30 dicembre 2017

SCRITTORI, AVETE BISOGNO DI ISPIRAZIONE ? VENITE A CASTELFRANCO VENETO

Castelfranco Veneto è uno strumento che bisogna saper suonare !

Eppure io da bambina preferivo di gran lunga Treviso città. Ma quando mia madre mi accompagnò al mercato di Castelfranco per la prima volta, ad intenerirmi il cuore sono state le primule della bancarella dei fiori all'inizio della mercato, la frutta fresca e succosa dei banchetti intorno al fossato e i furgoncini di formaggi, stipati vicino al Paveion, oggi Bar Borsa. Un tuffo nel passato medioevale. All'amore non si comanda ed ecco perchè vi tocca la mia passione per Castelfranco.
Ho abitato in centro e fuori centro, ma quando hai annusato la storia, contando mattone dopo mattone del castello prima di addormentarti, non ne puoi più fare a meno.
C'è sempre qualcosa da avvistare tra le viuzze del XIII secolo. Basta fare quattro passi con il naso all'insù e si rimane catturati anche solo dai nomi delle vie. Da "Via Caterina Cornaro", al "Vicolo dei vetri", dove potete scovare lo studiolo, luogo di meditazione, scrittura, pensiero e scambio culturale ai tempi del Giorgione (metà 1400 inizio 1500), fino al Vicolo del paradiso, di fronte al Teatro Accademico, una stretta viuzza che custodisce peccaminosi segreti. Eh lo sapeva bene Francesco Maria Preti, costruttore del Teatro, che le meretrici su quella viuzza, dovevano indossare un copricapo rosso, per farsi riconoscere.
Castelfranco è la mia fonte d'ispirazione per le storie che scrivo, i racconti, le riflessioni. 
La storia di questa città rimane incastonata nei vecchi marciapiedi in porfido, nelle scalinate centenarie, nei parchi curati e nelle statue del fossato, che tanto hanno visto.
Puoi seguire un percorso indiavolato quando vuoi inanellare in poche ore la visita al castello, alla torre civica, al Palazzo Riccati, o Costanzo, al teatro Accademico, a Casa Barbarella e Casa Giorgione... e tanto altro, oppure più sentimentale, con la visita alle ville del circondario.
Ma nella novità dei piccoli e stretti passaggi tra le case castellane, si nasconde qualcosa di più seducente del piacere di girovagare tra il silenzio: il lungo porticato affacciato su Piazza Giorgione. Botteghe traboccanti di lussuose meraviglie, opulenza scintillante di tessuti, negozi di abiti e maglioni, collocati secondo l'antica postazione rinascimentale. E ancora profumerie, gioiellerie, boutique di calzature. Una vera passerella effimera di "arte urbana" direbbe la Dandini.
E per stare nel tema dell'arte, "Le Trame di Giorgione", la mostra aperta dal 27 ottobre al prossimo 4 marzo 2018, nella casa di Giorgione, accanto al Duomo, ci racconta la storia di tre secoli di capolavori della grande pittura veneta, e dei ricchi tessuti del tempo. Merita una visita.
Alcune opere, aventi per tema il ritratto, diventano la storia del costume nell'ambiente castellano, che ancora oggi conserva la tradizione del "bello". E l'arte può davvero aiutare la gente a vivere insieme nella gioia.
Se vi avviate verso il cuore del castello, incrocerete due fontane d'inchiostro. Le definisco così le due librerie nate da poco, ma che danno valore alla Castelfranco della cultura.
Nonostante la scalata del mondo digitale, la resistenza cartacea continua quindi. Lo dimostrano venditori competenti e appassionati che collezionano tesori dal profumo fresco di stampa.
E se volete fare un aperitivo e allo stesso tempo leggere un libro? Dentro al castello potete scovare uno storico bistrot letterario, il San Giustino, accanto al Duomo, dietro la nota biblioteca, rifugio sicuro dopo una sfacchinata tra i negozi dei portici. Sbocconcellare un tramezzino caldo scatena una parata di meravigliose idee per i miei scritti. Come quando assaggi la pizza dell'antico Galeone d'Oro, che provoca un corto circuito esplosivo nella mia ispirazione, o il pesce e altri piatti della tradizione veneziana dell'antica Osteria ai Do Mori, nel vicoletto dietro al teatro, dove si affacciano balconi dalla texture medioevale. Rischierete di gustare il fiore castellano per eccellenza: il radicchio variegato. E sarà amore a prima "vista".
Con questo clima gelido potrete riscaldarvi di fronte alla Pala del Giorgione, dentro al Duomo. Un quadro che con la sua potenza ha sbriciolato i colossi di marmo delle ideologie e ancora oggi possiamo ammirare commossi. Scalda i cuori, così come altre opere pittoriche in questa chiesa museo.
E se siete amanti del caffè e dell'antico croissant al burro dal profumo di fiori d'arancio, una toccata dovete farla alla Caffetteria ai Portici. Vi assalirà il profumo di chicco di caffè torrefatto e macinato al momento, appena varcherete la soglia. Seduti in un piccolo tavolino, sbirciate dalla vetrata. Vi attenderà un Giorgione scolpito in statua, immerso con il basamento nel fossato, con il castello imponente a far da cornice alla vostra foto. Però non limitatevi a osservarne il muro, anche se splendidamente conservato o ristrutturato.  Il sogno più grande dovrà essere quello di attraversarlo, come per magia, costeggiando il grande giardino pubblico, dagli abeti secolari, un posto poetico.
Uscirete poi da Porta Vicenza, e non potrete non sostare alla vecchia Osteria Maniscalco per un cicchetto gustoso annaffiato da un buon prosecco della nostra terra. Per ricordarvi che la vita è davvero bella.
Io mi carico così, d'ispirazioni e idee nella mia Castelfranco. Apprezzo le novità solo dopo aver assaporato la storia, in una lenta e oziosa camminata, terapia d'urto contro ogni sindrome da stress o fretta compulsiva di cui siamo ormai tutti affetti.

Fanni Guidolin
stomaterapista spec. riabilitazione pelvica Ulss 2
Castelfranco Veneto TV
scrivimi

PELVICSTOM: RETROVERSIONE DEL BACINO A GAMBE INCROCIATE



Durante gli atti respiratori a riposo, non vi è traccia elettromiografica di attività dei muscoli trasverso, obliquo interno, obliquo esterno e retto dell'addome. Il reclutamento dei muscoli trasverso e obliquo interno dell'addome compare invece, quando aumentail lavoro inspiratorio e diviene massimal, coinvolgendo anche i muscoli obliquo esterno e retto dell'addome, durante la fase espiratoria volontaria forzata.


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Pavimento pelvico: esercizio di Pelvicstom per i muscoli obliqui

29 dicembre 2017

PELVICSTOM: rinforzo dei muscoli laterali della coscia



Osservate la presenza di dismetria degli arti inferiori (= gamba sx più lunga)
L'eventuale presenza di dismetria degli arti inferiori può influenzare lo stato di allungamento-accorciamento della muscolatura del pavimento pelvico, e quindi influenzarne la sua funzionalità.

Osservate l'addome nel video.
Quando la parete addominale protrude per la mancata attivazione del muscolo trasverso dell'addome, si perdono anche i meccanismi che consentono la contrazione anticipatoria della muscolatura del pavimento pelvico.

Pelvicstom : esercizio del gatto



I movimenti del bacino sono determinati dall'azione di diversi gruppi muscolari e dall'equilibrio esistente tra gli stessi in condizioni fisiologiche.

