8 dicembre 2016

Sul terrazzino

Grazie Natalino, per averci insegnato che anche l' osservare il mondo dall'alto, fa trascorrere il tempo e...pensare.

Mi appare solido e rassicurante il mondo da quassù. E' un fantastico senso di libertà.
Mi sembra di aver perso uno strato di pelle con l'ultimo ricovero, perchè sento tutto più intensamente, e guardo con altri occhi,
Il terrazzino di casa mia mi ospita da più di cinquant'anni. Si trova in un palazzo incuneato fra quei baluardi di un vecchio stile architettonico. Le piante rampicanti lo vestono in tutte le stagioni. Quando l'inverno allenterà la sua morsa e la primavera sboccerà di colpo, mi riempirò dei suoi profumi.
Lo stare qui, sorseggiare un caffè, osservare le nuvole e la loro forma, si insinua nella mia ovattata malattia, guarendomi.
La signorina del terrazzo accanto esibisce un nuovo paio di sopracciglia nere come la pece. E' la stessa di sempre. La stessa che esce a respirare tutti i giorni alle cinque meno un quarto. Sul suo terrazzino, due sedie a sdraio devono riuscire a sopravvivere ad un altro inverno senza sfasciarsi.
Mirella ha un viso che splende di gioiose aspettative. E' incinta.
I Marni, famiglia bene della Montebelluna aristocratica, sembrano sepolti negli scatoloni sin sul terrazzino. Stanno traslocando.
Perchè stare quassù, sedersi su una sedia in vimini dai cuscini rossi è come guardare il film della vita.
Berta, operata quattro volte quest'anno, sta bene,  ha sempre i capelli dalla piega perfetta. Lina, nel terrazzino accanto, è appena tornata dalla radioterapia, siede curva con le mani ficcate sotto alle cosce e guarda giù. Gino, da due mesi malato di cancro, si sistema nella sua poltroncina come se le gambe e le braccia fossero troppo lunghe per lo spazio a disposizione. Mi accorgo anche di Antonio, distrutto dalla chemioterapia: è raro vedere un padre abbracciare il figlio in pubblico, una volta superata l'età dello zainetto sulle spalle.
Sembra la casa dei disgraziati. Uomini e donne che conoscono la malattia come parte integrante della vita. Quanti malati ci sono nel mondo se in questi pochi metri quadrati ci troviamo in sei a guardare giù???
Il dolore ha un odore particolare che qua nel terrazzino svanisce. Solitamente il dolore sa di ambienti umidi, di pasti solitari e sigarette fumate ingobbiti per il freddo. Sa di pantano.
Ma qua no. In questo terrazzino ti arricchisci del bello che i tuoi occhi possono vedere (le persone e la multi varietà delle loro abitudini)) e anche quella sigaretta ha un gusto diverso. Il caffè non è amaro e l'aria fresca ti arruffa i capelli distendendo i pensieri. Un terrazzino può diventare parte di te, farti compagnia, essere il valore aggiunto di una casa . E il dolore passa.


Potrebbero interessarti anche:

Archivio blog