Mi maltratti a colpi di indifferenza

Seduta a bordo del mio letto immenso, con le mani sulle ginocchia, gli occhi a terra, avviliti e spenti,  decido di volgergli lo sguardo. È' alla mia sinistra che lo specchio riflette tutta me stessa, l'intero mio corpo, qui, per la prima volta, io, sola con me. 
Ehi sto parlando a te caro corpo.
Ti ho voluto davvero bene. Ti ho fatto respirare quanto più ossigeno tenessero i tuoi polmoni. Ti ho spalmato le migliori creme idratanti, antiossidanti, emollienti, energizzanti, tutte. Ti ho tenuto in forma, tonico, scattoso, veloce. Ricordi quando ti portavo su sentieri zigzaganti e scoscesi a correre?  Non ti spaventavano i dirupi ne' i fossati. In mezzo alla natura stavi bene. Stavo bene.
Ti ho coperto quando faceva freddo e denudato quando faceva caldo. Non ti ho mai obbligato al fumo ne' all'alcol, ne' a droghe o caffè',  ne' al cibo. Anzi, la mia cucina l'hai sempre apprezzata, con espressioni di buona digestione. Mai un'abbuffata, mai uno sgarro, si all'acqua, alle fibre, alla regolarità intestinale. Frutta, verdura, non è mancato mai nulla. 
Ho trovato un lavoro che non ti sfruttasse, non ti facesse sollevare pesi, non ti facesse sentire inadeguato. 
Ricordi quando mi crogiolavo nelle mie abitudini caro corpo? 
Un computer, due brioche, un caffè ed un mazzo di rose nel vaso d' acqua fresca, sul piccolo tavolino in stile retrò'. Due penne, un block notes, un libro, e giu' a scrivere seduta in terrazzo di prima mattina, quando la natura rispondeva all'immobilita' del cielo animandosi di suoni. Stavo bene. 
Ora Ti guardo. Ti fisso, m non ti ammiro più allo specchio. Hai colori sgranati dagli occhi miei pigri. Guardati, eri il mio corpo perfetto, la salute, la gioia. Ora, sei il mio corpo sconclusionato, sconquassato, liquido. Ti sei plasmato con gli abiti della morte, dopo che la malattia si è' impossessata di me. Hai cambiato forma, colore, consistenza. Sei magro, pallido, flaccido. La tua  è un'elegante indifferenza nei miei confronti e con lei mi stai maltrattando. Insieme al male che si impossessa di te, tu reagisci così, corpo ingrato, con un un silenzio assordante che mi fa tanta paura. E' il cancro. 
Parlo a te mio corpo  inceppato, mi senti? . 
Ti saro' debitrice di emozioni, lo giuro, e ti prego, ti supplico, non abbandonarmi. Perché io le vedo quelle piccole nuvole addensate che formano una cortina variopinta sull'ultimo orizzonte, ma vorrei rinascere con il sole ancora mille e mille volte.

Non essere impotente di fronte alla malattia. Contrasta i segni sul tuo corpo vendicando i suoi maltrattamenti. Sii differente. Ammirati, non come qualche solitaria stella che contrasta scialba il potere del sole nascente sbiadendo con voluta lentezza, ma come fossi tu il cielo, ricoperto da un corteo di nuvole sfumate,meravigliosamente rosee o rossastre, indaco e violetto, come la più bella opera d'arte che esista.


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