10 settembre 2018

LA SCOPERTA DELL'ACQUA CALDA

L'acqua sta annegando diluendoli i nervi a fior di pelle di questa giornata impossibile. 
Me ne sto sotto al grande doccione, con ettolitri di acqua calda che mi accarezzano e lavano via il sudore, i pensieri, la tensione, le incazzature e le lacrime, che si confondono nella schiuma arrovellata sul mio corpo. Tiro fuori la lingua e assaggio quell'acqua caldissima, sorseggiandola nelle mani. Acqua che dà vita alla vita, rimbalzandomi a tratti addosso, o come se cercasse di penetrarmi.
C'è chi sogna un'armonia cosmica e chi una doccia calda, come me, dopo un lungo ricovero in cui solo l'odore di iodio e cloroformio ti si attaccano in ogni poro, insieme all'ipoclorito di sodio delle lenzuola candeggiate e ruvide come carta vetrata. 
In questi due metri quadrati di parallelepipedo di vetro chiamata doccia, cammino come lungo un cono luminescente che mi risucchia ogni pensiero di fine vita. Pensavo di non farcela e invece sono qui, a farmi bagnare dal tepore dell'acqua, a far ondeggiare le braccia e le spalle, a lavarmi la testa con due mani. Come sono banali certi gesti. Non ce ne accorgiamo quando stiamo bene.
Ventisette lunghissimi giorni li ho trascorsi lavandomi a pezzi, insieme a chi affondava con efficace delicatezza nell'intimità del mio caso. Chi mi aiutava con salviettine umidificate dal profumo di bimbo e chi con carta da cucina inumidita di acqua e sapone di marsiglia. Sento ancora lo strofinio della carta panno imbevuta di clorexidina e acqua metallica scivolare sotto il mio sedere e innondare il letto. Mi sentivo piccola, regredita, impotente, ma alla fine contemplavo affascinata anche le cose che mi facevano orrore.
Quando sentivo le gocce di sudore scendere lungo la fronte e schiantarsi sul cuscino già umido non vedevo l'ora che mi cambiassero la federa. La bocca mi si faceva storta e gli occhi stretti. E quando avevo i piedi terribilmente gelidi, dimenticati sotto ad un altro lenzuolo secco, con le dita fradicie, speravo che una coperta di pura lana compiesse il miracolo.
Non si dimentica.
E fissavo le altre mie compagne di stanza. Alla luce della loro sofferenza, il mio solipsismo di star seduta a bordo letto in attesa di essere lavata mi sembrava egoista.
Stasera lascio scorrere quanta più acqua possibile sul mio corpo di nuovo vivo. Devono esserci momenti come questo nella vita di ognuno, di insostenibile bellezza anche nell'ansia e nel terrore. Io ho scoperto l'acqua calda, e il suo potere immane.

Potrebbero interessarti anche:

Archivio blog