5 dicembre 2015

In moto a cento all'ora. Chi lo ha detto che una stomizzata non può?

Dedicata a te Annamaria, che con la tua grinta energica, dai, con impeto, lo slancio ai miei pazienti.
Perchè lei, è proprio così. 

So che tata, mi lascerà in pace per due ore. E' giusto il tempo per attraversare la distesa pianura padana e arrivare a Bologna in orario per il concerto. La chiamo così la mia stomia. Piccola budella dispettosa, la mia tata indisponente.
Oggi l'ho vestita di tutto punto e sono stata attenta a quello che mangiavo a colazione. Non che io mi privi di nulla, ma ci sono cibi che lei rifiuta e mi obbliga così a ripetuti svuotamenti. Però ho riservato lo spazio nello stomaco per una deliziosa rustichella all'autogrill, non vedo l'ora. Mio marito sta scaldando i motori della Honda e i caschi sono già nelle nostre teste. Giubbino in pelle, occhiali, scarpe ginniche e cinquantasei anni appena suonati. Nessuno mi fermerà.
Tre mesi fa la decisione fatidica: fare o non fare, rischiare o lasciare, chiudere la stomia o tenerla per sempre, così, come adesso. Io stomizzata in sella al mio bolide, abbracciata a mio marito verso nuovi confini o io,  ex stomizzata chiusa in casa, accanto ad un bagno, con  il rischio di non riuscire ad arrivare in tempo, annegata nell'imbarazzo e travolta dall'ignoranza di chi "non sa" cosa significhi stomia ed ex stomia. Non potevo accettare una vita simile, non potevo rischiare di mettere in gioco la mia felicità. Ecco perchè ho scelto di tenere la mia tata renitente.
A volte mi fa davvero imbestiare. Mentre frecciamo nel bolide nero a cento allora, sento la pancia gonfiarsi e sgonfiarsi. Immaginate come. E se l'aria tra i capelli travolge pensieri e problemi facendoli rotolare via, lasciandoti un liscio senso di libertà, quella nel sacchetto proprio non lo è. Rischia di esplodere come la cintura di un kamikaze imbizzarito e ti ritrovi in un attimo verde dalla rabbia, nevrotica assassina (si fa per dire) e imbrattata dalla testa ai piedi.
"E vabbè, qual'è il problema?", chiede mio marito con la risposta già pronta. "Ci si ferma in autogrill, a dodici chilometri di distanza, si estrae dalla sella il kit tuttofare, si cerca un bagno, un cambio, pit stop e via di nuovo. Detto fatto". Lo amo. Grazie di esistere Gigi.
Tata mi tradisce spesso  e puntualmente quando non dovrebbe. Io le parlo, la tocco e la proteggo ma non c'è verso. E' ribelle di natura. La soffocherei con quel maledetto sacchetto. Colpa del caffè macchiato che non dovevo prendere a colazione e dei cioccolatini al ruhm che mi sono ritrovata in tasca con tanto di bigliettino e messaggino da parte di mio marito. "Sei la tremenda passione in cui vorrei piombare ad ogni istante", è scritto proprio così, come faccio a non mangiarmeli tutti?!?!.
Stiamo vivendo una seconda adolescenza, innamorati, uniti, forti, amanti della vita, quella semplice, che non ti svuota il portafogli lasciandoti amarezza e pentimenti, bensì quella vita che ti arricchisce di un tramonto sul mare alle cinque di una sera d'inverno, o del concerto di Jovanotti, poeta e cultore dell'amore, alle otto di sera, allo stadio, seduti sull'erba mano nella mano, io, lui, e tata nel sacchetto, dopo duecento chilometri in moto, a cento all'ora ovviamente!!!.

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