28 febbraio 2014

Sporcare lo slip


Il soiling è “lo sporcare lo slip di feci, senza accorgersi della perdita che è minima”. E' un problema che interessa gli adulti e più spesso i bambini.
Il soiling nei bambini è un fenomeno molto frequente ed è responsabile di problematiche sociali e psicologiche che determinano disturbi comportamentali nel 40% dei bambini affetti. La risoluzione del soiling con l’aiuto di una terapista del pavimento pelvico in equipe con psicologi, proctologi e pediatri porta ad un immediato miglioramento dell’autostima, dei rapporti familiari e delle relazioni scolastiche.
I bambini con soiling di età superiore ai 4 anni senza stipsi e senza anomalie particolari sono definiti “soggetti affetti da soling non ritentivo”. Spesso accade loro di evacuare feci normali ma nei vestiti. Frequente è anche l’associazione con incontinenza urinaria diurna e notturna.
Con l’aiuto dello specialista si possono sviluppare dei programmi personalizzati.
In alcuni bambini il soiling può risultare da feci liquide. In questo caso bisogna escludere che si tratti di soiling da sovradistensione dell’ampolla rettale o che sia presente una malattia infiammatoria intestinale.
I bambini con disordini neurologici come l’autismo, il disturbo da iperattività o il deficit di attenzione, presentano con maggior frequenza problemi di stipsi e manifestano difficoltà nello stabilire comportamenti igienici di routine.
Prima di sottoporre il bambino a stressanti e complicate indagini proctologiche è utile provare la riabilitazione del pavimento pelvico che potrebbe risparmiargli molti problemi psicologici.

Johnston BD, Wright JA. Attentional dysfunction in children with encopresis. J. Dev & Bed Ped 1993
Bayens D et al. Behavioural and emotional problems in children with voiding problems. BJUInt 2001

23 febbraio 2014

Racconti di stomizzati felici

I racconti sono stati scritti ed elaborati dalla sottoscritta, titolare del blog, su autorizzazione scritta dei protagonisti. A tutela della privacy i nomi sono stati modificati.



DUE CUORI TRA BIANCHE LENZUOLA
Essere ricoverati al settimo piano dell'ospedale dipinto con i colori del cielo può essere un'esperienza davvero interessante. IL libro di Louise Hay giace sul mio comodino insieme alle flebo e alla pastiglietta azzurra che prendo tutte le sere per dormire. "Guarisci te stesso" lo avrò letto dieci volte ormai e gli ho assegnato un'aura mitica; è diventato la mia Bibbia. Sono costretta su questo fastidioso materasso da quasi un mese per un'anemia che mi toglie le forze e a volte il respiro. In oncologia le giornate scorrono a rallentatore e per non essere rapita dalla noia cerco di cogliere quanto di bello ci possa essere in una giornata "da paziente". Io non sono malata. Mi tengono qui solo per fare dei controlli, almeno così mi dicono i miei. E' mio padre che parla sempre con i medici e finchè lo vedo tranquillo io mi sento tranquilla. Tra pochi mesi mi toglieranno anche il sacchetto dalla pancia. Louise Hay mi ha insegnato ad essere positiva e a cogliere sempre gli aspetti più piacevoli dalle esperienze di malattia. Se non fosse per la mia vicina di letto, un po' sorda e che russa come un trattore tutta la notte, o per il volume perennemente alto della tv in stanza sintonizzata su tutte le fiction che lei adora, lo spettacolo che mi godo alla finestra appaga ogni mio brutto pensiero tutti i giorni. Ho fotografato trentuno volte il cielo, sempre alla stessa ora. Sono qui dentro da 32 giorni precisamente e vorrei tanto realizzare un album con queste magnifiche foto. Così romantici quei tramonti, come me. I colori pastello caratterizzano anche il mio guardaroba e la mia camera da letto. Mi danno serenità e li preferisco al nero inquietante , al bianco anonimo o a quelli sgargianti troppo decisi. I medici hanno appena finito il giro e mentre tento di sistemare il telino cerato sotto al lenzuolo del mio materasso mi accorgo di un biglietto giallo sbiadito. E' piegato in quattro, si tratta di un post it , uno di quei biglietti per appunti con l'adesivo. "Ti aspetto da me più tardi... se non sono in stanza, sono giù a fumare" poi sull'angolo in basso a destra leggo un numero scritto in caratteri minuscoli. E'il numero 23 . Con le labbra che accennano ad un tenero sorriso mi chiedo di chi possa essere questo biglietto e come possa essere finito sul mio letto. Sarà forse caduto dal taschino del dottore prima? O della dottoressa bella dai capelli neri? Se guardi Grace Anatomy e tutta la cultura delle fiction del momento non è difficile pensare che storie d'amore bellissime possano nascere tra divise e camici. Lo accartoccio con noncuranza e lo butto nel bicchiere di plastica ancora sporco di acqua mista a poche gocce di tranquillanti che ho sul comodino. A chi potrebbe interessare una stomizzata? .
