30 aprile 2018

L'ABBRACCIO DI UN INFERMIERE

Voglio scrivere qui la mia intervista a due persone meravigliose:

Non potete immaginare la potenza di un abbraccio di un infermiere. 
Mi sembrava di sciupargli la divisa mentre le mie braccia gli avvolgevano il collo ed io appoggiavo il mento sulla sua spalla. Mi sentivo piccola, e fragile. Piangevo. Lui sapeva di cloroformio, e quella macchietta di tintura di iodio mi ricordava quella di mio marito, d'olio, sulla tutona blu, prima che morisse. 
Avevo sempre pensato che gli infermieri fossero distaccati dal mondo terreno di noi umani malati. Assistenti certo, devoti e attenti, ma staccati emotivamente. Temprati dal vento gelido del dolore altrui, abituati all'ennesimo calvario dei familiari, al sangue delle ferite, all'insensibilità di un abbraccio. 
Invece mi sbagliavo. 
L'abbraccio di un infermiere è quanto di più utile possa essere esistito durante la mia malattia. Era forte, geometrico e lungo. Infinitamente lungo. Era sincero, avvolgente, rassicurante e silenzioso, dentro e intorno.
Lo stringevo e le lacrime appannavano i bagliori aranciati in quell'angolo di cielo che intravvedevo dalla finestra. Avrei voluto che non finisse mai. 


Sono abituato ad eseguire una trentina di prelievi nel giro di un'oretta e contemporaneamente misuro la pressione, la temperatura e la saturazione. L'ansia di finire entro i tempi mi distacca dal mondo terreno e dalla sofferenza dei pazienti che devo bucare. Un occhio va ai drenaggi, un altro alla flebo, mentre una mano scrive, l'altra sposta le lenzuola e controlla gli arti inferiori dei malati. Prima ancora di aver fatto entrare il sole dalla finestra, somministro gli antibiotici in vena, le compresse per bocca e metto una croce sull'alvo. 
Odio questo pragmatico lavoro sequenziale. O meglio, lo odiavo. Fino a ieri. Quando ho regalato il mio abbraccio a quella donna. Umile, tenera e malata donna piangente. E' stato il primo abbraccio della mia vita ad una sconosciuta. E' stato intenso come una trasfusione d'affetto. Delicato come una goccia di fisiologica nelle vene, profondo come una cicatrice, che lascia si un segno indelebile, di amore per la mia professione.
Non avevo mai ridotto le distanze così. Ma nell'infermieristica non si devono fare calcoli. Non sono i tanti centimetri dal malato a proteggerlo dalle infezioni. Posso accarezzare un braccio, prendere una mano, sfiorare una guancia con il palmo senza creare epidemie batteriche. Basta conoscere regole e principi. Ma non avevo mai pensato a due braccia come a strumenti terapeutici dalla "risonanza" così "magnetica" in una corsia dove correre, sbrigarsi, fare e fare e ancora fare, sono essi la regola. 
Posso dirlo. Ieri sono diventato un infermiere completo.

29 aprile 2018

BACIATEVI, PROFONDAMENTE

Il bacio è componente essenziale dell’intimità (A. Graziottin).
Eppure dopo i cinquant'anni le coppie limitano il bacio alla superficialità delle labbra con bacetti veloci e leggeri. Pochissime coppie si baciano profondamente e verso i 60-70 anni, anche il bacio diventa un optional. Dopo gli 80 anni esso si confina alla guancia, saltuariamente e magari solo per gli auguri. 
Ma dovete sapere che il bacio profondo, appassionato, con il tocco linguale, va ad attivare tutta una serie di segnali. Innanzitutto, ricordiamoci che la bocca ha i recettori per i ferormoni. E che cosa significa?
Che mentre ci baciamo e ci annusiamo sentiamo quelle molecole profondamente attraenti dell’altro che ci dicono "mi piace tanto". Alle donne con calo del desiderio il mio consiglio è proprio quello di parlare del bacio con il partner, richiederlo se si fosse dimenticato come si fa. Mentre si bacia vi è anche un’attivazione della corteccia del cervello perché la bocca e la lingua hanno una rappresentazione cerebrale formidabile. Tale attivazione "muove" i meccanismi dell'eccitazione (erezione per lui, lubrificazione per lei, altro problema è la secchezza post menopausale). Poi, altra cosa importantissima riguarda le vie nervose che partono dalla bocca e che sono nettamente connesse con un’area del cervello detta area ventrale tegmentale. In termini semplici è la parte del cervello che da un lato coordina l’amore romantico, l’amore profondo, l’amore duraturo, e scrive nel nostro cervello chi sono le persone che ci rendono profondamente felici e lo scrive con un neuro ormone particolare che è l’ossitocina.
L’ossitocina aumenta quando baciamo e raggiunge il picco durante l’orgasmo. Il bacio profondo va ad attivare nell’uomo il centro dell’erezione e nella donna il centro della lubrificazione. Quindi il bacio rappresenta il grande acceleratore di una risposta fisica completa non solo genitale ma anche affettiva, sensuale ed erotica per le coppie spente che potrebbero riaccendersi.
Il bacio è la miccia. Ci fa riassaporare il corteggiamento. 
Non si può pensare di fare il Kamasutra da mezzanotte a mezzanotte e tre minuti se durante il giorno non c'è stata un'atmosfera di tenerezza e attenzioni, se non ci sappiamo insomma sorprendere ed eccitare con un bacio profondo. 
Ma prima di cambiare partner, dribblando tra una vent'enne in piena esplosione ormonale e un toy boy tutto testosterone, parlatene in coppia, e fatevi aiutare.

