16 settembre 2014

Uomini Maledetti e prede perfette

Il racconto descrive (in prima persona) la triste storia realmente accaduta di una giovane donna che, vittima di quanto leggerete, si è resa promotrice di un movimento intitolato: "No, al sesso senza amore", per giovani donne vittime della prostituzione e di violenza sessuale.

Uomini Maledetti e prede perfette“In bagno trovi il sapone intimo e un accappatoio rosa. Fatti la doccia e lavati bene sotto. Ti voglio profumatissima. Sul mobiletto c’è un rasoio, ràsati tutti i peli, mi piace lucida, come quella di una bambina”.
E chi si crede questo strafottente?. Gli farò vedere io chi comanda il gioco.
Lo spudorato avvocato non assomiglia nemmeno lontanamente al signore rispettoso e riservato che ho conosciuto in ufficio.
“Poi rimettiti le autoreggenti, che mi fanno impazzire, e i tacchi a spillo, e nient’altro”.
Porco maiale, vuole giocare serio il bamboccio.

Il vetro appannato, del bagno in mosaico, rosso scarlatto, nasconde il mio volto impaurito. Sorrido. Faccio delle smorfie tra i segni passati sullo specchio dalla mia mano. Mi piaccio anche senza trucco. Ricopro le mie labbra di rossetto rosso lacca, come piace a lui, infilo i tacchi, le autoreggenti e tengo al collo la collana di pietre rosso rubino che scende sull’incavo del mio seno voluminoso. Era nel pacchettino infiocchettato sul sedile della sua Ferrari. Per me.
Sciolgo la coda e lascio i capelli spettinati. Ricordo ancora la battuta del vecchio Giotti, suo collega schifoso: "Ti farei la festa Ale!".

Sento odore di sigaretta. Fuma? Non l’ho mai visto fumare in tanti anni. Butto il filo interdentale sul cestino sotto al lavabo ed è là che mi accorgo di quella piccola siringa viola. Non può essere, Marco. Conosco benissimo il caverject, è un farmaco per l’erezione, ma allora Marco è impotente!??…
Non ho coraggio di chiedere nulla. So che funziona e non mi interessa perché lo fa. Non mi interessa di lui, né della sua salute. Voglio solo divertirmi.
E’ strano. Mi trovo a casa sua, come ho sempre sognato da anni ma in un corpo che non mi appartiene.
Sono romantica e so amare. Voglio i preliminari e i baci. Voglio la purezza e la semplicità. Ma ora no. Voglio solo il suo sesso, e quel lavoro promesso.
Nel turbinio di sentimenti contrastanti, mi chiedo se valga la pena rimanere; penso ai miei figli, Melissa e Giulio che stanotte sono da mia madre. MI sento in colpa e cerco di cacciare i brutti pensieri.

Sul piano in marmo del bagno, il contratto, l’assegno già firmato e la sua penna dorata aspettano il mio consenso. Quanto potrà cambiare la mia vita con duecentottantamila euro?.

Musica?.
Lenta e melodica. Arriva fino al bagno, c’è una cassa sopra al water. E' super Tecnologica questa casa.
“Eccomi”, con il contratto in mano, firmato da centoventi secondi. Lo sventolo con un sorriso a trentasei denti.
“Festeggiamo tesoro?” gli chiedo suadente, porgendogli un calice di champagne.
Lui giace nudo, in tutta la sua colossale bellezza. Le gambe a ciondoloni sul letto, stirano il torace muscoloso e risaltano il punto focale del suo corpo. Il suo bacino è vibrante, accelera in me ogni impulso erotico. L’armonia delle sue forme combacia perfettamente con le mie. Lo capisco mentre ci avvolgiamo in un abbraccio senza tempo. Mi bacia, teneramente, mi accarezza, dolcemente!!!!.
In un artistico approccio puramente sessuale, questo esce dagli schemi. Mi piace troppo.
Ci rotoliamo sul pavimento senza badare ai solchi lasciati dai miei tacchi sul parquet. Cos’è quella?. Allungo il collo. Sul comodino, uno strano marchingegno attira la mia attenzione e arresta le frenesia del fare.
“Marco, cos’è quello?” chiedo preoccupata.
“Ssst, Ale, stai zitta e seguimi. Muoviti con me, piano, a tempo di musica”.
Voglio baciarlo. Avvicino le mie labbra alle sue.
“No Ale, lascia che il rossetto non si sciupi, sei stupenda così”.
Rifiuta i miei baci.
Sento l’obbiettivo puntato su di me. Ho l’impressione che si tratti di una webcam. Mi alzo di scatto e mi avvicino per averne conferma. Ho ragione. L’idea di essere ripresa alimenta le mie perversioni sessuali.
“Ale dai, dopo ci riguarderemo, sarà bellissimo, vieni”.
Anche se fuori dagli schemi, non riuscivo a pensare che le perversioni di Marco fossero frutto di pensieri depravati aberranti. Il tutto piaceva anche a me, e ne ero complice.
Il dramma è che non potevo immaginare che sarei finita dritta nell’entourage della prostituzione, in quello stesso istante.

Non potevo immaginare che la mia maledetta firma su quel contratto retro datato, mi rendeva complice e organizzatrice di un giro di prostituzione minorile dove anche mia figlia si era venduta al peggior offerente.

Non potevo immaginare che l’avvocato che mi stavo scopando, aveva architettato questa trappola perché si trovava col fiato sul collo. Qualcuno aveva scoperto i suoi traffici. Qualcuno aveva parlato troppo. Ed ora io ero la sua preda perfetta. Incolpare me avrebbe scagionato lui.

