14 novembre 2015

Non c'è peggior malato di chi non si vuol curare


Che la realtà rasenti la follia confondendosi con essa, ce ne siamo accorti tutti. Oggi, a neanche ventiquattr'ore dal disastro, siamo tutti sgomenti, ammutoliti, pietrificati di fronte a tanto orrore.
Noi malati in cura, abbiamo visto tante volte il nostro cielo macchiarsi di sangue. Ma questo è un cielo senza stelle, con una luna sottile e arrugginita. Sembrano piangere anche le nuvole, così basse, così piene, così tristi. So che non mi posso sottrarre alle ineluttabili regole dell'esistenza. So che ho il cancro.
C'è una strana analogia tra il cancro e l'Isis . Sembrano così uguali questi mali incurabili, delineati e precisi. Sanno quale organo colpire, come colpirlo, quando e quanto tempo lasciarti per vivere. Arrivano indisturbati, muti. Non avvisano. Decidono, prendono e distruggono. Uccidono. Non ti lasciano scelta nè spazi. Non puoi neanche scegliere come morire. L'uno, il cancro, e' Lento e inesorabile, rapido e doloroso. L'altro, l'Isis, lento e inesorabile, rapido e doloroso. Un silenzio assordante.
E tu, povera anima, hai solo avuto la sfortuna di essere in quel posto al momento sbagliato. Tu, accanto al malato, nell'insignificante vuoto siderale della lotta di religione. IO, nell'insignificante vacuo abissale della lotta alla mia malattia. No, non c'è peggior malato di chi non si vuol curare.
Ma io continuerò a sperare che l'arma più potente contro gli oppressori, si riveli essere la mente degli oppressi.

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