Di questo e di molti altri segreti parleremo venerdì sera 4 maggio 20.30 presso Barchessa Foscarini. A Castello di Godego (TV). Ingresso libero e gratuito. 

24 aprile 2018

ANCHE GLI INFERMIERI PIANGONO

Quella mattina avrei voluto rimanere rifugiato tra le braccia della mia donna, aprire gli occhi con lei e lasciarmi travolgere dal profumo della sua pelle. Invece il lavoro mi aspettava in reparto e, anche se le coccole erano terapeutiche, era stato difficile, con un colpo di spazzola e pettine, dimenticare il giorno prima. Con il broncio accartocciato sul mento, la fronte plissettata dalle pieghe delle lenzuola e la disarmonia del passo, ho trovato la forza per andare.
Ci sono momenti, nella vita di un infermiere, che non vorresti aver vissuto nemmeno una volta. Come l'urgenza che ti sconvolge l'esistenza, di quella madre che si è vista portare via la figlioletta appena nata, priva di vita, mentre tu assistevi l'ostetrica; o l'attacco di panico di quel figlio abbracciato al padre urlante di dolore, negli ultimi istanti della sua vita. Non vorresti aver visto morire sotto ai ferri la bambina del tuo migliore amico, mentre strumentavi l'intervento, ne' scoprire che tua sorella aveva un cancro, parlando per primo con l'anatomo patologo. Eppure è toccato a me. Viverli tutti. Sentirmi utile e importante, e indispensabile, potente, salvatore, e, un attimo dopo, inutile, impotente e fallito. 
Anche gli infermieri piangono per gli insuccessi.
Piangono per le sgridate dei caposala o dei propri direttori, per quella virgola omessa sulle consegne o quell'orario non coincidente col minuto esatto dopo che ti arriva la segnalazione. Non ci avevi pensato subito. Hai fatto del tuo meglio ma non abbastanza. E quando muore qualcuno, il tuo cuore si fa pesante e scende il buio.
Anche gli infermieri piangono per la morte. Rarefatta, arida e controversa parte della vita. Quella dei pazienti che hanno assistito per giorni e giorni, che hanno riempito il reparto di desideri di guarigione e non ce l'hanno fatta. No, gli infermieri non temono la morte, la sfiorano ogni giorno, nei lunghi turni in corsia, quando la responsabilità li imprigiona. 
E cos'è la responsabilità se non una grossa e invitante torta alla crema? Puoi prenderla tutta, sentirti importante, realizzato e sazio. Soddisfatto, impacchettato in un ruolo. O puoi assaggiarne una fetta, elaborarne il gusto, piano. Ma quella stessa torta può anche farti male, puoi esserne allergico, può scatenarti il diabete, farti impazzire, vomitare, farti piangere. La responsabilità ha un peso e un prezzo. Se sei un infermiere lo sai bene. Sei un essere umano in azione. Fai, stravolgi, sistemi, aiuti. Responsabilmente.
E mentre speri che il tuo affanno si trasformi in quiete, c'è chi penserà a noi?
Silenzio metallico.

