13 maggio 2017

L'HO CONOSCIUTO IN CHAT

Elena, siamo tutti con te.

Sono malata da un anno e mezzo. Ho il cancro.
Trascorro molte ore al computer, per non pensare, per evadere, per sentirmi donna ancora.
Oggi incontrerò Tommaso per la prima volta. Ci siamo dati appuntamento alle sette e mezza e non mi sembra vero.
L'ho conosciuto in una di quelle chat per incontri del terzo tipo (così li chiamo io), o non convenzionali. Al computer il tempo si dilata e diventa liquido.
Io di Tommaso, credo di essermi innamorata . O forse solo della densità poetica dei suoi racconti, delle sue frasi costruite per farmi sentire unica e "sana".
Lo aspetto seduta sulla panchina dei giardini pubblici. Sono io la prima ad arrivare un'ora prima del previsto, tanta è l'ansia che mi assale. Mi sono portata un libro che non riesco neanche a sfogliare, ho ingurgitato una scatola intera di caramelle morbide alla liquirizia e scrivo messaggi alle amiche su Facebook.
Un fiume di turisti serpeggia tra le viuzze del parco mentre il cielo si colora di rosso arterioso, denso di vita e di attesa. Andremo in quel locale laggiù, dove digressioni latineggianti ci faranno divertire. Puoi cenare, ballare o scegliere l'altra sala, con l'ampio abbraccio del genere jazz. Adoro il Jazz.
In questo mondo dai contorni incerti, il web mi filtra, come quella installazione a velario là in fondo, che dirige e filtra la luce. Nel mio computer racchiudo la mia filosofia contraria allo spreco di energie, ma soprattutto esprimo la mia femminilità, che è diventata la mia forza espressiva. Non ci sarei riuscita nel mondo reale dove navigo disordinata, tra colate di cemento. Là, on line, sono "rose-mary68" e mi sento una donna completa pur con le sue fragilità.
Sono le sette e un quarto e Tommaso non c'è ancora.
Tommaso lo ha capito. Lui sente la mia felicità e sente il mio dolore. Lo sente nella propria pelle, nella propria mente. Lo sente e basta. Me lo dice.
Tommaso non mi ha mai visto prima di stasera. Io invece ho visto lui. Nei social trovi molte informazioni e anche foto se hai fatto parlare di te. Lui è un ricercatore, uno studioso internato in una mansarda senza luce, se non quella dell'abbaino, che quando piove sembra si rompa tanto è sottile, mi racconta.
Le sue giornate da pochi mesi sono fatte di me, e di me. Mi scrive a tutte le ore del giorno e della notte con una cadenza quasi fissa. Mi invia foto, video, link, autoscatti, cazzate varie e cose serie, foto di animali che amoreggiano teneri, orsetti che mandano baci e una montagna di cuori. Cuori rossi e verdi e cuori gialli, blu, viola.
Ma sono le otto e Tommaso non si vede ancora. Dove sei amore mio?. In chat, neanche un messaggio. Su Whatsapp si è collegato due ore fa e Facebook dice che l'ultimo collegamento è stato ieri sera alle undici. Non risponde ai miei messaggi.
Magari avrà avuto un contrattempo oppure avrà rotto il computer, il telefonino e la macchina. Si, ne sono certa, ha bucato una gomma. Magari l'hanno fermato i carabinieri e non ha credito per avvisarmi. Io mi sento impazzire dentro però.
Sono le otto e quarantacinque. Tommaso non verrà più.
Il mio respiro rimane chiuso nella gola e la stanchezza è diventata una cappa pesante sulle spalle. Intorno a me tutto perde consistenza.
Non l'ho sentito mai più.

(Tratta da una storia vera. Per rispetto della privacy i nomi sono stati modificati)
scritto da Fanni Guidolin






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