Nutazione: I movimenti di nutazione possono essere determinati dall'azione di muscoli ischio crurali (muscolo semimembranoso, semitendinoso, bicipite femorale) e grande adduttore che, spostando caudalmente la tuberosità ischiatica, determinano una rotazione dell'ileo sull'osso sacro, e dall'azione del muscolo retto dell'addome che, spostando cranialmente la sinfisi pubica, determina, analogamente, una rotazione dell'ileo sull'osso sacro.

Contronutazione: I movimenti di contronutazione, possono essere determinati dal muscolo grande dorsale, dai muscoli flessori dell'anca e dal muscolo adduttore lungo.

28 dicembre 2017

50 PRIMAVERE, UNA MALATTIA E POI L'ADDIO

Tratto da una ennesima storia vera... Grazie E. per avermi consentito di scrivere la tua storia.

50 Primavere e' il titolo di un film che esce oggi nelle sale dei cinema ed è la mia vita, almeno per quella stessa data impressa sulla carta d'identità.
Oggi ha piovuto.
Dopo la pioggia odora tutto di nuovo e a mezzogiorno, la luce dorata cade sulle foglie del nostro giardino, un'oasi contagiata dal silenzio. Oggi il mondo si distorce dietro le vetrate sempre più appannate.
L'acqua non ha lavato via il dolore che provo. Nemmeno cento temporali potranno.
Mi hai lasciato in questo giorno di festa, dopo che abbiamo affondato i nasi nel panettoni ieri a pranzo, e sporcato le camicie di sugo alle lenticchie. Abbiamo ballato sulle note di Mariah Carey, per mano, e saltellato sui divani. Eravamo felici. Falsamente felice, tu.
Ci siamo accoccolati sul divano e accarezzati fino a consumarci la pelle. Hai coperto con un bacio la mia spalla scoperta e infreddolita.
Avevo lasciato accese le candele rosse sull'ulivo là fuori. Sembravano sospese nella notte, vittime di un incantesimo. Mi sentivo la donna più felice del mondo. Ogni tanto, con la tua mano farfalla, morbida e forte, atterravi delicatamente su di me, esplorandomi ovunque.
Poi, improvvisamente, hai trovato il coraggio di far piovere parole sigillate da tempo. E chissà da quanto avevi architettato il nostro disastro. Mi hai accarezzato i capelli, scavando tra i riccioli arancioni. Ne hai avvolto uno sul tuo dito, a spirale, annusando l'odore di balsamo. Ti è sempre piaciuto il profumo di balsamo, lo usavi anche tu.
"Non me la sento di continuare", mi hai detto senza nemmeno il coraggio di guardarmi in faccia.
Sono rimasta senza parole. Fagocitata dalle tue. Dilaniata in due secondi.
Non ho saputo dire nulla. Non ho pianto, non ho reagito, non ho chiesto perchè. Lo sapevo il perchè. E te ne sei andato portando via i tuoi vestiti caldi e la tua pelle morbida e profumata, che non sentirò più.

Pulisco rabbiosamente le sedie e spazzo con impeto il pavimento mentre parlo a me stessa. Cerco di trovare una giustificazione, in fondo lo sentivo che non poteva durare?. Si, lo sentivo.
Lo so, hai sopportato tanto. La tua malattia, le insicurezze e le  notti insonni. La stomia.
Ma sei stato anche insopportabile, rabbioso, a volte così triste che ti credevo depresso. Ti capivo?. No, non sempre, o almeno cercavo di farlo. Il cancro non ci trova mai preparati.
Ti scioglie dentro se è potente, ti costringe a combattere e tu non hai voluto la mia mano tesa. Saremmo stati più forti in due.
Si, sei pesante e lamentoso. Esigente. Sei negativo, drammatico. Mi hai spento e non so più come aiutarti.
Hai deciso tu, di facilitarmi le cose, togliendoti di mezzo, per non essere un peso, e continuare a lottare da solo. Sei coraggioso, lo ammetto,  hai deciso che mi ami a tal punto da non volermi legare alla tua vita da malato.

Però adesso torna, ti prego. Che io da sola non so stare amore mio.
La malattia rende instabili gli equilibri di coppia. Mette a dura prova. 
Poche coppie sopravvivono alla lotta che uno dei due partner sostiene contro il cancro. Va fatta insieme, se si vuole vincere. Dimenticando gli egoismi.

GESTIRE LA RESPIRAZIONE NEL RINFORZO PERINEALE




Gestire la respirazione nel rinforzo perineale è fondamentale. Quando si espira, l'addome rientra. Quando si espira, l'addome si rilascia, si estroflette.
Contemporaneamente alla espirazione, i muscoli perineali vanno contratti, "come a risucchio".
Le alterazioni del corretto pattern respiratorio sono molto frequenti. Atteggiamenti errati, spesso suggeriti da necessità estetiche (come le posture acquisite a seguito di scorretto allenamento in palestra) o secondarie a situazioni patologiche di altra natura (sindromi ansiose), possono determinare blocchi diaframmatici con conseguenti disfunzioni del pavimento pelvico.


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26 dicembre 2017

DEDICATO A TUTTE LE DONNE: UN CORSO A DOMICILIO

Se non sei ancora in menopausa puoi prevenire le disfunzioni del tuo pavimento pelvico scrivendo immediatamente nella tua agenda 2018 di fare un corso di rinforzo dei muscoli pelvici. Se vuoi puoi darmi il tuo nominativo scrivendomi via mail guidolinfanni@gmail.com ,

con la collaborazione della mia associazione A.I.S.CA.M. (Associazione Incontinenti e Stomizzati di Castelfranco Veneto e Montebelluna (TV)), posso organizzarne uno a casa tua. Potrai invitare altre amiche. La condivisione dà sempre spunti interessanti per migliorarsi.  Io vi insegnerò la parte teorica, proiettando alcune slides su una parete bianca, e quella pratica, utilizzando un tappettino o un lettino portatile, in sole due ore. Potrete farmi domande ed io chiarire i vostri dubbi.

E se da quando sei in menopausa soffri per quelle fastidiose perdite di urina che accompagnano i tuoi starnuti o le tue corse, o per quel senso di peso vaginale che ti è stato diagnosticato come inizio di prolasso lieve, puoi stare meglio ma devi iniziare oggi stesso. Il corso per te non sarà più incentrato sulla prevenzione ma sul trattamento e la cura, l'impegno richiesto sarà triplicato e la fatica ti sottoporrà a dura prova. Ma ce la potrai fare se vorrai. 
Se disponi di uno spazio nel tuo salotto, potrò insegnarti gli esercizi da fare. Non solo, studieremo insieme la tua giornata tipo e in base ai movimenti e alle azioni, ti spiegherò come utilizzarli perchè diventino degli esercizi.

C'è però, una terza categoria di donne alle quali potresti appartenere: quella di chi non è ancora entrata in menopausa ma presenta già i problemi elencati sopra. E' la situazione peggiore. Se non corri immediatamente ai ripari, tutto crollerà e peggiorerà con la menopausa e anche il recupero sarà più difficile. 
Il fatto è che i tuoi muscoli pelvici sono sostenuti dalle strutture ligamentose ormono-dipendenti. Ecco che con il crollo ormonale della menopausa, tutto il perineo cede verso il basso. Uretra, vescica, utero, vagina stessa, retto scivoleranno per gravità e si adageranno su muscolatura indebolita, lassa.
Se ti avvicini alla mezza età con prolassi o incontinenza, significa che hai una muscolatura pelvica già ceduta o facilmente cedevole e gli esercizi dovranno essere intensi e quotidiani. 