PERINEO E... I SEGRETI DELLE DONNE

Eccoci alle terza edizione del tour di pelvicstom organizzato da AISCAM (associazione incontinenti e stomizzati di Castelfranco e Montebelluna) e dal Comune di Castello di Godego (Tv) che con Barbara Gardiman, vicesindaco e assessore alle politiche sociali collabora da anni.
Il perineo (detto anche pavimento pelvico) è l'insieme dei muscoli, dei legamenti, delle strutture tendinee che stanno alla base del bacino, e che, insieme alle ossa, sorreggono gli organi pelvici come utero, vagina, vescica e retto nella donna.
L'età, i parti naturali, la menopausa, gli interventi chirurgici, le violenze psicologiche o fisiche... mettono a repentaglio la sua integrità.
Esso nasconde le insidie del nostro animo più intimo. E' la sede emozionale e quando non funziona, non stiamo bene. Incontinenza, prolassi, dolore pelvico, disfunzioni sessuali, possono manifestarsi anche inaspettatamente e con questa serata teorica, vogliamo darvi le informazioni per capire ed essere più consapevoli.
Venerdì sera 4 maggio ne parleremo presso la Barchessa Foscarini (foto) situata in zona centrale a Castello di Godego (TV) in Piazza XI febbraio,  alle ore 20.30. L'ingresso è libero e gratuito.
Sarà una serata in cui vi verranno spiegati i fattori di rischio delle disfunzioni perineali e, se già presenti, le strategie per farne fronte.
Seguirà una serata pratica venerdì 11 maggio presso la palestra comunale della scuola media Renier in Via Paolo Piazza 3, sempre alle 20.30.
Stavolta Pelvicstom vi chiede la gentilezza coreografica in ROSSO. Se potete indossare una t-shirt rossa vi ringraziamo. Rosso come donna che ama e che va amata, donna che soffre, donna che pensa e lascia un segno, non che viene segnata. Mai.


23 aprile 2018

UNA NUVOLA DI AZZURRO


Una nuvola di sfumature di azzurro, che è il colore della serenità della delicatezza e della tranquillità, ha caratterizzato l’evento di oggi. “Walk with Aiscam”, la passeggiata contro il cancro, per sensibilizzare e far sentire i pazienti oncologici meno soli e più forti nella loro lotta. Perché il nostro motto è: Il Cancro Non Ci Ferma !
E di sole e d’azzurro come dice la cantante Giorgia in una nota canzone, si è colorata la giornata di oggi sul sentiero degli Ezzelini, capitanata dal vice sindaco Barbara Gardiman (in foto con la fascia di rappresentanza) con Fanni Guidolin e tutto il direttivo dell’associazione Incontinenti e Stomizzati di CAstelfranco e Montebelluna.
Abbiamo fatto nuove amicizie, respirato aria sana, fatto lo yoga della risata, gli esercizi di Pelvicstom e i giochi insieme. Abbiamo espresso 200 desideri, uno per ogni palloncino lasciato al cielo e pranzato nella meravigliosa Villa Caprera della famiglia Santi, che ringraziamo infinitamente. Insomma, condiviso questo giorno con allegria e spensieratezza.
Un ringraziamento particolare va anche al comune di Castelfranco Veneto, presente il dott. Gianluca Didone’ assessore allo sport, al sindaco di Castello di Godego Pierantonio Nicoletti, al presidente regionale Stomizzati e Incontinenti Attilio Reginato e al presidente AISCAM dott. Giuseppe Pesce.
Con il gruppo di  162 iscritti siamo partiti dal piazzale dell'Istituto Alberghiero di Castelfranco Veneto. E via sul Sentiero degli Ezzelini. La vedete la fila ? 
Abbiamo cercato di canticchiare qualche versetto sprigionante energia positiva, respirato a braccia alzate, chiaccherato con nuovi amici e conoscenti. Questa è stata davvero un'occasione per conoscere nuove persone e instaurare amicizie durature. La malattia accomuna nella sofferenza e rende umili, amanti delle cose semplici. Muta i pensieri in opportunità.



