Paura

(Racconto tratto da una storia vera. Ringrazio il medico dell'ultima fila, dove lui vuole stare, lontano dai riflettori, che sa parlare con i pazienti come nessun altro sa fare.)


La mano del dottore scopre il lenzuolo che copre il mio addome.
Si adagia piano, calda, in più punti, e preme.
"Qui?".
"Ahi".
"Qui?".
"Ahi".
"Qui?".
"Ahhhh !"
"......Operiamo".
Il medico si volta verso il resto dell'equipe che è in attesa del verdetto, al capezzale del mio letto. Nessuno spreca una parola. Nessuno pone domande. Tutti escono dalla porta, meno uno, che rimane nell'angolo, in attesa di restare solo con me.
Il sangue gela nelle mie vene e improvvisamente quella  stessa mano di prima, la ricordo fredda, ruvida e pesante.
La paura mi assale, insieme allo sgomento. Nessuno mi ha spiegato che cosa mi faranno, ed io rimango impietrita, nello smarrimento assoluto. Sola.
Sono visibilmente in apprensione e quel dottore lo sa. Si avvicina a me, si siede sul mio letto, appoggia la mano sul mio braccio. Nota sicuramente i miei occhi sbigottiti.
Prende un foglio di carta ed una penna e mi spiega, nonostante lo paura si impossessi di me, l'intervento che mi faranno.
La sua voce è così pacata che mi tranquillizza.
La sua spiegazione è chiarissima e firmo il consenso senza esitazione. "Voglio stare bene dottore. Fatemi stare bene". Il sondino naso gastrico mi impedisce di parlare apertamente, e di muovermi liberamente.
"Probabilmente dovremo metterle un sacchettino, una stomia", aggiunge.
Mi sento svenire e stringo la testa tra le mani mentre mi scende una lacrima. Lui mi porge un fazzolettino di carta. Lo prende dal mio comodino. "No, non piango", gli dico. "Io sono dura, resisto, non ho più paura. La conosco la stomia. Una mia vicina di casa l'ha avuta per molti anni".
Il medico è immobile, silenzioso, accanto a me. Aspetta che le mie disordinate emozioni si esprimano liberamente. Lo vede che ho paura, lo sente il mio terrore, conosce la mia solitudine.
Il suo silenzio è' talmente "rumoroso" e gremito di dolcezza che mi lascio travolgere. Poi, sottovoce, mi dice  "stai tranquilla, ci prenderemo cura di te", flemmaticamente.
Le sue parole mi fanno investire in lui tutte le speranze e poco prima di vederlo uscire dalla mia stanza, la paura si affievolisce, lasciandomi in un clima rasserenato, magicamente.
Sono bastate la sua umile presenza, la sua chiarezza espositiva, la sua inconfutabile professionalità e la grandissima umanità a darmi quel coraggio e quella serenità che mi hanno fatto affrontare questo intervento anche con la consapevolezza delle complicanze che avevo subito e che potevo subire.
Comunque vada, starò bene, ne sono sicura, grazie al quel dottore.

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