Resto seduta a bordo letto e fisso il pavimento color avorio poi, alzando lo sguardo al mio cielo sulla finestra, la mente vola su quel biglietto e mi sento trasportata magicamente in un film che si realizza nella mia testa. Come se più scene realizzassero una telenovela. Avrò seguito troppa tv grazie alla mia vicina di letto ! Quel biglietto è caduto dalla tasca dell'infermiera più bella del reparto, quella che prima mi ha messo l'ago al braccio. Il paziente in stanza 23 la sta aspettando e stasera vorrà parlarle. Anzi no. Il dottorino con gli occhiali giallini lo ha perso durante il giro visita. La mia migliore amica direbbe che quel dottorino è proprio un bel bocconcino!. Magari voleva consegnarlo alla dottoressa figona che alle 23 la aspetta nel suo studio per.... Per ??? Il biglietto si è inzuppato nei pochi cc di acqua e benzodiazepine e il mio film continua a registrarsi. Vuoi vedere che il paziente alto e magro in stanza 23 che mi ha visto stamattina in corridoio si è innamorato di me e stasera vuole vedermi?. Si va bene Cristina, scendi dalle nuvole! Il tuo cielo paradisiaco ti ha portato via dalla terra!| Mi stendo per riposare, sono le nove e mezza e decido di rileggere il libro per l'undicesima volta. Alle 22.50 la curiosità ruba i miei pensieri e prendo l'iniziativa di scendere al piano terra a prendere un tè caldo alle macchinette. Mi metto la vestaglia di felpa verdina. Con disinvolta finta pigrizia mi avvio per il lungo corridoio grigio dopo aver avvisato l' infermiera. Il grigio mi mette tristezza e ansia. Una profonda ansia mi assale. Non ho preso le mie gocce. In guardiola l'infermiera Barbie, la chiamo così perchè le assomiglia, è al computer a scrivere, deve avere freddo anche lei come me perchè ha un golfino rosa sulle spalle. No, non può essere come pensavo. Guardo verso est. La stanza 23 è l'ultima del corridoio e per arrivarci devo fare cinquanta passi. Ogni giorno conto i passi che misurano la lunghezza del corridoio, 50 dalla mia stanza e 102 piastrelle. 18 porte. 5 piante. 2 uscite di sicurezza. Più di 100 gradini per arrivare al piano terra. In stanza 23 non c'è nessuno. Prendo l'ascensore e schiaccio zero. Troverò qualcuno che fuma? Mi sento come Sherlock Holmes con l'impermeabile beige solo che io sono Cristina in vestaglia verdina! Alle macchinette la temperatura è proprio invernale e non vedo nessuno. "Che scema che sono! ". Decido di risalire in reparto e di andare a dormire. La mia pastiglietta azzurra sulla garzetta appoggiata sul comodino mi dice che è ora di coricarmi sul serio. Il dottorino dagli occhiali giallini non è in turno di notte e spengo il mio film azzerando il cervello dai pensieri. Mi giro verso la finestra e sento un rumore alle spalle. Sul ripiano inferiore del comodino la piccola sveglietta analogica mi illumina di verde le ore 23 e 12 minuti. .............."Pensavo ...che saresti venuta ........" Mi giro si scatto senza accorgermi che l'infermiera,probabilmente appena coricata, mi aveva collegato la flebo al braccio e rischio di strappare tutto. Ma ora non è lei. La luce che illumina il corridoio e quella della luna piena che passa per le ferritoie delle persiane mette in risalto il ragazzo in pigiama celestino della stanza 23. E' proprio lui. E' là accanto a me. L'ho memorizzato il suo viso ormai da 27 giorni. Sa di buono, di biancheria pulita, di ammorbidente. Ha la testa lucida, senza capelli come me. "Da 27 giorni ti vedo passare in corridoio fuori della mia stanza. Non avevo il coraggio di dirtelo... Ma........ io .................mi sono innamorato di te....". Non spiaccico parola ma vi assicuro che non sto sognando!!! No Non sto sognandooo! E la pastiglietta azzurra e' ancora là. "Signorina !!! Signorina!!!" In un bagno di sudore l'infermiera con la giacca rosa mi chiede "Cosa c'è ?" "Tutto bene?" Mi alzo di scatto, ho ancora la vestaglia verdina addosso, sul comodino nessuna pastiglietta e la sveglietta analogica segna le ore 23.20. In otto minuti ho sognato il più grande desiderio della mia vita. Domani racconto tutto alla mia Enterostomista...
E mentre penso a tutto quello che le devo raccontare... Il ragazzo della stanza 23 entra nella mia. Per davvero stavolta.
A distanza di otto mesi dall'inizio delle terapie, Non ci siamo ancora lasciati...e' il più grande amore della mia vita. E' la mia vita, e siamo ancora qui, vivi.


