30 novembre 2014

Una storia incredibile

Ringrazio Giovanna, il vero nome della protagonista di questa incredibile storia, per avermi consentito di scrivere la sua storia. Spero dia fiducia e speranza a chi l'ha persa per sempre.


Un pigiama color cioccolato, due buffe pantofole a forma di orsetto e una lunga chioma di capelli biondi come l'oro. Li teneva sempre raccolti in un cerchietto di SWAROVSKY .
Stretta nelle sue spalle ossute, Marina guardava tutte le infermiere con profonda malinconia. Le dispiaceva essere dimessa da quello splendido reparto. Le aveva trovate tutte così gentili e disponibili. Si sentiva coccolata e capita. Aveva ricevuto notizia dai medici, da soli cinque minuti, che non le avrebbero mai più tolto quel sacchetto dalla pancia. Sarebbe stata Stomizzata per sempre. Per pochi mesi a dire la verità, tanto era il tempo di vita che le avevano dato dopo la Tac . Lei sapeva tutto fin dal primo giorno, quello della diagnosi letta sulla lettera. Conosceva ogni dettaglio di quelle parole, le aveva studiate in internet una per una.
Non era affranta. Sembrava incredibilmente serena e anche se si reggeva sul girello traballante mentendo sull'età apparente, non le mancava il sorriso.
Era così che aveva reagito. Burlandosi del suo cancro, beffeggiando a chi le dava più dei suoi quarantadue anni, sforzandosi di rimanere dritta, a testa alta.
Era la paziente simpatica della stanza sedici  Marina. Così appariva agli occhi di tutti.
I medici avevano contattato la psicologa inizialmente e poi lo psichiatra. Ritenevano grave la sua reazione ad una notizia così tragica. Ma gli specialisti non avevano nulla da segnalare ne' da prescrivere. Marina era assolutamente lucida e consapevole, serena. Stava bene.
Saluto' quello stesso giorno tutti i sanitari del reparto con una lacrima agli occhi. Il color nocciola dell'iride era incredibilmente caldo. Era la prima volta che piangeva. Era il suo addio.

Ma..

Sono passati ben due anni da quel giorno. Sto seguendo Marina ancora in ambulatorio. L'ultima tac è' stata due settimane fa e non c'è segno di malattia. È' in lista per la ricanalizzazione.
Io non ci credo ancora. Lei... lo aveva sempre saputo.

29 novembre 2014

Io, la mamma che non sarò mai

Ringrazio M.G. Per avermi consentito di scrivere la sua storia.

Sono trascorsi cinque anni dal giorno del nostro matrimonio. Lui mi ama ancora come il primo giorno . È' un uomo esemplare, romantico, sincero, dolce. Ed è bellissimo. Non lo affermo perché Gianni è' il mio uomo, ma perché lo dicono tutte le donne che incontra. Dicono che assomigli a Raoul Bova, nel fisico, nel sorriso, nello sguardo.
Ricordo i primi tempi, quando ci lasciavamo cadere nel pagliaio dei miei nonni, abbandonandoci alle risate. Mi scattava una foto con il telefonino ogni volta che mi vedeva seria e pensierosa, per mostrarmela proprio in quei momenti di gioia. Gli interessava la magia di ogni immagine. La felicità' che leggeva nei miei occhi. La vita con me.
Io mi abbeveravo delle sue parole e della sua lungimiranza. Si descriveva come un papà premuroso, non serioso e pedante, piuttosto ironico e arguto, preciso. Gianni e' enigmatico. L'enigma che rende un uomo affascinante e invalicabile al tempo stesso. Forte.
Diceva che quando mi mettevo il pigiama, tornavo bambina e gli occhi gli si illuminavano di un mefistofelico bagliore. Mi chiamava Puppi.
Ogni mattina da cinque anni mi porta la colazione a letto, e sotto alla tazzina nasconde un bigliettino con la scritta Ti amo. Ne ho collezionati più di milleseicento.
Gianni si ricorda ogni settimana di acquistare un mazzo di fiori freschi per me. Mi accompagna a fare la spesa e mi aiuta nelle faccende domestiche. Ma non è' tutto. Quando sto male, mi coccola, si prende cura di me e mi dice quello che vorrei sentirmi dire. Insomma, è' l'uomo perfetto.

Ma io non lo amo più.
Non lo sento più quell'amore materializzarsi nei pensieri, pressarmi il petto e scorrere nelle vene.
Non trovo più quell'equilibrio in me tra apparenza e consistenza.
Oggi vedo solo un sorriso stupido ed una insignificante vita.

