6 dicembre 2015

L'unione fa la forza

Per il rispetto della privacy, i nomi saranno di pura fantasia .

Hanno percorso anche sessanta chilometri i miei due inseparabili pazienti. Giungono da un paese fuori della nostra Ulss. Sono marito e moglie e, ironia della sorte, entrambi stomizzati. Non mancano a nessuno degli appuntamenti fissi mensili del gruppo stomizzati condotto dai nostri psicologi con la mia presenza. Marito e moglie fortunati, almeno così si ritengono, per l'opportunità che la malattia ha dato loro di apprezzare la vita. Si sostengono a vicenda ma hanno bisogno di non sentirsi soli in questo cammino non troppo difficile ma che non si può definire semplice. E' per questo che hanno riconosciuto nel gruppo, una vera forza dell'amicizia.
Lei, signora curatissima sulla sessantina, ha una stomia intestinale, lui, quasi settantenne, urinaria. "Per la società siamo dei disabili, ci hanno dato anche il pass per il parcheggio agevolato, ci è stata riconosciuta l'invalidità civile e in auto corriamo senza cintura perchè i vigili ci hanno pure fatto una autorizzazione speciale. Se non fosse il resto del mondo a considerarci reietti incapaci, noi vivremmo molto meglio. Ecco perchè siamo qui.
Qui ci sentiamo compresi, parliamo lo stesso linguaggio, viviamo le stesse sofferenze e sentiamo la forza nascere dentro di noi".

"Le parole celano un potere inestimabile e incredibilmente grande", dice Franca. "E guariscono", aggiunge. Posso parlare di ottimismo, nominare la parola entusiasmo, gridare che sto bene anche da stomizzata, e noto i volti cupi rasserenarsi e quelli sereni rallegrarsi.
Certo non tutti raggiungono l'equilibrio dopo un solo incontro. Qualcuno rimane ancorato al pessimismo assoluto. Qualcun altro non ha nemmeno il coraggio di parlare perchè il nodo alla gola glielo impedisce. Ma nessuno viene giudicato. La solidarietà porta al riconoscimento di ogni emozione e all'attesa dei giusti tempi per accettare.
I pazienti che seguo, sono perlopiù oncologici. Hanno ben capito quanto il cancro riesca a demolire la mente umana. E proprio per questo, hanno imparato a sgrovigliare la matassa del dolore e a riavvolgere il nastro della vita.

"L'appuntamento con il gruppo stomizzati è mensile, dura un'ora e ti porti a casa una ricarica di energia per proseguire fino all'appuntamento successivo". Raccontano così Giulia e Antonia, a braccetto con le loro rispettive figlie. Camminano flessuose con un sorriso senza confini. Il tema dell'accettazione della nuova condizione domina sempre la prima parte dell'incontro. A loro è bastato un solo appuntamento per capire il valore di questo gruppo. E non sono più mancate. Neanche quando il ghiaccio aveva tentato di cristallizzare la loro vita nuovamente.

"Il potere di una parola di conforto lo conosco bene", dice Armando, protagonista di uno dei miei racconti (Abbracciami ancora) . "Soprattutto ora, che il cancro si è ripresentato aggressivo e tenace"
Ha gli occhi lucidi e l'aria contrita. Non vogliamo che si faccia inghiottire dal buio, così, a tirare quella corda della vita, insieme a lui, ci siamo tutti. Giovanna in prima linea, che sente un dolore pesante e solido che preme al centro del petto ogni volta che Armando racconta di sè.

"Ogni volta che ho l'impressione di aver riacciuffato il ricordo di quando stavo bene, esso scivola via, si dilegua nell'ombra, fuori dalla mia portata". Ha tanto bisogno di aiuto Maria. Fragile donna, indossa un medaglione esclusivo, poggiato in un collo di perle. "Mi sembra di respirare come attraverso una maschera, sigillata in una scatola di latta. Vorrei morire".
Si tenta in tanti di aiutarla. La si lascia sfogare. Qualcuno le porge un fazzolettino di carta per asciugare le lacrime, altri una dolce caramella. Chissà se lo zucchero ha il potere di addolcire la vita di Maria o di edulcorarla appena. Si  fa il possibile per farla uscire da questa stanza con un sorriso.

"Essere qui è come stare in un mondo ovattato e dolce". Non dice
proprio così Lino, ma il senso è quello. Si sente protetto come sotto ad una coperta di lana. Gli manca tanto sua moglie, che si occupava della sua stomia ed ora che è scomparsa e lui ha toccato la solitudine fino in fondo, ha deciso di ri-emergere grazie al nostro gruppo di aiuto.

E poi c'è Attilio, che si chiama proprio così, stomia urinaria da due anni e tre viaggi in paradiso nell'alto dei cieli, per poi piombare giù in terra in piedi, con il sorriso vorace, gli occhi gioiosi e tanta voglia di fare del bene. Lo abbiamo eletto vice presidente della nostra associazione (AISCAM), perchè se lo merita davvero.
Ripete sempre a tutti che ho avuto una parte importante nella sua vita. Che gli ho dato l'ancora. Ma lui non sa di essere l'artefice di tutte le sue fortunate vicissitudini. Ha un carattere tosto Attilio, non molla neanche contro vento nè sotto ad una bufera di neve. In punta di piedi chiede sempre permesso, ironizza sulla sua condizione e aiuta tutti gli altri a non abbattersi. Con uno così al timone, la barca non potrà mai affondare.

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