In ogni caso, quando si presenta una disfunzione perineale, è necessario farsi visitare da un medico specialista ginecologo, urologo o colo proctologo, se i problemi sono legati alla defecazione. Lo specialista ti sottoporrà ad indagini approfondite se avrà dubbi sul problema, oppure ti consiglierà di contattare me o una terapista di sua fiducia, per un ciclo di riabilitazione del pavimento pelvico. Ma sono molte le informazioni che non sai e che ti dovrò spiegare. Non basta infilare una sonda in vagina ed elettrostimolare per risolvere l'incontinenza, nè fare l'esercizio di stringere e chiudere il sedere (che poi è sbagliato) più volte al giorno. Non parliamo poi delle signorine che vendono porta a porta strumentini ludici esaltandone le proprietà terapeutiche per il pavimento pelvico.
La riabilitazione del pavimento pelvico è ben altro.

Perchè un corso a domicilio? Per tre motivi.

1) Perchè le donne aspettano anni prima di rivolgersi ad uno specialista. Utilizzano pannolini, arricchiscono le aziende produttrici di assorbenti femminili, finchè il problema diventa grande. Se però è la terapista che va a domicilio, forse gli obiettivi saranno più facilmente raggiungibili.

2) Perchè spesso l'argomento è tabù, desta dubbi e perplessità e in casa propria, l'ambiente familiare consente un maggior rilassamento. In  compagnia di altre amiche poi,  si abbatte il muro della vergogna.

3) Perchè per trovare spazio nelle strutture pubbliche, i mesi di attesa sono infiniti, le liste lunghissime. I centri privati sono distribuiti a macchia di leopardo e i medici non li conoscono. Difficilmente il vostro medico di base saprà farvi il nome di una terapista perineale. 


25 dicembre 2017

CARO BABBO NATALE...

Caro Babbo Natale,
non ti scriverò un papiro come gli altri anni. Non ti chiederò il trenino elettrico che non mi hai portato l'anno scorso, nè il gattino nero che tanto avrei voluto coccolare dopo la scomparsa di Toby.
Non mi interessano i pacchetti da scartare nè le mance delle bustine rosse. Si, erano sempre nelle bustine rosse i soldini che i nonni appendevano all'albero per me per per Mattia.
Io sono stato buono, lo giuro, e ti chiedo solo di ascoltarmi.
Caro Babbo Natale, trova una cura per la mia malattia. Ti prego, ti supplico, farò tutto quello che vuoi.
Andrò bene a scuola, leggerò tanti libri e aiuterò la mamma e il papà. Mi comporterò bene, non appiccicherò le cicche di gomma sotto alle sedie come Turrioni, di terza B. Non scriverò sul diario di Michela frasi offensive sulla sua pancia grossa, come fa Cristian, il suo vicino di banco, e non starò davanti alla tv per troppe ore, a farmi uscire le orbite dagli occhi.
Trova una cura per me babbino mio.
Fammi trascorrere i prossimi natali a casetta, senza paure. Indosserò i vecchi jeans stinti e il maglione speluccato degli altri anni; non farò spendere soldi ai miei genitori.
Scusa se le mie promesse appaiono banali e smorte, e la mia richiesta impossibile, ma non ti sembro troppo bambino per morire adesso?
Qui la notte è troppo lunga, in questo buio popolato di fiati io ho paura di non svegliarmi più. A volte Roberto sbatte contro le spondine ed io sento il tonfo ovattato dalle coperte. Mi fa sussultare.
Lorena si lamenta di avere i formicolii ai muscoli e urla spesso. La sento anche se la stanza è lontana. In corridoio l'eco risuona come una tromba. E poi c'è Robert, il bambino albanese dalle mascelle stridenti, che con i pugni serrati colpisce sua mamma ogni pomeriggio. Non lo posso più guardare.
Ti prego babbo mio, fammi guarire. Ormai ho imparato a ingoiare la mia voce, non mi lamento più. Io la malattia, la combatto così come fa lei con me. Silenziosa è entrata piano nel mio corpo e si è mangiata il mio sangue buono, come un dracula dai denti aguzzi. Lo conosci Dracula?
Ho provato a nascondermi, ma lei mi ha preso. Non ho potuto scappare.
No, non sono ancora morto. Mi sono trasformato.
Ho voluto diventare un fiore. Un fiore cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Mi sono salvato così fin'ora. Pensandomi quel fiore, dallo stelo forte e robusto.
Caro Babbo Natale, io ho fatto tanto, ora aiutami tu.

firmato
Alessandro

LUCA, PAZIENTE SPECIALE, ESEMPIO DA SEGUIRE

Il navigatore mi segnalava di svoltare a destra, dopo la rotonda. La casa doveva essere quella rossa, con i mattoni a vista sulla facciata. La signora con il giubbotto blu e il grembiule azzurro mi ha visto entrare nel cortile e parcheggiare l'auto con le quattro frecce. "Buongiorno, quanti chili le servono?".
Vendeva radicchio trevigiano, quello che vale oro nella nostra provincia.
"In verità io sto cercando l'abitazione di Luca", le ho detto mentre mi fissava incredula.
"Deve andare da quella parte signora, è la terza casa a sinistra, al civico tredici". Aveva capito subito di quale Luca stessi parlando. Nei piccoli paesi, le notizie viaggiano a velocità supersonica.
L'ho ringraziata ed ho svoltato immediatamente. 
Sono arrivata al cancello con il piombo ai piedi in una sorta di foschia lattigginosa.
Mi ha aperto il figlio maggiore di Luca. Un fusto di un metro e ottanta, con gli occhi tondi ma tanto azzurri, e le ciglia così nere da disegnare occhi quasi perfetti, come quelli di suo padre.
Luca non si aspettava la mia visita. Avevo deciso di fargli una sorpresa. E' allettato da quasi quattro mesi, ospedalizzato a casa, in un letto con il materasso anti decubito, le pompe di infusione, i drenaggi, la nutrizione parenterale, la stomia e il ventre ancora aperto, per una ferita che tarda a chiudersi e solo quarantotto anni di vita vissuta. 
Avevo paura a fargli visita. Una rabbia acida contro il cancro mi saliva dallo stomaco, come un'onda a rovescio.
Sono entrata portando solamente un sorriso grande e il tumulto nel petto e lui si è emozionato. Come i suoi, anche i miei occhi si sono velati di lacrime e gli ho stampato due baci. Un'onda di eccitazione ci ha percorso entrambi.
Luca era avvolto da un lenzuolo colorato e da una coperta di pile bianca, morbidissima. Le braccia, nascoste sotto, si sono liberate immediatamente, per stringere le mie. Il suo volto emanava una luce brillante, aveva il viso di un angelo smisurato, e la voce, roca per l'emozione, esprimeva la gioia per la mia visita.
Mi sono seduta accanto a lui, in una sedia del tavolo della cucina. Il letto stava in salotto, per comodità. 
Ho aspettato una nuova calma, dentro al petto in disordine.
Ho lasciato che parlasse lui, come un fiume, con un ottimismo mai sentito e i grandi occhi interrogativi. Fissavo il suo sguardo diluito, come quando guardi il mare calmo, senza che nulla turbi la superficie.
"Io sto bene". Ripeteva in continuazione. Ma non per convincermi o per convincersi. Lo ripeteva perchè era vero. Lo ripeteva con entusiasmo, con la certezza di chi sa che tra poche settimane riprenderà a camminare. Tumore o no, lui non ci sarebbe stato a lungo in quel letto. Me lo giurava, con quella forza che va oltre le paure, come un fuoco che non puoi spegnere.
Chiara, la moglie, si è avvicinata con lo smartphone in mano. Mi mostrava la foto del giorno prima. Luca stava seduto sotto al porticato, a farsi baciare dal sole. Lo avevano aiutato i suoi figli, forti come l'acciaio, ad alzarlo di peso e a posizionarlo comodo. "Ce la faccio, ce la faccio, ripeteva sicuro", mi spiegava Chiara. 
Luca è un angelo, un angelo dagli occhi blu come il cobalto, sorride alla vita che non è ancora riuscita a spegnere la speranza. Perchè lui la stomia non la vuole mica tenere! "Sono solo una macchina un po' recalcitrante", mi ha sussurrato in un orecchio. 
Eh no, non è ancora abbastanza stanco per sbattere le ali. E volerà verso la guarigione, ne è sicuro. Deve andare a Napoli a mangiarsi una pizza mi ha promesso. 
Luca Muraro sei unico !