OMOSESSUALITA' E STOMIA
Ho conosciuto Fabio ad un congresso ingegneristico al CERN di Ginevra nel 2011 tra bosoni e neutrini. Presentava uno studio concluso nel centro in cui lavora tutt’ora sul fenomeno quantomeccanico dell’oscillazione del neutrino.
Del primo impatto, a parte il vestito marrone perfettamente intonato con la maglietta a girocollo beige ed una pashmina di cachemire dorata mi colpì il suo particolarissimo accento francese. Delle 31 slides proiettate nel maxi schermo della sala congressi ricordo ancora perfettamente soltanto la penultima, prima del “grazie per l’ascolto” , perché nel riquadro a sfondo turchese in basso a destra, sotto al suo nome e cognome, scrisse il numero di cellulare e l’indirizzo mail per contatti. Durante i venti minuti a lui riservati, credo che abbia puntato dritto ai miei occhi , che nascondevo sotto ai grandi occhiali dalla montatura nera acquistati a Parigi un mese fa, un migliaio di volte, come se fossi l’unico spettatore in sala. Mi sentivo chimicamente attratto, lo ammetto, la brevissima storia con Ennio è finita poche settimane fa dopo un mese esatto dal mio intervento e, non che mi sentissi pronto per un’altra storia ma lusingato da queste languide attenzioni sì. L’elenco nutrito dei comportamenti dell’essere umano innamorato è stato spiegato da molti bio scienziati ma ora mi sembrava tutt’altro che facile la questione.
Poi non so ma, mentendo a me stesso mi sentivo così sopraffatto dall’interesse per l’ingegneria quantistica che… cercai immediatamente l’iphone in tasca per inviargli un ermetico ma diretto sms: “Complimenti. Sono senza parole".
Lo mantenni in uscita per qualche minuto, pensando più volte di cancellarlo. Con la faccia da idiota che mi ritrovavo non ero riuscito a vincere il duro gioco di sguardi che si era creato per tutta la proiezione in power point del suo lavoro, nemmeno dopo, quando si sedette là sul palco con gli altri relatori mirando verso di me che stavo in quinta fila. Senza esitare ulteriormente decisi di aggiungere il mio nome al sms. Digitai: Ivan. No, troppo diretto. Cancellai e riscrissi. Piacere Ivan. No troppo conciso… E che ero timido io? Optai per l’invio del primo sms e subito dopo del secondo con scritto “Ah! Scusa, sono Ivan”. Con le movenze nervose di un bambino iperattivo che non mi abbandonavano un secondo, era impossibile non notarmi. Fabio invece sembrava il classico amante con dosi massime di capacità manipolatorie oltre che con grandi doti oratorie. Mi vibrò il cellulare in tasca. Era Fabio!. Scivolai con il dito su _scorri per sbloccare__ e lessi “Grazie, gentilissimo, se mi aspetti in fondo all’uscita principale tenda blu, non rossa, ti raggiungo tra due minuti e prendiamo un coffee.”. Alzai gli occhi, appena di trenta gradi, cercando uno sprazzo di luce tra il ciuffo biondo sulla fronte che mi ritrovavo gonfiato a phon dalla mattina e la bordatura degli occhiali che mi incorniciava lo spettacolo, e nuovamente il suo sguardo penetrante puntava dritto a me. A quarant’anni certe cose si capiscono al volo e non servono lunghi sproloqui per la parafrasi delle intenzioni. Elaborai un presunto discorso nei due minuti che mi rimanevano prima di raggiungere la tenda blu. Ammiro le amiche donne che riescono a cavarsela in questi casi e là il dolce pensiero mi dava i brividi.
“Buonasera Ivan”, incalzò con una R alla francese che svegliò il mio parasimpatico addormentato illudendomi di sentire un’erezione spontanea. “Ciao Fabio, Esque vous voulez an cafè?” Mi improvvisai il classico figo francese che fa tendenza, che sa spiaccicare poche sillabe, ma con lo sgancio di un sorriso da paura.
Accidenti da vicino era ancora più affascinante. La messa in piega alla Justin Timberlake , l’eleganza del suo passo e l’altezza statuaria accrebbero purtroppo le mie insicurezze.
Non ricordo quanto abbiamo parlato. La cena di gala offerta dagli sponsor farmaceutici era programmata per le otto e mezza ma noi non ci siamo mai andati. Al caffè abbiamo preferito due aperitivi fruttati e il resto.. ve lo racconto subito. Occorre una certa astinenza dal contatto fisico per apprezzare la geometria del perfetto incastro tra due esseri umani. Quello che è successo nella stanza 308 sono riuscito a raccontarlo alla mia enterostomista solo una settimana fa.
Fabio sembrava completamente a suo agio davanti al mio piccolo sacchetto sulla pancia. L’amputazione del retto per via addomino perineale è stata così demolitiva che all’inizio pensavo di buttarmi dal dodicesimo piano dell’ospedale. All’epoca stavo con Checo ma è finita dopo poco. Quando riuscii ad accettare la stomia non la accettò più lui. Fabio invece era andato oltre ogni apparenza e mi fece sentire unico. Conosceva perfettamente l’anatomia del mio corpo, del nuovo Ivan in quel fisico metà uomo e metà donna, senza fori. Ci siamo persi in un abbraccio senza precedenti. Bendati, e respirando ognuno il respiro dell’altro. Tra le lenzuola di raso bianco, solo la mia fedina d’oro bianco sul pollice sinistro e la sua collanina di caucciù sembravano parlare, mentre le nostre bocche mantenevano labbra semichiuse ai sospiri ansimanti. Non ci chiedevamo cosa sarebbe successo dopo ed entrambi decidemmo di restare a guardarci. Non c’era né l’imbarazzo dell’andare oltre i limiti né confini al nostro amore nascente. La stomia diventò protagonista, poi, ce ne dimenticammo. Nell’alchimia della bioingegneria dell’essere umano tutto funzionò magicamente. Il nostro rapporto continua ancora oggi. Ah… mi torna in mente mentre scrivo... la frase della prima slide : “La fisica della meccanica quantistica dimostra scientificamente che l’essere umano è un tutt’uno con l’universo” … noi ne abbiamo dato prova tangibile.