Da quando sono Stomizzata, la mia vita non ha più senso e lui non lo ha ancora capito.
L'endometriosi si è insediata dovunque nel mio corpo. Mi ha rubato l'utero e le ovaie, parte dell'intestino, di vescica e della vagina, persino il polmone, incredibile.

Sulla credenza del salotto un paio di scarpette di lana rosa e un succhiotto di caucciù fanno scendere due lacrimoni sul mio viso. E fantastico in un mondo che non c'è .
"Guarda come corre Lara su e giù con il girello. Gianni ! Puoi venire giù con Lara per favore? Vuole il suo papino".
Prendo un cuscino e lo ficco sotto alla maxi maglia che indosso. Che pancione che ho, pesa. Forse dovrei acquistare una ventriera di sostegno.
Raccolgo i capelli. Che bello il mio seno prosperoso. Potrò allattare la mia Lara. La chiamerò cosi la mia bambina. Appena finirò di ricamare il bavaglini li mostrerò a Gianni.

No.
Non esiste nessuna Lara, nessuna pancia e nessun bavaglino.
Quella è' la mamma che non sarò mai.


Si stima che circa il 10% delle donne in Europa sia affetto da endometriosi e che dal 30% al 40% dei casi di infertilità femminile sia dovuto a endometriosi; in Italia le donne con diagnosi conclamata di endometriosi sono almeno 3 milioni.
I tempi medi di diagnosi dalla prima comparsa dei sintomi, che avviene tipicamente in età giovanile, è mediamente superiore ai 10 anni.
La depressione colpisce il 15% delle donne con endometriosi. 

25 novembre 2014

Lettera di una infermiera al suo papà malato

Caro papà,
Pensavo che essere un' infermiera avrebbe reso la mia vita più facile. E la tua ancora di più.
Pensavo, con la laurea, di aver ottenuto tutto il sapere medico che mi avrebbe consentito di aiutarti nei momenti in cui avresti avuto bisogno. Come questo.
Pensavo che la sofferenza, toccandola giornalmente con mano, con i miei pazienti, sarebbe stata solamente come un gradino di una scala. Ma la scala non doveva essere quella di casa nostra. E la sofferenza non doveva essere la tua. Non era così che avevo progettato il mio destino. E nemmeno il tuo.

Pensavo che essere infermiera mi avrebbe consentito di saperti fare un prelievo, metterti una flebo e medicarti perfettamente, senza doverti sempre portare in ospedale, e pensavo, che con me, non avresti mai avuto paura dei medici. Avrei parlato io per te. Io, da brava infermiera, ti avrei tenuto la mano con empatia, detto parole di conforto, quelle che di solito aiutano, fatto una carezza senza piangere.
Ma non è così che deve essere.

Essere infermiera ha reso la mia vita più facile... Agli altri. Ma non a te.
Essere infermiera ha aumentato le tue ansie e le mie paure, le notti insonni e i pianti sul cuscino.
Tu non hai bisogno di una infermiera papà. Tu hai bisogno di una figlia. Una figlia che ti dia coraggio in questa battaglia che stiamo combattendo. Stiamo. E non stai.
Una figlia che sappia ammettere le proprie fragilità. Quelle che con gli altri pazienti non appaiono.
Quelle che agli altri sembrano colline ma con te sono montagne impervie.
Ecco, è' questa la differenza.
Allora ...
Lasciamoci cullare papà, dalle brave infermiere come me, figlie di altri papà, che sapranno curarti e assisterti magnificamente ma non amarti come ti amo io. Ora so quale è il mio compito.

(Ringrazio la mia splendida sorella per avermi aperto gli occhi)