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22 dicembre 2017

MIA FIGLIA E' GUARITA

C'erano duecento candele in mezzo ai ramoscelli di pino che costeggiavano la passerella. Il cemento liscio e luicido del pavimento rifletteva lo scintillio delle fiamme.
Sul fondale, due poltrone in pelle marrone, stazionavano su una pelle di vacca. Tra loro, una vecchia porta centenaria in legno tarmato, dava alla scena una rappresentazione di un Natale in Baita. A far da padrone, di fronte, un bellissimo albero di Natale nei toni del bianco e verde, richiamava l'attenzione del pubblico appena entrava dalla porta.
Cento sedie in plastica verde scuro erano disposte in doppia fila lungo la corsia allestita per la sfilata e dall'alto, una serie di palline grandi e piccole color argento precipitavano sulla passerella sorrette solo da un filo trasparente.
"Mia figlia è quella con il maglione a righe blu e ocra, il berretto in lana color terra bruciata e gli stivali al ginocchio marroncini. Ha i capelli biondi, stirati a piastra, lucidi e folti. Ci sono voluti sette anni perchè ritornassero di questa lunghezza. Con le terapie li aveva persi tutti. La malattia a volte non lascia tregua, non ha pietà. Lo sanno bene le sue amiche quante lacrime hanno asciugato alla loro compagna di avventure".
La mamma aveva la voce rotta dalla commozione, il nodo in gola di chi ha convissuto con la paura di perdere una figlia e di chi è stata graziata dalla vita, che gliela ha ridata guarita.
Greta portava addosso l'abbronzatura interrottta dal bianco a forma di costume. I segni si notavano sulla schiena, quando è uscita con l'abito nero e argento, che sembrava cucitole addosso su misura, come un guanto.
Lei ha studiato moda, stile e portamento a Bologna. E il suo passo era inconfondibile. Ha scelto uno di quei corsi per i quali non daresti un euro, ma che si è rivelato una vera occasione per dimostrare la differenza in passerella.
E' partita per Bologna a diciott'anni quando si sentiva come un piccolo puntino in un mare di silenzio. Strascicava le scarpe, non stava sui tacchi.
Greta non sorride se deve sfilare, dà risalto all'abito con una camminata elegante e sobria, seria in volto. "Il pubblico deve guardare i vestiti non le modelle", ci sottolineava passandoci accanto e dando un tocco frettoloso sulla guancia alla mamma.
Eppure una tutina nera con pailettes indossata da Greta, appariva stupenda, decorosa, d'alta moda, lussuosa quasi, anche se costava solo venticinque euro. "E' chi la indossa che fa la differenza", biascicava la madre orgogliosa.
"Mia figlia è guarita e questa è la sua rivincita", aggiungeva con le lacrime che le rigavano il volto.
E mentre la stilista conduceva le prove generali, le ragazze si guardavano l'una con le altre, alla ricerca spasmodica di un difetto che non c'era. Erano tutte meravigliose, ma Greta brillava di più. Era vita pura.
Si ringrazia Noir Store di Arianna Rubin per la gentile concessione delle immagini e l'opportunità regalataci. 

19 dicembre 2017

CARI PAZIENTI...

Cari tutti,
la vostra presenza numerosa ai gruppi di auto mutuo aiuto mi rende orgogliosa di voi. Molti stanno ancora immersi nel periodo di convalescenza, lunga, travagliata in cui  spesso vi anticipo che ci saranno giorni bui, di mancanza di energie. Ma voi avete la forza nell’anima, date coraggio agli altri e a voi stssi, con la vostra testimonianza. E' bellissimo sentirvi parlare, raccontare il vostro vissuto e l'attuale presente, che vi tormenta. Qualcuno di voi lo chiama incidente di percorso, qualcun altro maledizione, chi opportunità. 
La malattia è un momento che cambia ogni prospettiva, cambia la vita. 
Grazie per credere nella terapia della condivisione e di poter essere vita e speranza per le nuove persone che iniziano a partecipare ai gruppi. 
Grazie a Fanni Guidolin, che crede fermamente nel mio lavoro e nell'utilità di noi psicologi. E grazie per il progetto che l'associazione AISCAM (ass. incontinenti e stomizzati di Castelfranco e Montebelluna) riserva per me per il nuovo anno (è una sorpresa, non posso ancora dirvi nulla).
Tengo dentro di me ogni persona che ho conosciuto in questi anni, anche chi ha smesso di esserci. Mi avete insegnato a combattere per un ideale, a sentirmi utile come ogni uno di voi, ad essere una donna migliore.
Concludo con un personale  augurio a tutti voi, di trascorrere in serenità le prossime festività.
Vi aspetto a Gennaio (il 4 con il gruppo a Montebelluna e il 5 con il gruppo a Castelfranco Veneto) aperto a tutti !!!
Vorremmo vivere ogni giorno nella luce
Vorremmo pensare al futuro infinito
Vorremmo non dover fermarci e non sentire dolore,
ma se la tempesta ci fa vacillare
noi siamo la roccia che resiste oltre ogni incertezza.
E la luce tornerà, e sarà brillante, intensa,
e   diventeremo  benevoli  compagni di viaggio.

Dott.ssa Caterina Bertelli
psicologa
alla mia destra, la Dott.ssa Caterina Bertelli, 
psicologa anche per i miei pazienti stomizzati e incontinenti

17 dicembre 2017

LUIGINA, BALLERINA DI TANGO CON IL CANCRO

Se la vedi volteggiare sulla pista lisciata della scuola di ballo liscio, con quegli abiti che sembrano nuvole gonfiate a elio e uno sberluccichio di pailettes e lustrini, ti chiedi come sia possibile che il cancro viva in quella splendida donna. 
Lei lo affronta così il suo mostro, sbattendogli in faccia il suo ritmo di vita, sulle note di un tango portentoso o un valzer viennese in violini di Stradivari. 
E' bionda Luigina. Tiene i capelli raccolti dietro le orecchie, con una mollettina argento. Qualche ricciolo le cade sulle spalle e, ora che ha ripreso qualche chilo di peso, sembra addirittura più giovane. In sala, raccoglie i capelli a crocchia, fissa due treccine sul lato della testa e applica qualche perlina color lime, come il suo vestito.
Nel volteggio del valzer, l'abito che hanno scelto per la gara lei e suo marito, ondeggia e crea una coreografia d'altri tempi. Lui, ingessato nel frac nero d'ordinanza, offre ai curiosi lo spettacolo e l'eleganza di chi il talento ce l'ha nel sangue. 
Li osservo danzare, vivere.
Quando Luigina, volteggiando come se fosse una piuma, segue le figure del compagno inarcando la schiena e allungando il collo, leggo nei suoi occhi la paura. Paura che tutto questo finisca all'improvviso, mi confessa. 
Lui accelera il passo nei giri e piroettes, la sorregge per un dito, fa scivolare la mano sui fianchi e le cinge la vita, così come nel tango, quando mischia la sensualità al puro affetto e alla tenerezza in un casquè mozzafiato. In abito rosso e nero Luigina è ancora più bella.
Distruggilo quel cancro Luigina. Non si merita di sentire le meravigliose note della musica vitale, nè di ballare con voi. Annientalo con i volteggi, calpestalo con i tacchi dorati e massacralo con le forcine appuntite. 
Vinci. 
Come nelle tue gare, raggiungi il podio e dinnanzi al male che ti sovrasta tuonante, rendi protagonista il tuo volto beffeggiandoti di lui. 
Credici.
No Luigina, non puoi arrenderti proprio ora che la pista è tutta tua. Allora sorridi civettuola all'obiettivo, che voglio scattarti una foto. Hai asciugato quel viso da troppe lacrime, hai provato il dolore e la paura quando, senza fiato, non ti reggevi in piedi per le chemioterapie. Hai trascorso notti insonni, contorta dalle conseguenze di un intervento difficile mentre sfogliavi la vecchia enciclopedia per capire il perchè. Come in un blocco di granito, sei rimasta incastrata nella terribile vita delle cellule di cancro. 
Ma io sento che vincerai tu. Perchè il ballo ti appartiene e la danza è un modo di vivere che non accetta compromessi con la malattia. Competizione a ritmi serrati, questo ti chiede la vita adesso. Ti chiede di inciampare nei tuoi sogni e di raccogliere e di conservare tracce anche bislacche che essi lasciano lungo la strada della quotidianità.
La danza è potere, è amore, la più commovente e bella di tutte le arti. E' un'inspiegabile leggerezza dell'essere. 
(in foto Luigina e suo marito)

