3 gennaio 2018

L'ANGOLO DELLA PSICOLOGA: la propensione ad aiutare gli altri

Nella nostra società sempre più spesso individualista sembra non ci sia spazio ma soprattutto tempo, per dedicarsi al prossimo.
Nel corso della storia alcuni studiosi si sono occupati di questo argomento.
Hume, filosofo del XVIII secolo, affermava che vi è nell’uomo un’innata esistenza dell’altruismo come fonte di benessere per le persone. Riflettendo su questo, ho pensato ai bambini. Quando sono piccoli sentono il bisogno di imitare gli adulti, desiderano aiutarli nelle piccole attività quotidiane e lo fanno prima ancora di sapere se poi vi sarà una ricompensa. Dal mio punto di vista è un gesto di condivisione che diviene utile prima di tutto a loro stessi. Imparano a conoscere "lo stare nella reciprocità" prima  ancora di un fare le cose “fatte bene”.
Titmuss, ricercatore sociale nel suo libro “The Gift Relationship” si pone la domanda …. “Cosa spinge gli individui moderni a donare anonimamente il proprio sangue a degli sconosciuti?”  Egli ritiene che questa spinta venga dalle istituzioni sociali più che da una naturale tendenza delle persone; ovvero sarebbe un apprendimento sociale e non un comportamento spontaneo. A tal proposito mi chiedo se ciò può essere sufficiente a far scattare il desiderio di aiutare chi sentiamo in difficoltà. Se così fosse nei nostri gruppi forse le persone verrebbero solo per un breve periodo, il tempo necessario per stare bene con se stessi. Ciò che invece fa sentire  la necessità personale di stare nel gruppo è secondo me quella che comunemente viene conosciuta come empatia, intesa come conoscere lo stato d’animo degli altri, percepire ciò che gli altri sentono e compatire le loro sofferenze. In una sola parola comprendere gli altri, accogliere. Sul dizionario ho trovato come definizione di comprendere intendersi sul piano spirituale, pratico e affettivo. Io credo che sia proprio questo quello che succedere nei gruppi e che permette loro di essere linfa vitale.
Il raccontare la propria esperienza permette a se stessi di sentirsi utili agli altri, permette di rivedere la propria con occhi nuovi, ed è un percorso di vita che viene costruito, rimodellato incontro dopo incontro. Si parla di aspetti pratici ma anche di emozioni e si da e si riceve amicizia.
La propensione ad aiutare gli altri deriva da una propensione individuale che però quando incontra la sofferenza spesso si amplia, ci fa sentire che siamo parte di un tutto e che  possiamo, e riusciamo a fare molto.

Ecco che il gruppo di auto mutuo aiuto entra in questo modo di essere, e molte persone continuano a partecipare come nuovi autori della loro vita, la malattia si sconfigge anche aiutando il prossimo.

Dott.ssa Caterina Bertelli
psicologa 
(conduce i gruppi di aiuto tra pazienti stomizzati e incontinenti insieme a Fanni Guidolin, stomaterapista)
nella foto sopra: gruppetti di pazienti fanno un lavoro proposto dalla Dott.ssa Bertelli 

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