23 novembre 2014

Rabbia


Rabbia.
La mia casa non è mai stata così buia e fredda.
D’accordo, l’impetuoso temporale di ieri sera ha davvero messo fine alle temperature estive di questo autunno scolorito e, mi accorgo che, a differenza degli altri anni, sui davanzali non ho ancora posto nessun fiore. Almeno dei ciclamini avrebbero dato un tocco di colore a questa grigia giornata.
Lo specchio mi ricorda quanto ho pianto stanotte. Sono irriconoscibile. Gonfia.
Un’altra tremenda tragedia nella mia famiglia. Dopo il tumore al colon del papà e il mio tumore cerebrale, è il turno della mamma. Il cancro l’ha colpita al seno  e i medici  mi hanno detto che si tratta di un tumore molto aggressivo.
Non è possibile. Ci deve essere qualche malefica congettura contro la mia famiglia.
Il mio cellulare pullula di messaggi confortanti di amiche e amici. Su facebook la solidarietà mi apre il cuore. Allora non solo sola in questa ennesima battaglia? .
“Io ci sono” mi scrive Giulietta. “Non esitare a chiamarmi” scrive Monica. “Sei forte Ilaria, fatti coraggio, combatti”. Combatti…Combatti…Combatti…
Rabbia. E che ne sanno loro di quello che sto provando?.
Ma ci si dimentica spesso degli altri quando si è troppo focalizzati su se stessi, e in quanto parte della vita, la sofferenza, tutt’altro che effimera come invece è la felicità, colpisce tutti, prima o dopo. In questo gioco per la sopravvivenza, quasi ci di dimentica di vivere la vita nella sua semplicità, in pieno.
Apro il computer e digito: cancro della mammella, superare più lutti, come sopravvivere ad una tragedia. Moltissime persone scrivono sui forum, e mi sento meno sola. Vedo, che non sono l’unica sfortunata sulla faccia di questa schifosa terra.
Leggo raccapriccianti storie dopo storie, scorrendo il mouse come se fossi alla bramosa ricerca di qualcosa.
Digito “sistema immunitario”, attratta dalle immagini tridimensionali. Internet mi dirige su “Selye” e il suo concetto di stress come risposta ad un evento emozionale. Lo stress negativo fa male all’organismo. E’ come passeggiare in riva al mare alle ore 12 del 15 agosto, è come un virus. Lo stress psicologico, a seconda di come ogni singolo individuo lo vive, ha effetti deleteri sul corpo umano.
La curiosità accelera il mio battito cardiaco e continuo a leggere difficili parole scientifiche come “natural Killer”, “citotossico”, alle quali do il mio apparente significato, ma grazie alle quali comprendo perché nella mia famiglia si è accanita una tragedia dopo l’altra.
E’ la tristezza e l’apatia a caratterizzarci. L’anedonia, il pianto incontrollato, la rabbia. Non possiamo lottare in queste condizioni. Serve una svolta.
Tralasciando meccanismi genetici alquanto complicati, mi attira il capitolo sulle relazioni di coppia e l’immunità. Più una vita di coppia è alterata e problematica e più l’impatto negativo sul sistema immunitario è forte. Rimango allibita.
Mi sono separata un anno fa grazie al colorito “farfalleggiare” del mio ex. È stato devastante il primo periodo, quando mia madre assorbiva ogni lacrima prima che rigasse il mio volto. E’ stata lei la mia psicologa ed ora che si è ammalata, capisco quanto debba aver sofferto per me.
E’ di là, sul divano, avvolta da una coperta in pile. Ha gli occhi rossi e le occhiaie, le palpebre gonfie risaltano ancor più sul pallido colorito del viso. Provo una rabbia indescrivibile.
Lei è imperturbabile, rassegnata, pacata. Lei è la mia dolce mammina che oggi ha bisogno di me. Ha bisogno del mio sorriso e non della mia languida compassione. Tantomeno di tristezza o di rabbia.
Eccolo mio padre.
Entra inviperito in salotto, il furore dei suoi occhi perfora i miei. Ha perso la pazienza, da un anno a questa parte non si dà pace per ciò che ci sta accadendo e scarica colpe verso tutti. Chiude la dispensa con violenza. Si chiude in un mutismo assoluto. Si avvicina a me con impeto e quasi mi spaventa. Non ce la fa più a sopportare tutto questo dolore. 
Trovo il coraggio di parlare e invito mio padre a sedersi sulla poltrona accanto a mia madre.
“Vi devo parlare”. Tremo.  
Io mi siedo ai piedi del divano, accomodando i piedi di mia mamma sulle mie gambe, sotto la coperta. 
“Papà, mamma…. Non siamo gli unici a soffrire in questo paese. Ma dobbiamo scegliere. O combattiamo tutti, uniti, con la consapevolezza che l’unione farà la forza che ci manca, o soccomberemo per la rabbia e per i sensi di colpa e non per la malattia.
Avevamo tanti amici intorno che ora ci stanno sempre più lontani perché noi ci stiamo isolando. Ci stiamo privando anche della semplicità di andare in una pizzeria o in un bar, o al mercatino; voi non andate al cinema da anni. Non possiamo vivere in funzione delle cure. Ci stiamo privando della vita stessa prima che lo faccia il nostro cancro. Se non combatteremo non potremo dire che abbiamo fatto di tutto per sopravvivere. Dal cancro si può guarire. Guardiamo a quelli che ce l’hanno fatta. Papà tu ce l’hai fatta. Io ci sto provando. Mamma, non abbatterti. Sono sicura che vincerai anche tu.

Le parole di Ilaria sono state miracolose. La consapevolezza e la conoscenza, hanno caratterizzato la scelta, il cambiamento.

