12 dicembre 2018

OVER 65 COSA CE NE FACCIAMO?

Rabbrividisco alla domanda del titolo.
Perchè ci sarà un over 65 ogni tre italiani, ovvero 20 milioni di over tra non più di 25 anni. Ed io, quarantaquattrenne di oggi, sarò una di questi. Un peso sociale, per alcuni, che considerano i pensionati ladri di lavoro e costo aggiuntivo per il sistema sanitario nazionale. Una forza nascosta secondo altri, me compresa, che li definisce come l'unica Risorsa (con la R maiuscola) in aumento sul pianeta. Il fatto è che non si considera il possibile compito di quell’anziano che dispone di un patrimonio di conoscenze e di esperienze da trasmettere. Basta digitare anziano su Google immagini per vedere cosa ci appare. Vecchietti con pannoloni e ospedalizzati, incapaci di deambulare, carrozzine e girelli, bastoni... Grado cognitivo ridotto al minimo. Qualcuno sorride felice ma, o è seduto o vedi solo il mezzo busto.
Invece capacità intellettuali intatte e di prima qualità potrebbero  essere sfruttate per insegnare a noi quarantenni come rivolgerci ai giovani ventenni per aiutarli a non far sentire stonata la parola anziano, a pronunciarla senza remore. Trasfusioni di sapere esperenziali e workshop interattivi come i corsi di formazione accreditati, sarebbero un investimento per i giovani. Soprattutto se tenuti dagli over, magari nelle scuole secondarie.
Certo, il sessantacinquenne, settantenne di oggi, difficilmente ha effettuato un percorso di studi oltre la terza media. Ma le esperienze lavorative hanno creato un know-how all'ennesima potenza. Molti meriterebbero la laurea ad honorem.
Attualmente, se sei anziano, over 65, puoi però occuparti del volontariato, ma non puoi guadagnare nè lavorare per più di un anno nel settore pubblico. Assurdo.
Come ho detto prima, non puoi arricchire i giovani della tua esperienza nè donare con saggezza un sapere che vada oltre certi schemi, punto. Uno schizofrenico dibattito lo definisce Antonio Polito, giornalista, dal quale difficilmente ne usciremo propositivi. Eccoci perciò a pensare, da ultra quarantenni che siamo, a progetti per gli over (ovvero a progetti per noi), in cui over attualmente capaci, con il supporto tecnologico della new generation, aiutino over problematici (attenzione non incapaci). Vi posso assicurare, visto che da anni mi occupo di volontariato in ambito sanitario con gli over 65, che avviene una conciliante reazione da adulti post global che siamo, con la popolazione anziana, contro la caotica spersonalizzazione di questi anni.
Attenzione, non si tratta di seguire pedissequamente le istruzioni degli anziani. Ciò ci renderebbe dei perfetti manovali e non artigiani della qualità sulla quale invece dovremmo puntare, confrontandoci con loro e coltivando il nostro talento per tagliare traguardi condivisi.
Gli over 65, tra vent'anni saremo noi.

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