TRA LA VITA E LA MORTE
Il mondo annebbiato che mi si presenta davanti, mi crea il panico. Ho paura. Non so perché sono qui. Non sento le mie gambe. Non riesco a muovermi. Devono avermi legato i polsi alle spondine e ho un tubo in gola che non mi fa respirare. Cerco di tirare fuori con forza la mano dalla banda di fettuccia e velcro che mi taglia il polso. Mi vengono odiosi conati. Ecco, vedo un’ombra leggera davanti a me, vestita di verde. Mi accarezza e mi dice di stare tranquilla, di respirare con il naso. La sua mano morbida mi tocca il viso. Com’è bella una mano tenera quando hai paura. Perché sono qui?!. Il materasso su cui mi trovo è blu, soffice, ad aria, e scorgo i miei piedi in fondo. Li vedo soltanto, scoperti, ma non li sento affatto. Sono cianotici, forse dovrebbero mettermi una copertina. Realizzo di essere in rianimazione dopo qualche istante. Melissa, dove sei ?!. Giulio?! Sandro?! Dove sono i miei figli??? Non voglio morire!!!. Sento il mio petto pesantissimo, come se avessi un macigno che mi schiaccia il cuore. Ora ricordo. Ricordo il consenso informato all'intervento, gli occhi del chirurgo e le mie mani tremanti. Dov'è il sacchetto? Non lo sento sulla pancia. Il bip bip del monitor riesce a farmi sentire viva. Ho desiderato di morire quando mi hanno detto che sarei diventata una stomizzata. Ora desidero vivere e uscire da questa terapia intensiva!
Ho le palpebre pesantissime, quasi non riesco a tenere gli occhi aperti. Li chiudo, e l’unica cosa che vedo nelle tenebre, sono i miei figli. La lacrima che mi riga il volto, brucia, ecco, la conosco adesso la sofferenza, sul mio corpo mutilato. Nemmeno al funerale della mamma, ho provato il sapore delle lacrime. Riapro con fatica gli occhi. L’infermiera accanto a me sta preparando il piccolo carrello delle medicazioni, lo noto appena con la coda dell’occhio e l’odore di disinfettante lo sento acre, pungente sulle mie narici. Non provo fortunatamente nessun dolore e questo mi allevia, ma quanto vorrei che l’infermiera si girasse verso di me, e mi asciugasse la lacrima, che ora è finita sul collo, fredda come una lama. Oltre alla parete di vetro trasparente, l’ampia hall con la guardiola degli infermieri, illuminata da luci soffuse, mi ricorda le fisse immagini fotografate nella mia mente quando ho assistito mia madre. Stessa storia, stesso percorso, stesso sacchetto.
Sento il mio sguardo vagare nei ricordi. La terapia intensiva è un luogo così particolare che passavo il tempo ad osservare i monitor, i tubi, le cannette, mentre le tenevo la mano, seduta accanto a lei, su queste spondine. Ora io devo farcela da sola, per i miei figli devo rimettermi al più presto.
I piedi sono sempre più bluastri e il medico, bisbigliando qualcosa all’infermiera, che tocca le mie dita anestetizzate, fa preparare una fialetta di non so che, e me la inietta. Ecco, sta per farmi la medicazione ma sento che il dolore alla testa sta aumentando, e quando sposta il piccolo lenzuolo bianco che mi copre, riesco a vedere il mio corpo marezzato. Le mie cosce mi impressionano. Le chiazze rossastre simili a petecchie mi ricordano i malati terminali, chissà se sto morendo. Richiudo gli occhi nel mio silenzio profondo.
“Dai Alessandra che ora ti tolgono il tubo”.
L’infermiera, con amorevole cura, si appoggia al mio letto con una materna presenza, la stessa che io ho con i miei figli.
“Aiutatemi! Non voglio morire!”, quanto vorrei dire questo a squarciagola. Ho bisogno di aiuto!. Non so da quanto tempo mi trovo in rianimazione; ore, giorni o settimane. Di certo c’è solo la terribile sensazione che provo, e l’elenco nutrito di sentimenti contrastanti. Di certo ci sono le persone che mi stanno accudendo e aiutando. Di certo c’è Melissa e c’è Giulio e Sandro che mi aspettano a braccia aperte.
Il liquido in vena infuso dal medico dopo le mie urla disperate, senza tubo in gola, lo sento espandersi lentamente mentre le mie palpebre diventano nuovamente pesantissime. Poi non ricordo più nulla.
Mi sono svegliata per miracolo, dopo quindici minuti di massaggio cardiaco. Arresto cardiocircolatorio. "Lei è viva per miracolo signora", mi disse il medico. Giuro che non ti odierò mai più caro sacchetto sulla mia pancia. Resterai con me per sempre perchè qui, sotto ai ferri, non ci vorrò mai più tornare.
Alessandra ha deciso di rimanere stomizzata per sempre. Lo ha deciso per amore dei suoi tre figli. Ed è felicissima così.