Sono trascorsi cinque anni da quel giorno. Cinque.  Mamma sta bene nonostante le lunghe cure. Papà è stomizzato e prova, per il suo sacchetto, una venerazione sacra. Io combatto ancora, e vivo ogni istante di questa vita come se fosse l’ultimo. Sono innamorata di un uomo fantastico e sono sicura che il mio sistema immunitario vada a mille !
Ah.. Ogni mattina, al risveglio, ci regaliamo un sorriso e lo regaliamo a tutti quelli che incrociamo. E’ magnifico come la gente reagisce!
Abbiamo anche iniziato un gioco che consiglio a tutte le persone ammalate (come mi ha insegnato la Gamberale nel suo ultimo libro): ogni giorno, facciamo qualcosa che non abbiamo mai fatto prima. Vi lascio la nostra lista, ci ha cambiato la visione della vita.

1)      leggere una pagina di una rivista o quotidiano che non appartengono ai nostri gusti abituali
2)      rammendare un paio di calzini con l’uovo di plastica (come le nonne)
3)      imparare a ricamare a punto croce
4)      lavorare la plastilina (il Das di una volta)
5)      far stampare le foto più belle dei nostri cellulari (non esistono più gli album?)
6)      tagliare i capelli e cambiare il colore (drastico)
7)      interessarsi di uno sport, capirlo e seguirne l’andamento in TV
8)      guardare un film comico  mangiando pop corn sul divano di casa (non l’avevamo mai fatto)
9)      iniziare a collezionare qualcosa di particolare (io spille)
10)  iscriversi ad una associazione benefica e no profit (noi associazione stomizzati locale)
11)  visitare una mostra d’arte contemporanea (o d’arte sconosciuta)
12)   fare un puzzle
13)   Fare una torta e invitare amici per il tè a mangiarla
14)  Imparare a giocare a carte (non sapevo giocare a Briscola)
15)  Chiamare una estetista in casa e farsi dipingere le unghie delle mani
16)  Farsi un peeling o scrub con i prodotti giusti
17)  Visitare una fattoria
18)  Andare ad un concerto (noi Negramaro)
19)  Partecipare ad un concorso on line (io di fotografia)
20)  Acquistare un nuovo plaid abbinandolo a cuscini e tende
21)  Gustare tisane da tutto il mondo
22)  Fare il bagno in vasca con i Sali da bagno e le candele
23)  Scrivere una lettera a mano, come una volta ringraziando chi ci sta vicino
24)  Spedire una cartolina confezionata da noi

25)  Leggere: Guarisci te stesso

21 novembre 2014

Vaginoplastica e poi ?

Sembra che la VAGINOPLASTICA ( riduzione delle piccole labbra e ringiovamento della vulva) non sia prerogativa solo delle donne più facoltose. Si sta sempre più facendo strada l'idea che la chirurgia genitale plastica intima, possa portare la donna a maggiori soddisfazioni psicologiche e del piacere sessuale e basta cliccare la parola VAGINOPLASTICA in internet per scovare una serie di specialisti più o meno capaci in ogni dove. 
In realtà, credo che dietro alla scelta di sottoporsi ad un intervento simile, si nascondano profonde insicurezze e insidie dell'animo più intimo. Consiglio pertanto di effettuare la scelta dopo un attento percorso di riabilitazione del pavimento pelvico in cui le donne possono "imparare" l'accettazione di se' stesse, le strategie per conoscersi meglio intimamente e le conoscenze dei rischi di un tale intervento che, come potrete leggere sotto, spesso superano i benefici. 


La durata dell'intervento dipende dal grado del rilassamento vaginale e dall'estensione del trattamento: pareti/muscoli superiori (anteriori), inferiori (posteriori), o entrambi. Il blocco del nervo pudendo, (il nervo più importante di tutto il pavimento pelvico, che controlla anche gli sfinteri) che viene effettuato all'inizio della procedura, consente di controllare il dolore post-operatorio nelle successive 18-24 ore, dopodichè in genere sono sufficienti i comuni antidolorifici. In preparazione all'uso del laser, nelle pareti anteriore e posteriore della vagina viene iniettata una miscela di anestetici locali, adrenalina e soluzione tumescente. La procedura chirurgica viene effettuata per mezzo di un apposito laser, e le suture di rinforzo della muscolatura anteriore e posteriore (se necessarie), e del perineo, vengono eseguite in funzione della situazione anatomica di partenza e delle richieste della paziente. La riduzione delle piccole labbra segue il ringiovanimento vaginale, e conclude l'intervento, al termine del quale viene applicato localmente il ghiaccio. La dimissione ha luogo entro le successive 5 ore. 

