16 agosto 2019

Ho trovato la mia cura

Non sono riuscita a non collegarmi ai social networks ieri. Ma ho provato a non farlo.
Vedevo solo montagne rinfrescate dai temporali del giorno prima con i volti raggianti a capolino tra le cime, spiagge adriatiche affollate e persone lamentose del troppo caldo, dell'acqua sporca, dei visi madidi di sudore, dei lettini mancanti, ma anche occhi ridenti nei sentieri sotto le cascate. Qualcuno seduto soddisfatto su qualche palma caraibica tra il mare fatto piscina, e qualcun altro nei percorsi tra il Chianti Toscano e la Fontana di Trevi. 
Ho visto troppi sorrisi sinceri, troppa animata spensieratezza, troppa allegria conosciuta in questo stupido giorno uguale  a tutti gli altri, se non fosse che si trova a metà di un'estate rovente e che preannuncia il declino delle ore di sole. 
Come si fa a rimanere chiusi in casa a Ferragosto?.
Quando la malattia ti costringe a stare dentro a quattro mura, cerchi di trovare i lati positivi. Ma dove sono i lati positivi? Poi nell'ozio non fruttuoso ci perdi delle ore e vorresti sprofondare.
Puoi leggere qualche libro certo, iniziato e ancora lì, fermo con la matita nel mezzo, o puoi guardare una serie alla tv, dormire tutto il pomeriggio, mangiare patatine e bere un crodino alle cinque, leccare un gelato confezionato che da tempo giace nel tuo congelatore. Puoi ripetere la sequenza fino a sera. Ma devi resistere alla tentazione di pigiare quei tasti sul telefonino se non vuoi che il tuo corpo sia  invaso da un'invidia malsana e profuso da sensi di colpa. 
Eppure quel dito puntuale striscia sullo schermo del tuo smartphone, viaggiando tra Instagram e Facebook, Pinterest o Twitter, scorre lento o veloce, clicca, cancella, segnala, si fa notare, sperando che qualcuno si accorga della tua assenza lassù sui monti o nel solito chiosco dell'accesso 16 al mare. "Sono a casa malata nessuno mi vede?".
La solitudine nella malattia rende ancora più malati. 
Poi all'improvviso cerchi una cura. La trovi. La provi. Per la prima volta assaggi questa terapia.
Lo spegnimento del telefono ti allontana dal mondo materiale e ti rende improvvisamente libera. Ti senti in picchiata nel vuoto, dapprima. Poi, riempita delle tue emozioni e di quanto tu possa far emergere da un'esperienza simile, decidi di accendere la musica, che era lì anche prima, dentro lo stereo che non vedevi. Scegli di guardare il verde del tuo giardino, che oggi ti sembra diverso, con meno foglie e più verde, o meno verde e con più foglie, con le erbacce e i fiori secchi, la libellula blu e il calabrone sulla lavanda. La cicala impazzita.
Cammini senza peso, senza trilli, senza bip nè chiamate. Senza whatsapp, nè altre chat. Senza gruppi senza  quel coso. Ti senti felice, effetto detox. 
Fai cose. 
Fai ancora cose. 
Fai altre cose. Un sacco di cose.

Siamo talmente concentrati a guardare "chi fa cose", che ci stiamo dimenticando di esistere. 



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