“Marco ma è accesa la telecamera?”.
“Non ancora piccola, dai vieni qui”.
Mi piaceva quel “piccola”, “stellina”, “gioia”. Era una parata di dolci vezzeggiativi, pronunciati in tono quasi poetico.
Mi lasciavo fare, di tutto, alla fine lui conduceva il gioco, io ero la sua piccola bambola consenziente, divertita, sicura, matura.
Nessuna novità, una bambolina da carillon lo sono sempre stata. In questa trappola mortale ci entri come un fluido incolore adattandoti a poco a poco, con la convizione che sei così e attiri solamente Uomini Maledetti.

La webcam riprendeva a tradimento ogni nostro preliminare. L’amplesso. La foga. Le urla. I gemiti. Il sangue del proibito. Tutto finiva on line, sul sito pornografico dell'avvocato Antonioli, schifosamente visto da tutti, Giotti compreso, mentre io, ignara di tutto, mi divertivo come mai in vita mia avevo fatto.

Ma i successivi cinque minuti sono stati i più lunghi della mia vita.

Sento battere alla porta. Punto Marco dritto negli occhi. Con baldanza mi sposto scivolando sul lato mentre lui si alza in piedi sudato. “Chi è?”. Esclama.
I colpi sulla porta si fanno sempre più forti.
Marco si avvia nudo verso il portoncino blindato. Non avevo notato il tatuaggio sulla schiena. Non si addice ad un avvocato una schiena marchiata. Due “M” intrecciate.
M come maledetto in giorno che ti ho incontrato. "M" come uomo Maledetto.
I colpi sulla porta sono consecutivi e sfondanti.
Marco guarda attraverso lo spioncino e corre da me preoccupato mentre si infila i boxer.
“Che ti prende tesoro?. Chi è?”, chiedo affannata.
Lui si dirige dritto sulla webcam sul comodino spegnendola velocemente e buttandola nel secchio della spazzatura. Poi vola sul computer sistemato sul tavolino in camera e chiude, ancor più rapidamente, la connessione.

“Marco vuoi rispondermi? Chi è?” chiedo nuovamente allarmata. “Che cavolo stai facendo???!!!” Urlo.
Sono ancora mezza nuda quando la polizia fa irruzione in questa casa degli orrori.
“Signora Turini, stia ferma, immobile” mi urlano come se fossi una delinquente ricercata. Il mio sangue gela nelle vene mentre due poliziotti mi obbligano a non alzarmi da terra e altri due accerchiano l’avvocato Antonioli.
Marco finge di cadere dalle nuvole e mi lascia basita.
Inizia ad insultarmi, davanti alla polizia cercando di colpevolizzarmi.
Sono immobile, ancora per terra, sul pavimento solcato, freddo. Copro il seno con una mano e il pube con l’altra sotto lo sguardo dei poliziotti tutt’altro che attoniti.
Uno dei poliziotti fermi all’entrata, si avvicina al tavolo in cucina e obbliga Marco, minacciandolo di morte, ad aprirgli il computer e avviare la lenta connessione. Pochi clic e …

I miei occhi non possono credere alla vista di quelle foto oscene sul pc. Melissa, mia figlia, Erica, la sua giovane amica. E altre migliaia forse, di ragazzine, nude, in foto scabrose, pornografiche, con uomini vetusti.
Non può essere mia figlia, non può essere lei.
Scoppio a piangere disperata.
Urlo senza controllo. Mi sembra di morire. Sto per morire.
“Comandante, prendetela, questa donna ha plagiato centinaia di ragazzine!”, Antonioli si rivolge al poliziotto sventolando il mio contratto mai letto.
“Bastardo schifoso!, ho capito tutto, lo offendo senza limiti mentre il cerchio di poliziotti mi copre da una possibile violenta reazione di Antonioli.
Mi scaravento su di lui con violenza, coperta solo da una federa di cuscino, voglio picchiarlo questo maledetto.
Un poliziotto tra i più robusti mi cinge la vita fermandomi, poi, in quel lussuoso attico della Giudecca, Antonioli riceve quello che si merita. Un paio di manette sferzano sui suoi polsi.
“Avvocato, lei è in arresto”.
Marco Antonioli viene attorniato dai poliziotti senza possibilità di fuga. Incredulo.
In manette ci era finito lui, come meritava.

“Signora Turini, deve ringraziare Chiara Baldi.
Chiara! La stagista in tailleur blu, l’amante di Antonioli, l'uomo che mi ero appena scopata. Era stata lei a denunciare Marco. Sapeva tutto.

Scoppiai in un pianto impetuoso interminabile, mentre abbracciavo il comandante , dimenticando di avere addosso solo un paio di tacchi a spillo e le calze autoreggenti.

La notte non era mai stata così stellata.
Con l’accappatoio rosa sulle spalle e un tè caldo, il volto rigato di nero, guardai il cielo.

Ancora oggi, a distanza di anni, mi chiedo se Chiara, la stagista in tailleur blu, si sia davvero suicidata...
Io sono ancora in attesa di processo. L'avvocato Antonioli sta scontando la sua pena.

I figli mi sono stati portati via dagli assistenti sociali, che hanno definito la mia condizione psicologica troppo critica per seguirli.

Ringrazio Fanni Guidolin, per aver pubblicato la mia storia sul suo blog.
Ale T.




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