I rischi generali sono:
  • infezioni
  • emorragia/ematoma
  • necrosi
  • perdita momentanea o permanente della sensibilità della zona operata ! 
  • rischi specifici legati all'anestesia
Complicanze
Le complicanze possono essere difetti della cicatrizzazione, infezioni, formazione di sieromi (il sieroma è una piccola raccolta liquida sottocutanea), asimmetria, fibrosi (indurimento temporaneo dei tessuti sottocutanei), anorgasmia e insensibilità temporanea ( variabile da donna a donna) .


20 novembre 2014

Disfunzioni del Pavimento Pelvico: chi è' a rischio?

Chi è a rischio di disfunzioni Perineali ?

Alcune persone sono più a rischio di sviluppare problemi del pavimento pelvico che altri.

Le donne in gravidanza o che hanno partorito uno o più figli
le donne che stanno attraversando la menopausa
le donne che hanno subito chirurgia ginecologica (ad esempio isterectomia)
Gli uomini che hanno avuto un intervento chirurgico alla prostata
Sportivi come ginnasti, corridori o trampolieri, podisti, o persone che  praticano jogging o pallavolo

Ulteriori fattori di rischio che possono aumentare il rischio di una persona di sviluppare problemi del pavimento pelvico includono:

una storia di mal di schiena
trauma pregresso alla regione pelvica come una caduta o radioterapia pelvica
costipazione (ovvero stitichezza cronica)
una tosse cronica o starnuto (ad esempio a causa di asma, febbre da fieno o per fumo)
essere in sovrappeso, o con un indice di massa corporea superiore a 25
sollevare ripetutamente carichi pesanti sia sul posto di lavoro che in palestra
Interventi chirurgici sul retto, ano o intestino in generale.

Se si verificano problemi del pavimento pelvico (incontinenza urinaria , fecale e ai gas, prolassi, disfunzioni sessuali, defecazione ostruita o frazionata, dolore pelvico cronico) si consiglia di consultare un professionista per determinare la causa dei sintomi e discutere le migliori opzioni di trattamento e di gestione in base alle proprie esigenze.
Scrivetemi. Posso aiutarvi a trovare lo specialista riabilitatore del pavimento pelvico più vicino a casa vostra.

18 novembre 2014

Lo speculum, che paura.


Poche donne non provano fastidi durante l'esecuzione di esami pelvici. La maggior parte pero', vive la visita ginecologica con ansia e timore.
il Lettino ginecologico, le staffe, il rumore dei guanti in lattice, la paura che chi visita trovi qualcosa di anomalo, qualcosa di brutto, un sospetto .  Ma e' lo speculum, l'oggetto d'ispezione che più spaventa. Il suo clic, la forma a becco d'anatra, il freddo percepito a livello vaginale , il dolore a volte, all'ispezione.

La storia dello speculum è, come molte storie mediche, poco chiara.
Le versioni dell'utilizzo dei primi speculum sono state ritrovate in testi medici risalenti al greco Galeno nel 130 dC e riscontrati in scavi archeologici nel lontano 79 dC in mezzo alla polvere di Pompei. (Il manufatto di Pompei è un po ' un incubo:. Due lame che si aprono e chiudono con un meccanismo tipo cavatappi)

Tuttavia, le maggiori notizie sull'utilizzo dello speculum oggi , sono in gran parte attribuite a un uomo di nome James Marion Sims, spesso annunciato come il padre della ginecologia americana. Era una figura controversa.

I Primi esperimenti ginecologici di Sims sono stati fatti su donne schiave che, in molti casi, Sims aveva acquistato e conservato come proprietà nella sua clinica privata. Insieme a questa macabra eredità , Sims conosciuto come un uomo violento, ha lasciato molto del sapere in campo medico e ginecologico, come alcune invenzioni, tra cui lo speculum vaginale.




16 novembre 2014

Il parto: gioie e dolori per il pavimento pelvico

Tutte le strutture del pavimento pelvico (cute, mucosa vaginale, muscoli, nervi...) sono esposte a enormi forze di pressione e trazione durante il travaglio.
La muscolatura che viene iper distesa è', paradossalmente, la struttura che oppone meno resistenza allo stiramento.
Ma è' durante il periodo espulsivo che si hanno le più marcate modificazioni anatomiche e i possibili danni da lacerazione.
Purtroppo, è' accertato, che le modificazioni del pavimento pelvico non sono sempre reversibili.
Basta introdurre un dito nella vagina di una donna che ha partorito per via vaginale anche un solo figlio, per confermare che lo status della sua vagina di nullipara (chi non ha partorito figli) non sarà più lo stesso.
Il parto per via vaginale sposta il perineo verso il basso, aumenta la mobilità della uretra con probabili insorgenze di disfunzioni urinarie e, nei casi più gravi, porta all'insorgenza di incontinenze urinarie e o anali (gas o feci).
È' importantissimo pertanto il rinforzo Perineale durante la gravidanza e non tralasciare la riabilitazione del pavimento pelvico dopo il parto, anche solo per correggere abitudini e comportamenti scorretti per il pavimento pelvico.