Fanni Guidolin 
stomaterapista
specialista nella riabilitazione delle disfunzioni perineali 
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16 dicembre 2017

IO, ARRABBIATO IN PERENNE ATTESA..DI UNA RISATA TERAPEUTICA

Ma dove accidenti ho messo il cellulare? Eccolo, in tasca.
Oggi dovrò sottopormi alla decima seduta di chemioterapia.
L'ho provata prima dell'intervento, l'ho subita dopo l'intervento ed ora, a distanza di mesi da quello che speravo rimanesse solo un brutto ricordo, sto riassaporandone gli effetti di un nuovo ciclo.
Cazzeggio con lo smartphone in attesa che il medico mi chiami per comunicarmi l'esito degli esami. Gli esami vanno bene? Mi inietteranno quel liquido rosso amaranto chiuso nella sacca gialla. Gli esami vanno male? I globuli bianchi boicottano? Niente veleni. Tornerò la prossima volta.
E si vivono notti e giorni in raccoglimento, con l'angoscia che il  mostro spietato, si fortifichi grazie a questa pausa, e riprenda a distruggere organi solidi e liquidi.
E' cosi' che funziona questa dannata cura.
Eppure siamo in tanti qui. Qualcuno fissa il soffitto, qualcun altro punta a terra bucando il pavimento con lo sguardo, là, sotto al pavimento, chissà se le formiche soffrono. C'è chi si osserva l'un l'altro, spiando tranquillità o agitazione, o rubando quel briciolo di energia che appartiene solo a chi sta bene, ai familiari "accompagnanti", alle infermiere impegnate, ai medici occupati.
Stanno bene? Stanno davvero tutti bene quelli che regalano sorrisi e anticipano il tuo "come stai?" di un nanosecondo ?
La risposta è si. Perchè altrimenti sarebbero qui con me, in fila per una dose di veleno, con la faccia triste e la rabbia che gratta in gola.
La risposta è si, ma hanno il coraggio di rispondere "no".
Come state voi dal sorriso smagliante e il corpo attivo? Così così, insomma, male, malissimo.
Lo dicono per empatia? Non credo.
Hanno strisciato la macchina uscendo dal cancello. Ecco perchè sono nevrotici stamattina.
Hanno litigato con la moglie per il caffè versato nella tovaglia pulita del mattino. La lavatrice è rotta, l'idraulico è introvabile e ci sono le feste. Sono incavolati neri più di ieri.
Hanno prenotato il viaggio in Messico e la compagnia aerea ha posticipato la partenza. Che sfortuna!.
Eh già, stanno così così, insomma, stanno male, malissimo loro.

Mi stringo nel cappotto ancora un po', quasi per alleviare la sofferenza dell'attesa. Su Facebook, amici felici cantano a perdifiato le canzoncine di Natale. Convivono in un mondo che langue, dai contorni incerti ma dove qualcuno riesce a trovare attimi di felicità, che ora si paga a peso d'oro.
Giro su Instagram. Navigo nella moltitudine di colori e grafismi di foto meravigliose. Provo per un istante il piacere di alleggerirmi. Mi incanto sulle foto di piazze, giardini o palazzi che cambiano pelle ogni mese solo perchè puoi modificare la tonalità con una app. Magari potessi modificare la tonalità del mio umore.
Tengo una mano sprofondata nella tasca, a scaldarsi. Scorro con il pollice dell'altra mano i video su You Tube. La vita, nonostante tutto, non si ferma, continua a scorrere, incurante della mia esistenza, della mia trama ingarbugliata e ostile. Mi imbatto in Leyla, malata di cancro pure lei. Sul volto, occhiali da sole troppo ampi per un viso minuto, nascondono anche le sopracciglia parlanti.
Si perchè io credo che le sopracciglia possano esprimere le nostre emozioni e il nostro carattere.
Puoi arcuarle corrugando la fronte se sei preoccupato, o disegnarle sottili e allungate solamente distendendo lo sguardo. Spesse, a nido, che si toccano in centro, a coda di rondine,  sfumate o che accompagnano le rughe intorno agli occhi, cerchiando lo sguardo allegro quando sorridi.
Clicco fotocamera e giro su di me l'obiettivo. Osservo le mie. Faccio qualche smorfia stupida, mi scatto un selfie. Ho ancora i capelli, sciolti, arruffati, non come li ricordavo. Fisso lo schermo. Nessun battito di ciglia, nemmeno uno scintillio dell'iride. Mi sento in frantumi. Poi decido.
Apro questa stupida app che modifica i volti. Mi faccio cane, orsetto, gatto. Maiale, pollo, pecora e rinoceronte. Sorrido. Rido e poi più forte, imbarazzato.
Quanto poco ci basta per un grammo di felicità.
Ecco il dottore, tocca a me.
"Niente terapie signor Leo, ci vedremo tra quindici giorni".
Porca miseria.
Colgo l'attimo e con ottimismo decido. Si Leo, saranno quindici giorni di risate, mi dico.
Allora via a casa a studiare i video di Checco Zalone e tutta la cultura di Zelig o Colorado. Una commedia a teatro in dialetto veneto, e la ricerca in internet dei benefici della "risata".
E lo avreste mai detto che i miei esami del sangue si aggiustassero come per magia?
Tutto merito mio.


Ringrazio Leo per questa bellissima esperienza che mi ha raccontato. 
Ho voluto scriverlo. Per tutto coloro che si stanno sottoponendo alla chemioterapia e che vogliono sentirsi compresi e aiutati. 

Fanni Guidolin


8 dicembre 2017

LA DOTTORESSA FAVARO NOVELLA: UNA DIETISTA PER GLI STOMIZZATI

Ha lasciato i miei pazienti a bocca aperta venerdì, durante il gruppo di auto aiuto mensile tra pazienti stomizzati e incontinenti. Con i suoi consigli utilissimi ha risposto a molti dubbi che si presentano dopo un intervento al colon o alla vescica.
Ma ci sono curiosità che catturano l'attenzione anche di chi non ha subito interventi. Sapere che la verdura lessata va tagliata a grossi pezzi per minore dispersione delle sostanze nutritive a causa della bollitura o che staremmo tutti meglio se eliminassimo lo zucchero bianco, ci piace sentircelo dire.
Se poi la dietista è una donna energica dalla bellezza quasi esotica e dal carisma che cattura, l'attenzione si acutizza. 
Nutro una profonda stima per questa donna che lotta contro ogni slogan fuorviante in ambito alimentare, e riesce a promuovere una filosofia contraria allo spreco di cibo.


