27 febbraio 2017

IO PAZIENTE, INDOSSO LE MASCHERE TUTTI I GIORNI


Coriandoli e stelle filanti, abiti sgargianti e maschere coprenti, il carnevale mi infastidisce.
Tutto questo rumore tuona nei miei orecchi. La gente ride e schiamazza, e urla e canta. La musica accompagna i travestiti che  vedo sfilare dalla mia finestra. Abitare a Venezia,  dove le case si stanziano intorno ad una piazza disseminata di marmi antichi, ricche solo di orti con bicocche crollanti, popolata in questo periodo carnevalesco da milioni di turisti, non mi piace affatto. Il passaggio incontrollato della gente sembra distruggere le forme. I drappi fluttuanti degli abiti d'epoca riempiono i vuoti ma le maschere..quelle si che sfilacciano la realtà. Chi si nasconde davvero dietro alla bianca cera di un volto inespressivo? Una me, per esempio.
Sono malata di cancro e non voglio che si sappia. E come la stampa bugiarda in una pagina sgualcita mette a tacere chiacchere e idee, così la mia maschera inganna voi.
Per questo ho deciso di uscire. Mai come oggi posso essere me senza essere riconosciuta. Me senza capelli e col viso pallido. Me con il volto scavato e la pelle secca.
Le scarpe rosse si abbinano al corpetto che mi toglie il respiro. La gonna è ampia e le maniche a sbuffo. La scollatura mette in risalto tutta la generosità della mia materna abbondanza. Indosso una maschera. Sembro vanitosa e astuta, civettuola e maliziosa. Sembro abile nel districare le matasse più intricate. Sono colombina e sono malata.
Esco.
A poco a poco il mio umore si fa morbido seppur astratto, e si allarga, si umanizza, interagisce con il mio io. La nuova me è sana e sta bene. Il mio personaggio non è più secco, nè tagliato in due dimensioni, è un essere che respira, che si muove, che circola in questo splendido scenario, come un'attrice su un palcoscenico. E questa libertà, questa liberazione del personaggio mi fa stare bene.
Il paesaggio intorno è vaporoso. Le trombe e i fischi allegorici rimarcano
una nuova bellezza della vita che avevo perso.
Temevo di non farcela.
Domani il carnevale finirà ed io dovrò riporre la maschera e i suoi significati. Indosserò allora le mie, per mascherare la paura di morire, di imbruttire, di non riuscire a mentire.
Tornerò alla pragmatica routine delle terapie senza fine, al silenzio. Nasconderò i miei occhi sotto ad una lunga frangia di capelli, e ogni tanto guarderò la maschera di colombina, sperando di poterla ancora indossare a lungo  e per altri anni ancora.





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