9 novembre 2014

IL PAD TEST

Il PAD test è' il test del pannolino.
Tale metodica è' in grado di rendere misurabile l'entità delle fughe di urina e quindi di capire se un trattamento riabilitativo è' efficace. 
Per il pad test si applica al paziente un pannolino asciutto dopo averlo pesato. 
Si richiede di bere 500cc di acqua in 15 minuti al soggetto.
Nei 30 minuti seguenti, si chiede al soggetto di camminare e di salire e scendere le scale.
Nei successivi 15 minuti si chiede di sedersi e rialzarsi per 10 volte.
Si chiede di tossire forte per 10 volte, compiere saltelli per un minuto, sollevare un oggetto da terra per 10 volte, lavarsi le mani in acqua fredda per 1 minuto.

A questo punto il pannolino viene rimosso e pesato. L' eventuale differenza con la prima pesata da asciutto, costituisce il valore numerico dell'incontinenza ed è' importante per la Riabilitatrice per programmare correttamente il percorso  , personalizzandolo.
                                       


Foto: Anita Rubin model 

5 novembre 2014

Un esercizio sulla sedia per il pavimento pelvico

Un esercizio sulla sedia per il pavimento pelvico.

Allungarsi, assottigliarsi, fare lavorare i muscoli addominali senza eccessiva spinta e i muscoli della schiena, è' possibile rimanendo seduti nella sedia di casa, nella sedia d'ufficio o della cattedra.
Se si è' obbligati a passare molto tempo seduti, fate regolarmente questo esercizio:
Sedetevi bene in fondo al sedile della sedia con le ginocchia all'altezza delle anche. Se necessario, mettete uno sgabello sotto ai piedi.
Spingete forte gli ischi, ovvero le ossa appuntite sulle quali siete seduti, contro il sedile della sedia, espirando. 
Mentre spingete, la sommità del capo andrà verso il soffitto, tenendo la nuca dritta. 
Attenzione : se si spingono solo i glutei, ci si schiaccerà .
Se si spinge solo sulla testa, ci si inarcherà andando in iperlordosi. 
Se l'esercizio è' fatto correttamente avvertirete la colonna vertebrale irrigidirsi come una barra di ferro, l'addome introflettersi (cioè la pancia andrà in dentro) è una sensazione di calore lungo la schiena. 


3 novembre 2014

Pavimento pelvico, questo sconosciuto


Muscoli del perineo maschile

Perineo maschile
(Tratto ed elaborato da Wikipedia )

Per chi si accinge a riabilitare il pavimento pelvico, la conoscenza della struttura anatomica del perineo superficiale e profondo, è' pressoché indispensabile e tutt'altro che semplice.
Questo è il motivo per cui esistono molti tipi di esercizi, mirati a muscoli specifici.  Scoprire il difetto di qualcuno di questi muscoli, diventa la risposta alla causa di disfunzione del pavimento pelvico.