Novella Favaro, lavora come dietista nel nostro presidio ospedaliero da quasi trent'anni. 
Si occupa dei pazienti stomizzati da molto tempo. Insieme abbiamo realizzato un libretto per la dimissione dei miei pazienti ileostomizzati e colostomizzati. Consigli alimentari generali, che si possono rivedere in caso di patologie aggiuntive come il diabete, o da modificare ad personam, in caso di intolleranze. 
"Non sono mai indicazioni assolute. Sono consigli. In linea generale il paziente deve ascoltarsi e assumere i cibi secondo la sua tolleranza", sostiene la dottoressa Favaro. 
Se il latte è proibito nell'immediato post operatorio, e sempre nei pazienti con ileostomia, non è detto che ci sia qualche eccezione. Alcuni ileostomizzati non hanno alcun problema se continuano ad assumere latte. Così come alcune verdure. 
Abbiamo tutti bisogno di una spolverata alle nostre convinzioni (talora sbagliate) e una chiaccherata con una dietista competente dovremmo tutti poterla fare. 
"Siamo quello che mangiamo", e in un mondo in cui la cucina fast (veloce) ha sostituito i tempi e le preparazioni di un tempo, oltre che i cibi naturali e semplici, o la dieta mediterranea, non possiamo stupirci se il cancro del colon è al secondo posto tra i tumori per frequenza e prevalenza.
Così, in gruppo e in cerchio, per poterci confrontare, sono state molte le braccia alzate per fare domande. A volte la rassicurazione è sufficiente, e vale più di un consiglio pratico.
"Ascoltatevi", dice Novella. "E seguite anche il vostro istinto".


In foto sopra: Novella Favaro con la sottoscritta Fanni Guidolin 

4 dicembre 2017

CONTROLLATE SEMPRE LE IPERPRESSIONI INTRA ADDOMINALI

Quando la paziente presenta incontinenza urinaria da sforzo, si insegnano molti esercizi che siano a forte impatto sul pavimento pelvico. Questo per abituare a conoscere le iperpressioni addominali contrastando la discesa dei muscoli pelvici durante certi esercizi e disattivando gli addominali.
La camminata del pinguino (Pelvictom exercise) che vedete nella foto, con il bacino in nutazione , mette in azione i muscoli semimembranoso, semitendinoso e bicipite femorale, grande adduttore, che spostando la tuberosità ischiatica caudalmente e cranialmente la sinfisi pubica, aiuta a chiudere 2tutti i rubinetti".
Ostacolando i movimenti con un pallone trattenuto dalle ginocchia e dagli arti inferiori flessi, i muscoli addominali tentano di emergere, di attivarsi, di essere agonisti. E' in quel momento che bisogna escluderli, lavorando sul trasvero addominale. Ovvero pensando di portare l'ombelico internamente, idealmente "dovrebbe uscire dalla schiena".
Camminate cosi' a piccoli passetti, come un pinguino per qualche minuto.

Fanni Guidolin
stomaterapista
specialista nella riabilitazione delle disfunzioni pelviche 

1 dicembre 2017

NON ABBIATE PAURA DI ACQUISTARE UN VACUUM

Dopo un intervento alla prostata o alla vescica sono molti gli uomini che si trovano a fare i conti con l'impotenza sessuale. 
Tale condizione va riabilitata seguendo i consigli dell'urologo, che spesso prescrive una terapia farmacologica (come l'Avanafil ad esempio) per due tre volte a settimana, e i consigli dell'andrologo e della terapista perineale, che consigliano di associare il Vacuum Device.
Gli uomini che giungono nel mio ambulatorio dopo prostatectomia radicale, manifestano sovente incontinenza urinaria e vengono per un percorso di esercizi mirati al ripristino della continenza. Tuttavia, le problematiche sessuali vengono sempre spiegate e trattate perchè si sommano alla presente incontinenza.
Anche i pazienti che subiscono l'asportazione della vescica hanno la rimozione totale anche della prostata.
Sentimenti di sconforto, depressione e ansia, possono coesistere nel paziente prostatectomizzato o cistectomizzato e il percorso di accettazione della malattia si complica.
Si inizia dalla spiegazione dei farmaci che attirano sangue ossigenato all'interno dei corpi cavernosi ma che necessitano anche di un coinvolgimento mentale del paziente. Un'immagine, un film, la compagna, gli occhi sono il primo strumento per una buona efficacia del farmaco. Ma non basta.
Il Vacuum device (pompetta di aspirazione del pene) utilizza pressione negativa per aumentare questo afflusso di sangue. Con un anello di silicone alla base del pene che fa da costrittore, si mantiene il flusso dopo la rimozione della pompetta.

Geddings D. Osbon è considerato come l'individuo che ha reso popolare questo dispositivo nel 1960 ma è stato nel 1982 che la Food And Drug Administration ha approvato il primo Vacuum.
Da uno studio condotto su 109 pazienti di età compresa tra i 50 e i 71 anni, un utilizzo precoce del vacuum dopo un mese dalla prostatectomia radicale, ha facilitato la soddisfazione sessuale. Questo indipendentemente dalla tecnica chirurgica.
L'80% dei pazienti riusciva ad avere rapporti vaginali due volte a settimana con un tasso di soddisfazione del 55%. 
Anche nell'impossibilità di assumere la terapia orale, il vacuum aumenta le possibilità di ripresa dell'erezione.
Molti studi sono stati fatti sull'utilizzo del vaccum. Purtroppo esso ha un certo costo economico. Nel mercato, buoni prodotti si trovano a non meno di centottanta euro. Si possono ordinare in internet ma è sempre bene consultare prima il proprio urologo andrologo o la propria terapista.

Fanni Guidolin 
stomaterapista
specialista nella riabilitazione delle disfunzioni pelvi perineali
visita la pagina Facebook Pelvicstom

Rif. bibliografico: Raina R, Agarwal A, Ausmundson S, et al. Early use of vacuum con­striction device following radical prostatectomy facilitates early sexual activity and potentially earlier return of erectile function. International Journal of Impotence Research. 2006



30 novembre 2017

ECCO COSA PUO' SUCCEDERE ALLA STOMIA DURANTE LA CHEMIOTERAPIA

Se sei portatore di una stomia intestinale (colostomia o ileostomia) e devi sottoporti a delle sedute di chemioterapia, devi sapere alcune cose importanti. Certe problematiche possono insorgere proprio durante il periodo di cure chemioterapiche ma possono risolversi con le dovute accortezze.

Quella che vedi nella foto qua sotto è una bella stomia (quasi perfetta)


1) Le tue feci potrebbero diventare più liquide, acquose, schiumose o verdastre

Cerca allora di seguire una dieta senza frutta nè verdura nè latticini, ed evita il caffè.
La banana è l'unico frutto che può aiutarti.
Se ti preoccupa non assumere vitamine, ricorda che anche gli altri alimenti ne contengono. Eventualmente parla con il tuo oncologo per integrare la carenza di vitamine con l'assunzione di compresse o bustine multivitaminiche.
Anche l'assunzione di fermenti lattici sia probiotici che prebiotici è importante almeno per tutto il periodo di chemioterapie.
Chiedi inoltre al tuo oncologo di poter assumere Loperamide effervescente. E' il principio attivo che si trova nelle compresse anti diarrea. Due compresse 3-4 ore prima dei pasti principali frenano le scariche rallentando il transito intestinale. In alternativa, capsule di glucomannano (una radice liofilizzata che assorbe la componente liquida dei cibi, addensando), non necessitano di ricetta medica ma chiedi comunque alla tua stomaterapista. 