Con il megafono in mano e tanta voglia di incitare al sorriso, alla condivisione e al lasciarsi andare, insieme a tutti i membri del direttivo AISCAM, siamo giunti al prato di San Piero, a Castello di Godego (TV).
Barbara, Lia e Gloria, hanno dato una mano all'organizzazione dei giochi e alla gestione dei volontari partecipanti. Il tiro alla fune ha visto il gruppo donne vincitrici contro gli uomini e la canzone "Donne donne, oltre alle gambe c'è di più...", abbiamo proprio voluto cantarla a squarciagola. 
Ci siamo poi preparati un desiderio in tasca, estrapolato quando duecento palloncini azzurri sono stati liberati in cielo. Ognuno rappresentava uno di noi con i nostri sogni nascosti. Immaginate anche i bambini gioire con noi. 
Il cancro non ci deve fermare. Questo è il nostro motto. Continua a camminare con  noi !
E quando trecentoventi mani hanno lasciato andare quella nuvola azzurra di palloncini gremita di speranza, non si poteva non applaudire al sogno. 
Il ritorno è stato incoronato dal pranzo in Villa Caprera (alle nostre spalle nella foto sotto), della famiglia Santi, meravigliosa cornice ad una giornata indimenticabile. 
E non poteva mancare il taglio della torta scelta da Barbara Gardiman, vice sindaco del comune di Castello di Godego, con un brindisi insieme al presidente dell'associazione stomizzati e incontinenti Giuseppe Pesce , a conclusione dell'evento Walk With Aiscam.
Arrivederci al 2019 con altre esilaranti idee. 
Abbiamo scelto l'azzurro quest'anno, con i nastrini blu e azzurri confezionati da Annamaria, e simbolo del cancro del colon retto, della vescica e della prostata. 
Seguo circa 300 pazienti dal 2011 a tempo pieno ma non si finisce mai di imparare che la vita ci è stata data per dare a chi non la potrà vivere appieno e a lungo, un piccolo pezzettino di sè. Ce lo insegna sempre anche la Dott.ssa Caterina Bertelli, psicologa (in foto sotto).
E nella foto ancora più in basso permettetemi di nominare il Presidente Regionale Stomizzati e incontinenti sig. Attilio Reginato (l'uomo sorridente col cappello), persona meravigliosa e unica.  

19 aprile 2018

I 10 ESERCIZI DI PELVICSTOM PER LE DONNE DI #PREVENZIONEPERINEO


Eccoli i 10 esercizi che abbiamo insegnato alle donne del corso pratico di Pelvicstom in tour nella meravigliosa palestra di Vallà.

Sono stati spiegati ed è stato esplicato il razionale di ognuno.
Fatevi seguire da una terapista, il fai da te è indicato solo dopo adeguato addestramento e sicuramente dopo aver seguito la parte teorica.
La terminologia non tecnica nè scientifica è stata utilizzata a scopo facilitatore per il lettore inesperto.
Questo corso è stato fortemente voluto e ideato dal Dott. Massimo Pisciotta (foto a destra) medico di famiglia e assessore alle politiche sociali del Comune di Riese PioX.
Ringrazio anche il Sindaco Matteo Guidolin (al microfono sotto in foto)  per il saluto che ha voluto dare alle 100 donne e al nostro presidente regionale stomizzati e incontinenti Attilio Reginato (sotto, in foto, col cappello).
Mi hanno aiutato a correggere le meravigliose donne in rosa, delle colleghe e amiche esperte in ambito perineale: Barbara Zebellin, Monica Guin, Mirella Tess, Silvia Dal Molin (in formazione) e Mattea Cammarieri (in formazione).

1) IL RESPIRO DEL PERINEO

Supine, a terra con le braccia lungo il corpo o le mani appoggiate sul ventre. Flettete le ginocchia e distanziate appena i piedi.
Escursioni diaframmatiche che massaggiano l'intestino (ottime contro la stipsi) e consentono la risalita del perineo. Inspirare gonfiando leggermente l'addome ed espirare sgonfiandolo, introflettendolo, come se l'ombelico volesse raggiungere la colonna vertebrale. Contemporaneamente percepite il vostro muscolo elevatore dell'ano (MEA) e contraetelo forte, a risucchio, verso l'interno, per tutta la durata dell'espirazione (ottimo per i prolassi, l'incontinenza). Mantenete le spalle rilassate, soprattutto durante l'inspirazione. Cercate inoltre di rilassare i piedi, le gambe, i glutei. Nulla deve contrarsi, solo il MEA.
2) CONTRAZIONI ISOLATE DEL MEA NEI TRE MODI 

Modo A 
come nella foto sopra ma trattenendo le ginocchia al petto e incrociando le caviglie. Aprite le ginocchia, le anche. Stavolta non dovrete forzare la respirazione. Rilassate tutto come se steste dormendo. Concentratevi su contrazioni veloci del MEA e rilassamenti altrettanto veloci. Non dovrete usare i glutei nè i muscoli delle cosce per stringere lo sfintere anale. 
Questo è anche detto esercizio di Kegel (1948). Se le contrazioni sono veloci e ritmiche (1 secondo per contrarre e 1 secondo per rilasciare) allora elasticizzerete quel muscolo fondamentale nel pavimento pelvico (ottimo sia nelle debolezze perineali che negli ipertoni). Ripeteteli 100 volte consecutive al giorno. Trovate il tempo. Se invece lo volete tonificare, rinforzare, allora i secondi per contrarre saranno due, e 4 per rilasciare, poi sempre in aumento e sempre il doppio del tempo per rilasciare (es. 3 sec di contrazione e 6 di rilasciamento...)