Il perineo o zona perineale è uno spazio anatomico, che osservato in un corpo posto in posizione detta ginecologica (sdraiato sul dorso con le cosce e le gambe flesse ed allargate), risulta delimitato in alto dalla sinfisi pubica, in basso dal coccigee lateralmente dalle due tuberosità ischiatiche. Una linea ideale tracciata da una tuberosità ischiatica all'altra la divide in una zona superiore urogenitale, che nella donna contiene la vagina e nell'uomo lo scroto, ed in una zona inferiore anale. Il perineo viene spesso considerato comunque come una zona erogena ed esogena. Ha una forma di losanga e comprende il diaframma pelvico (piano perineale profondo), il trigono urogenitale (piano perineale medio) e il piano superficiale del perineo.
Altri progetti
Perineo femminile
Piano perineale profondo o diaframma pelvico
Presenta la forma di un imbuto a concavità superiore, il cui margine anteriore è dato dal muscolo elevatore dell'ano mentre quello inferiore dal muscolo ischio-coccigeo. Superiormente a detti muscoli, si trova la fascia pelvica, derivata dalla fusione della fascia propria dei due muscoli. Questa si continua posteriormente con la fascia del muscolo piriforme del bacino e poi sui lati con la fascia del muscolo otturatore interno.
Il diaframma pelvico divide la cavità del piccolo bacino in due parti:
  • La cavità pelvica vera e propria, soprastante
  • La fossa ischio-rettale, sottostante
La fossa ischio-rettale presenta una cavità a forma di ferro di cavallo contenente un'abbondante quantità di grasso in cui decorrono diversi nervi (pudendo interno, otturatore interno, elevatore dell'ano). Essa è chiusa in avanti per l'aderenza che il muscolo elevatore dell'ano prende sul pube mentre si apre posteriormente all'esterno nel piccolo foro ischiatico.
Piano perineale medio o trigono uro-genitale
Ha una forma grosso modo triangolare ed è teso tra i labbri posteriori delle branche ischio-pubiche. Presenta la fascia perineale media detta legamento trasverso pelvico di Henleche è unica nella sua parte più alta mentre si sdoppia più in basso. Lo sdoppiamento porta alla formazione di un foglietto ventrale e di uno dorsale, nello spessore dei quali decorre ilmuscolo trasverso profondo del perineo, teso da una branca ischio-pubica all'altra. Nel trigono uro-genitale vi è il muscolo sfintere striato dell'uretra, dipendenza del muscolo trasverso profondo.
Nella femmina il trigono uro-genitale è percorso dalla vagina.
Piano perineale superficiale
È costituito dalla fascia perineale superficiale tesa tra i due labbri anteriori delle branche ischio-pubiche. Essa si continua inferiormente col foglietto ventrale di sdoppiamento della fascia perineale media; superiormente si continua come fascia del pene o come fascia del clitoride. Nello spazio compreso tra la fascia perineale superficiale e la fascia perineale media vi è la loggia peniena nel maschio o la loggia clitoridea nella femmina. In tale spazio sono compresi rispettivamente i corpi cavernosi del pene e del clitoride. Nella porzione più bassa delle logge si trova il muscolo trasverso superficiale del perineo, teso tra le due tuberosità ischiatiche.

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Collegamenti esterniModifica

2 novembre 2014

Ernia parastomale


Un’ernia parastomale è considerata come una quantità anormale di intestino a livello del tessuto sottocutaneo che può presentarsi conseguentemente ad una  stomia (Taylor, 1999). 

L’incisione chirurgica rappresenta una potenziale debolezza addominale, attraverso la quale i tessuti e le anse possono protrudere e dunque erniare.

Per il paziente è una condizione di disagio, caratterizzata da sensazione di peso e dolore.L’esame clinico va eseguito prima in piedi a riposo, e poi, facendo tossire il paziente o a seguito della manovra di Valsalva. Successivamente da sdraiato per valutare se l’ ernia è riducibile o meno.


Meccanismo etiopatogenetico
1.Debolezza/sforzi addominali;Rinforzo dei muscoli addominali.

2.I visceri mobili addominali premono contro la parete addominale;
3.Possono impegnarsi in alcuni orifizi/canali anatomici in alcune aree (porte erniarie) o in corrispondenza di punti deboli postchirurgici;
4.A.↑Pressione intensi/reiterati sulle porte erniarie;
B. ↑Pressione modesti/occasionali su aree indebolite;
5.Cedimento progressivo della parete, assieme al peritoneo;
6.Si forma un’estroflessione sacciforme contenente i visceri.

La comparsa di ernia è una complicanza comune a seguito del confezionamento di una stomia.
La percentuale di incidenza oscilla fra il 5 ed il 50%, ma alcuni fattori possono influenzare in maniera più o meno positiva o negativa tale range, sebbene non siano tutti ben documentati. Il dolore, il più delle volte, viene riferito dal paziente come inteso e protratto attorno alla stomia e a comparsa specialmente al termine di una giornata o durante delle attività fisiche impegnative. 
Il disagio è forse il sintomo maggiormente riferito e considerato di peso maggiore dal paziente, che così viene in qualche modo invalidato nella sua vita sociale quotidiana, nonché lavorativa e ludica.

Un premio internazionale

....Grazie.


http://www.oggitreviso.it/stomaterapista-dell%E2%80%99ulss-8-apprezzata-livello-internazionale-99491

