31 luglio 2018

LA FAIS A TREVISO: IL SEGRETARIO NAZIONALE INCONTRA L'ENTEROSTOMISTA FANNI GUIDOLIN E IL PRESIDENTE REGIONALE AISVE, CON IL COORDINATORE DEL CENTRO INCONTINENZA


Pianificazione, determinazione, idee. Chi collabora per la riuscita dei progetti delle associazioni trova alle nostre latitudini un radicamento condiviso nel Dna. Lo ha capito bene Pier Raffaele Spena, segretario nazionale FAIS (Federazione delle associazioni incontinenti e stomizzati italiana) che i Veneti stanno correndo a mille allora nell'intento di sensibilizzare il mondo degli agnostici, alla stomia e all'incontinenza. Ma serve il confronto con le altre regioni per capire dove stiamo andando. "Collaborare è l'asso nella manica", sostiene Attilio Reginato, presidente AISVE. 
Oggi è la volta dell'ennesimo scatto sul Veneto, autentico apripista di un sistema che funziona. E l'obbiettivo è calato sul welfare.
Welfare è un'espressione generale in continua espansione, che intende racchiudere le possibili forme di miglioramento della qualità di vita. In Veneto, la tendenza  di chi lavora duro per il bene dei cittadini, e, nel nostro caso, dei pazienti stomizzati e incontinenti, è quella di andare avanti con le amministrazioni pubbliche anticipandole con iniziative apripista. Il Dott. Giulio Santoro, coordinatore e responsabile del progetto incontinenza trevigiano, si è espresso favorevolmente per quanto riguarda la collaborazione con tutte le associazioni e, per il suo ruolo di tecnico specialista si offre quale interlocutore con altre figure mediche rilevanti nel progetto o nei congressi organizzati dall'Ulss e dai Comuni.
I progetti di questo incontro sono stati elaborati e discussi. Tanto l'entusiasmo acceso dalla forza dei nostri ruoli diversi. 
Dobbiamo essere generativi di una nuova dimensione umana piramidale. Al vertice sta sempre il paziente, alla base stanno le associazioni, nel mezzo tutti i volontari e i "millennials", che sono le nuove generazioni, ricche di spunti. Le associazioni stesse devono rinnovarsi nei ruoli, nei programmi, negli attori, per poter essere "avanti", direbbe un adolescente di oggi. 

CHIEDILO ALLA PSICOLOGA

Gentile dottoressa Bertelli,
Non voglio che i miei figli sappiano che morirò presto. Pensa sia giusto ?





Carissimo Andrea,
la morte spaventa ogni persona in quanto davanti vi è l’ignoto. Se lei sa con discreta certezza di avere poco tempo da dedicare ai suoi figli perché privarli di occasioni da trascorrere assieme nel dialogo e nella condivisione, in cui potete confidarvi ciò che desiderate. Saranno momenti che rinforzeranno il vostro legame . il quale non terminerà con il venir meno del suo respiro.
Il non detto genera fantasie che alimentano tensione e preoccupazione. Invece, il parlarne toglie alcuni dubbi e paradossalmente facilita l’ elaborazione del dolore.I figli, anche se bambini, accompagnati, affrontano meglio la perdita di una persona a loro cara, Mi scriva se ne sente la necessità, le risponderò prima possibile. Le sono vicina.

Dott.ssa Caterina Bertelli

ALTIVOLE (Tv) OSPITERA' PELVICSTOM IN TOUR

Sono state confermate dall'assessore Responsabile Settore Servizi alla Cultura e alla Persona Dott.ssa Elena Schievano, le date per le due serate sulla prevenzione delle disfunzioni pelvi perineali femminili. Due serate, una teorica e una pratica, come solitamente organizzate dall'enterostomista specialista in tale ambito Fanni Guidolin.
La prima, fissata per venerdì 28 Settembre alle ore 20.30 presso l'Auditorium comunale Pier Miranda Ferraro, la seconda, pratica, presso la palestra delle scuole medie di Altivole il 4 Ottobre sempre alle ore 20.30.
Il primo incontro è aperto anche agli uomini. Riteniamo fondamentale la conoscenza delle problematiche perineali delle donne con le quali condividono emozioni, intimità, preoccupazioni. Auspichiamo fortemente la loro presenza.
Dolore pelvico, incontinenza, prolassi, disturbi della minzione e della defecazione, disfunzioni sessuali, sono alcuni dei problemi che tre donne su quattro si trovano ad affrontare dopo la menopausa.
Con i parti naturali, o la presenza di patologie come l'ipotiroidismo, i lavori pesanti o l'età che avanza, i muscoli del pavimento pelvico cedono per gravità e scarso allenamento.


Con il patrocinio dell'associazione regionale incontinenti e stomizzati AISVE e dell'Ulss2, AISCAM (l'associazione trevigiana incontinenti e stomizzati di Castelfranco e Montebelluna) si conferma una delle associazioni più attive per la cittadinanza in questo ambito. 
La serata pratica, prevista per giovedì 4 Ottobre (è consigliata la prenotazione), presso la palestra comunale delle scuole medie, sarà un'occasione unica per prendere coscienza dei muscoli pelvici, imparare a rinforzarli esercitandoli tutti i giorni, comprendere le iperpressioni addominali, fare una camminata giusta, col giusto passo, il giusto respiro e la giusta consapevolezza dell'essere donna, anche con qualche piccola disfunzione trattabile.
Dalle cause delle disfunzioni, ai rischi di svilupparle, fino ad addentrarsi dentro ai segreti più intimi di ogni donna. Quale piacere e perchè non lo si prova più. Cosa fare. E il no ai salvaslip, all'ipad sul wc o ai lassativi senza criterio. Questi sono sono alcuni degli argomenti. 

Saranno inoltre presenti i due presidenti delle associazioni per aprire i discorsi e la Dott.ssa Caterina Bertelli, psicologa, per spiegarvi il suo ruolo nel trattamento delle disfunzioni pelviche. 
Il corso, gratuito, è aperto a tutte le donne di tutte le età. Specificare se siete in gravidanza. 
E' richiesta una t-shirt rosa o fucsia a scopo coreografico.

Info e prenotazioni : biblioteca@comune.altivole.tv.it  0423/918380

UN AUTUNNO CARICO DI EVENTI


"Porteremo informazione, informazione e ancora informazione in tutti i comuni della Marca Trevigiana", ci dice Attilio Reginato, presidente dell'associazione regionale AISVE (stomizzati e incontinenti Veneto) e primo interlocutore con le autorità politiche di ogni comune della provincia. 
Insieme a Fanni Guidolin, enterostomista che ha trasformato la sua vita in lavoro, a Caterina Bertelli, psicologa determinata ad aiutare tutti i pazienti coinvolti in questa patologia e non solo, e a tutti i componenti dei direttivi delle associazioni con cui il team collabora, Attilio scrive nero su bianco gli obiettivi 2019.
Con il mondo di Pelvicstom, sta prendendo piede la realtà. Non ci sono più singoli attori a condurre il progetto, bensì molte figure specialistiche che operano sul e con il pavimento pelvico. 
Una serie di muscoli intrecciati, obliqui, orizzontali, collegati alle ossa del bacino, sono così importanti che non si può pensare di andare in palestra per "stare in forma", senza allenarli.
Sono deputati alla continenza, al piacere sessuale, a sostenere gli organi pelvici come un'amaca. Non possono cedere! Ecco perchè è importante partire dalle giovani donne, entrare magari nelle scuole di secondo grado (ecco il progetto AISVE 2019), raccontando anche della stomia. Che si, ti cambia la vita solo dal punto di vista del pavimento pelvico, non per il fatto che hai un sacchetto sulla pancia. Quello si supera nell'85% dei casi.
Allora ci aspettano Sacile, in provincia di Pordenone, Silea, vicino a Treviso, Altivole, comune trevigiano, e poi Vedelago sempre sotto la stessa provincia, Resana, Montebelluna, Treviso, ancora cittadine del trevigiano, per approdare a Mestre di Venezia a ottobre e quindi  a Padova a novembre. Infine, ritornare  a Castelfranco Veneto, nel trevigiano. 
L'entusiasmo non ci manca. 