Modo B 
Tutto come sopra ma in posizione prona, con le mani sotto al mento e le gambe piegate, le ginocchia divaricate, le caviglie incrociate. Mi raccomando, non dovrete stringere i glutei. L'unico muscoletto che si attiva è il MEA. Il respiro è fluido, non forzato.

Modo C 

In laterale, portatevi rannichiate, con le ginocchia verso il petto. Un braccio piegato sotto all'orecchio, l'altro verso il gluteo opposto al braccio, con la mano che prende il gluteo. Contraete come sopra solo il MEA, ritmicamente. 

3) ALZARSI DA UNA SEDIA, DAL DIVANO, DAL LETTO, DA UN SEDILE 

Ogni qualvolta il busto si flette in avanti, la pressione intra addominale aumenta e di conseguenza il perineo scende. Se, durante l'azione, espirate, il diaframma salirà e l'addome rientrerà "morbidamente" alleggerendo la base ovvero il pavimento pelvico. Se poi a tutto questo, aggiungerete la contrazione del MEA, e perchè no, anche dei glutei (validi amici in questo caso), il pubo rettale e il più ampio pubo coccigeo impedirà ai vostri organi pelvici di scendere verso il basso. 


4) SPINGERE UN OGGETTO PESANTE, UN CARRELLO, UN MOBILE

Se avete i muscoli della schiena indeboliti, dovreste evitare simili sforzi. Inoltre, quando si utilizzano le braccia per "spingere" anche gli addominali partecipano all'azione. Tutto questo diventa un pericoloso attentato per il pavimento pelvico. 
Se però le circostanze vi impongono di praticare quelle azioni, è importante stabilire un buon baricentro e porre il bacino in asse, portare una gamba avanti e una più indietro, flesse. Durante lo sforzo la regola vuole che si ESPIRI. Durante lo sforzo la regola vuole che l'addome venga appiattito senza sollevare le spalle. 

5) IL PONTE DI BRANDT 

Sdraiate a terra con le gambe flesse e i piedi paralleli, ponete le mani appena sotto l'arcata costale. Ora inspirate. Poi espirando, contemporaneamente, salite un pochino con il bacino a ponte, il pube ruotato verso l'alto il più possibile e l'addome che rientra ai massimi termini. l'ombelico scompare, scende più che potete. Mantenete per pochi secondi la contrazione anche dei glutei e immaginatevi di "trattenere la pipì". Con il pavimento pelvico in pendenza, allenterete le tensioni sulle strutture di sostegno (quelle corde che si chiamano tendini e legamenti e che sospendono il perineo).
Ripetetelo 30 volte. Anche le distanze dei dischi intervertebrali aumenteranno e sentirete cosi', enorme beneficio.
Non inarcate troppo la schiena. Il gancetto posteriore del vostro reggiseno deve rimanere schiacciato dalla a terra.
Questo esercizio lo ha inventato un ginecologo svedese chiamato Brandt, pensate, nel 1864. Fu il precursore.

6) TEETH-HEAD IN  BASCULAMENTO DEL BACINO

Avreste mai pensato che se ogni normalissima azione quotidiana diventasse un esercizio, alla sera il vostro perineo sarebbe ultra allenato? 
Provate mentre vi lavate i denti o la testa (denti in inglese si dice teeth e testa head).
Le braccia in movimento sono sollevate rispetto al diaframma. Flettete le ginocchia e divaricate di 50cm le gambe. I piedi sono leggermente in extra rotazione, come le papere, verso l'esterno. In questo modo, durante la contrazione del pavimento pelvico, le ossa ischiatiche si avvicineranno. 
Ora concentratevi sul basculamento del bacino. Avanti e indietro. No, il busto non deve oscillare come una campana. Solo il bacino ruota avanti, e voi stringerete i muscoli perineali (glutei inclusi) e ruoterà indietro, basculando, L'articolazione del bacino sacro iliaca è molto importante che sia mobile, pertanto più l'escursione sarà ampia  e più riuscirete ad inclinare l'uretra, imparando a chiudere bene "rubinetti difettosi". Ripetetelo finchè i vostri quadricipiti femorali vi diranno basta.