Un mollettone alquanto curioso

A vederli, sembrano dei mollettoni da bucato, o fermacarte. In realtà sono strumenti utili per la ginnastica perineale.
Si trovano in commercio in vari colori, sono dotati di una molla e servono per attivare i muscoli che stanno alla base della pelvi: i muscoli del pavimento pelvico.
Come potete osservare dalle figure, sono di facile utilità. la molla va direzionata posteriormente. gli esercizi sono più efficaci se eseguiti in piedi nell'ordine di circa un centinaio di contrazioni ritmiche, una per ogni secondo. Una volta che si è preso confidenza con l'attrezzo, è importante contrarre i muscoli al fine di stringere la molla per 10-15 secondi, effettuando un risucchio verso l'alto dell'ano, della vagina o dei muscoli sotto-scrotali.
E' un oggetto che sviluppa anche i muscoli glutei, che possono diventare agonisti, cioè aiutare maggiormente nella chiusura di un "rubinetto" mancante o deficitario (come nel caso dell'incontinenza urinaria sia maschile che femminile).

22 febbraio 2014

un bebè sotto al sacchetto

Un bebè sotto al sacchetto


Il sole mi ha ridotto come un peperone grigliato. Devo essermi addormentata sulla sdraio appena scesa in spiaggia. Chissà che ore sono. Mi alzo di scatto dimenticando alcune attenzioni che di solito mi dedico, la testa comincia a girare come una trottola impazzita e sono costretta a ristendermi. Devo bere. L’acqua della bottiglietta da 50 cl sembra il brodo caldo dal sapore plastificato, ma non posso rischiare di disidratarmi. In fondo alla sdraio la rivista di gossip “Chi” è ancora aperta sull’ultima pagina che ricordo, prima di essermi addormentata. Michelle Hunzicher con il pancione, Melissa Satta statuaria sulla costa Smeralda e lo strafigo di Boateng in polo bianca e costumino succinto. Che invidia il voluminoso pancione di quella splendida donna svizzera. Quanto vorrei essere mamma anch’io. Sotto all’ombrellone accanto al mio, un paparino niente male cambia il pannolino amorevolmente al suo bambino cicciotello, che non sembra per nulla intimorito dalla sua autorevolezza. Chissà se gli dà fastidio la puzza di cacca, non sembra, a vedere la sua faccia. Non mi sembra nemmeno schifato dalla precisa e vivace minzione del suo pupattolo, dritta sul suo costume a pantaloncino. Io, invece, non mi sono ancora abituata. Dopo due anni, ancora spargo profumo e spruzzo deodoranti, prima e dopo il cambio del sacchetto. Ma Devis mi ama e spesso me lo cambia lui. Sarebbe un padre perfetto, lo sento. Il suo istinto paterno traspare chiaro e limpido sia con i nipoti che con me. Ha vent’anni di più e un senso di protezione nei miei confronti che va oltre ogni limite dell’amore. Da quando sono arrivata qui in vacanza a Ostuni il mio immaginario vede solo donne incinte in ogni angolo e questo mi fa terribilmente soffrire. Mentre raccolgo la rivista bollente, finita sulla sabbia , mi accorgo che Devis è sulla riva e che sta parlando con qualcuna. Aguzzo la vista come se avessi due cannocchiali della Nikkon, per vedere se mio marito fa il lumacone con quella che mi sembra una “sventola”. Inarco il sopracciglio e faccio una smorfia con la bocca, morsicandomi il labbro. Devis ha un’abbronzatura da fare invidia ad un mulatto sudamericano e contrasta come i “Ringo” con la mia cerulea superficie da nordica finlandese. I capelli alla Hunzicher , in realtà, ce li ho, ed ho pure le lentiggini, mi mancano solo 7 o 8 centimetri di altezza, l’occhio a mandorla dal taglio aggressivo e il lato B della Satta, ma il resto c’è, e mi piaccio un sacco. Si fa per dire. Di una cosa vado fiera e orgogliosa, e ringrazio la mamma mia per la quinta di reggiseno che mi ha donato. La mia collezione di costumi interi tutti neri attira ugualmente l’universo maschile, proprio per le scollature mozzafiato, ma soprattutto attira Devis, che non smette mai di farmi complimenti. Più che apprezzamenti i suoi sembrano le parodie dell’ottimismo e un inno alla gioia di Beethoven. Mentre mi sistemo la casta sgambatura del costume, mi accorgo che la sventola in riva al mare sta ancora rubando del tempo al mio dolce marito e decido di avvicinarmi con nonchalance e insolita disinvoltura per chiederle di girare l’angolo. Accidenti, devo avere la sacca da svuotare perché un’ondata improvvisa di cattivo odore invade le mie narici. L’aria malsana si confonde con i “tutt’altro che profumi” del pannolino sporco che il mio vicino ha lasciato per terra, sulla sabbia, al sole, in putrefazione. Vorrei sprofondare nella sabbia insieme al gastroenterologo che ancora non ha saputo trovare i farmaci per me. Avevano detto che avrei tenuto la stomia per pochi mesi. Sono passati due anni ed ora non è più possibile ricanalizzarmi. Troppe complicanze sotto. Ed io voglio tremendamente un figlio. Basta vado a chiamare Devis. Il costume attillatissimo mi regge il sacchetto ancora per pochi minuti, meglio se Devis mi accompagna ad una toilette. La strega strabella in bikini striminzito si erge di fronte a Devis a mò di Venere del Botticelli. Da due anni il mio esile fisico non può certo permettersi un bikini come il suo. I laccetti annodati sui fianchi nascondono a malapena il suo tatuaggio; è una rosa rossa che si intona con il bikini e con il fiore finto che ha nei capelli raccolti. Non avrà nemmeno una seconda di seno, penso tra me e me, e da vicino mi sembra una donna sulla quarantina. Stranamente non provo nessuna dolorosa gelosia e mi avvicino con un’espressione leggermente sorridente, educata, da brava ragazza trentenne insomma, che non vuole deludere il marito con patetiche scenate. “Ti presento la Dott.ssa Melitti”, Devis anticipa il mio Buongiorno. “E’ una gastroenterologa , sai Manu... lei ci può aiutare. Ha seguito alcune pazienti come te e due hanno avuto un figlio. Stavo giustappunto parlando di te”. Mi si apre improvvisamente uno squarcio di speranza, nel mio cielo, grigio da troppo tempo. Chissà perché quella donna mi ispira così tanta fiducia, la realtà è che è diventata il mio riferimento e che non si è più liberata di me. Voglio credere a pappe e pannolini, carrozzine e biberon anche se ho una stomia. Con Devis sarà facile, lui è la mia guida. Ci siamo sposati due mesi fa e mi sento ancora in luna di miele. Seduti sul lettino sotto all’ombrellone, mentre sorseggiamo un’ acqua e menta ghiacciata e parliamo di bikini, Devis mi stampa un delizioso bacio in fronte e si stende sul lettino appoggiando le gambe aperte sulle mie cosce, inforcando la mia vita sottile. Abbiamo appena svuotato il mio sacchetto e mi sento più tranquilla ora. Mi stendo sul petto depilato del mio amore, ricercando l’ennesima coccola della giornata, mentre gli chiedo come ha fatto a conoscere quella donna. “Manu, non ci crederai … La dott.ssa Melitti … è stata una mia ex”. Ci siamo conosciuti a Bari durante un congresso farmaceutico e …io credo che sia… è un segno del destino! ”. Prendere o lasciare mi chiedo? Io prendo. Prendo questo destino disegnato per me. Comunque vada, io ci avrò creduto. Al diavolo anche la ex.

Foto appartenente alla titolare della pagina Facebook Invisible Body Disabilities Project

19 febbraio 2014

Scusi dottore...non riesco a scaricare bene

" Dottore, non riesco a scaricare bene, non riesco a svuotare l'ampolla rettale. Devo spingere, spingere e ancora spingere oppure andare due tre volte in poco tempo, ne faccio un po' poi mi scappa di nuovo. Sto andando fuori di testa. Ho sempre la sensazione di non essermi svuotata bene. Nessuno mi crede. Mi hanno consigliato lo psichiatra"

I disturbi della defecazione possono davvero rendere pessima la qualità della vita.
Tali problemi interessano maggiormente le donne per la possibile presenza di un rettocele. Ma anche molti uomini con stitichezza cronica lamentano lo stesso sintomo.


