27 settembre 2018

ABBRACCIAMI

Quando sono stanca morta e mi butto su un materasso comodo e accogliente, avvolta dal tepore e dalla morbidezza di una coperta di pile, ho come la sensazione di trovarmi in quell'abbraccio.
Si avvicina a me con un sorriso nascosto dietro a grandi occhiali dalla montatura nera. Non so dove li abbia comperati, ma quest'aria vintage le dona un sacco.
L'abito grigio abbottonato fino al collo, la veste di un'aura bambinesca, come il fiocco sulla manica e la scollatura docile sulla schiena che lascia intravvedere un tatuaggio nei toni del verde. Con due occhioni neri lancia in aria il suo sorriso e lo riprende al volo per stamparlo nel volto di chiunque la incontri. Il ciuffo vaporoso dei capelli dal taglio corto, esprime una cura di sè senza eccessi.
Io sono ferma alle macchinette del caffè, osservo le circonvoluzioni di un'edera sull'albero, alla finestra,  e lei entra di soppiatto. 
Mi cinge la vita dapprima con le mani aperte e il mio sussulto la coglie impreparata. Soffro tremendamente il solletico in quel punto. Ci spacchiamo in una risata sonora. Com'è bello iniziare così la giornata.  Mi chiede un lauto "come sto". Sardanapalesco lo definisco io, principesco. Poi, come in un incastro perfetto, apre grandi le braccia, come per avvolgere aria e materia tutta e mi abbraccia forte.
Come una dispensatrice di affetto, lascia trasparire un bene lussuoso. Piacevolissimo e avvolgente, mi carica di tutta la sua potenza.  
Non lo fa forzatamente, e non lo fa solo con me. Ritiene che dentro all'abbraccio ci sia la comunicazione di un messaggio solidale. Che sia  come dire "sto con te, in te, per te. Ci sono". E così, come in una coperta avvolgente e calda, mi ci lascio andare dentro, a fondo, anche sorridendo delle nostre rispettive "materne abbondanze"; e mentre il ghigno si fa ironico, mi esorta con un "Buona Giornata" a tutto spessore, dalle virtù antalgiche. Ed io parto come un treno. 

Grazie Diana 

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