7) LE TRE CAMMINATE : PINGUINO, GAMBERO, BALLERINO

I nomi li ha inventati Pelvicstom. La camminata del pinguino (prima foto sotto) è a piccoli passettini con le ginocchia flesse, i piedi ben appoggiati, l'addome piatto, il pube ben ruotato in avanti e verso l'alto (retroversione del bacino). Le mani sono mantenute sui fianchi. 
Il gambero va indietro (seconda foto sotto). Con le braccia allungate in avanti e le spalle basse. Si porta un piede dietro l'altro camminando come "in un filo sospeso" . Ad ogni passo il gluteo corrispondente si contrae. Immaginatevi che un filo d'acciaio vi tiri verso lalto. Controllate l'equilibrio. Le donne con incontinenza o con turbe della statica pelvica fanno molta fatica a mantenere l'equilibrio durante questo esercizio. 
Nella camminata del ballerino (terza foto sotto)  si va avanti in punta di piedi, con le braccia sollevate in alto. i glutei sono contratti, le gambe dritte, tese, rigide, l'addome piatto, il mento sollevato. Immaginatevi di trattenere le feci mentre camminate. 



8) SQUATTY POTTY 

E' la posizione accovacciata. Vi consente di stabilire un angolo di 35° tra il busto e il femore, di antivergere il bacino e rilasciare il pavimento pelvico. E' utile negli ipertoni, nel dolore pelvico. Simula la posizione sulla turca. Migliora lo svuotamento urinario. 
Ponendo uno sgabello sotto ai piedi mentre siete sedute sul wc, fino ad ottenere quell'angolo squatty, riuscirete a svuotare completamente la vescica o il retto. Nei prolassi spesso, lo svuotamento è incompleto.


9) WORK IN PELVICSTOM : LAVATRICI, LAVASTOVIGLIE, LETTI E COMPANY 

Flessioni del busto e poi su, dritte in piedi. Flessioni, spinte e perineo che si abbassa. Pensate. 
Prima di raccogliere, piatti, bucato, oggetti o di incastrare quelle lenzuola sotto al materasso, espirate. Concentratevi sull'addome, portatelo piatto, stringete i muscoli vaginali e anali, tutti, il MEA. 
Ora raccogliete. 

10) STRESS TEST and THE KNACK 

Quando tossite o starnutite vi scappa la goccina di pipì? 
Imparate a fare the knack, il trucco. 
Avvicinate le gambe, retrovergete al massimo il bacino. Il bacino non si retroverge ? allenatevi con l'esercizio N.5 e.6.
Dunque stringete i glutei. Ricordatevi di non spingere con l'addome. Mai. 
Concentratevi sul MEA. Stringetelo, contraetelo, a risucchio verso l'interno. Avete un MEA debole ? Allenatevi con l'esercizio N.2
A questo punto siete pronte per soffiarvi il naso, starnutire o tossire. 

grazie di cuore a tutte e 100 !!!!!!!!
Vi aspetto a Castello di Godego  (TV) il 4 e 11 Maggio ! 

17 aprile 2018

E VAI CON L'HASHTAG #PREVENZIONEPERINEO

Hanno acquistato una maglietta rosa o fucsia, partecipato agli incontri teorici di prevenzione delle disfunzioni perineali femminili e si sono iscritte alla serata pratica. 
Sono le 104 donne che giovedì sera riempiranno la nuova palestra di Vallà di Riese Pio X, in Via Capitello. 
Ho chiamato molte colleghe in mio aiuto. Terapiste esperte in ambito perineale. Fisioterapiste, infermiere specialiste, assistenti sanitarie. Dovremo correggere le donne durante gli esercizi e lasciare solo cose belle in ricordo di una serata che non dimenticherò per il numero di partecipanti così attive.
Casualmente l'evento (anzi gli eventi, poichè la prima serata teorica si è svolta il 12 aprile nella sala comunale di Villa Eger a Riese Pio X ) cade nella settimana OPEN WEEK  dell'Ulss2. Settimana dedicata alla salute della donna con conferenze in ambito ginecologico.
Non solo, grazie al patrocinio del comune di Riese Pio X, l'evento si inserisce anche nel festival della salute, città di Riese, con check up gratuiti per la popolazione.
E' l'AISCAM, (associazione incontinenti e stomizzati di Castelfranco Veneto e Montebelluna TV) promotrice dell'iniziativa "Quel.. pavimento intimo" e il direttivo sarà presente per dare una mano. 
In questo blog verrà pubblicato un articolo che raccoglierà tutti gli esercizi che spiegheremo giovedì sera. Potrete stamparlo e ripetere gli esercizi quotidianamente. Seguiteci nei prossimi giorni. 
E ricorda il nostro hashtag #PREVENZIONEPERINEO ! 
Ma cos'è questo perineo o pavimento pelvico qual si voglia? 
E' l'insieme dei muscoli, delle strutture tendinee e ligamentose oltre che di alcune ossa, che stanno alla base del bacino; sorregge gli organi pelvici come la vescica, l'utero, la vagina, la prostata e il retto. 
Viene danneggiato con alcuni interventi chirurgici, l'avanzare dell'età, i parti vaginali...
E' la sede delle emozioni intime profonde e spesso dei nostri desideri repressi. 
L'incontinenza, i prolassi, le disfunzioni della defecazione o della minzione, la stipsi, il dolore pelvico, le disfunzioni sessuali, sono alcune delle problematiche che le donne devono affrontare. Conoscere il perineo significa prevenire le disfunzioni, acquisire competenze per far fronte a nuovi problemi, apprendere come allenarlo se è debole, stare meglio. 

