Quella maledetta defecazione ostruita

Non riesci a fare la cacca?
La defecazione ostruita si può definire come la defecazione difficoltosa, caratterizzata da sensazione di ostacolo anale all’evacuazione associata a svuotamento incompleto, sforzo defecatorio prolungato ed eccessivo, necessità di manovre manuali, digitazioni o posizioni rocambolesche sul wc. Tali sintomi, associati o meno ad una ridotta frequenza defecatoria, devono essere presenti, variamente combinati tra loro, in almeno il 25% degli atti defecatori per 3 mesi consecutivi per poter essere considerati indicativi di malattia (fonte: Pucciani in società italiana colo-rettale). Le cause possono essere sia organiche come l’invaginazione rettale (quando la parete rettale involve su se stessa come un calzino rovesciato), il rettocele (formazione di una sacca interna che spinge verso la vagina nella donna e si riempie di feci impedendo quindi lo svuotamento completo) , la sindrome del perineo discendente (tutta la muscolatura che sta alla base del bacino scende per debolezza e anche gli organi che ci stanno sopra scendono) , il prolasso mucoso del retto (la mucosa rettale è come la fodera della manica di una giacca. Se è prolassata è come se la fodera fosse staccata, ammucchiata e ostruisse il passaggio della mano) , malattie oncologiche e funzionali tra cui la dissinergia del pavimento pelvico (siete convinci di spingere e aprire il muscolo pubo rettale invece avviene una contrazione paradossa che chiude, ma a voi sembra di aprire). Infine una causa semplice potrebbero essere le feci dure, da scarsa idratazione durante i pasti solitamente o scarsa assunzione di fibre solubili e insolubili sempre associate a poca acqua.
La diagnosi viene effettuata dal chirurgo colo proctologo e il primo step è una visita proctologica con anoscopia. L'anoscopio è lo strumento che vedete nella foto.

La cura non sempre esiste. Va dai consigli comportamentali gestiti anche dall'infermiera specialista, a percorsi di rieducazione del pavimento pelvico, fino ai trattamenti chirurgici.  Alcuni pazienti si ritrovano con ulteriori problematiche legate ad effetti collaterali della chirurgia che rendono ancora più complicata la gestione sintomatologica. La presa in carico multidimensionale diventa non solo utile, necessaria ma indispensabile. E la figura dello psicologo è determinante per questa patologia.
Ciò che emerge molto spesso sono la disperazione e l'angoscia ad affliggere chi ne soffre. Con una netta resistenza ad adottare cambiamenti comportamentali. Che si tratti di lassativi, perette o clisteri, le persone con defecazione ostruita manifestano resistenza a praticare queste manovre a lungo termine e vorrebbero una soluzione subito. Con lo slalom tra ospedali e specialisti, vanno alla ricerca della risposta che vorrebbero sentirsi dire. E che spesso non c'è.
Per alcune persone parlare del problema "defecazione" con amici o familiari e addirittura con il proprio medico di famiglia, può essere molto difficile.
La defecazione ostruita condiziona a tal punto chi ne soffre, da fargli evitare il contatto con il mondo e ciò che può permettere. Il dolore per la propria situazione diventa dunque centrale e la persona si sente senza via di uscita, ingabbiata, costretta a guardare l’esterno da un’unica angolatura. A chi si ritrova in questa situazione suggeriamo di farsi coraggio, trovare la persona sanitaria che maggiormente ispira la vostra fiducia e confidarvi. La figura dello psicologo vi può aiutare moltissimo sia prima, per prendere coraggio, che dopo, nella resistenza al cambiamento.
Con tecniche di rilassamento corporeo, tecniche meditative o con il colloquio clinico si potrebbe spostare il focus  del  problema e delle sue conseguenze su altri interessi, riuscendo a gestire meglio le priorità.

Articolo scritto dalla dott.ssa Bertelli Caterina , psicologa psicoterapeuta e dall'enterostomista Fanni Guidolin