24 aprile 2014

Donne arabe: vagina nuova e più piacere per il marito (ma un disastro per il pavimento pelvico)

Per centinaia di anni e' stata abitudine delle donne arabe riempire la vagina con il sale durante la prima settimana dopo il parto. Ciò viene fatto supponendo che questo aiuti a far tornare la vagina come quella di una nullipara (=donna che non ha mai avuto figli), e per aumentare il piacere sessuale del marito.
Considerato che questa pratica e' sopravvissuta così a lungo, si può pensare che l'effetto desiderato sia stato, qualche volta, raggiunto. Tuttavia, in un gran numero di casi, i risultati finali sono stati devastanti.
La sostanza usata e' salgemma grezzo acquistato nei bazar.
Un pezzo di sale della dimensione di un uovo, viene spinto in vagina ogni giorno, per 2-15 giorni dopo il parto.
L'effetto immediato del sale in una vagina iperemica (=arrossata ) e' l'insorgere di una gravissima infiammazione che evolve verso l'ulcerazione (la vagina si "buca"). Se le ulcere guariscono, i tessuti saranno molto fibrosi, duri, poco elastici, e la vagina finisce per chiudersi quasi completamente.
Immaginate la difficoltà nell'avere un rapporto sessuale non doloroso e ancor più, il parto successivo. Il neonato non passa, la vagina non e' più elastica e si formano delle fistole [= cunicoli, gallerie] dalle quali difficilmente si guarisce.
Una fistola retto vaginale e' ad esempio una comunicazione tra il retto e la vagina. Le feci escono dalla vagina, creano infezioni urinarie importanti e debilitano le donne. Le fistole retto vaginali portano al confezionamento di una stomia ovvero di una derivazione fecale temporanea (un ano artificiale sulla pancia con un sacchetto per la raccolta delle feci).




La pratica di inserire sostanze caustiche (come il sale) in vagina e' parte della medicina tradizionale popolare di diversi paesi arabi e fu descritta da Betty Underhill in una relazione del 1964 su 65 casi osservati al Bahrain Government Hospital tra il 1957 e il 1963.



Leggi anche http://pelvicstom.blogspot.it/2014/03/i-pavimenti-pelvici-non-sono-tutti.html

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