I miei occhi non sono i tuoi

Ringrazio la mia paziente Stomizzata  per avermi consentito di scrivere la sua storia.

Ai piedi della scalinata verso la piccola chiesetta la tua timidezza infantile rende questo luogo magico. Non avevo mai osservato il tuo volto armonico con la luce del tramonto. Sembri l'unica presenza qui, accanto a me. Le cinquanta persone intorno non esistono affatto. Dove stai guardando?
La tua mente sembra proiettata verso il cielo. È vero, la' c'è ancora tanto da scoprire. Dai girati da questa parte, non vedi che ti sto fissando ? 
Lo so che sei un campione di introversione, ma potresti almeno volgermi lo sguardo. 
Tieni una mano fissa sulla pancia, proprio come me, ogni volta che sono seduta, ho come la sensazione che il sacchetto perda la sua aderenza se mi piego. È' una paura che ho sin dall'inizio. È una vergogna che mi allontana dal mondo. Ma tu ? È vero, la brezza di primavera trapassa le nostre T-shirt di cotone, fa freddo ed è umida l'aria. Ma la tua mano ?
La tua mano ti scalda. La mia mi rassicura. La vorrei tanto la tua mano sul mio ventre, per nascondere il mio sacchetto, lo odio. 
Ora si, proprio ora, che ti osservo da un'altra prospettiva. 
Gonfia il vento la mia maglietta bianca, spettina i tuoi capelli lunghi e porta a me il tuo profumo. Ma non spazza il sentimento che provo per te.
Provo una gelosia nucleare. Parli con una giovane ragazzina carina, arrossisci, è timido il tuo tono e lenti sono i tuoi gesti. Mi irritano. Soprattutto quando avvolgi le sue spalle con il tuo maglione candido. 
Il cielo sembra come grattato con la paglietta, tanto simile è' il mio cuore oggi. In un turbinio di illusioni mi sono perduta, è solo colpa di questa turbolenza interna o per il tuo evitamento? Sono pieni di polvere i tuoi ricordi con me ? Ma non lo sai tesoro che la polvere è la metafora del nostro rimosso ? E il nostro rimosso non scompare mai.
Mi stai colpendo adesso. La stai abbracciando, non ti sopporto. Risparmiami questa sofferenza. Guarda che glielo dico che sei Stomizzato anche tu. Ora glielo dico. 
Mi stringo nelle spalle congelata e metto le mani in tasca. Lo cerco. Eccolo il tuo bigliettino.
Lo rileggo per la centesima volta. E forse ora, che è scesa la sera, ne comprendo il significato.
Scrivi così....
"Grazie Carla, per avermi insegnato la differenza tra indossare un dono e portare un sacchetto.
Grazie per avermi insegnato la differenza tra l'essere egocentrici e mettere al centro l'altro.
Grazie per avermi presentato la diversità tra chi mette la testa sotto la sabbia per non saper prendere una decisione e chi scappa dal pericolo per paura, dopo aver deciso che quella è la soluzione migliore.
Grazie per avermi dimostrato l'importanza di una amicizia fatta solo di me e di te, la tua, e di una fatta di me, te e altri Stomizzati, la mia.
Grazie per esserti vergognata di me, quando i tuoi sono venuti a sapere che ero Stomizzato. Ti senti così diversa da me ? Si ? 
Lo vedi ? È la tua diversità quella disarmante. È la tua diversità che ti ha reso ciò che non sei. Quella che ha chiuso tutte le mie porte e barrato le tue finestre. 
La stomia era il dono che ci univa, era la nostra forza,  l'unica cosa che davvero ci rendeva uguali. 
Ma...i miei occhi non sono i tuoi". (Matteo)


Il cambiamento corporeo dettato dal confezionamento di una stomia e' affrontato con drammatica disperazione da alcuni e con semplice ottimismo da altri. Con imbarazzo e sofferenza o con tranquillità e coraggio. Con depressione e vergogna o con grinta e serenità. È' importante parlare del proprio dolore, del non sentirsi apprezzati, amati, integri. Ma anche della forza, del desiderio di riscatto del proprio io e dell'amore che tanto si può dare. Nel nostro gruppo di aiuto (aperto agli stomizzati ) si parla di tutto questo. 

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