15 agosto 2018

UNA DOTTORESSA SU MISURA

Con le sue piccole mani nodose, stira la divisa azzurra anche se sembra inamidata. Sopra indossa il camice aperto, pieno di penne sul taschino. Un pennarello giallo limone spunta sugli altri, insieme alla matita col gommino a forma di cuore e alla penna rossa a forma di termometro.
Lei i pazienti li ascolta, li accarezza, li accudisce, come farebbe una brava infermiera.
E' un medico geriatra con i riccioli morbidi, spettinati con astuzia fino a toccare l'attaccatura del collo da farla sembrare bambina. Lei sa quietare le burrasche dell'anima. Lo dicono i pazienti, non solo io.
Sa ridere di una risata tenera e fanciullesca con loro, quando le sinapsi non sono tutte collegate e i passi vanno a rallentatore. Sa ristorarsi dell'aria soffice, grazie ai suoi modi, che accompagna quasi sempre i colloqui con i familiari e sa trovare la soluzione vivendo intelligentemente il tempo con i pazienti senza calcolarne la lunghezza.
Ce ne fossero di medici come lei. Dal tatto delicato anche se sta parlando di un nonnino a fine vita. La dignità prima di tutto, senza favoritismi di trattamento. Il paziente malato è una persona. Poco importa cosa è stato professionalmente. Che si tratti del presidente della repubblica o dell'operatore ecologico dell'eco centro. Col pigiama e in un letto d'ospedale siamo tutte solo persone bisognose di cure e attenzioni. 
Allora è così che si rivolge ai suoi malati, anche a quelli simpaticamente "sgangherati", che vivono nel loro mondo fatato, dove l'alzheimer ha fatto tabula rasa, ai sordi, ai muti, agli immobili, lei strizza l'occhiolino, accarezza le loro mani e con il palmo rovesciato, quasi come farebbe una madre per sentire la temperatura, passa le piccole dita sulla loro fronte. Stempera la diagnosi ai familiari in privato, rispetta gli altri presenti nella stanza mantenendo un tono della voce pacato. Dice tutto, anche il brutto, anche se fa male, ma avendo prima l'attenzione di fare indossare il paracadute cucito su misura da lei. 
Non è così che vorremmo tutti i nostri medici?  

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