2) Le tue feci potrebbero diventare dure come sassi ed impedirti una evacuazione completa

Cerca di bere molto durante i pasti (4 bicchieri d'acqua) e di assumere dei preparati in polvere di fibra solubile. Ricordati che tali preparati vanno sciolti in un bicchiere di almeno 250 cc di acqua.
Aggiungi anche due cucchiai di miscela di tre oli (paraffina, oliva e mandorle) ai pasti, che la tua farmacia di fiducia ti potrà preparare. L'olio aiuterà a staccare le feci dure dalle pareti intestinali.

3) Stomia sanguinante

Vai da una stomaterapista o da un chirurgo di fiducia che escludano il sanguinamento dall'interno.
Se ti accorgi che a sanguinare è la mucosa stomale, utilizza uno spray barriera specifico per stomia sopra alla stomia e applica del ghiaccio più volte al giorno.

4) Prolasso della stomia

E' una condizione poco frequente ma si presenta spaventando i pazienti.
La mucosa stomale fuoriesce dallo stoma di 8-10 cm e comincia a trasudare sangue e siero.
Non è necessario correre subito in pronto soccorso. Se hai dolori addominali forti, recati in pronto soccorso, ma se tutto è sopportabile, cerca di rilassarti, sorseggia qualcosa di caldo ed evita di mangiare cibi solidi.
Prova a stenderti e ad applicare direttamente sulla stomia, 1/2 Kg di zucchero semolato bianco. L'azione iperosmolare dello zucchero farà sgonfiare la stomia. Contemporaneamente applica per 45' del ghiaccio e attendi.
Dopo 45' dovresti provare a spingere la stomia all'interno. Se ciò ti è difficile, recati in visita chirurgica o, da una stomaterapista. Se la tua stomia scarica comunque le feci, puoi andare con calma.

5) Edema (gonfiore) della stomia

L'edema della mucosa stomale è una condizione per cui la mucosa appare imbibita di acqua e gonfia.
Puoi procedere come nel prolasso, con le stesse indicazioni.
Se però noti che anche le tue gambe sono più gonfie e se la pressione arteriosa si alza, è meglio parlare con il medico di famiglia o con l'oncologo e capire se c'è un problema sistemico. A volte l'edema  è espressione di qualcosa di più grave, altre volte solo una condizione legata ai veleni della chemioterapia nelle scariche fecali.

6) Perdite mucose dall'ano naturale e stimolo defecatorio

E' abbastanza normale. Quel muco è una protezione per il tratto defunzionalizzato. Non temere. E quando il muco è tanto e denso, ti dà la sensazione di dover "andare di corpo" per la via naturale.
Effettua piccoli clisterini di acqua tiepida del rubinetto, settimanali o al bisogno. Puoi farti dare da una infermiera un siringone da gavage, da 60ml, ed utilizzare quello.
Dopo aver eseguito il lavaggio, applica internamente una emulsione riepitelizzante fitoterapica.


Fanni Guidolin 
stomaterapista specialista nella riabilitazione delle disfunzioni pelvi perineali


28 novembre 2017

MI VENDEREBBE L'ELISIR DELL'ETERNA GIOVINEZZA?

Ha settantasette anni la mia paziente, la grazia di una ballerina di danza classica, il fisico di una ventenne (non scherzo), la fantasia e la creatività che poche donne custodiscono in età avanzata. La passione per la vita.
Ha capelli candidi, bianchi come il ghiaccio. Si è rifiutata di cedere alle tinte come tutte noi. 
Ieri le ho promesso che avrei scritto di lei e si è emozionata. Pensava che a nessuno potessero  più interessare i racconti del dopoguerra, i tempi del liceo classico, le esperienze con la nuova generazione e i rapporti fedeli e fortissimi con il marito e i figli.
A me interessano eccome. 
Ogni volta che esce dal mio ambulatorio, mi arricchisce con la sua saggezza. Dispensa involontariamente consigli, ed io mi sento proiettata nei suoi medesimi pensieri. E se gli occhi possono far sorridere un volto, quelli di Giannina, protetti da lunghe e spesse ciglia d'argento, ci riescono eccome. 
Sarà che ci accomuna una tremenda passione per il colore verde. Sarà che quei capelli bianchi ordinatamente legati a coda attorcigliata a chiocciola in cui spesso infila un bastoncino di sandalo, mi ispirano ordine e rigore. Sarà che Giannina fagocita letteralmente la mia vita, ed io la sua. 
Ieri si è presentata con un cappotto color champagne. La svestizione è una sequenza emozionante di minuziosi gesti di una grazia maestosa. Anche mentre sfila il foulard di Burberry rimango incantata dall'azione geometrica e artistica. Lo fa librare nell'aria, per poi piegarlo in quattro e appoggiarlo  sullo schienale della sedia. 
Ma oggi, riesce a stento a dissimulare un velo di tristezza e lo intuisco immediatamente.
Mi parla del nipote, frutto di una generazione in divenire, ma da comprendere. Ed io, che ho un figlio della stessa età, inizio una effervescente conversazione a tema. 
Definisce la sua irrequietezza creativa e diabolica. Vive le giornate grandi e piene come pianure illuminate dal sole. Non concentra mai le forze in un solo punto e dentro di lei, ho visto qua e là lo sfavillio di chi fa della fantasia la più potente delle cure antinvecchiamento. 
Dai suoi racconti trapelano i segreti dell'elisir dell'eterna giovinezza e ne faccio tesoro. Le accarezzo la pelle morbidissima mentre le pagliuzze verdi dei suoi occhi nocciola si accendono. E quando la luce si incolla su ogni cosa e lei appoggia le mani giunte sul petto magro per controllare i muscoli addominali, io le sistemo le gambe sul lettino. Lei mi fissa dritta negli occhi dicendomi che potrebbe perdersi in essi. 
"Mi mancherà Fanni", sussurra piano  con gli occhi lucidi.
E' l'ultima seduta.
Ma è un altro regalo immenso, in un giorno di lavoro davvero unico.


