Storie castellane

Mi siedo accanto alla vetrina che arriva fino al marciapiede, nel murettino ancora caldo di sole in questa canicola estiva. Mi attira la musica, potente e bella, di due musicisti con la chitarra in mano e una bellissima voce. 
Passo accanto a molte persone, sedute ai tavolini dei due bar, che hanno riempito il piccolo passaggio sotto la torre dell'orologio. Sono a Castelfranco Veneto, la mia incantevole cittadina, semplice e dal volto nuovo. Molti sono affaccendati, altri pensierosi o con la schiena dritta. Chi più sciolto sulla sedia con la camicia sbottonata. Altri ancheggiano al ritmo della musica, con un bicchiere di Hugo in mano, un prosecco dalle bolle impazzite o uno spritz. Imparo gesti e movimenti e li ripeto nascosta dietro la colonna. Sono scrostate le mura del palazzo di fronte, ma chissenefrega. C'è gente sorridente qui. Mi ci ficco dentro a questa folla, tra frammenti di esistenze e vite disparate. La mia città frantuma i pregiudizi e fa nascere in me il desiderio di scrivere nuove storie che si intersecano anche se partono da punti indefinibili. In canottiera abbronzati d'estate o con la pelle ambrata da lampade siamo tutti sempre gli stessi. Beviamo lo stesso caffè, sorseggiamo lo stesso spritz e ascoltiamo la stessa musica. Si sta da Dio qui.
Tendo l'orecchio verso quei due. Le armi preferite di quei due gentiluomini sono la conversazione brillante, i motti di spirito, e la tutt'altra che impassibilità malinconica. Affondo nei loro gesti e nei loro sorrisi e mi libero della bruttezza della tristezza stampata nel mio viso. 
Ci crederete o no ma, su in cima alla torre, qualcuno sorveglia la città e in questa allegoria della musica che si staglia nel cielo castellano,  la sua anima preziosa spicca il volo spandendo le note nell'aria. No, tranquilli, non sono gli effetti psichedelici dell'Hugo, tutt'altro. Ma è un viaggio che consiglio quello al centro del castello, dentro le mura di questa magnifica cittadina che mi ha visto nascere e che ancora mi sa stupire. 

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