15 agosto 2016

Vista da me

Lei non fa footing. Si muove ritmicamente a suon di musica, serrata negli orecchi, sparata a volume altissimo, per non andare fuori tempo. Non c'è neanche un muscolo indenne allo scuotimento che ogni passo provoca. E scommetto che i glutei sono ben contratti, gamba dopo gamba, come insegna alle sue pazienti. Hop! Destro! Hop ! Sinistro!.

Qualche stacchetto lo fa correndo, si ma con il perineo sollevato, sostenuto, ci mancherebbe. Un sorriso le ammorbidisce la linea delle labbra. Gli occhi sono fiammeggianti a seconda delle diverse angolature da cui la si guarda. C'è un silenzio ovattato lungo il fiume. Nemmeno l'acqua bassa fa rumore.
Il caldo si alza dal vialetto sterrato che costeggia il ruscello come se bollisse qualcosa sotto ai piedi. Sono trentadue gradi all'ombra e l'unico ristoro d'acqua, una pompa pubblica, è a tre chilometri.
Lei, intanto, solleva le braccia al cielo, alternando le mani come per raggiungere le nuvole e non si ferma. Il suo cane, fedelissimo amico, costeggia il suo passo falciando i ciuffi d'erba secca del ciglio. Cerca un riparo all'ombra, dove il profumo resinoso del legno di ginepro si fa impetuoso. Allora anche lei, con le spalle chine, le dita abili che battono il tempo, e gli occhi ora contratti, si ferma un istante. Sente il calore alzarsi dai vestiti, la testa calda.
Ci fosse almeno una folata di vento ad asciugare le gocce di sudore che offuscano e pungono gli occhi!.
Si passa il braccio sulla fronte e il bordo della maglietta diventa un asciugamano bagnato. Poi inarca stanca le sopracciglia sbarrando gli occhi, come fa di tanto in tanto.
In questo rovente quindici di agosto, sono molti i cultori del pelvic floor. Frecciano in bicicletta con stretching perineali che, al contrario delle contrazioni per il rinforzo del pavimento pelvico, lo stirano, smagliandone i tessuti.
Qualche altro temerario cammina spedito con la maglia inzuppata e due donne chiaccherano animatamente. Forse non sentono il caldo. Forse non contraggono il loro perineo.
Ecco lei nuovamente sbucare dopo la curva.
Alza una gamba sulla staccionata spartitraffico e piega l'altra. Su e giù, cerca di raggiungere i piedi con la mano, allungando la schiena. E' un movimento che tenta di perpetuare i vent'anni della giovinezza in un gesto tracotante e indeciso. L'odore umido e vegetale del fossato le pizzica in gola.
Torna indietro dall'altra parte dell'argine, sulla strada asfaltata, dove la si vede ondeggiare. Il respiro è ora fuoco nella sua gola. Mancano solo cinquecento metri.
Eccola all'arrivo.
Affannata e stanca butta la testa all'indietro soddisfatta.
Anche oggi il pavimento pelvico è stato allenato. Magari potremo scriverlo che quella sono io... vista da me!.

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