22 luglio 2015

Mio marito, Stomizzato, non lo sopporto più.

Pazienza le camicie inamidate, il petto di pollo appiattito col batticarne, le lenzuola di flanella. Ho sopportato anche i suoi sette caffè al giorno e gli effetti collaterali, l'amore folle e condizionato dal gruppo amici per la bici in giro tutte le domeniche, le auto d'epoca del sabato sera e i mercatini d'antiquariato, il suo sacchetto della stomia.
A testa bassa e devozione clericale mi sono adoperata per il suo benessere, concessa controvoglia, limitata nelle parolacce che spesso gli avrei voluto dire, smesso di fumare. Per lui ho evitato di andare al cinema con le amiche del giovedì sera, annullato ogni viaggio, mangiato la verdura di nascosto  (lui non può ) e non ne posso più. Non ne posso più dei suoi petulanti lamenti, cantilene prolisse del venerdì santo. Basta. È' sopravvissuto al cancro del retto e non accetta un bellissimo telino sulla pancia che sembra una tasca raffinata dal contenuto ignaro, gestito in toto dalla moglie. Io.
Ogni volta che deve cambiare il sacchetto chiama la sottoscritta. Lui, si volta dall'altra parte E riordina i pensieri. Parole taglienti sfrecciano se non arrivo subito, offese sul mio operato se non seguo rigorosamente il protocollo. Lui, si gira dall'altra parte e mi detta la procedura a memoria. Nella sua perentorietà distinguo una leggera vena sarcastica se dimentico qualche passaggio .E che sarà mai lavare una rosellina sulla pancia e cambiare un sacchetto adesivo grande poco meno di una mano?
Me lo ha ripetuto più volte mio marito che se fossi io al suo posto non ce l'avrebbe mai fatta. Ma in tal caso sarei stata io quella malata di cancro! La vittima !  E lui non ce l'avrebbe mai fatta ? Ostento un tono di voce volutamente neutrale.
Basta.
Stamane mi sono svegliata prima del solito. Oggi Giulia e' diversa. Non è' più rinchiusa in un corpo insicuro. Non accetta più di essere maltrattata a colpi di indifferenza. Ho toccato i bassifondi della disistima. Ho tracciato diagrammi di esistenze possibili.
Giulia ha deciso di dire basta. Basta a inamidare le sue maledette camicie, basta a fargli appiattire la carne dal macellaio, basta con le lenzuola di flanella in piena estate. Butterò via la moka del caffè e la sua maledetta bici, le cianfrusaglie che sanno di stantio, i suoi sacchetti dell stomia. Proprio così, lo mando a quel paese dei balocchi dove mi ha fatto credere fossi io nell'ultimo anno. Ho dato troppo e non ho più nulla per me. Ho perso la mia dignità ma sono troppo gentile per farglielo pesare.
Ho fatto le valigie, vado in Spagna con le amiche del giovedì, mangeremo frutta e verdura tutti i giorni e ci fumeremo pacchetti di sigarette. Con elegante modernità andremo anche al cinema a vedere un film in spagnolo, berremo il cocco-mojto tutte le sere e conosceremo tanta gente. Mi ricaricherò le pile  e quando tornerò, forse, tornerà ad amarmi. O forse tornerò' ad amarlo. Sempre che nel frattempo non mi sia innamorata di me stessa così tanto da non Potermi tradire .
In fondo, lo dicevano anche i Wet Wet Wet che  "Love is all around" !

Giulia non è più tornata. 
Vive in Spagna con un altro uomo. Massimo, il marito è' diventato quasi completamente autonomo e si diletta con il lavoro di nonno. La stomia tuttavia, gliela gestisce un'amica infermiera. 
La malattia che vede la stomia protagonista nella coppia, distrugge la coppia stessa o la unisce incredibilmente.

Ma un biglietto Giulia lo ha trovato in valigia: era di suo marito che scriveva 
Cara Giulia, ci sono vari modi per prendersi cura di una persona.
Le puoi chiedere se ha mangiato, se è coperta abbastanza, se ha dormito. Oppure, puoi domandarle, se è felice, se ha pianto, se ha bisogno d'aiuto. Sono sempre solo parole, ma le prime accudiscono il corpo, le seconde nutrono l'anima. 






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