Retto-cele, cisto-cele, istero-cele..., parole che terminano con cele che significa prolasso . Rispettivamente prolasso del retto (rettocele) o della vescica (cisto) o dell'utero (istero).
Prolasso dove ? Dove c'è più spazio e dove i tessuti sono lassi, come la vagina, verso il basso, verso il pavimento pelvico. Quindi la parete del retto spinge sulla vagina e non sull'ano perchè è più facile uscire dalla porta che dalla finestra!
La muscolatura vaginale in una donna che ha partorito più figli per via naturale, e' sempre molto lassa e su di essa la vescica si appoggia scendendo dalla sua sede normale e così la parete del retto.
Attenzione il rettocele non è il retto che esce dall'ano. Quello casomai è il prolasso mucoso o il prolasso del retto completo, ma è un chirurgo colo proctologo che ve lo deve dire.
Il rettocele, la donna lo può percepire inserendo il proprio pollice in vagina, rivolto verso il basso. La parete posteriore (in basso) della vagina si appoggia sulla parete del retto prolassato. Si percepirà un ingombro, con lo specchio se vi osservate, sarà visibile "una specie di pallina", se moderato (come nella foto che vedete sotto. In quell'ingombro, si accumuleranno le feci e sarà sempre più difficile svuotare completamente l'ampolla/serbatoio. Inoltre, a forza di spingere, la mucosa del retto, immaginatela come la fodera di una manica di una giacca da uomo, si accumulerà verso l'orifizio anale, ostacolando la fuoriuscita delle feci.
Quindi più si trascorre il tempo sul water spingendo o anche solamente rimanendo in attesa con riviste e Ipad, e più il prolasso peggiora.
Se l'ingombro viene dalla parete superiore della vagina, si tratta di un cistocele, come vedete dalla foto. In questo caso avrete difficoltà a svuotare bene la vescica oppure vi recherete in bagno a fare la pipì molto spesso.



Per il rettocele, parlate con un chirurgo proctologo ma pensateci bene prima di sottoporvi ad un intervento. E' possibile che dopo stiate peggio! Quindi chiedete che vi vengano spiegati tutti i problemi che potreste dover affrontare dopo l'intervento.
La riabilitazione del pavimento pelvico serve a ritardare l'intervento o addirittura ad evitarlo, migliorando la vostra qualità di vita.
La riabilitazione posteriore e' utile anche per distogliere la mente e i pensieri eccessivamente focalizzati sulla defecazione. Non avete bisogno dello psichiatra!
Cercate di avere delle feci morbide e di fare tanti esercizi come quelli che vi ho descritto nei post ( http://pelvicstom.blogspot.it/2014/08/incontinenza-urinaria-maschile-e.html )

Gli esercizi eseguiteli preferibilmente in posizione supina con le gambe alzate, in appoggio e con un cuscino sotto al bacino, in modo da favorire il risucchio degli organi prolassati.
Quando vi scappa la cacca, andate in bagno e fate quello che fate, tanta o poca che sia, NON un minuto di più dovrete stare!
Abituatevi a bere durante i pasti almeno 4 bicchieri d'acqua e se non ci riuscite, assumete fibra solubile due volte al giorno. La vostra ampolla rettale si riempirà cosi di tanta cacca morbida e allo stimolo, la forza di pressione di espulsione vi consentirà di liberarvi del tutto.
Evitate digitazioni, perette, clisteri e supposte. ma se avete il dubbio che il vostro orifizio anale sia troppo stretto, forse è nuovamente il caso di farsi visitare. A volte bastano un dilatatore apposito e qualche esercizio)    
clicca qui: http://pelvicstom.blogspot.it/2014/04/dilatazioni-anali-certo-vero-beneficio.html

ESERCIZI A COSTO ZERO:   http://pelvicstom.blogspot.it/2014/05/esercizi-per-il-pavimento-pelvico-costo.html




16 febbraio 2014

Lassativi quando è perché

Cercherò di spiegarvi questi concetti con estrema semplicità di linguaggio.
Esistono diversi tipi di lassativo:
1) i formanti massa, o integratori di fibre che aumentano il contenuto fecale, rendono le feci morbide e tante. Utili ma costosi perché richiedono mesi di utilizzo costante.
2) i lassativi irritanti, quelli che fanno muovere, strizzare il colon come una spugna al fine di spingere le feci avanti verso l'uscita. Sono i peggiori.
3) i lassativi osmotici, cioè quelli salini o zuccherini, che attirano moltissima acqua all'interno dell'intestino, per essere diluiti nella loro concentrazione, causando un effetto torrente che spazza via tutto. Sono i più consigliati anche in ambito ospedaliero.

I LASSATIVI FORMANTI MASSA sono ad esempio Gli integratori di fibre solubili tipo psillium (in commercio due nomi conosciuti sono psillogel o bio transit) ma anche tanti altri.
Funzionano in questo modo: se assunti con molta acqua (due bicchieri pieni) hanno un effetto lassativo, se assunti con poca acqua o senza acqua come il bio transit che è' già preparato liquido in bustine, hanno un effetto stitizzante. Quindi, lo stesso prodotto, lo potremo utilizzare sia per la stipsi che per la diarrea, ed essendo un integratore, non crea dipendenza come ad esempio le compresse irritanti alle erbe di erboristeria.
Queste ultime, derivate principalmente dalla Senna o dall'aloe o dal rabarbaro, fanno parte dei LASSATIVI IRRITANTI;  hanno un effetto irritante sulla mucosa intestinale, aumentano la peristalsi, cioè i movimenti del colon che spingono le feci avanti, possono creare crampi addominali. Funzionano per la stipsi ostinata e saltuaria dopo poche ore dall'assunzione , ma creano una dipendenza dopo soli pochi mesi di assunzione costante. L'intestino a lungo andare perde addirittura la sua conformazione, diventa un tubo liscio che non funziona più. Vanno usati sporadicamente e solo in caso di assoluto bisogno. Quando vi recate in erboristeria perciò fate Attenzione all'aloe, alla Senna e al rabarbaro, a sciroppi, preparati o erbe pronte anche in tavolette. Deleterie.
Infine esistono  i LASSATIVI OSMOLARI, quelli che funzionano attirando molta acqua all'interno dell'intestino e danno quell'effetto "torrente in piena" di cui vi parlavo prima. Di questa categoria fanno parte il lattulosio e il polietilenglicole (nomi commerciali lattulac o peg o isocolan o selg o movicol ...) .
Tra i lassativi sono i migliori, efficaci in breve tempo e non creano danni alla mucosa intestinale.

Se rileggete questi consigli, vi renderete conto che il concetto da tenere presente al fine di combattere la stitichezza e' l'acqua. Potreste mangiare una terrina di insalata e bere subito due bicchieri d'acqua (so che è' molto difficile avere sete dopo l'insalata ma provate) per risparmiare i soldi degli integratori di fibra. Oppure potreste  mangiare della frutta e bere due bicchieri d'acqua anche con il rischio di sentirvi sazi e gonfi,  ma vi garantisco l'effetto lassativo e il risparmio economico.