foto sotto: il pubblico numeroso a Villa Eger, 12/4/18 


TUTTO SOTTO CONTROLLO

Ogni giorno quando ci si alza si hanno mille cose a cui pensare e molti impegni a cui non ci possiamo sottrarre. Il calendario, l’agenda, l’orologio richiamano al dovere. Ma uno spazio, un luogo in cui soffermarsi per pensare al senso della quotidianità, al senso del proprio andare, è difficile da trovare. Talvolta diventa il colloquio con lo psicologo l’unico momento in cui una persona sente di poter vivere se stessa. Sente di essere qualcuno, può conoscere e riconoscere se stessa.
Il professionista può accompagnare la persona a scoprire e ad accettare la sua “normalità”, il suo essere imperfetta, in un mondo in cui si esige esattamente il contrario. Se si pensa che anche le auto, i robot, i computer e quant’altro possa venire in mente hanno un tempo, allora si potrà dare importanza allo stare, che viene prima del fare. Stare con se stessi e con gli altri è sinonimo di benessere, di amore, di rispetto per un corpo che ha un’anima. Coltivare la propria imperfezione può aiutare ad affrontare meglio ogni situazione. Permette di entrare meno in conflitto. Rende l’eventuale sensazione di ansia meno allarmante e può evitare un disturbo depressivo; spesso sono entrambe forme reattive a situazioni in cui si sente di non avere il controllo. Essere persone, significa avere contatto con se stessi e le persone che ci circondano in un ottica in cui l’imprevisto è parte del nostro vivere. Essere consapevoli di poter esprimere le proprie emozioni e la propria imprecisione permette di sentirsi più liberi e più vitali. Quando si pensa e si desidera controllare tutto non viene lasciato spazio al movimento, al cambiamento. Bastano un contrattempo, una malattia e si va nel caos, si rischia di sentirsi inutili e falliti. Lo psicologo può creare, all’interno del setting terapeutico, uno spazio di sperimentazione in cui la persona può entrare in contatto con se stessa e riscoprire la propria capacità di affrontare le vicissitudini della vita. Ma non potrà mai sostituirsi alla persona stessa, sarà solo un attivatore di un saper essere che è insito in ognuno.

Vorrei concludere con un aforisma:
Se tutto è sotto controllo, stai andando troppo piano (Mario Andretti, pilota automobilistico)

Dott.ssa Caterina Bertelli
psicologa

10 aprile 2018

HO SCOPERTO LA TERAPIA DELLE MANI SULLA TERRA

Anche se i raggi di sole bussavano alla mia finestra, facevo fatica ad aprire gli occhi. Un'altra notte in preda all'ansia, opprimente, soffocante, maledetta.
Speravo che il languorino che sentivo in fondo allo stomaco fosse sufficiente per trasportarmi in cucina, accendere la macchinetta del caffè, attendere la spia lampeggiante arrestarsi in on, mentre fagocitavo una brioche confezionata dal gusto di plastica. Nemmeno quello.
Il cane mi leccava i piedi e più di me, sentiva l'esigenza di sollevare la zampetta su qualche cespuglio per fare la puzzolente pipì. Mi sono alzata per lui.
La schiena cigolava come se fosse arrugginita e i muscoli del collo erano duri come questo tavolo. Guardavo attraverso il buio, e quello spiffero di luce affettata dall'inferriata della finestrella, richiamava la mia attenzione. C'era erbaccia ovunque, dietro nel cortile e sul vialetto, e poi piante disordinate tra fiori di bulbose che facevano capolino tra l'edera infestante.
Ho aperto le finestre e indossato una tuta, quella più scura, grigia come il mio umore. Ho bevuto una tazzina di caffè e un dolcetto avanzato il giorno prima. Sapeva di arancia fuori stagione.
Avrei sistemato le piante, i fiori, i rami secchi, le foglie ammuffite. Avrei rinvasato le mie amate rose, strappato via le erbacce come per strappare via i brutti pensieri, le idee insolenti, i malumori ostili.
Non ho indossato i guanti. Volevo appropriarmi del contatto con il terriccio e sporcarmi di verde, di terra, di marrone e di nero; di fango appiccicoso.  Non importa se le fessure della cute delle mie dita sarebbero state segnate da impronte digitali visibili, e non importa se stando china il dolore alla schiena sarebbe aumentato. Sistemare fuori era come sistemare dentro di me. Ripulire, tagliare, ordinare.
Ho affondato tutte e due le mani sulla terra. Se ne avessi avute altre venti di dita, le avrei usate tutte.
Sono rimasta così, accucciata per ore, sotto al sole caldo. Ho levato via la gramigna, il tarassaco e il finocchio selvatico; l'edera dalle radici profonde, le lingue di vacca, i ciuffi ribelli e le piantine morte.
Mi sono sentita bene.
Ho respirato quel profumo di caffè che non avevo nemmeno percepito al mattino. L'odore di pulito della biancheria stesa al sole dal giorno prima, il gusto amaro delle erbacce sulle dita.
Ho scoperto la terapia delle mani sulla terra, ed ero felice.

