15 agosto 2015

Con te ? Mai più

( Ringrazio la mia paziente per avermi consentito di scrivere la sua storia. Nonostante la stomia, la compromissione epatica e la disidratazione, l'incarnato splendente è la connotazione più straordinaria del suo viso. C'è come una luce nel suo volto. Quella del riscatto. )


Prendi un appezzamento di terreno, in una distesa aperta, dove l'occhio si perde nell'orizzonte. Piantaci del frumento, quello che d'estate si muove al vento come le onde del mare, anche se sei in campagna. Quello con il fruscio che ti cattura, quello color oro al mattino e ambrato al tramonto. Ara la terra, semina, raccogli. Può essere così appagante da farti sentire un tutt'uno con essa. Ricca.
Il mondo naturale della vita rurale, il profumo dei campi al mattino presto, lo sterco di mucca che taglia l'aria come una lama ma che fa parte degli odori in cui sei cresciuta possono essere un dono inestimabile . Contrastano con il grigio di città, l'insopportabile smog, l'inquinamento acustico, l'inutile stress, l'aria viziata di un miniappartamento in centro.
Puoi ascoltare la mietitrebbia che aspira il grano, sentire il profumo del fieno, lasciarti bagnare dall'acqua fresca dell'irrigazione.
Oppure prendi un pezzo di terra, in una distesa aperta, dove l'occhio non vede mai la fine, perché ti ricorda quanto è' duro il lavoro su di esso, che non è' mai finito. E poi pensi al sudore, alle unghie nere, sudicie, al pantano nei pantaloni, ai buchi sulle scarpe, ai capelli pieni di insetti. E poi mettici gli acquazzoni, che macerano tutto, la siccità che secca anche le erbacce infestanti, l'odore acre e insopportabile della merda di vacca, il trattore pesante che disturba il suono degli uccellini e i pochi spiccioli raccolti dalla farina venduta. Aggiungici il terribile ingombro delle mietitrebbie "bloccatraffico", gli starnuti allergici impetuosi e l'acqua del fosso stagnante, acquitrino per zanzare inviperite.
Puoi vederla così la vita contadina, a seconda che ti piaccia o meno. 
È' incredibile come io sia stata costretta ad amarla per anni ed ora ad odiarla in pochi giorni. Forse solo perchè mi ricorda te.
"Prometto di esserti fedele sempre, in salute e malattia....finché morte non ci separi". Dove è' finita la nostra promessa ? Ribaltata con le zolle della tua terra arida, annegata nello stagno puzzolente dietro casa tua, coperta dallo sterco dei tuoi animali. 
Sono malata. Non lo vedi? Stomizzata e costretta in un letto d'ospedale, e mi trovo ad odiarti con tutta me stessa, per non avermi permesso di vivere altro oltre ai tuoi campi, ai tuoi animali da cortile, al porcile da sistemare, alle vacche da mungere, ai polli da pelare, ai conigli da vendere. Ora che potevo godermi il sudore versato e i frutti dei miei sacrifici.
Che ci fai qua ? Il tuo sorriso stupidamente allegro mi infastidisce. Sei un patetico attore. Vorrei avvoltolarmi per terra lanciandoti insulti mentre sgorgano dai miei occhi tutte le lacrime che non sono riuscita a versare in questi anni. Questo posto doveva essere il tuo.
Bisognava tirare avanti, dicevi. Muoversi. Non perdere tempo. Non ammalarsi. Solo tu potevi.
Oggi mi sento come se in tutte le giunture avessero colato del cemento. 
Penso alla mia vita come ad una corda fluttuante, marcescente, spezzata, irreparabilmente sfilacciata e in questa ineludibile realtà mi ritrovo solo io, mentre tu batti i pugni in attesa del piatto di pasta. 
Sai, odiavo i tuoi silenzi impenetrabili. Non sopportavo le tue costrizioni. Guai se la stalla non era pulita a dovere. Mi avresti appesa al chiodo. Guai se dedicavo troppo tempo ai miei figli. Mi avresti picchiato.Tu non sai neanche di avere quattro figli. Chi badava ai tuoi stupidi campi di terra ? 
Sei diventato brutto. Davvero brutto. Il tuo naso bulboso è' butterato dalle stesse cicatrici che ti coprono le guance. Quasi mi rende felice vederti così distrutto. Ho sperato per anni che qualche nube passasse sul tuo volto e ne adombrasse i lineamenti. La mia rabbia ha logorato il mio intestino, il mio stomaco e il mio fegato. Ha spappolato il mio cuore e infiltrato il mio cervello. Come il cancro che adesso mi divora.
Non ti avvicinare con quelle mani sporche di terra e fango. Non voglio la tua carezza. Leggo nel tuo gesto qualcosa di artificioso, di enfatico, come se avessi fatto le prove di questa recita. Vattene.
Riesco solo a vederti in espressioni provocatorie. Ho impressa di te l'immagine annebbiata e ripetitiva delle tue spalle quadrate al muro e la tua stupida sigaretta che pende dall'angolo della bocca. E quando non c'era la sigaretta c'era lo stuzzicadenti. La finezza non ti apparteneva, nemmeno uno stralcio di commiserevole gesto di educazione ricordo di te. Vattene ti ho detto.
Ho un fuoco che arde in fondo al ventre ed un formicolio al volto. Ora voglio costringere i miei brutti pensieri ad uscire da questa stanza insieme a te. Vattene. Per sempre.

Il marito se ne andò con lo sguardo tormentato e la testa bassa. Era la prima volta che si sentiva comandato da sua moglie. Ma lei, si era finalmente liberata della sua rabbia e della terribile violenza.



Non guardate mai indietro, a ciò che è stato, bensì a quello che sarà grazie a ciò che siete diventati. Le esperienze negative ci cambiano nel profondo e la felicità è sempre dietro l'angolo. Trovate nuovi obiettivi. Girate pagina, vedrete.

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