30 luglio 2018

CHIEDILO ALLA PSICOLOGA: mio marito non mi guarda più come quando ero giovane e dopo la stomia ancora meno. Cosa posso fare?

Gentile Dott.ssa, mio marito non mi guarda più come quando ero giovane e dopo la stomia ancora meno. Cosa posso fare?

Cara signora,
la relazione, il legame di coppia che si crea nel tempo tra due persone muta, così come noi stessi cambiano sia fisicamente che nel modo di vederci e percepirci. Lo stesso avviene per il partner.
Le esigenze della vita quotidiana possono portare piano piano, senza piena consapevolezza all’inizio, ad allontanarsi se si da per scontato che ci possa amare per sempre. La coppia necessita continuamente di essere stimolata attraverso piccoli gesti di attenzione e presenza. Pensare che il primo passo lo debba fare l’altro, non facilita l’avvicinamento. A volte basta un po’ di coraggio per riaccendere il dialogo e non solo. L’altro aspetto che lei mi porta riguarda la presenza della stomia. Di per se non è causa di separazione della coppia nella loro intimità, ma è necessario parlarne. Vi può essere dietro a questo “non mi guarda più come una volta” una forma di rispetto da parte del partner, il quale ad esempio può pensare come lei si possa sentire a disagio e per questo non senta più il desiderio.
Il mio consiglio è di provare ad osservarsi e ad osservare suo marito e non sentirsi vittima della situazione, gettando la spugna. Non aspetti domani, inizi prima possibile senza aspettative o pretese. Come quando il cielo si fa largo tra le nuvole. Il suo "fare" verrà in un secondo momento.
Dott.ssa Caterina Bertelli
Fai anche tu una domanda alla psicologa. Pubblicheremo la risposta sul Blog

29 luglio 2018

L'ARTE ENTRA NELLA FACOLTA' DI MEDICINA

Leggendo il libro “La medicina vestita di narrazione” di S. Spinsanti mi sono ritrovata a fare diverse riflessioni riguardo la relazione tra la letteratura e il prendersi cura. Tra queste ritrovo la frase: “Coltivare le arti, arricchendo la propria formazione umanistica è un consiglio che è stato spesso rivolto a chi pratica la medicina". Negli Stati Uniti diverse università hanno inserito la letteratura nel percorso formativo dei futuri medici. Si legge nel testo : “Come potrebbe la letteratura non far parte del curriculum medico? Questa, che è la forma più soggettiva del discorso umano, ha un utile collocazione nella rigorosa formazione scientifica e clinica del medico”. E non solo aggiungo io, questo vale per tutte le figure professionali in cui il “to care” il prendersi cura è la loro mission. E’ scritto poi … “un posto di particolare rilievo spetta alla poesia. Come il resto della letteratura, fiction, biografia, teatro, la poesia fornisce ai suoi lettori una descrizione della condizione umana vista dall’interno"….Gli studenti (di medicina) possono imparare qualcosa circa ciò che significa essere malato o morente, o appartenere a un’altra razza o classe sociale o sesso; possono anche intuire cosa voglia dire essere medico” (Hunter, 1991). 
In Italia vi sono state esperienze pilota del Canale Parallelo Romano, avviato nella seconda metà degli anni ’90 dall’Università “La Sapienza” e dell’Università Campus Biomedico. Aldo Torsoli, del Canale Parallelo Romano afferma che “Lo studio della letteratura e dell’arte, pur non fornendo in apparenza elementi di diretto interesse per il medico, può aiutare a riconoscere e percepire emozioni, ansie e preoccupazioni , attese e modo di pensare dei malati in momenti tra i più delicati e gravi della loro vicenda esistenziale”.
Mi sto chiedendo quanti medici, infermieri, operatori socio sanitari, psicologi, e potrei andare avanti ancora un po’, siano appassionati di arte in senso ampio. Non serve un talento innato per avvicinarsi ad essa, basta un po’ di curiosità, di desiderio di riconoscere che ciascuno prova emozioni, e che tutti talvolta abbiamo pensieri anche angoscianti che affiorano nella nostra coscienza.
Non voglio ripetermi su quanto già riportato da persone autorevoli, ma vorrei lasciare semplicemente ciascuno a riflettere su quanto sia importante riconoscere se stessi nella persona che ci sta davanti, o sta stesa in un letto di ospedale. Nella stessa situazione potremmo provare le stesse emozioni e avere gli stessi pensieri.
Condivido l’idea dei corsi di letteratura all’interno della facoltà di medicina, o che comunque gli studenti vengano invitati a coltivare un pensiero critico riguardo ad essa.
Concludo con questa breve poesia scritta da me:

La sofferenza

Aprii il cassetto
per cercare i ricordi di una vita che non ritorna
Nulla mi interessa.
Troppo disordine.
Si, quello che oggi ritrovo dentro di me
per sfuggire il presente.
La sofferenza si è impadronita della mia anima
ancor prima del mio corpo.
Ovunque guardo, non vedo.
Ciò che sento, non ascolto.
E quindi, taccio.

(scritto dalla Dott.ssa  Caterina Bertelli, psicologa anche dei nostri pazienti stomizzati e 
incontinenti)

27 luglio 2018

"INTIMAMENTE DONNA": PELVICSTOM IN TOUR A SACILE (PN)

