Le assurdità del mondo (26 Aprile 1986-2016)

26 Aprile 2016 ricorrono i 30 anni del disastro di Chernobil (26 aprile 1986)

Ha i pantaloni del pigiama arrotolati alle caviglie il piccolo paziente, tre bottoni aperti a V sul colletto, una centrale nucleare al braccio. Mi fissa con occhi tondi e sofferenti incastrati in una pelle di cera e sottomessi ad un petto di pelle ed ossa, ancora acerbo. Ha solo dodici anni ma sulle spalle, l'ingiusta sofferenza di chi è nato in Bielorussia.
La donna, "mamma in affitto", che lo ospita in Italia tutti gli anni per due mesi da quando aveva cinque anni, mi si avvicina con un lieve sorriso che le increspa le labbra.
Trema. Si abbraccia il busto cercando di arginare il tremito e guarda il suo bambino in affido tornare nella stanza. E' qui da noi per le cure chemioterapiche. "I suoi genitori sono morti entrambi, di cancro", mi racconta tristemente. Le chiedo dove riesca a trovare questa forza. Mi risponde con un tono di voce asciutto, senza sbavature: "E' amore. Puro amore per un figlio che non ho mai avuto e che considero ora un po' mio".
I ricordi adesso sono un fiume nella sua mente, la travolgono. Mi racconta del suo incontro con il suo bambino adottivo, la prima volta sette anni fa. E mi racconta dell'anno scorso, quando è arrivato in Italia in fin di vita. "Stava per morire di leucemia. Qui ha trovato le cure e il male ora sembra arrendersi alle terapie". I veleni di quella nube tossica mietono ogni anno ancora migliaia di vittime. E sono passati trent'anni. Che assurdità in questo mondo.
Volgo il capo a destra, mi cattura l'ampio finestrone del corridoio; in fondo c'è la stanza di Igor . La luce stanca del tramonto filtra tra le nubi che si stanno ormai sfilacciando. E' come una metafora.
Entro nella stanza del piccolo campione. Si passa una mano sulla testa lucida, come se temesse che il mio sguardo cadesse là. Tiene gli occhi spalancati che presto diventano sospettosi. Non immagina perchè io sia qui da lui. Lui vede solo un camice bianco e cerca di socchiudere gli occhi facendoli sparire dietro alle guance gonfie di cortisone. Appoggia la testa indietro, sul muro, poi abbraccia le ginocchia, nervosamente. Ha paura e si aggrappa al braccio della sua mamma.
Dalla finestra della stanza lo spettacolo è magnifico e lo invito a guardare; è un modo per tranquillizzarlo; il sole si è trasformato in oro liquido e lingue di fuoco sembrano arroventare quel cielo che è stato azzurro fino a qualche istante prima. Igor accenna ad un sorriso, mi tende la mano, ruba la penna dal mio taschino, gli regalo una mollettina che tengo sul bottone. E mi siedo accanto a lui, che si sposta in là, sistemando il lembo delle lenzuola fin sotto al metto.
"Posso farti una domanda?", gli chiedo timida. "A cosa stai pensando Igor?".
Comprende perfettamente l'italiano. Dinnanzi ad una domanda semplice e piena, mi aspetto quella stessa incantata incoscienza dei bambini che ho sempre conosciuto.
E rimango invece pietrificata dalle parole pronunciate dalle labbra di un piccolo uomo cresciuto troppo in fretta.
"Per adesso non penso doctoressa. Mi limito a mettere un ixtante davanti all'altro".
Bellissima, unica, meravigliosa frase che porto sempre con me e in me. E fintanto che il mondo continua a vorticare e noi infermieri a sostenere piccole e grandi vittime delle ingiustizie, loro ci insegnano come prendere la vita. Galleggiando, dice Igor, perdendo completamente peso e togliendo lo stesso a tutte le cose, immergendosi in un'altra dimensione.
Allora sarà come tuffarsi nel mare, quando la schiuma bianca ti accarezza ogni volta che risali, e ti solletica la pelle, ti vezzeggia, mentre tu, nuotando, accarezzi le onde, gli ostacoli della vita. Ma lui lo può solo immaginare. Il mare non l'ha mai visto.









È stato sperimentalmente accertato che soggiornare per almeno 40 giorni in luoghi non contaminati e soprattutto alimentarsi con cibi privi di radionuclidi, permette ai bambini di perdere dal 40 al 60% della radioattività assorbita, riducendo così il rischio di essere colpiti da tumori alla tiroide, leucemia, e altre patologie derivanti dalla contaminazione con la nube radioattiva della centrale nucleare di Chernobil, esplosa nel _______. A titolo di esempio, del Cesio Ce137 assorbito nel corpo umano il 10% viene espulso in 3 giorni mentre il 90% viene espulso in 110 giorni.

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