Stomaterapista dell’Ulss 8 apprezzata a livello internazionale
Citata nell’ambito del concorso "Great Comebacks™ Awards - Il valore della volontà"
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ASOLO - Un importante riconoscimento è stato in questi giorni attribuito alla dottoressa Fanni Guidolin che da anni, nell’Ulss 8, si occupa della riabilitazione dei pazienti stomizzati.
Il concorso, organizzato da ConvaTec in collaborazione con l’Associazione italiana operatori sanitari di stomaterapia e la Federazione delle associazioni incontinenti e stomizzati, è nato in America nel 1984 ed è arrivato in Italia nel 2002.
"Great Comebacks™ Awards - Il valore della volontà" è un progetto internazionale che nasce per far conoscere e premiare storie di grandi ritorni alla vita dopo un intervento di stomia, affinché siano condivise da persone in tutto il mondo e restituiscano la speranza a quanti stanno vivendo la stessa esperienza.
La stomaterapista è stata indicata come figura fondamentale nel recupero della vita quotidiana dopo l’intervento di stomia ci si era sottoposta la signora Manuela Guercio, vincitrice della XIII edizione del Programma internazionale Great Comeback, cui è stato consegnato il premio a Roma ad inizio ottobre.
Manuela Guercio ha conosciuto Fanni Guidolin (in foto) grazie al suo blog http://pelvicstom.blogspot.it/ che la dottoressa gestisce allo scopo di aiutare le persone con stomia o disfunzioni perineali. Da anni la dottoressa Guidolin è coordinatrice dell’Ambulatorio di riabilitazione dei pazienti stomizzati e con disfunzioni del pavimento pelvico.
Attraverso un percorso terapeutico e riabilitativo il paziente che ha subito un intervento di asportazione del colon o del retto, della vescica, della prostata o dell’utero, viene seguito nei suoi problemi di incontinenza urinaria o fecale, per problemi di stipsi, per eventuali disfunzioni sessuali, per il controllo del dolore pelvico cronico, per il prolasso degli organi pelvici, e per il miglioramento generale della qualità di vita.
Dapprima dedicato solo ai pazienti stomizzati, da tre anni a questa parte, si occupa anche dell’innovativo percorso di Riabilitazione del Pavimento Pelvico al quale sono sottoposti i pazienti chirurgici, in continua e costante collaborazione con tre unità operative: la Chirurgia Generale do Castelfranco Veneta diretta dal dott. Maurizio Pavanello, quella di Montebelluna diretta dal dottor Maurizio De Luca, l’Urologia diretta dal dottor  Luca De Zorzi, la Ginecologia diretta dal dottor Sante Tosetto.
L’accesso all’ambulatorio è su indicazione del medico chirurgo, del ginecologo, dell’urologo o del medico di famiglia, e, per il momento, le prenotazioni avvengono telefonando direttamente nelle sedi dei due ambulatori allo 0423/732522 o allo 0423/611574 E' necessaria l'impegnativa rilasciata dagli specialisti con dicitura: RIEDUCAZIONE FUNZIONALE ATTIVA E/O PASSIVA PER PATOLOGIA COMPLESSA
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1 novembre 2014

Complicanze stomali: come gestirle?

SUTURA CUTANEA PROSSIMA ALLA STOMIA, FECI LIQUIDE, PRIMA SETTIMANA POST OPERATORIA (colostomia dx laterale su colon ascendente)


Questo comporta una notevole difficoltà a far ederire sia una placca piana che convessa. L'utilizzo della pasta livellante è fondamentale. L'arrossamento è dovuto al contatto con feci acide. L'isolamento della cute con un sistema a due pezzi da lasciare in sede più giorni, consente alla cute di guarire ed è meno laborioso di una sostituzione giornaliera. La placca verrà ritagliata secondo stomia e per tutta la lunghezza della sutura. La sacca, sarà dotata di un rubinetto al quale collegare una sacca di raccolta fintanto che le feci saranno liquide al fine di drenarle verso la sacca e non farle ristagnare vicino allo stoma (rischio infilitrazioni sotto placca)
Utile trattare l'arrossamento con Eosina 3% in soluzione acquosa.


PROLASSO DELLA ILEOSTOMIA (Ileostomia dx laterale temporanea,pz in chemioterapia adiuvante)

Rimuovere sacca e placca.Utilizzare un panno pulito alla base della stomia prolassata. Ricoprire lo stoma direttamente con mezzo chilo di zucchero bianco semolato (azione iperosmolare) come nella foto sotto e Chiudere a pacchetto posizionando del ghiaccio sopra a tutto per circa un'ora.
Il prolasso è notevolmente ridotto e riducibile ora manualmente (dal paziente se se la sente o dall'enterostomista).
Posizionare placca rigida a contenimento e fascia addominale (fascia in cotone elasticizzato con velcro) sempre a scopo di contenzione delle pressioni addominali che metterebbero a rischio nuovamente lo stoma.


Se il prolasso non è eccessivo o se la stomia è semplicemente edematosa (edema=gonfiore da eccesso di liquidi nella mucosa, vedi foto sotto), e' possibile riempire la sacca di raccolta (sistema aperto) con lo zucchero semolato, fino a coprire lo stoma interamente. POi, posizionare comunque il ghiaccio sopra.


Stomia edematosa

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