Sarà una serata al femminile quella che si terrà a Sacile, piccola perla friulana, il 14 settembre, presso la sala conferenze dell'Ospedale, in Via Ettoreo 4.
Si parlerà ancora una volta di prevenzione delle disfunzioni pelvi perineali che colpiscono tre donne su quattro dopo la menopausa. Informare le donne, e anche i loro compagni, è il primo passo per insegnare loro cosa fare in caso di disfunzione. 
Lo squilibrio ormonale che si viene a creare con la menopausa, a volte indotta da farmaci durante un percorso oncologico, porta ad un cedimento della muscolatura pelvica. 
I muscoli che stanno alla base del bacino, e che sostengono gli organi pelvici, hanno un ruolo fondamentale nella continenza, nella defecazione e minzione, nell'attività sessuale e riproduttiva. Le donne devono imparare a guardarsi, a conoscerli, a prendersi cura della loro vagina. Devono cancellare certe convinzioni errate, abitudini comportamentali scorrette, magari apprese sin dall'infanzia.
Questo incontro è un'altra delle occasioni che Pelvicstom, nelle vesti di Fanni Guidolin, enterostomista specialista nella riabilitazione delle disfunzioni pelviche ha, per diffondere il messaggio insieme alle associazioni. 
E' grazie all'invito di Clara Salazar, dinamica e attivista del Gruppo Giovani Fais, federazione nazionale delle associazioni di stomizzati e incontinenti che questo evento avrà luogo. 
Si ringrazia altresì infinitamente per il patrocinio: l'Ulss5 Friuli Occidentale, Il Comune di Sacile,  La Casa del Volontariato di Sacile, Il Centro Servizi del Volontariato del Friuli Venezia Giulia, l'ordine delle professioni infermieristiche di Pordenone, l'amica Ivana Galli fotografa e artista di fama internazionale per la foto della locandina concessaci dalla sua collezione ancora in mostra, Marina Perrotta presidente FAIS che ci sostiene in tutte le iniziative insieme al segretario nazionale Pier Raffaele Spena, e il Gruppo Giovani Fais.
Con "Pelvicstom in tour", da settembre si apre la stagione autunnale che vedrà lo svolgimento di altre serate come questa nei comuni della Marca Trevigiana. 
Passione, amore per il suo lavoro e la fiducia che i pazienti le manifestano, costituiscono per Fanni Guidolin il motore di azione. Insieme al direttivo dell'associazione AISCAM (presidente Dott. G. Pesce) in cui Fanni opera prevalentemente, si cerca di dare agli incontri una veste scientifica ma non troppo. Per stare sempre "a misura di cittadino". 
Per Sacile, l'appuntamento è quindi per Venerdì 14 settembre alle ore 20. Gratuito e aperto al pubblico con prenotazione consigliata.
INFO e PRENOTAZIONI:
338-7430085 – c.salazar@fais.info
3406610408 – Casa del Volontariato Sacile

23 luglio 2018

UN PUPAZZO PER SCOPRIRE LA STOMIA

Avevo otto anni quando i miei genitori hanno deciso di acconsentire che i medici mi facessero la stomia. La rettocolite ulcerosa è una malattia cronica ed io ho avuto la sfortuna di esserne vittima così presto. Mamma mi regalò subito un orsetto di pelouche in cui aveva cucito una rosellina rossa, come la mia stomia. Mi divertivo a cambiargli il sacchettino come lei faceva con me. 
Ho imparato presto a svuotare il mio sacchettino e verso i dieci anni lo cambiavo da sola. 
Ho sempre descritto la mia avventura in un diario segreto ma non ho mai pensato di regalare qualche foglio a qualsivoglia persona. Credevo che nessuno avrebbe mai capito la mia sofferenza. 
Usavo un linguaggio segreto, composto di formule incantatorie talvolta complicate. Temevo che qualcuno avrebbe potuto trovarlo e leggere i miei stati d'animo. C'era una sorta di circolazione sanguigna nelle pagine, e interromperne il flusso sarebbe stato come morire. 
Mi sono creata un microcosmo fantastico in cui le parole scandivano lo spazio. Io avrei tanto voluto galleggiare senza peso, come se fossi un tutt'uno con la pennellata di un artista, in uno sfondo fluido.
Io dovevo essere la materia ed io dovevo parlare. 
Con il passare degli anni, oggi ne ho quindici, ho imparato a leggere i sentimenti altrui celati tra le righe di quasi mille libri. Ho creato delle linee guida della nostra malattia. Esse sono ondulate, come le acuzie e le remissioni. ma non ho ancora cambiato l'idea che il processo sia solo di separazione e sottrazione. 
Le cose non potranno modificarsi. La malattia cronica è così. Potrò solo sperare di vivere a lungo, il più possibile, per realizzare il desiderio di diventare un medico e aiutare gli altri, per sentirmi viva io, per sentirmi meno sfortunata, per conoscere malattie più gravi della mia e condizioni peggiori. 
Intanto nella mia pentola mi crogiolo in un sugo poco buono. Per fortuna che la mamma ed il papà sanno cuocere pezzi di dialoghi, sanno fondersi con me, vestirmi d'amore e portarmi tra le braccia come un orsetto, tra i loro cuscini e le coperte di lana. Al calduccio. Al sicuro. 


17 luglio 2018

ANCH'IO HO IL CANCRO

Lei mi guardava di sottecchi, strisciando le mani sulla gonna, come per lisciarla.
Aveva capito che io avevo avuto la meglio. La chemio l'avrebbero fatta solo a me. I suoi globuli rossi se ne erano andati in vacanza, piastrine e globuli bianchi compresi.
Avrebbe dovuto aspettare una quindicina di giorni e poi sarebbe tornata qui, io al sesto giro di chemio, lei al terzo.
Quando si viene in questo posto, e si pesca il numeretto di carta dalla lumaca rossa sputanumeri, c'è sempre tanta gente accalcata ovunque. Stanno sulle poltrone, nell'atrio, seduti sulle barelle che dovrebbero servire a chi si sente male. Già, perchè qui sentirsi male è all'ordine del giorno. Puoi avere uno shock anafilattico col cisplatino o una febbre a quarantuno lineette, una vampata bruciante o quella sudorazione fredda che ti stende. Qui ci si guarda. Ci si osserva. Chissà se il mio cancro è peggio del tuo. Chissà se io vivrò e tu no. Se il mio è di quella forma scarsamente differenziata o meno. Se il tuo ti mutila amputando la tua femminilità oppure no.
Io so che se siamo qui tu ed io, abbiamo scoperto il mostro tempo fa, lui ha piantato i tentacoli,  pronto a cibarsi di noi, di chissà quale organo. Magari del tuo fegato o dei miei polmoni, del tuo seno o del mio colon.  Te lo dico cara mia, che sono qui seduta con la testa appesa al soffitto, che finchè potrò non la appoggerò al cuscino. Nossignore. Te lo dico con una rabbia mai provata e l'egoismo che mi contraddistingue in questo momento. Sì è un'indole violenta la mia, in una spirale dolorosa. Il mio pensiero è sovversivo e pericoloso come quello di Emma Goldman, quando lottava contro la legge che vietava l'aborto. Ma io ora voglio essere l'assassina. Disintegrare quelle cellule ammassate e disordinate. Bloccarle in una colata di cemento armato. Io voglio vivere cara mia, non m'importa di te. Non m'importa un accidenti se siamo in tanti ad essere malati. Perchè tanti sono quelli sani là fuori.
Qui ci passiamo tutti la mano tra i capelli, quei pochi rimasti, ci lisciamo lo stomaco, per i crampi che ci piegano, succhiamo una caramella alla menta, per ricordare alle nostre papille di funzionare. Qui abbiamo gli occhi affossati con le occhiaie annerite, tu più delle mie.
Guarda, tu sudi, io no. Sei bianca.
Tu hai paura, io no.
Tu sogni. Sogni?
Sai... sogno anch'io.
Tutto sogniamo qui. 
Potremmo definirla la fabbrica dei sogni questa sala d'attesa. Quando stai con un piede nella bara, pensi a quello che vorresti ancora vedere con quegli occhi che la malattia ti obbliga a chiudere. Viaggi in quella meta vista solo nei giornali. Compri quella borsa che non ti sei mai potuta permettere. Ti regali il tempo, il relax, il massaggio drenante, un nuovo collier. Ti incazzi col mondo e spegni il cellulare davanti alla fashion blogger sfigata che ti strizza l'occhiolino. 
Ma tieni la mano nella mano, stretta in chi ti ama. In chi ti capisce. Resetti il tuo odio.
La mia, stretta nella tua.
E mentre ti abbraccio, spero di vederti anche tra due settimane. Che lottare con te mi dà una forza incredibile.

