero la sua piccola bambola consenziente, divertita, sicura, matura.
Nessuna novità, una bambolina da carillon lo sono sempre stata. In questa trappola mortale ci entri come un fluido incolore adattandoti a poco a poco, con la convizione che sei così e attiri solamente Uomini Maledetti.

La webcam riprendeva a tradimento ogni nostro preliminare. L’amplesso. La foga. Le urla. I gemiti. Il sangue del proibito. Tutto finiva on line, sul sito pornografico dell'avvocato Antonioli, schifosamente visto da tutti, Giotti compreso, mentre io, ignara di tutto, mi divertivo come mai in vita mia avevo fatto.

Ma i successivi cinque minuti sono stati i più lunghi della mia vita.

Sento battere alla porta. Punto Marco dritto negli occhi. Con baldanza mi sposto scivolando sul lato mentre lui si alza in piedi sudato. “Chi è?”. Esclama.
I colpi sulla porta si fanno sempre più forti.
Marco si avvia nudo verso il portoncino blindato. Non avevo notato il tatuaggio sulla schiena. Non si addice ad un avvocato una schiena marchiata. Due “M” intrecciate.
M come maledetto in giorno che ti ho incontrato. "M" come uomo Maledetto.
I colpi sulla porta sono consecutivi e sfondanti.
Marco guarda attraverso lo spioncino e corre da me preoccupato mentre si infila i boxer.
“Che ti prende tesoro?. Chi è?”, chiedo affannata.
Lui si dirige dritto sulla webcam sul comodino spegnendola velocemente e buttandola nel secchio della spazzatura. Poi vola sul computer sistemato sul tavolino in camera e chiude, ancor più rapidamente, la connessione.

“Marco vuoi rispondermi? Chi è?” chiedo nuovamente allarmata. “Che cavolo stai facendo???!!!” Urlo.
Sono ancora mezza nuda quando la polizia fa irruzione in questa casa degli orrori.
“Signora Turini, stia ferma, immobile” mi urlano come se fossi una delinquente ricercata. Il mio sangue gela nelle vene mentre due poliziotti mi obbligano a non alzarmi da terra e altri due accerchiano l’avvocato Antonioli.
Marco finge di cadere dalle nuvole e mi lascia basita.
Inizia ad insultarmi, davanti alla polizia cercando di colpevolizzarmi.
Sono immobile, ancora per terra, sul pavimento solcato, freddo. Copro il seno con una mano e il pube con l’altra sotto lo sguardo dei poliziotti tutt’altro che attoniti.
Uno dei poliziotti fermi all’entrata, si avvicina al tavolo in cucina e obbliga Marco, minacciandolo di morte, ad aprirgli il computer e avviare la lenta connessione. Pochi clic e …

I miei occhi non possono credere alla vista di quelle foto oscene sul pc. Melissa, mia figlia, Erica, la sua giovane amica. E altre migliaia forse, di ragazzine, nude, in foto scabrose, pornografiche, con uomini vetusti.
Non può essere mia figlia, non può essere lei.
Scoppio a piangere disperata.
Urlo senza controllo. Mi sembra di morire. Sto per morire.
“Comandante, prendetela, questa donna ha plagiato centinaia di ragazzine!”, Antonioli si rivolge al poliziotto sventolando il mio contratto mai letto.
“Bastardo schifoso!, ho capito tutto, lo offendo senza limiti mentre il cerchio di poliziotti mi copre da una possibile violenta reazione di Antonioli.
Mi scaravento su di lui con violenza, coperta solo da una federa di cuscino, voglio picchiarlo questo maledetto.
Un poliziotto tra i più robusti mi cinge la vita fermandomi, poi, in quel lussuoso attico della Giudecca, Antonioli riceve quello che si merita. Un paio di manette sferzano sui suoi polsi.
“Avvocato, lei è in arresto”.
Marco Antonioli viene attorniato dai poliziotti senza possibilità di fuga. Incredulo.
In manette ci era finito lui, come meritava.

“Signora Turini, deve ringraziare Chiara Baldi.
Chiara! La stagista in tailleur blu, l’amante di Antonioli, l'uomo che mi ero appena scopata. Era stata lei a denunciare Marco. Sapeva tutto.

Scoppiai in un pianto impetuoso interminabile, mentre abbracciavo il comandante , dimenticando di avere addosso solo un paio di tacchi a spillo e le calze autoreggenti.

La notte non era mai stata così stellata.
Con l’accappatoio rosa sulle spalle e un tè caldo, il volto rigato di nero, guardai il cielo.

Ancora oggi, a distanza di anni, mi chiedo se Chiara, la stagista in tailleur blu, si sia davvero suicidata...
Io sono ancora in attesa di processo. L'avvocato Antonioli sta scontando la sua pena.

I figli mi sono stati portati via dagli assistenti sociali, che hanno definito la mia condizione psicologica troppo critica per seguirli.

Ringrazio Fanni Guidolin, per aver pubblicato la mia storia sul suo blog.
Ale T.