La maggior parte delle persone stitiche, beve lontano dai pasti e non durante i pasti.  Questo e' un errore. L'acqua lontano dai pasti va bene per purificare i reni e fare tanta pipì subito , in modo da buttare fuori le scorie del vostro corpo. Provate a bere una bottiglietta da mezzo litro d'acqua lontano dai pasti, noterete che dopo soli 15 minuti dovrete correre in bagno per fare la pipì. Poi provate a Bere la stessa bottiglietta durante il pasto, l'acqua si amalgamerà con il cibo, in bagno ci andrete molto più tardi e intanto vi sentirete sazi prima, quindi mangerete meno e avrete l'effetto lassativo assicurato!!

C'è differenza anche nell'effetto di un minestrone di verdura a pezzi  e di un minestrone passato. L'effetto lassativo e' assicurato con il primo non con il secondo !!!!

Molti pensano che la verdura sia di per se' lassativa. Non è vero per tutti i tipi. Verdure ed ortaggi filamentosi, filacciosi, troppo ricchi di fibra come il radicchio lungo, le melanzane, i cardi, i carciofi, gli asparagi e i funghi hanno un effetto assolutamente contrario se non vengono assunti con tanta acqua. Si aggomitoleranno nel vostro intestino, si appallottoleranno e non riuscirete a scaricare.

10 febbraio 2014

Corrente elettrica per il pavimento pelvico



Storicamente possiamo risalire ai primi impieghi della corrente elettrica per la stimolazione muscolare alla seconda metà dell'Ottocento.
Grazie al contributo scientifico degli ultimi vent'anni la stimolazione elettrica funzionale del pavimento pelvico trova largo impiego.
La corrente elettrica trasmessa attraverso due elettrodi circolari posizionati su una sonda vaginale o anale, collegata ad un piccolo apparecchio ad uso domiciliare, agisce secondo "Un triplo Binario". 1)Prima di tutto si ottiene una vera e propria "protesizzazione del muscolo deficitario, che "si gonfia". 2) In secondo luogo, la corrente agisce come agente inibente l'attività del muscolo vescicale iperattivo. 3) Infine aiuta a ripristinare afferenze nervose danneggiate da un intervento chirurgico, ad esempio ano rettale. Immaginate un filo della corrente. se il filo è spezzato, la corrente non passa e la lampadina non si accende, ma se il filo è solo spellato, con dello scotch da elettricisti si può aggiustare e la lampadina si accenderà. La metafora vi spiega tecnicamente l'ultimo punto.
Le controindicazioni assolute all'utilizzo della corrente elettrica sono la presenza di un pace-maker, lo stato di gravidanza, la presenza di infezioni, la denervazione totale, la chemioterapia o radioterapia in corso.
Le frequenze utilizzate sono molto basse e quasi impercettibili, se non come "formicolio", "spremitura del muscoletto", sensazione di ago pungente. E' la terapista riabilitatrice del pavimento pelvico che vi imposterà i programmi più appropriati. Esistono in commercio degli apparecchi omologati facili e molto efficaci.
Nonostante i risultati sorprendenti sulle disfunzioni quali:
urgenza minzionale (ovvero per chi si reca a fare la pipì più di 8-10 volte al giorno)
prolasso della vescica di 1° e 2°, incontinenza urinaria maschile e femminile, incontinenza ai gas, incontinenza fecale, la stimolazione elettrica non è certo la panacea nè deve sostituire gli esercizi attivi.
La corrente elettrica è un aiuto che potenzia il percorso di riabilitazione consentendo di raggiungere i risultati in minor tempo, ma occorre far presente l'importanza dell'uso quotidiano dello stimolatore e questo costa soprattutto in termini di tempo.
Sono necessari 20-30 minuti al giorno per un mese continuato senza soste, nemmeno di un giorno, riducendo gradatamente nel mese successivo a tre volte a settimana, due volte a settimana il terzo mese, una volta a settimana il quarto mese, due volte al mese il quinto mese, una sola volta il sesto mese e i successivi.
E' importante che la persona compia tutte le azioni quotidiane che comportano un aumento di peso sui muscoli del perineo (come chinarsi, alzare un peso, alzarsi da un divano o da una sedia, allacciarsi una scarpa, starnutire, tossire, soffiarsi il naso...), in contrazione massima di tutti i muscoli che stanno alla base del bacino. Gli esercizi descritti nei miei post vi potranno aiutare. Se non compierete la "Chiusura Preventiva" (preventiva attenzione non concomitante!) di quei muscoli, rovinerete in una sola azione, tutto il lavoro di esercizio e stimolazione elettrica di una settimana, poichè tali azioni comportano uno stiramento dei muscoli rinforzati


Hopkinson BR, Lightwood R. Elettrical treatmente of incontinence. Br J Urol 1967
Fall M, Lindstrom S. Electrical stimulation. 1991
Tanagho E, Schmidt R. Electrical Stimulation in the clinical management of the neurogenic bladder. 1988
Nardin S. Essai sur l'electrothérapie dans l'incontinence nocturne d'urine. 1864

9 febbraio 2014

Troppa aria nella pancia? Massaggio addominale con respirazione integrata (M.A.C.R.I.)