16 luglio 2018

QUEL MONDO INTIMO E NASCOSTO DEGLI INCONTINENTI

Quel mondo intimo e nascosto degli incontinenti
Si stima che in Italia ci siano 5 milioni di persone affette da incontinenza urinaria o fecale. Il 60% sono donne, principalmente sopra i 40 anni.
Si fa fatica a riconoscere l'incontinenza come una patologia invalidante eppure, causa isolamento sociale, crisi di coppia, depressione, ansia...
Essere incontinenti, anche se lievemente, comporta il dover indossare un salvalsip, un pannolino o un pannolone. Si rischiano dermatiti, vaginiti, emanazione di cattivi odori. E' una condizione che incide fortemente sulla qualità di vita al punto da aver indotto il Ministero della Salute a formulare un piano di interventi e progetti di centri dell'incontinenza ad alta specializzazione. Piemonte, province autonome come Trento e Bolzano ed ora anche il Veneto, si stanno muovendo verso la creazione di centri di primo, secondo e terzo livello dell'incontinenza, diretti da personale specializzato.
L’incontinenza si può curare? Certo, ma bisogna conoscerla. È importante prendere in considerazione l’opera di tutti gli operatori sanitari coinvolti con la persona incontinente, dal medico di famiglia all'urologo, al proctologo al ginecologo, al fisiatra fino alla terapista dell'incontinenza.
Cos'è l'incontinenza?
Per incontinenza si intende qualsiasi episodio occasionale e persistente di perdita di gas o feci o urine in luoghi e tempi non appropriati, per almeno un mese e comunque che si ripeta molto frequentemente. Può verificarsi un’incontinenza primaria prima ai gas e poi alle feci oppure tutte e due le componenti. Può altresì coesistere l'incontinenza urinaria. In tal caso parliamo di evoluzione della gravità.
Quali sono le cause di Incontinenza anale/fecale ?
L'incontinenza fecale si distingue per due categorie di cause 1)le patologie ano rettali, ovvero situazioni in cui nel retto c’è un fattore organico che conduce questo tipo di patologia ed è un po’ più facile intervenire per il "chirurgo meccanico", 2)senza una patologia ano rettale, con cause non sempre facilmente rilevabili.
Dobbiamo sempre considerare un sistema integrato. L'intestino e la vescica hanno un inizio embriologico uguale. Hanno delle vie di innervazione comune quindi concettualmente è un sistema integrato.
Tecnicamente parlando se non abbiamo propulsione intestinale non andiamo in bagno, abbiamo un cosiddetto ileo paralitico. Ci sono due plessi nervosi importanti, quello di Meissner e quello di Ouerback che hanno il motore fondamentale a livello del bulbo duodenale e che attraverso le cellule  di Cajal, dal nome di un anatomopatologo spagnolo, disseminate all’interno dell’intestino ma anche nella parete della vescica o nella parete del retto, ci fanno parlare di un sistema di neuro modulazione. Alla fine, se l'impianto deve funzionare,  deve avere una connessione elettrica, ma se un elettricista che fa un buco nel muro vi interrompe il filo elettrico in partenza sicuramente in quella sala non avrete luce né spine da attaccarci. Insomma avrete un guaio tecnico. Ecco anche l’uomo può avere un guaio tecnico.
Abbiamo comunque dei sistemi di continenza anale. Immaginate un paio di pantaloni ampi. Se volete che stiano su, dovete avere una buona cintura o delle buone bretelle, insomma un elastico che vi tenga tutto sospeso. In termini medici quell'elastico si chiama pubo-rettale.
Il pubo rettale lo abbiamo sempre in contrazione attiva tranne quando decidiamo di andare a scaricare poichè si deve rilasciarlo. Quindi il famoso muscolo al quale i chirurghi devono porre estrema attenzione, si chiama elevatore dell'ano. Interventi a livello pelvico possono ledere l'elevatore dell'ano o lo sfintere anale interno e portare all'incontinenza. Malformazioni congenite ano rettali possono portare a incontinenza fecale. Demenza, stress o altre cause psicogene, possono altresì essere causa di incontinenza anale.
Quanti tipi di incontinenza ci sono? 
L'incontinenza si divide in  1)Incontinenza da sforzo, che significa perdere urine, gas o feci in assenza dello stimolo facendo uno sforzo qualsiasi come saltellare, fare un colpo di tosse, starnutire, ridere, piegarsi in avanti;
2) incontinenza da urgenza, quando non riusciamo più a gestire lo stimolo perchè troppo frequente ma senza fuga di urina o feci, oppure da vescica iperattiva con fuga di urina se non raggiungiamo i servizi igienici in tempo. Quando poi queste due forme di incontinenza (da urgenza e da sforzo) coesistono, parliamo di incontinenza di tipo misto.
Qual è l’incidenza dell'incontinenza generale?.
L’incontinenza è un problema che ognuno tiene per sé e spesso non lo riferisce neanche ai parenti più vicini, tanto meno al medico di medicina generale. Se il 3% della popolazione mondiale è affetto da incontinenza con un rapporto di uno a quattro tra maschi e femmine, diventa del 7% e anche oltre per le persone con più di 65 anni e poi rasenta il 46% dei pazienti ricoverati in lungodegenza geriatrica. Tanto per darvi alcune cifre da capogiro, la spesa annua in Veneto nel 2014 per presidi per l'incontinenza ha superato i 36 milioni di euro. C’è un significativo substrato iatrogeno. In alcune realtà, è una comodità mettere il pannolone ad un paziente anziano appena ricoverato. Suonerà meno il campanello, disturberà meno se farà i suoi bisogni nel panno. Ma alla dimissione gli avremo creato un problema.
Le donne, per motivi anatomici,  hanno un’incidenza maggiore di incontinenza. Ai parti per via naturale che portano a lassità dei muscoli pelvici uretrali, ano rettali, si aggiunge la menopausa, quale fattore di rischio per il crollo ormonale e quindi dei legamenti di sospensione dell'uretra ad esempio.  Va sottolineato che nel 59% l’incontinenza è in rapporto a una disabilità fisica; per il 20% in rapporto all’ansia; per il 15% in rapporto alla depressione; in rapporto alla vita sociale  per il 47%  (la solitudine è un altro problema) . L'età che avanza aumenta il rischio di incontinenza anche nel sesso maschile (dopo gli 85 anni). Alcuni sport ad alto impatto sul perineo (pallavolo, corsa, bicicletta) possono rendere deboli i muscoli deputati alla continenza. La radioterapia può creare infiammazione e successiva cicatrizzazione con tessuto poso elastico, se interessa la parte pelvica. Il fumo porta a tosse stizzosa e quindi ad aumenti costanti e frequenti della pressione intra addominale che si rifletterà sui muscoli pelvici, ancora una volta deputati alla continenza.
Intereventi chirurgici alla prostata, possono ledere lo sfintere uretrale interno e causare una incontinenza urinaria temporanea.
Cosa fare per prevenire l'incontinenza o se si soffre di incontinenza ?
La diagnosi viene effettuata da uno specialista urologo, ginecologo o da un chirurgo coloproctologo che sottoporrà il paziente ad una serie di accertamenti per escludere gravi patologie. Dopodichè  lo specialista invierà il paziente ad un centro di riabilitazione della funzione perduta, oppure lo tratterà con farmaci e altre indicazioni. Infine, potrà proporre, in casi selezionati, l'intervento chirurgico di correzione dell'incontinenza inviando il paziente in centri specialistici di terzo livello.