Conversione sessuale: da uomo a donna

Nella riabilitazione del pavimento pelvico, trovarsi davanti a muscoli completamente stravolti da un intervento così demolitivo non risulta un percorso facile, nemmeno per il terapista.
IL paziente che si è sottoposto alla conversione sessuale da uomo a donna, può presentare disturbi dello svuotamento vescicale, stenosi uretrale, incontinenza urinaria e dolore pelvico cronico.
Nella specie umana, per cambio di sesso (ufficialmente, Adeguamento tra Identità Fisica ed Identità Psichica o semplicemente Adeguamento di genere) si intende solitamente il percorso di transizione, che include tutte le procedure mediche (ormonali, chirurgiche ecc) e legali seguite da persone transessuali per l'adeguamento del proprio corpo, ma a volte si usa per indicare la sola riassegnazione chirurgica del sesso, che solitamente si riferisce ai soli organi genitali.
Per le persone transessuali il termine è comunque improprio in quanto, dal loro punto di vista, si tratta di un adeguamento della propria esteriorità fisica alla propria interiorità. Vale a dire, per esempio, che una donna con caratteri maschili li corregge per averli conformi alla propria identità di genere o viceversa un uomo con caratteri femminili.
In Italia oggi si contano circa 2.000 transessuali, cioè uomini e donne infelici di appartenere al sesso donatogli geneticamente, ossia circa 1 uomo su 40.000 e 1 donna su 50.000. Si tratta di persone del tutto normali sotto il profilo biologico ed anatomico, ma che vivono con la convinzione di appartenere al sesso opposto. In genere, si definiscono “prigionieri in un corpo sbagliato”.

La domanda di cambio di sesso deve essere presentata al Presidente del Tribunale di residenza il quale a sua volta designa il giudice istruttore. Quando la persona presenta al Tribunale di residenza domanda di "rettificazione di attribuzione di sesso", secondo la legge 164/82, il giudice istruttore può disporre una "consulenza intesa ad accertare le condizioni psico-sessuali dell’interessato" (art. 2, comma 4ä).
Il Giudice può quindi nominare un consulente tecnico d’ufficio (C.T.U.) che effettua alcuni incontri con la persona che ha richiesto la rettificazione e svolge una serie di indagini per rispondere ad uno o più quesiti posti dal giudice, nei tempi stabiliti dal Tribunale. Al termine del lavoro il C.T.U. prepara una relazione (generalmente scritta) in cui riporta i risultati delle attività svolte e risponde ai quesiti posti dal giudice.
La persona che ha richiesto la rettificazione, al momento della nomina del consulente tecnico d’ufficio, può a sua volta scegliere un proprio consulente tecnico di parte (C.T.P.), che dopo aver ottenuto il permesso dal giudice, assiste alle operazioni peritali, partecipa alle udienze ed è ammesso alla Camera di consiglio con funzione di sostegno delle esigenze del richiedente.
Pur non specificato dalla legge 164/82, l’iter psicologico è ritenuto essenziale dalle strutture nazionali che hanno approvato e recepito gli Standard italiani sui percorsi di adeguamento dell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere e dalle maggiori organizzazioni internazionali tra cui The Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association Inc.-HBIGDA.
Questa fase del percorso psicologico prevede colloqui psicologici e test finalizzati a raccogliere la storia della persona e a delinearne il profilo psicologico. La relazione risultante dall’elaborazione dei dati derivanti dalle consultazioni, dagli accertamenti di laboratorio e dai test psicologici è oggetto di valutazione interdisciplinare di eleggibilità nell’iter psicofisiologico di adeguamento e viene consegnata all’utente con il quale si concorda un percorso individualizzato che corrisponda alle sue effettive esigenze.
Il cambiamento può avvenire già in precedenza, in parte anche mediante la terapia endocrinologica (somministrazione di ormoni) per la quale, come ribadito dal Tribunale ordinario di Torino (sentenza n.6673 - 06/10/1997), non è necessaria l’autorizzazione. La terapia ormonale deve avvenire comunque secondo le procedure previste dagli Standard per il percorso di adeguamento di sesso adottati dall’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere. Gli effetti della terapia ormonale da una parte possono procurare sollievo e dall’altra possono, però, procurare scompensi anche gravi negli organi deputati al loro metabolismo (ad esempio, al fegato). D’altra parte i cambiamenti somatici, pur tanto desiderati, non creano quel benessere immaginato se la persona non è sostenuta in un processo di elaborazione e assimilazione profonda non solo dei cambiamenti stessi, ma anche del nuovo stile di vita che inevitabilmente essi comportano. Nell’adeguamento Femmina-Maschio (FtM) entrambi gli obiettivi possono essere ottenuti con l’uso del solo ormone mascolinizzante (testosterone), mentre nell’adeguamento Maschio-Femmina (MtF) è quasi sempre necessario unire agli estrogeni femminilizzanti almeno un farmaco antiandroginico.
La legge n.164/1982 regola anche ciò che viene definito come "rettificazione di attribuzione di sesso" che avviene con la modifica dei dati personali, nome proprio e sesso attribuito alla nascita, nei registri dell’anagrafe a cui si è iscritti. L’ufficiale di stato civile effettua la rettifica su ordinanza del Tribunale dopo che quest’ultimo ha l’avvenuto adeguamento medico-chirurgico dei caratteri sessuali. La variazione risulta solo nell’atto di nascita integrale. Tutti gli altri certificati, usualmente richiesti per concorsi, passaporto etc..., riportano esclusivamente i nuovi dati personali.
L’iter consiste, secondo le linee guida dell’ONIG, nella sorveglianza per 6 mesi dell’individuo (facoltativo in altri paesi), durante il quale dovrà sottoporsi a colloqui di indagine psichiatrica ed indagini ormonali. L’indagine psichiatrica serve per la valutazione dell’assenza o dell’eventuale presenza di patologie psichiatriche. A questi seguirà un anno di “test di vitra reale” , così definita, durante il quale vengono somministrati gli ormoni.

Va specificato che anche se si inizia il percorso sancito dalla legge, il Servizio Sanitario Nazionale non dispensa i suddetti farmaci. Qualora saranno ritenuti necessari dal giudice istruttore, saranno richiesti anche la perizia, del consulente tecnico d’ufficio e del consulente tecnico di parte.

Sono stata personalmente presente ad un intervento di conversione sessuale da uomo a donna. Le immagini le ho scattate personalmente e sono protette da copyright.

























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