11 aprile 2016

Vorrei quell'abbraccio...

(Dedico quell'abbraccio a tutti coloro che soffrono per un amore, per una malattia, per le ingiustizie subite).

Vorrei un abbraccio possente e lento, che aprisse ogni poro della mia pelle, riempiendolo di affetto, quello vero.
Vorrei un abbraccio ininterrotto, che colmasse il vuoto che mi sta lasciando la malattia e che mi desse la certezza di potermi ancora svegliare e vedere la luce del sole.
Vorrei che fosse un abbraccio di velluto e geometrico, ampio, simmetrico con il mio corpo, candido e sincero, dove acciambellarmi dentro come un gattino. Un abbraccio da contraccambiare con una stretta ancora più stretta e con una dimensione ancora più ampia.
Vorrei un abbraccio spontaneo e vero, che mi rimbalzasse dentro. Donato e mai ceduto.
E vorrei un abbraccio che facesse evaporare le mie paure, celate sotto alla mia pelle, con le tue braccia voluminose e sicure, trascinanti.
Lo vorrei così. Curativo e saziante, profumato. Perchè un abbraccio può medicare e guarire, arricchire.
Ma un abbraccio può essere anche malato, falso e vuoto di affetto, pieno di bugie. Può allontanare o contaminare e farti ammalare. Può grondare tristezza, essere ligneo e marmoreo, sudato e stanco.
E poi, può essere indifferente e tortuoso, o eccessivo e interrotto. Un abbraccio che non ho mai conosciuto.
Io vorrei quell'abbraccio là, quello che ho conosciuto allora. E lo vorrei ancora, e poi ancora, e ancora...

Fanni Guidolin


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