In cosa consiste il percorso di riabilitazione ?
Consiste innanzitutto in una visita fisiatrica mirata alla valutazione posturale, alle potenzialità muscolari del paziente, a decidere per una attività fisica adattata o per altri trattamenti come semplici esercizi perineali, stimolazione elettrica o biofeedback, terapia comportamentale, bladder training, bowler training, diario...
Vediamo nel dettaglio la valutazione e il percorso in Veneto che da pochi mesi ha visto realizzare un sogno. Quello della realizzazione di un progetto ambizioso sull'incontinenza. La definizione dei 5 centri di terzo livello della regione, per la cura dell'incontinenza (Treviso, Padova, Verona, Vicenza, Mestre).
Il primo step sarà il medico di famiglia il quale potrà decidere di inviare il paziente ad accertamenti in un centro di secondo livello. Da là, il percorso potrebbe dividersi in due strade: quella della riabilitazione funzionale, e quella chirurgica. Talvolta una precede l'altra e spesso si associano per migliorare ulteriormente la consapevolezza del proprio pavimento pelvico.
La figura dell'infermiera specialista dell'incontinenza si è fatta strada grazie all'associazione italiana operatori sanitari in stomaterapia e riabilitazione del pavimento pelvico (AIOSS). Tuttavia, la riabilitazione perineale è stata sin d'ora prerogativa della figura del fisioterapista. E anche le ostetriche cominciano a formarsi in tale campo non considerato negli studi di formazione triennale. Negli ultimi anni, la collaborazione multispecialistica ha dato i suoi frutti. Il miglioramento dell'assistenza è stato evidente.
In ogni caso il paziente dovrebbe essere sottoposto a visita fisiatrica pre riabilitazione pelvica dell'incontinenza. 
Perchè l'infermiera riabilitatrice?
Perchè la nostra professione è coinvolta a pieno titolo nel cambiamento e riteniamo che tale opportunità "non possa essere sprecata in decisioni che ipotecano il futuro guardando solo al passato". (frase di Barbara Mangiacavalli presidente Fnopi).
C'è tanto da fare, i pazienti sono tanti, gli specialisti pochi.
Il 22 Dicembre 2017 per i 447.000 infermieri italiani è stata una data storica. Con il decreto Lorenzin nasce la Federazione Nazionale Ordine Professioni Infermieristiche FNOPI.
La professione viene ora riconosciuta come professione intellettuale, con aumento dei controlli sui comportamenti deontologici. Ed è proprio l'art. 2 del codice deontologico (2009) che cita: "l'assistenza infermieristica si realizza attraverso interventi autonomi" e art. 6 "L'infermiere si impegna a tutelare la salute con attività anche di riabilitazione.
Ma l'infermiere specialista nella riabilitazione dell'incontinenza era già presente nella legge regione Veneto n.34 del 2003 in cui l'articolo 5 prevede che nei centri chirurgici in cui venga trattata l'incontinenza, si istituisca un servizio riabilitativo gestito da personale medico e infermieristico specializzato in stomaterapia e uroriabilitazione (master I° livello Università di Padova).
Il concetto viene ribadito anche nelle linee di indirizzo regionali (sempre Veneto) datate 24 gennaio 2017 decreto n.010.
L'alterazione del modello di eliminazione ovvero l'accertamento dell'incontinenza, può essere eseguito dall'infermiere al ricovero in ospedale, tra i dati anamnestici. O dall'infermiere della RSA o dal medico di famiglia/pediatra di famiglia. Questi ultimi hanno un ruolo centrale e primario nella rilevazione e diagnosi dell'incontinenza, in virtù del rapporto fiduciale e quindi confidenzialecol paziente.
L'operatore sanitario che entrerà a contatto con il paziente gli chiederà se utilizza pannolini assorbenti, quali e quanti. Analizzerà il tipo di incontinenza e se essa è complicata da infezioni, o se è di tipo neurologico. Valuterà l'entità delle perdite. Consiglierà il diario delle minzioni o delle defecazioni con gli episodi di incontinenza. Chiederà infine quanto il problema gli pesa, quanto alterata è la sua qualità di vita (1-10).
Se il paziente è in reparto di degenza, l'infermiere turnista potrà richiedere la consulenza dell'infermiere specialista (art. 13 cod deont.) o medica. Verrà mantenuto sempre l'equilibrio tra strutture e funzioni.
Il lavoro in equipe multidisciplinare diventa così il nuovo modello di sanità sicura, efficace, appropriata e sostenibile (DGR Veneto 1874 sui centri di riferimento regionale per l'incontinenza).
La visita specialistica infermieristica prevede l'accertamento dell'incontinenza, la raccolta di dati anamnestici, la consegna di materiale informativo, la consultazione della cartella clinica, l'esame obiettivo.
Ricordiamoci che nella riabilitazione del pavimento pelvico dobbiamo vedere la persona, non il malato.
Insieme all'esame obiettivo l'infermiere specialista effettuerà la palpazione dei muscoli pelvici, l'esame posturale globale (fisioterapista, fisiatra), rieducherà il paziente a livello comportamentale (scorrette abitudini vanno spiegate). Insegnerà esercizi, utilizzerà strumenti, altre tecniche. Darà supporto di counseling.
Il paziente avrà un percorso personalizzato ad hoc sulla sua disfunzione. Il terapista redigerà delle relazioni per il medico inviante, in modo da mantenere un rapporto collaborativo e comunicativo anche in previsione di altre visite specialistiche prima di dire "non c'è nulla da fare, solo un intervento potrà migliorare la situazione".
Il paziente, attore protagonista, dovrà mettere in pratica ogni giorno i consigli appresi. Come ad esempio limitare il consumo di caffeina, teina o vino, eccitanti la vescica. Seguirà le indicazioni per le camminate di mezz'ora al giorno a passo sostenuto e con il controllo addominale. Potrà essere istruito su esercizi selettivi di contrazione del muscolo elevatore dell'ano, detti anche esercizi di kegel, sul salire e scendere le scale, sulla contrazione preventiva dei muscoli del pavimento pelvico prima di uno starnuto, di soffiarsi il naso o di tossire.
Veneto Virtuoso e Anticipatore
Ed è proprio in Veneto che l'associazione stomizzati e incontinenti regionale AISVE, grazie al suo presidente sig. Attilio Reginato, ha mosso i primi passi per parlare di questo problema dalle proporzioni enormi. 
Il 17 Marzo 2018, un congresso regionale interamente dedicato al mondo degli incontinenti, ha visto alternarsi sul palco, relatori specialisti in questa branca necessaria. La risonanza del problema e l'eco delle possibili soluzioni, hanno portato ad un aumento della richiesta di corsi e conferenze per la cittadinanza e così, l'associazione regionale e la più piccola associazione locale AISCAM (di Castelfranco Veneto e Montebelluna), hanno organizzato eventi di prevenzione di tutte le disfunzioni perineali femminili. Corsi teorico pratici tenuti dall'infermiera specialista in stomaterapia e uroriabilitazione Fanni Guidolin, hanno visto la partecipazione di una media di 150 persone per ogni serata.
Il 28 Giugno, in occasione della giornata nazionale dell'incontinenza, l'AISVE e l'Ulss2 Marca Trevigiana, hanno organizzato un'altra conferenza a tema. Sarà l'occasione per presentare alla popolazione di tutta la regione il coordinatore unico e responsabile del meraviglioso progetto incontinenza Dott. Giulio Aniello Santoro.


