23 giugno 2016

L'uomo che faceva volare gli aquiloni

Dedicata a lui, che mi ha tanto emozionato.

Ha lo sguardo abbassato, sembra assopito il mio paziente.
Il sopracciglio ingrigito, nasconde due palpebre pesanti e gonfie. Anche le mani sembrano cuscini. Grandi, grosse e imbottite. Ti viene voglia di prenderle e tastarle.
Si accorge della mia presenza non appena trascino una sedia accanto a lui. Mi siedo silenziosa e aspetto. Appoggio la mia mano sulla sua, facendo attenzione alla cannula venosa, avvolgo le sue dita con l'altra mia mano e lo fisso in volto. Saranno giorni tumultuosi questi.
È dolce il suo risveglio. Lento solleva il capo e mi guarda con cospetto. "Io mi occuperò di lei e della sua stomia" gli dico sapendo che non avrebbe probabilmente capito nulla. Invece no. Sbarra gli occhi e poi li socchiude di colpo. Come se avesse appena scoperto di essere malato, portatore di un handicap, appannato, distrutto, affastellato da mille interrogativi..
Ammutolito solleva il lenzuolo e controlla il suo segreto. Quel sacchetto sperava non glielo avessero mai messo. Lo copre subito e gira la testa dall'altra parte. Porta le mani giunte contro il petto magro. Poi il volto diventa duro e gli occhi vitrei.
"I miei aquiloni!". Lo guardo basita, non capisco. "I miei aquiloni... Come potrò farli volare ancora".
Allora mi racconta come un fiume impetuoso la sua storia mentre io, cerco di aprire un cassetto alla volta della sua vita contaminata da sofferenza ancora tanto da sciacquare.
È' questo il suo pensiero. La libertà di una nuvola, il vento sul collo, il suo ennesimo aquilone che si libera nel cielo, retto da un filo sottile, come quello della sua vita, in questo momento.
Tranquillo, penso tra me e me, la stomia non sarà un ostacolo, mai. E nessun fiume riuscirà mai a portare via quella nuvola che vi si specchia. La aspetterà.
La libertà di un aquilone non si può spiegare. Dovreste parlare con il mio paziente per capirlo. Dovreste guardare i suoi occhi farsi piccoli e profondi, velati da una lacrima per capire come si senta in gabbia ora. La libertà si può soltanto respirare, senza pensarci, come l'aria, e come l'aria cercarla, quando non ce n'è più. L'aquilone non chiede certezze se non quel vento che lo libbra. Come la vita. Che nemmeno ne offre di certezze. I confini dove vola un aquilone sono labili, mobili, liquidi. Anche il mio paziente non ne vuole avere. Solo slancio, senza errori, senza dubbi, solo volontà. Di farcela.
E presto tornerà a volare con loro.




Potrebbero interessarti anche:

Archivio blog