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27 novembre 2017

TOCCA A ME

La ragazza con i capelli legati a crocchia esce dall'ambulatorio con le guance arrossate.
I suoi occhi verde oliva risaltano sul viso ampio e infuocato, incorniciato da una frangia di riccioli rosso tiziano. Sembra scintillante la sua esistenza. Fiammante. Ha appena saputo l'esito del suo esame istologico e il destino che dovrà affrontare. 
Abbiamo parlato così a lungo, prima che entrasse, che siamo già diventate amiche. Qui, nella sala d'attesa di questo reparto che sa di naftalina, le amicizie nascono per condivisione di tragedie comuni. 
Quando mi viene incontro abbracciandomi, capisco che è stata baciata dalla fortuna, vincitrice di un privilegio che gli altri danno per scontato, la sopravvivenza. Mi dice che non dovrà sottoporsi ad alcuna chemioterapia, che l'intervento è andato bene e lei può dirsi guarita. Il cancro le ha concesso una possibilità di riscatto, come dire...di redenzione. 
La notizia, anzichè rendermi felice, mi crea un tale turbamento da farmi sentire male.
Sento il bisogno di correre fuori da queste quattro mura e cerco di riempire i polmoni nel modo più silenzioso possibile. Ho il cervello ingarbugliato e tanta paura. Tanta.
La ghiaia del vialetto scricchiola sotto ai miei piedi. Quel rumore mi infastidisce.
Rientro.
La donna dalla pelle color caffè ha le unghie fresche di manicure. Striscia le mani sui jeans, come se fossero sudate, per asciugarle. Tocca a lei. Ambulatorio sei.
L'altra signora seduta nella poltroncina senza schienale mi chiede timida "tutto bene?". Lo vede che sono un filo elettrico. La bugia scivola agile sulla mia lingua  e rispondo con un sicuro "certo grazie!".  
Vedo che l'anziana donna uscita dall'ambulatorio numero tre si sta sforzando di non piangere. Ha un pacchettino di crackers in  mano, forse per la nausea. Strappa un minuscolo pezzettino ogni tre secondi. E' come se, continuando a masticare, potesse ricacciare indietro le lacrime. Se ne va a braccetto con la sorella, più o meno della stessa età. 
Al day hospital oncologico sono poche le persone sorridenti e felici. Non c'è una compressina per il cattivo umore dottore? E per la paura?.
Eccola la ragazza "mocaccina". Esce dall'ambulatorio sei con un pacco di carte in mano. Nell'altra tiene un fazzoletto e si sta soffiando il naso. Poi si avvolge la sciarpa fino a coprire tutta la bocca e fino agli occhi e indossa un cappottone lungo fino ai piedi. Ma quegli occhi rossi mi colpiscono come frecce. Ciao amica mia... Esce  dal reparto a testa bassa e in fondo alla gola mi rimane un gusto graffiante. Un'altra vittima penso. 
Comincio a tossire. A tossire affannosamente. Una tosse stizzosa e secca, nervosa, disturbante.
Mio marito mi offre una caramella ma non faccio a tempo a scartarla.
Tocca a me. 
Ci siediamo con la schiena dritta davanti a lui. Il medico è in piedi e la lastra della mia mammografia è illuminata. 
Accanto a me, mio marito mi tiene la mano. 
Quando il dottore si gira ci comunica la notizia con il sudore sulla fronte. 
Mi sento trafitta. Perforata. Finita. Già morta.
"Quel linfonodo è una metastasi di un carcinoma della mammella signora". 
La terra scompare dai miei piedi e mi sento improvvisamente in un altro mondo. 
Svengo.
Non ricordo quanto tempo dopo ho ripreso conoscenza. Mi sono svegliata da questo incubo sul mio letto, imbottita di tranquillanti e sonniferi, bagnata fradicia. 
Si trattava di un incubo!
Sono corsa in cucina pensando di bere del tè. In piena notte non sempre si è consci delle proprie azioni. Eppure la mia cartellina rossa la vedevo benissimo. Giaceva ancora aperta accanto al vaso di fiori. Forse Omar aveva letto i documenti ieri sera?. Io ricordavo vagamente che nel mio sogno mi veniva data una diagnosi infausta. Ma dove stava il confine tra il reale e il sogno?
Così ho deciso che Dani non sarei stata io. Dani era quella riflessa nello specchio del mio corridoio, quello con la cornice francese. Dani era quella del sogno, dell'incubo, quella malata, col linfonodo in metastasi, io no. 
E questo è stato il mio meccanismo di salvataggio. Un ingranaggio sofisticato e ingegnoso per non soffrire nel tempo che mi resta da vivere. 
Dani non sono io. Io sto benissimo. 

Sono molti i meccanismi di difesa psicologici. Aiutano le persone malate ad affrontare ciò che non si accetta. A sopprimere il dolore, falsificare la realtà, minimizzare la gravità. Aiutano a gestire l'ansia reattiva fino a negare se stessi. 

2700 FOLLOWERS DI PELVICSTOM !!!!

Essere seguaci di Pelvicstom, la pagina facebook che riporta i contenuti del blog che parla di stomia e pavimento pelvico, significa essere sensibili a problematiche non così comuni.
Il pavimento pelvico è l'insieme dei muscoli, ossa, tendini e legamenti che sorregge gli organi pelvici (utero, vescica, vagina e retto nella donna; retto, prostata e vescica nell'uomo).
I miei pazienti subiscono interventi chirurgici ad uno di questi organi. Qualcuno deve portare una derivazione urinaria o fecale (un sacchetto sull'addome) in seguito a tali demolizioni.
Le storie di Pelvicstom sono storie di vita vera di persone che lottano, che hanno vinto, che sognano di stare bene, che piangono se le cose vanno male.
Ma Pelvicstom vuole dare anche consigli utili, informare la cittadinanza e convincere tutti voi a non avere paura.
Quindi grazie amici, per essere dei "followers", grazie per i vostri "mi piace" e grazie per le condivisioni dei miei post. Avete contribuito a diffondere messaggi utili, che possono raggiungere anche chi non ha riferimenti.
Grazie di cuore.
Fanni Guidolin

vieni a vedere la pagina Pelvicstom

23 novembre 2017

FELICITAZIONI

Felicitazioni Loriana, per averci creduto fino in fondo. Per non aver mollato. Per aver combattuto. Per avere avuto accanto un uomo come il tuo, che ti ha accompagnato per mano in questa vita dapprima ingiusta con te, ma che poi vi ha premiato.
La malattia, la stomia, le cure, l'intervento, le fistole retto vaginali, le occlusioni, il cancro sempre sull'uscio.. Quanto hai patito giovane donna ! E' stato come attraversare una nebbia fitta mi raccontavi, incaricata di disfare persino le sillabe che uscivano dalle tue labbra come piccoli lamenti.
Mi hai insegnato che l'unico modo per fuggire al dolore è passarci in mezzo. E che ora, che stai per diventare mamma, hai spolverato ogni paura, cementato i brutti ricordi e ridato luce al tuo viso. Sei una mamma bellissima. Ora puoi concederti un'esplosione di felicità totale. Quella che ti trasformerà in un aereo a reazione, che ti renderà luminosa e capace di qualunque cosa tu voglia realizzare in futuro.

CONSIGLI DOPO LA CHIUSURA DELLA ILEOSTOMIA (=derivazione fecale a destra dell'addome)

Dopo la chiusura della ileostomia è importante seguire queste indicazioni :

seguire la dieta per ileostomizzati per un paio di mesi ancora Clicca qui per Dieta
introdurre dopo due mesi dalla chiusura della stomia un alimento dapprima sconsigliato


Imodium o Dissenten (LOPERAMIDE antidiarrea)per rallentare le scariche vanno assunti sotto stretto controllo medico al bisogno 2 compresse insieme., 3-4 ore prima del pasto Massimo 6 compresse al giorno . Al fine di migliorare l'assorbimento del principio attivo loperamide si consiglia la versione sub linguale o effervescente o al limite di schiacciare la compressa.

Utili altrimenti le capsule di glucomannano (Ecamannan ad esempio ma in commercio ce ne sono anche altre a base di questa radice) ai pasti (addensano la componente liquida dei cibi). 1 capsula ad ogni pasto. Trattasi di integratore e non farmaco. Non occorre ricetta medica.


cercare di trattenere le feci con l'esercizio di resistenza all'urgenza e immaginazione guidata e andare al massimo tre volte al giorno

esercizi di rinforzo tutti i giorni vedi video su You Tube Clicca qui

elettrostimolazione solo con placche adesive ovviamente in sede perineale se non risultati Clicca qui per sapere cos'è

emulsione riparatrice intra anale (ad esempio Repaderm o altre pomate che hanno la capacità riepitelizzante e che sono a base di estratti vegetali)

Non usare assorbenti . piuttosto mettere un pacchetto di garze in tessuto non tessuto oppure un fazzoletto di cotone al 100% tra le natiche 

Parlare con il medico di base in caso di infiammazione acuta del canale anale, se lo riterrà opportuno, vi prescriverà un gel rettale antinfiammatorio e/o supposte di cortisonico  (soprattutto se radioterapia pregressa)
consigliata l'assunzione di fermenti lattici per almeno 3 mesi post intervento (ad esempio Probinul associati a Psillogel megafermenti (o altri prebiotici) per maggiore azione associativa  probiotica e prebiotica. Il mercato è ricco di prodotti e bisogna informarsi bene sulle proprietà terapeutiche)

camminare in rettilineo tutti i giorni (almeno 5000 passi) o praticare il saliscendi delle scale (con una ventriera sull'addome) 




visita il sito (Lydda wear )





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