Ma quali sono questi muscoli pelvici?
Si tratta di un insieme di muscoli, strutture tendinee, legamenti e ossa posti alla base del bacino e che sorreggono gli organi pelvici come la vescica, la vagina, l'utero, il retto o la prostata. Il cedimento di questi muscoli è legato al calo ormonale della menopausa nella donna, e al fatto che non vengono mai allenati. E' più facile indossare un assorbente che parlare della perdita di gocce di urina o di feci.
A volte, alcuni interventi chirurgici, come abbiamo detto prima, possono danneggiarli e causare incontinenza.
Cosa imparerà il paziente incontinente ?
La terapista del pavimento pelvico non insegna solamente a fare qualcosa ma anche a "stare" in una determinata posizione in piedi o seduti, quando si è in attesa, quando si guida, quando si aspetta o si telefona. Ogni azione potrà diventare un esercizio e a fine giornata il lavoro è assicurato.
Tuttavia il punto di partenza resta sempre la respirazione. Si deve imparare ad espirare portando l'ombelico verso la colonna, ed espirare portandolo un po' in fuori. La respirazione diaframmatica non è automatica per tutti.
Esistono anche degli strumenti riabilitativi. Tuttavia alcuni centri di riabilitazione dell'incontinenza, limitano la pratica al solo uso di tali strumenti, insegnando solo uno o due esercizi attivi. La riabilitazione è invece, qualcosa di più completo e articolato.
Il Biofeedback è una tecnica che consente al paziente che mantiene una sonda inserita in vagina o nel canale anale di visualizzare sul monitor la linea della sua contrazione secondo uno schema definito. Lunga, corta, alta o bassa, il feedback ovvero il ritorno, è l'immagine curvilinea che rappresenta il muscolo rilasciato o in contrazione.
Scaricando attraverso la stessa sonda della corrente elettrica a bassa frequenza (5-20hz) è possibile attivare passivamente una contrazione interna del muscolo elevatore dell'ano. Può essere utile nei casi di estrema debolezza muscolare o quando la forza di contrazione volontaria è pari a zero. E' assolutamente controindicata negli uomini che devono sottoporsi a radioterapia, se sono presenti infezioni locali, se il paziente è portatore di pace maker, se vi è una denervazione totale o durante il ciclo mestruale. 
Molto in voga sono i coni vaginali. Ma la letteratura scientifica ne dimostra piena efficacia.
Le palline vaginali sono conosciute dalla maggior parte delle donne con il nome di palline della gheisha. Attualmente si trovano in gomma dai mille colori. Vengono decantate come "rinforzanti" la muscolatura pelvica da venditrici di una gamma di prodotti per il piacere sessuale.
Fu Liza Dalby a scrivere il libro "Gheisha" dopo la permanenza di circa un anno nelle case del tè in Giappone e pubblicato poi nel 1983. Ed è stato nelle case del tè che Liza ha visto l'utilizzo delle sfere da parte delle donne avvenenti e devote. Da queste il nome palline della gheisha.
In origine erano chiamate Ri-No-Tama per il suono metallico, erano apribili e riempibili con un pesetto di ferro. I primi reperti sembrerebbero datati 1800.
Successivamente le palline singole sono state collegate a coppie di due  con un filo di nylon che le rendeva facilmente estraibili dalla vagina.
Un reperto giapponese scritto a mano datato tra il 1818 e il 1830 evidenzia l'utilizzo delle palline e di altri oggetti dalla forma fallica.
L'utilizzo era prettamente per il piacere sessuale. In coppia o per il piacere singolo le donne si accorgevano che introducendole e trattenendole in vagina, la sensibilità vaginale aumentava perchè aumentava l'elasticità della muscolatura e quindi in piacere cresceva.
Da questa idea sono nati i coni vaginali di Plevnik, pesetti di varia grammatura, a forma conica simili ad un tampax, da introdurre in vagina, che per gravità tendono a scendere e inducono la donna a contrarre selettivamente il pavimento pelvico.
Sono questi coni che sono diventati strumento di rinforzo muscolare pelvico lasciando alle palline l'onere ludico.
Consigli in pillole per le dipendenti ospedaliere
Che sia un medico donna o una infermiera, un'operatrice o una signora delle pulizie, una dirigente infermieristica o una direttrice sanitaria, la perdita di gocce di pipì può interessare e colpire anche loro, dipendenti ospedaliere, come tutto il mondo femminile. Sono il 25% le donne che lamentano tale disfunzione. Le altre, il 75%, magari non lo hanno mai riferito ad una terapista e continuano a portare salvaslip o pannolini.
Non c'è differenza tra il lavoro sedentario di una dirigente o quello iperattivo dell'infermiera in corsia. Le pressioni sul pavimento pelvico sono pressochè sovrapponibili.
La differenza la fa l'addome. Un addome appesantito e prominente disturba maggiormente i muscoli prossimi all'uretra o agli sfinteri anali. O muscoli addominali che spingono sulla vescica in seguito ad uno sforzo come il sollevamento di un paziente, di una pila di cartelle , di un secchio d'acqua o in seguito a ore ed ore di sedentarietà, mettono a dura prova sfinteri indeboliti dall'età, dai parti o dalla menopausa.
E' importante capire come stare sedute, come camminare, come alzarsi da una sedia, come pulire un pavimento o effettuare dei sollevamenti di carichi. Preventivare una contrazione dei muscoli anali/vaginali e una introflessione addominale sempre, sembra essere la strategia vincente. Abbandonare l'idea che il salvaslip protegga, è il primo passo. E' l'incontinenza che ti chiede di essere alleviata da sensazioni nuove e rare.
Un assorbente impedisce il corretto reclutamento muscolare preventivo. Si sta al sicuro con il panno no? Ma non averlo, impone alla tua testa di pensare, che è l'esercizio più difficile.
Puoi cercare di stringere anche i glutei se sei in piedi ma, attenta a non spingere con l'addome.
E se per caso ti guardi allo specchio di profilo, e ti accorgi di averli dimenticati quei glutei meravigliosi e sodi dell'età adolescenziale, allenati a "stringerli" al massimo, a "strizzarli" come un limone, a contrarli e a rilasciarli insieme alla contrazione dell'ano o dei muscoli vaginali. Butta lo sguardo anche sulla tua pancia che di profilo ti sembrerà ancora più "ampia". Allenati ad appiattirla pensando che l'ombelico debba raggiungere la tua spina dorsale, dall'interno. Fallo cinquanta volte al giorno e vedrai che le tue disfunzioni urinarie ti diranno addio. Parola di Fanni Guidolin (uroriabilitatrice regione Veneto).



