Alessandro, bambino arcobaleno

Alessandro è un bambino di quattro anni. Lo riconosci dagli occhi color nocciola che sembrano gocce di cioccolato. E’ quello laggiù, con il k-way blu e le manine alzate. I capelli dritti e lisci, spuntano dalla bandana a stelline. Dopo il temporale l'aria fredda dà veramente fastidio. E' tutto felice. Di una felicità un filo ebbra che toglie a sua madre le preoccupazioni, le distrazioni, i brutti pensieri.
Sta costruendo una casa dice, una torre con i lego, che assomiglia ad un grande ospedale, perché per lui l’ospedale è un po’ una casa. Ci fa lo slalom da quando è nato e sedici ricoveri hanno già segnato il suo breve cammino. Alessandro è uno di quei bambini che richiamano la tua attenzione per i minuti gesti precisi con i quali si prepara ogni mattoncino in fila, diviso per colore e della stessa grandezza. Sembra abbia imparato, da noi medici e infermieri, la precisione, l'ordine e la cura degli strumenti che precedono una medicazione, un intervento, una visita. 
O forse la delicatezza gliel’ha insegnata mamma, che quando deve cambiargli la placca della stomia, racconta una storia e usa le dita come se fossero piccoli delicati cuscinetti.
Lui ride, si lascia fare, impara, osserva attento la sua amica preziosa. La chiamano così la stomia, per darle importanza e valore. Quello di essere stata la sua fata salvatrice.
Non piange mai Alessandro. Lui è un bambino arcobaleno. Ha portato la luce e i colori dopo un dramma che ha scatenato una tempesta. Fiumi di lacrime di gioia le hanno versate i suoi genitori quando è nato, cancellando il peso di un lutto che non lasciava spazio alla loro serenità.
E' nato dopo la morte di una sorellina, avvenuta quand'era ancora in pancia della mamma, al settimo mese di gravidanza. 
La tragedia aveva ammutolito mamma e papà, rubato i sogni, il sonno e la fame. I loro volti appensantiti dal dolore sembravano assorbire tutta l'acqua dei temporali dei cieli del mondo. Ma la dignità del loro dolore, non fece loro versare le lacrime che di certo li annegavano dal di dentro, in silenzio.
E nemmeno la paura aveva spento il loro corpo. Quel dolore atroce che li ha logorati come acido dentro, è stato anche la forza per riprovarci e dare alla luce uno splendido bambino che è riuscito a distrarli da quella terribile malinconia.
Tutti noi vorremmo un figlio sano, non solo un figlio. Un figlio con tutti gli organi a posto, la mente lucida, i cromosomi in ordine e che possa sentire, parlare o ridere. Pochi sono disposti ad accettare un figlio semplicemente figlio.
Lei si. La mamma di Alessandro avrebbe accolto qualsiasi altro bambino gli avesse regalato Dio. Alessandro, che è portatore di un sacchettino sulla pancia ha la fortuna di poter godere di quell’amore che un genitore scopre dopo tanta sofferenza, di fronte alle ingiustizie della vita. Sua madre ha capito che in fondo molta gente riesce a trovarsi nella sua stessa tristezza, ma ognuno la affronta a proprio modo, dandole un suono consolatorio e trasformadola in energia nel mare dei colori. Quelli di un arcobaleno da fotografare, incollare e raccontare. Come fa lei. 


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