E allora, musica
Non so se fosse il volume altissimo o l'amarcord per le canzoni italiane strappacuore a regalarmi una carica di serotonina che neanche un bilico articolato potrebbe trasportare. O forse era quell'inno nazionale d'ouverture che aveva fatto orripilare i miei peli. Che emozione. Anche la schiena non stava ferma nella sua impalcatura.
Nella casa bianca in fondo alla via oggi pomeriggio tuonavano i bassi. Meraviglia.
Lo so che non ci sono mondi paralleli in cui scappare, ma un bellissimo sguardo, in bilico tra pessimismo e speranza mi ha dato quella speranza oggi, proprio nel luogo in cui ero.
Lo so che non ci sono mondi paralleli in cui scappare, ma un bellissimo sguardo, in bilico tra pessimismo e speranza mi ha dato quella speranza oggi, proprio nel luogo in cui ero.
Se solo potessimo farlo ancora. Domani, dopodomani, ogni giorno. Accendere gli stereo a tutto volume per mezz'oretta, non dico tanto, qua e là, nei quartieri, a turno, e ballare felici tutti a tempo.
Quante cose semplici e belle stiamo facendo. Belle, nella semplicità in cui questo aggettivo si snoda. Semplici, per la bellezza che le caratterizza e che mai più dimenticheremo.
Quante cose semplici e belle stiamo facendo. Belle, nella semplicità in cui questo aggettivo si snoda. Semplici, per la bellezza che le caratterizza e che mai più dimenticheremo.
Io già mi immaginavo quella signora e suo marito volteggiare in giardino con i due figli grandi, uno in groppa all'altro. Hanno la mia età i loro genitori. Ci ricordiamo bene gli anni degli Spandau Ballet e Duran Duran. Anche il cane del vicino abbaiava, quasi volesse andare a tempo. Lui di cani , dagli anni ottanta, ne ha avuti sedici.
E poi c'era un sole pazzesco in un cielo che sembrava dipinto tanto era finto il celeste.
Io mi stavo dedicando alla passione rilassante del giardinaggio quando non ho saputo resistere. Ho spostato le sedie del mio tavolo e ci sono salita sopra. Con la mano a pugno facevo finta di avere un microfono. Recitavo la mia megalomania lasciandomi stupita e ammirata nello stesso tempo. Mi sono immedesimata in Caterina Caselli prima e nei Queen dopo, come una partner da abbinare a quel mito, scendendo poi lentamente dal tavolo come per suggellare la loro leggiadria.
Quando hanno attaccato ai Queen il ritmo latineggiante, le mie anche impazzite hanno mosso un perineo ormai annoiato. E via, giù di passi avanti e indietro, sculettando come se avessi due paia di glutei in cima alle alle orecchie.
Sono cresciuta negli anni ottanta.
E noi degli anni ottanta, cresciuti con il disastro di Chernobyl, seguaci di IronMan e sognatori su Marte; noi che abbiamo sfidato la gravità inventando le ali, ci siamo saputi inventare anche adesso, stando a casa nostra, da bravi italiani, perchè la determinazione costruisce sempre ciò che l'incoscienza talvolta annienta.
Sono cresciuta negli anni ottanta.
E noi degli anni ottanta, cresciuti con il disastro di Chernobyl, seguaci di IronMan e sognatori su Marte; noi che abbiamo sfidato la gravità inventando le ali, ci siamo saputi inventare anche adesso, stando a casa nostra, da bravi italiani, perchè la determinazione costruisce sempre ciò che l'incoscienza talvolta annienta.
Allora la mente vagava nei viali della mia cittadina spoglia di vita improvvisamente afoni, privati del loro chiasso variopinto, della loro inebriante necessità; ma anche in campagne gonfie di storia e piene di musica, presenti nell'immaginario di migliaia di persone come me. Ed era questo, un bellissimo ed entusiasmante viaggio.