Pannolini e assorbenti anche al mercato ?
Dalla grande distribuzione alle bancherelle del mercato.
E’ proprio così che i pannolini per neonati, i pannoloni per anziani allettati incontinenti, gli assorbenti per l’incontinenza urinaria femminile e maschile, si presentano alla popolazione. Non manca più nulla sulle bancarelle del mercato in centro storico. Puoi trovare salvaslip di marche sconosciute a poco prezzo, o prodotti in tutti gli spessori e le forme (molto di moda e cool il pannolino per il tanga) conosciuti e firmati, scontati fino al 70%.
No, nessuno si chiede se esista un centro di riabilitazione dell’incontinenza tra le persone intervistate, ma soprattutto, nessuno è a conoscenza del fatto che dall’incontinenza urinaria si possa anche guarire. 
In Italia, come abbiamo scritto sopra, le stime sui costi per i pannolini non sono incoraggianti.
Ogni giorno siamo tempestati da pubblicità a tutte le ore, di assorbenti che migliorano la vita, profumati, sottili, ultrasottili, invisibili e che ridanno la tranquillità e il sorriso.
Ci presentano “panno lotti” in pubblicità colorate, incontinenti con sorrisi stampati, presidi che esaltano la discrezione e il miglior rapporto di coppia.
Nessuno parla di cura né tantomeno di prevenzione. dell’incontinenza.

Giovanni, cinquantenne col pannolino
Questo racconto è stato riportato da un paziente operato in un ospedale del nord Italia. Ci stupisce amaramente sapere che esistono medici che non spiegano che l'incontinenza si può trattare con adeguata riabilitazione senza lasciare al paziente la sola speranza che "tutto si aggiusti da sè". Non è detto che si guarisca del tutto, ma stare meglio si può. Ed eventualmente ricordiamoci che esiste anche la chirurgia dell'incontinenza.

Anche stanotte, galleggiando nel buio della stanza, mi sono bagnato. Non sono riuscito a raggiungere il bagno in tempo e, una volta davanti al wc, mi sono bloccato. Dietro di me lo specchio mi ricordava di essere diventato un vecchio ributtante in un appannato delirio.
La pipì, calda e odorosa, correva giù per le mie cosce lasciandomi attonito. Il pannolino era già inzuppato. Per la prima volta in vita mia ho pianto.
Non può essere che a cinquant'anni il cancro alla prostata possa provocare un tale disastro.
L'intervento è andato bene, tutto bene, mi hanno riferito i medici. Peccato che adesso loro non siano qui a casa mia, a ricordarmi che va ancora tutto bene. Che sono guarito. Che quel mostro me lo hanno strappato via tutto, senza lasciare neanche una cellula.
Sono seduto sulla tazza del wc, in compagnia del mio pannolino. E' un business che mi infastidisce quello dei pannolini da uomo eppure adesso li compro anch'io, per forza di cose sono incontinente. E' uno dei rischi che si corre se la prostata te la tolgono tutta.
"Non potrà più avere figli" mi disse il medico prima che firmassi il consenso all'intervento.
Sai cosa me ne frega di non poter avere più figli? . Toglietemi questo ammasso di cellulosa e cotone imbibito di puzzolente liquido giallo e giuro che sarò l'uomo più felice del mondo.
"Le abbiamo tolto un cancro", ribadivano. "Un cancro".
Ma è così, come tutti i mali invisibili, anche se qualcuno ti rammenta di essere vivo o sopravvissuto, miracolato o fortunato, è sempre quel panno umido tra le gambe che ti ricorda il tuo calvario. La mia fragilità mi toglie il respiro tutte le notti, quando sono solo con me stesso, mentre mia moglie dorme beatamente accanto.
Ha un timbro elegante il suo respiro di notte, seducente.
Non ho il coraggio di allungare il braccio per accarezzarla. La sveglierei, e mi sentirei come cemento colato in una lastra di marmo. Lei non merita tutto questo. Magari glielo spiego domani che sono anche impotente.

15 luglio 2018

ANSIA E INCONTINENZA

(Scritto dalla Dott.ssa Caterina Bertelli, psicologa)


L’incontinenza urinaria e fecale può provocare uno stato di malessere generalizzato nella persona che vive la problematica come mancanza di controllo sul proprio corpo. La conseguenza più immediata è di sentirsi inadeguata nei contesti sociali e viversi come malata, tanto da richiudersi in se stessa. Rinunciare alle opportunità che la vita può offrire come un viaggio, un nuovo lavoro, la presenza di un compagno/a, è la regola.
Spesso il disturbo si manifesta come conseguenza di un intervento chirurgico alla prostata per gli uomini e a disfunzioni del pavimento pelvico per le donne: vorrei però non addentrarmi nello specifico in questo articolo.
Ciò su cui vorrei focalizzarmi sono alcuni studi scientifici di questi ultimi dieci anni che hanno rilevato come l’incontinenza possa essere la conseguenza di uno stato emotivo quale l’ansia.
L’ansia in generale può essere definita come l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia e da sintomi fisici di tensione.
A quante persone succede prima di un evento importante, prima di affrontare un esame, di aver bisogno di andare in bagno tante volte? Chi a fare la pipì e chi a fare la cacca. Talvolta lo stimolo è così impellente che la persona non riesce ad arrivare in tempo in bagno rischiando così di bagnarsi e/o sporcarsi. Non basta che si auto ripeta in continuazione che andrà tutto bene, il proprio corpo non ascolta, non obbedisce.
Questo ci dice quanto mente e corpo siano un tutt’uno. E qui ci addentriamo nella psicosomatica.
In generale si può dire che i sintomi psicosomatici coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress (a cui accennavo precedentemente). Le emozioni negative, come la preoccupazione per eventi nuovi, sconosciuti, in cui magari si sa di essere al centro dell’attenzione, possono mantenere il sistema nervoso autonomo (sistema simpatico) in uno stato di eccitazione e il corpo in una condizione di emergenza continua, a volte anche per un tempo più lungo di quello che l’organismo è in grado di sopportare generando dei danni agli organi più deboli. La vescica ad esempio può essere un organo bersaglio. E in persone predisposte può portare all’incontinenza o peggiorarla. Per questo ritengo importante che la persona che si ritrova in quanto riportato, si confronti con un professionista quale può essere il medico di famiglia, il quale indicherà gli accertamenti e il percorso più adatto a favorire la soluzione del disagio sia psicologico con un percorso di psicoterapia, che fisico (ad esempio attraverso la riabilitazione del pavimento pelvico)
Vorrei citare infine che variabili, come fumo, alcool, obesità e bevande eccitanti come il caffè o il thé possono favorire indirettamente l’insorgenza di una incontinenza.

Fonte: (Debus, G., & Kästner, R. (2015). Psychosomatic Aspects of Urinary Incontinence in Women. Geburtshilfe Und Frauenheilkunde, 75(2), 165–169).