1 aprile 2018

QUANDO PAROLE E MUSICA SONO TERAPEUTICHE: ENRICO, INFERMIERE CANTAUTORE

Lo sanno in tanti che la musica è terapeutica ma per Enrico l'attrazione ha avuto a che fare con la potenza che le parole nei suoni possono amplificare i messaggi che giungono dal cuore.
Con la sua arte di cantautore ha trasformato il dolore in bellezza pura, la sofferenza in ascolto, l'amore in un caleidoscopio di emozioni, tutto questo poi, in musica, canzoni, sentimento. 
E i bisogni dei suoi pazienti, incontrati in corsia durante il tirocinio del corso di laurea in infermieristica, lui li conosce bene. Sono quelli di tutti gli esseri umani che soffrono. Sono bisogni palpabili, riconoscibili.
Quello che si avverte dalle sue canzoni, e in modo dirompente, è la forza di questo giovane genio creativo, che insieme alla sua band esprime una gran voglia di vivere appieno tutto ciò che la vita offre. Il bello e il brutto, si anche il brutto, che non va velato ma scoperto. 
Enrico fa emergere ogni fragilità di un mondo cambiato a noi adulti; fa pensare che esista anche una "solitudine bella" dove si possa venire a contatto con le emozioni profonde. 
Se lo vedi prendere il microfono con la delicatezza di chi gira una pagina di velluto bordeaux, mentre i dread gli danzano sulle spalle trattenuti solo da una fascetta colorata, non puoi non innamorarti della sua dolcezza. Qualche rotolino di capelli è sospeso nel volto morbido, dalla pelle di uomo e lo sguardo bambino.  "Si vede la vita da qui" , dice nella prima canzone. "Se non conosci le stelle...fatti guardare da me". E' questo l'amore che le donne hanno sempre in testa. E' questa la libertà di essere se stessi. Sono queste le parole di Enrico che fanno sentire la donna regina. 
Nasce. Nasce un po' per caso una canzone. Nasce così qualcosa di bello, in silenzio e basta, scrive nella copertina. Come nasce il vento che irrompe e ci scompiglia o ci rinfresca, ci rasserena o ci turba. Quando sei perso, "ciò che ha senso  sono proprio le montagne di vento", le vedi, esse si stagliano come certezze, le senti, e lassù, nelle nubi, sospeso in quel vento, qualcuno può anche vivere. E anche "se fluttui nel buio e so che non torni più, avvolgi la mia scia se puoi". 
Ti senti gli occhi galleggiare in una faccia morbida quando ascolti queste parole. Ci accomuna lo stesso lutto. Per lui nonna, per me zia, con la quale condividevamo gli stessi "campi di sole".
La malattia, la devianza e la morte sono citate in più di una canzone dell'ultimo disco dei "The Meat Cabbage. Amor proprio",  così come le difficoltà di una donna cresciuta in una famiglia difficile o dell'essere gay. Dell'essere povero, dell'essere un "cacciatore di persone", dell'essere semplice, dell'essere spogliato dall'amore di una donna. 
Ci sono ventenni e ci sono ventenni come Enrico, futuro infermiere, che scioglie le braccia conserte e nasconde le mani nelle tasche per timidezza, mentre ti guarda con quegli occhi color argilla intensi cangianti. E poi lo ascolti e capisci che qualcosa di carino sta capitando alla tua faccia. E' come se cominciasse ad emergere dallo sfondo, è come se i contorni si facessero più definiti. E' il sentirsi compresi, mentre lui canta, in un tutt'uno, nella sofferenza. La tua stessa. 

In foto sopra Enrico Martinuz cantante dei The Meat Cabbage.

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