Il massaggio addominale con respirazione integrata e' una tecnica da me sperimentata e ormai collaudata per molti pazienti che soffrono di stipsi da rallentato transito o che soffrono di eccessivo  meteorismo (=troppa aria nella pancia).
E' una tecnica assolutamente non invasiva, non dolorosa e priva di rischi. Viene effettuata a paziente prono o supino e a gambe piegate incrociate (come gli indiani).
In posizione prona (cioè a pancia in giù), e' più difficile ma non impossibile. E' importante che la schiena NON sia in iperlordosi (arcuata) pertanto se siete a pancia in su, è' bene alzare il busto in pendenza di 30gradi, e se siete a pancia in giù, togliete il cuscino e mettetelo a livello del bacino, appena sopra al pube, per allineare e quasi appiattire la schiena e ponete le mani sotto al mento.
Se provate dolore all'inguine, quando siete supini (pancia in su)  con le gambe incrociate, potrete posizionare sotto alle ginocchia (sia a destra che a sinistra) dei cuscini di sostegno. Mantenete le mani incrociate sulla nuca per i primi dieci minuti e lungo al corpo nei successivi venti.
Questo massaggio può essere praticato anche se è' presente una stomia.
Dunque, la terapista spalmerà inizialmente il vostro addome e il vostro pavimento pelvico di un olio lubrificante per massaggi. Successivamente praticherà con una pallina di spugna (di quelle anti stress), dei piccoli movimenti circolari e pressori in senso orario e seguendo l'andamento del colon. Dal fianco destro, su fino all'arco costale destro, poi trasversalmente e poi giù di nuovo a sinistra fino al fianco sinistro, inguine sinistro, sopra il pube delicatamente e così via. Contemporaneamente voi dovrete effettuare delle inspirazioni profonde che andranno a gonfiare la pancia come un pallone (inspirare= prendere l'aria con il naso) e delle espirazioni con la bocca (= fuori tutta l'aria), portando la pancia completamente in dentro. Durante la Espirazione la terapista praticherà una pressione sul centro tendineo del perineo, che è' il muscolo che sta alla base del pavimento pelvico, tra la vagina o sotto allo scroto e l'ano. Nel momento della Inspirazione invece, la terapista praticherà uno stiramento dello stesso muscolo con il pollice, dall'alto al basso se il paziente e' supino (senso cranio-caudale).
Vi chiederete come sia possibile praticare il massaggio addominale a pancia in giù. Ebbene, sarà effettuato ugualmente, anche se con difficoltà a molto più lentamente, facendosi spazio durante le espirazioni ad addome rientrante. Quindi la terapista utilizzerà due mani: una per i movimenti con la pallina di spugna e una per le digitopressioni del pavimento pelvico.  Durata dell'esercizio 30'. Per gli stitici, bere un litro d'acqua nell'ora immediatamente successiva equivale a scarica assicurata. Se non conoscete centri di riabilitazione del pavimento pelvico in cui venga praticato il M.A.C.R.I. , potrete sempre insegnarlo al vostro partner leggendo bene questo articolo.
Per i pazienti Stomizzati, asmatici, cardiopatici e obesi, e' controindicata la posizione prona.
E' altresì importante escludere intolleranze alimentari e patologie gravi discutendo il vostro problema con il medico di famiglia.

7 febbraio 2014

Yoga e pilates, una filosofia per il pavimento pelvico

Il pilates e lo yoga sono metodi di esercizio fisico che si concentrano sulla simmetria posturale, sul controllo della respirazione, della forza dell'addome, la stabilizzazione della colonna vertebrale, del bacino, delle spalle, di tutto il pavimento pelvico.
Lo yoga ed il pilates aiutano a migliorare la flessibilità muscolare, la mobilità, rafforzano le articolazioni , si concentrano sulla respirazione diaframmatica, controllando le pressioni sui muscoli pelvici da proteggere.
Invece che in gruppi isolati di muscoli, il corpo viene allenato nella sua totalità, secondo una filosofia di vita che può portare solo benessere. Sono due discipline ottime per il rinforzo del pavimento pelvico e per risolvere fastidiose disfunzioni considerate un tabù per molti.

Attività sessuale si, e tanta

Il rapporto sessuale e' assolutamente benefico per i muscoli del pavimento pelvico.
In particolar modo, durante la penetrazione, la donna con prolasso della vescica o dell'utero o del retto (rettocele= la protrusione della parete del retto sulla parete posteriore della vagina) potrebbe trovare notevole beneficio , con riduzione del senso di peso e del prolasso.
Molte donne smettono di avere rapporti sessuali all'insorgenza di una disfunzione del pavimento pelvico , pensando erroneamente che sia dannoso. "Stringere il muscoletto" anale o vaginale, durante la penetrazione, invece, oltre a migliorare il piacere per se' e per il partner, diventa un esercizio facile, immediato, efficace. E' indicata qualsiasi posizione prediligendo quelle in cui la donna rimane con il bacino in posizione declive. Ciò, a maggior ragione, favorisce il risucchio degli organi pelvici.
E' raccomandata una adeguata lubrificazione al fine di evitare fastidiose vaginiti post rapporto o dolore (dispareunia) durante il rapporto.

1 febbraio 2014

Frenare le scariche

Il paziente con ripetuti accessi al bagno per defecare dopo la chiusura della stomia o il paziente che presenta eccessive scariche liquide dalla Ileostomia  può ricorrere alla Loperamide. Si tratta del principio attivo dell'imodium o del dissenten, due nomi commerciali molto conosciuti. Il vostro medico potrà prescrivervi la compressa sublinguale per essere sicuri dell'assorbimento del principio attivo e non quella da deglutire. Infatti molti pazienti con Ileostomia ritrovano compresse intere nel sacchettino di scarico.
La Loperamide e' stata studiata e confrontata con altri farmaci come la codeina e il difenossilato dimostrandone la maggior efficacia anche sull'aumento del tono dello sfintere anale.
La Loperamide diminuisce la frequenza della defecazione, aumenta la consistenza delle feci ed ha meno effetti collaterali degli altri farmaci menzionati.
1 o 2 compresse due tre ore prima dei pasti , secondo prescrizione medica, possono davvero  limitare i danni da scariche continue ed eccessive come le macerazioni cutanee peri anali e peri stomali.
Associare il trattamento farmacologico a terapie dietetiche e comportamentali oltre che a stimolazione elettrica dello sfintere anale (quando non c'è più la stomia) , può portare notevoli benefici e migliorare la qualità di vita.

(Read M., ET al 1982)
(Hallgreen T. Et al , 1994)
(Palmer KR, ET al. 1980)

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