Scrivi alla nostra psicologa Dott.ssa Bertelli Caterina via mail caterina.bertelli@yahoo.com
oppure chiedi una consulenza al 338/1486789

FIGLI E MARITI E IL NOSTRO SUOLO PELVICO

Grazie a questo blog e al coraggio che Anna ha avuto di scrivermi, siamo riusciti ad aiutarla. 

Ho infilato un tutone e sono crollata addormentata sul divano. Mio marito si chiede deluso che fine abbia fatto la sottovestina in seta blu che un tempo lo seduceva. Mi dice di non essere abbastanza attraente da innescare in lui il desiderio sessuale quando ho voglia io. Mi dice di non essere abbastanza materna perché sono troppo ambiziosa. Mi dice che non ho abbastanza grinta perché troppo chioccia. Mi dice che penso più ai figli che a lui e che non sono brava a fare nulla. Mi ricorda quanto ero sexy un tempo, con abiti succinti in un corpo da favola, prima che le gravidanze allargassero di qualche centimetro i miei fianchi scarni.
Quando indossavo quel ridicolo abitino di pailettes  e perfezione che lui mi aveva cucito addosso, non vedevo l’ora che si strappasse per accartocciarmi sfatta, coperta solo dalla mia biancheria scoordinata. Non è un mondo per madri il mio. Non è un mondo per mogli il mio. E in questa dura prova mi trovo costretta, senza poter scegliere un perno di un cambio di direzione del pensiero. E fisso le emozioni e le improvvise voragini di felicità per sopportare tutto questo. Mi ci vorrei buttare dentro e rotolare all'infinito.
Non mi resta che osservare e riflettere sul mio grido interiore precipitando la parola in un composto: la scrittura. Suolo fertile e ricco di emozioni. 
È solo il mio suolo interiore arido e secco. E' il mio suolo pelvico, là sotto, chiuso e non più attento alle esigenze di donna. Lo sono ancora una donna? 
Il giorno in cui troverò il coraggio che tu, che mi leggi, mi chiedi di avere, userò quella scintilla per trasformare i rovesci in nuovi capitoli del mio destino. Non sono teorie che si imparano sui libri. 
Intanto fuggo al mare, sola con i miei due figli. La cura per ogni cosa è l'acqua salata: sudore, lacrime o il mare, dicono. Ed io spero sia vero.

PER LA GIORNATA NAZIONALE DELL'INCONTINENZA, PUBBLICO DELLE GRANDI OCCASIONI ALLA SALA CONGRESSI DELL'OSPEDALE CA' FONCELLO DI TREVISO

L'Ospedale Cà Foncello di Treviso ha ospitato l'incontro nell'ambito del Progetto Incontinenza  dell'Ulss 2 Marca Trevigiana affidato al Dott. G. Santoro in collaborazione con AISVE.
L'associazione regionale stomizzati e incontinenti, guidata dal presidente A. Reginato è in prima linea per la realizzazione di iniziative di promozione della salute in tale ambito. Con la collaborazione della Dott.ssa F. Guidolin, enterostomista e riabilitatrice dell'incontinenza, trait d'union tra i pazienti e le associazioni, l'AISVE può annoverarsi tra le associazioni italiane più attive. 
La conferenza ha visto una grande partecipazione di cittadini, operatori sanitari, medici e infermieri. 
Ampio spazio è stato dedicato alla parte medica e chirurgica di urologi e ginecologi dopo la dettagliata relazione sulla rete regionale dei centri per l'incontinenza della Dott.ssa R. Mottola, responsabile dell'Area Sanità e Sociale nonchè della Direzione farmaceutica e protesica dispositivi Regione Veneto. 
L'interesse è stato alto e il pubblico numeroso ha occupato ogni poltrona della sala congressi raggiungendo quasi duecento presenze. 
Chi soffre di incontinenza urinaria o fecale spesso è restio a recarsi dal medico di famiglia. "Ci riferiscono tutte le patologie tranne l'incontinenza e noi dovremmo maggiormente indagare questa sfera, quella più intima e quella psicologica", sottolinea il Dott. U. De Conto, Medico di Medicina Generale dell'Ulss2. Farsi visitare crea imbarazzo anche se il problema condiziona fortemente la qualità di vita. 
"Non possiamo più stare a guardare", avanza il presidente AISVE A. Reginato, "e con l'aiuto delle istituzioni, possiamo perseverare nel nostro progetto di prevenzione delle disfunzioni perineali iniziato a Marzo 2017". 
Sono più di 5 milioni gli italiani incontinenti, ovvero coloro che hanno richiesto alle asl di competenza, la prescrizione di presidi specifici. Poi c'è il mondo sommerso dei "vergognosi", di chi ritiene sia ancora un tabù, di coloro che non hanno il coraggio di dirlo a nessuno e spendono stipendi per acquistare pannolini al supermercato. 
"Sarà mia preoccupazione fa pervenire al direttore Generale Dott. F. Benazzi, che ringrazio per aver aperto i lavori congressuali di questa giornata, le nostre richieste", aggiunge A. Reginato elencandole: Possibilità di coprire a tappeto tutti i comuni dell'Ulss2 con eventi di promozione, prevenzione e divulgazione della problematica incontinenza; possibilità di uscire dalla Marca Trevigiana e coprire anche territori meno fortunati per l'informazione; continuare i dialoghi con le amministrazioni comunali al fine di ottenere gratuitamente luoghi pubblici per la realizzazione degli eventi; prevedere un progetto di pubblicità progresso. 
Incredibile la partecipazione delle numerose associazioni di volontariato. 
Tra queste AISCAM (Associazione Incontinenti e Stomizzati di Castelfranco e Montebelluna), presieduta dal Dott. G. Pesce, ha organizzato per l'evento di oggi due pullman di pazienti. "Volevamo dare a tutti la possibilità di partecipare ad un evento così importante, ma molti sono anziani e hanno difficoltà a spostarsi", aggiunge F. Bergamin, attivista del direttivo insieme a L. Bonato, tesoriere. 
Ha chiuso il convegno l'ultima relazione, e forse tra le più importanti della Dott.sa C. Bertelli, psicologa libero professionista operante a Montebelluna. "Il sentimento di vergogna è spesso accompagnato da un sentimento di rabbia", ci spiega la dottoressa Bertelli. "Non si tratta di elaborare in questo caso, ma di portare alla luce il problema, parlarne e ancora parlarne".
"Dobbiamo sdoganare alcune convinzioni proprie del paziente incontinente spiegando alla popolazione che stare meglio si può", aggiunge la psicologa. 
Infine un plauso al coordinatore dell'evento e del progetto scientifico dell'Ulss2 sull'incontinenza Dott. A. Santoro. "A breve verranno redatti i piani di lavoro e realizzato un organigramma operativo", afferma. 
"Coinvolgeremo gli stomaterapisti, di tutta l'Ulss2 e nomineremo i rispettivi coordinatori infermieristici. Al più presto verranno definite le linee di indirizzo anche per il paziente incontinente coinvolgendo i servizi fisiatrici. Infine, organizzati dalla Dott.ssa F. Guidolin, già professore a contratto presso l'Università di Padova, non mancheranno corsi di formazione per infermieri in riabilitazione dell'incontinenza urinaria e fecale". 

Potrebbero interessarti anche:

Archivio blog