Ho paura degli urologi

(Tratto da una storia realmente accaduta)

Calcolo il percorso per arrivare in ufficio in base ai bagni che posso incontrare lungo la mia strada. Se mi scappasse la pipì non potrei temporeggiare neanche un secondo. Praticamente vivo in funzione della toilette, o meglio, non vivo più. E non ho ancora deciso di sottopormi ad una visita urologica, ho troppa paura.
La mia è una paura ancestrale. Ho paura dei camici bianchi, delle siringhe, delle mani guantate dal lattice aderente, degli aghi e delle malattie.
Mi sveglio tutte le notti quattro o cinque volte per fare la pipì, spesso il flusso è debole, altre volte devo spingere perchè, come dire, non passa. Se mi trovo in macchina per andare in ufficio e comincia l'urgenza minzionale, ovvero quella sorta di odioso stimolo impellente che mi provoca i sudori della morte se non trovo un bagno, rischio di perderla e bagnarmi i pantaloni. Da qualche settimana utilizzo i pannolini assorbenti e mi vergogno da morire.
La situazione sta diventando insostenibile e la mia paura sempre più folle. Temo la visita urologica. Quel dito guantato riempito di lubrificante gelatinoso e freddo. Il dolore penetrante. La diagnosi. Temo la malattia e che questa abituale intensità a vivere la vita con gioia si spenga all'improvviso. Temo la mia sciocca agitazione.
C'è sempre una montagna di distrazioni irrilevanti nella mia giornata e c'è la distrazione più importante della mia vita, la mia donna. Le altre non hanno mai avuto alcuna risonanza. Lei l'ho sposata. E' la donna che amo follemente e solo l'idea di ritrovarmi senza prostata, impotente e incontinente, mi tormenta.
Tengo la testa di traverso mentre la osservo da lontano. Sta stendendo il bucato. In lei potrei smarrirmi in ogni momento. Abbiamo costruito un mondo a sè, fatto di sua propria atmosfera. Ci siamo fatti inghiottire dal divano per serate intere abbracciati e sprofondati nel nostro amore. Eppure c'è un vuoto. Manca un pezzo del nostro puzzle. Mancano le mie paure che furtive arrivano e scappano via da lei, per non caricarla di pensieri. Mancano le mie confessioni. Riempirebbero certi silenzi e renderebbero i nostri muri meno spigolosi e meno alti. Manca la mia totale sincerità.
Trovo il coraggio.
Parlo per ore, come non ho mai fatto, come avrei sempre voluto e come se non fossi io.
Lei alza la testa. Guarda il soffitto come se si fosse accorta per la prima volta della sua esistenza. Ha un'espressione afflitta, le labbra arricciate, la faccia incerta. Si sente tradita. Tradita dalla mia falsità o dalla mia non completa sincerità. Poi, mentre un pallore lucente lascia spazio al rosa delle sue guance, mi prende le mani nelle sue.
E' bella da togliere il fiato.
"Io per te ci sarò sempre" mi sussurra. Mi è bastato.
L'indomani siamo stati dall'urologo insieme. Mi opereranno la settimana prossima.


Post più popolari