30 ottobre 2018

IL PAZIENTE NEL TEAM DI CURA

Il Sistema Nazionale di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria (SiVeAS), istituito presso il Ministero della Salute in ottemperanza a quanto stabilito all’art. 1, comma 288, della Legge 266 del 23 dicembre 2005, ha l’obiettivo di provvedere alla verifica che, nell’erogazione dei servizi sanitari, vengano rispettati sia i criteri di appropriatezza e qualità delle prestazioni erogate, coerentemente con i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
La qualità percepita dai pazienti insieme agli esiti dei trattamenti applicati dovrebbe veicolare la linea di attività degli operatori sanitari.
L’associazionismo consente di unire le forze per ottenere non solo i diritti di cura e assistenza laddove carenti ma anche di implementare i servizi offerti.
In uno dei modelli più diffusi di presa in carico nelle condizioni di cronicità, l’innovative Care for Chronic Conditions (Bodenheimer, wagner e Grumbach, 2002) engagement ed empowerment sono i fattori determinanti nella dimensione di cura.
In parole più semplici, coinvolgere il paziente all’auto cura (engagement) e studiare le risorse provenienti dal contesto culturale in cui vive sviluppandone le potenzialità (empowerment), si rivelano le basi di una progettualità a lungo termine.
Il contributo attivo che ogni paziente può dare è direttamente proporzionale al tempo di auto cura, al prendersi cura di sé. L’impegno per gli altri diventa esso stesso una cura e migliora la qualità percepita.
E’ come se il paziente divenisse partner del team di cura. Più è sentito il senso di appartenenza al gruppo, più ci si rende responsabili di una guarigione.
L’insoddisfazione per un servizio sanitario definito scadente andrebbe misurata con molte variabili. Nella nostra realtà Veneta, con la partecipazione attiva il paziente diventa meno critico e più propositivo. Contribuisce a modificare anche un intero sistema ed è coinvolto a pieno titolo nel proprio e altrui benessere.

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