25 febbraio 2016

Io, lui e quell'aspira"coso"

"Prendere la vita con ... filosofia... Ringrazio il mio paziente per avercelo raccontato"
Racconto scritto da Fanni Guidolin sulla base delle descrizioni oggettive ed emozionali del paziente.

Dunque... a prescindere che non so da che parte prenderlo, la cosa certa è che un uso precoce del vacuum device dopo la prostatectomia radicale, facilita la ripresa sessuale e la continenza urinaria.
Lo ha detto un certo Raina, insieme ad un certo Zippe con un altro collega chiamato Agarwal, in uno studio pubblicato nel 2005 su 109 pazienti.
Ed eccomi qua, a considerare anche questa possibilità, per sentirmi un po' meno menomato e un po' più uomo, non condizionato dagli effetti collaterali delle terapie farmacologiche in compresse e non terrorizzato da pungermi ogni volta il pene con un aghetto, che, per quanto piccolo sia, sempre di ago conficcato sulla mia pelle si tratta.
"L'oggetto" in questione assomiglia ad un mungitore di mammelle. Sapete, di quelli che si usano per le mucche in stalla. Solo che questo è dotato di una pompetta manuale.
Allora prendi il tubo, lo appoggi alla base del pene, lo premi sul pube con una mano e con la mano opposta premi la pompetta di sgonfiaggio. E' già, lo devi mettere sotto vuoto il tuo "coso", e pompando, l'aria esce dal cilindro. E' la pressione negativa che attira sangue nei corpi cavernosi trasformando il tuo "membro" da misero, flaccido e insignificante, a turgido, semi-rigido e ben irrorato. Quando la misura ti soddisfa, puoi far entrare nuovamente l'aria nell"aggeggio" e rimuovere lo stesso. Il tuo pene, costretto da un anello di silicone alla base, rimarrà là, turgido, ad aspettare lei, se ne disponi, o la tua mano franca e fedele.
Me lo vedo l'inventore di questo oggetto così sconsideratamente semplicistico e nello stesso tempo ingegnoso, testarlo su di sè. Me lo immagino il piacevole rodaggio "scientifico".
Non provo alcun imbarazzo in questo momento, anche perchè sono solo con me stesso e la mia immagine riflessa, aleatoria. Sono come anestetizzato da possibili emozioni. E' la paura delle delusioni che mi assale. Il dolore l'ho già provato. Quello annebbia anche la vista. Il dolore psichico poi, ancora di più, mi rapisce ogni sera, appena appoggio la testa sul cuscino e guardo mia moglie, stesa accanto e girata di spalle. Non mi cerca più.
Dubbioso ed esitante ritento per la seconda volta. Non è facile entrare in contatto con la propria disabilità, soprattutto quando mette a dura prova la virilità. Ma cos'è la virilità se non una mera convinzione che deriva dall'infanzia?. E' il confronto con gli altri che scatena il mio disagio. E l'idea che io non valga più abbastanza. Mi sento anomalo perchè il cancro ha colpito me e lui. Il mio pene. Amico di sempre, mi ricorda la gioventù delle "cazzate" mai dimenticate. Simbolo inequivocabile di piacere e fecondità, emblema di una sessualità fatta si, lo ammetto, di penetrazione e desiderio. E quasi mai di affetto, carinerie e dolcezza. Forse è solo questo il problema.
Ma intanto mi alleno. Si sa mai che mia moglie decida stasera di girarsi dalla mia parte, e in tal caso...non vorrei che mi trovasse impreparato.


leggi anche : http://pelvicstom.blogspot.it/2013/12/riservato-agli-uomini-il-vacuum-device.html











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