29 dicembre 2014

La bambina che disegnava gli alberi

Il vetro appannato della finestra ghiacciata espone i suoi capolavori come un quadro contemporaneo. E' la prima cosa che si nota, guardando attraverso il piccolo oblo' di vetro sulla porta. Per avere solo otto anni, Lucia e' un vero genio con doti naturalmente presenti e forte predisposizione per l'arte.
La parete della sua stanza in isolamento dal mondo, pullula di disegni colorati. I suoi soggetti preferiti sono i grandi alberi, verdi, pieni di foglie e sopraelevati su colline verde chiaro. Il sole, in centro, giallo e arancio, non ha quasi mai i raggi. Nasconderebbero la bellezza dei suoi alberi anziché farla risaltare, dice lei.
Nonostante l'ossigeno al naso, il volto pallidissimo, il sacchettino per la stomia sulla pancia e la testa pelata, Lucia e' davvero una bambina incantevole. Hai presente quelle bambole da collezione con i vestiti romantici che mettevi sul letto da piccola? Ecco, Lucia sembra una di quelle, dagli occhietti espressivi, neri come la pece.
Quando le hanno confezionato la stomia, non aveva il coraggio di guardare la sua pancia. Piangeva a squarciagola ad ogni cambio della placca, vomitava ad ogni svuotamento del sacchetto. Aveva solo quattro anni. Ora che si è' abituata, dice che da grande farà "La dottoressa degli Stomizzati".

Ieri Lucia ha disegnato l'ennesimo albero.

Stavolta non era verde. Lo ha disegnato su uno sfondo spennellato di blu, con  I rami spogli e senza sole. La collina lasciava il posto solo ai rami, tanti, intrecciati, con qualche traccia di rosso.
Sono entrata nella sua stanza isolata e l'ho notato subito. Il disegno giaceva immobile sul piccolo tavolo blu, nell'angolo della stanza.
"E questo? " Le chiesi sventolandolo in aria, " Lo appendiamo Lucia?". Lei era nascosta sotto le coperte che lasciavano intravvedere solo gli occhietti lucidi.
Dottoressa, quello lo appenderete quando tornerò a casa mia, d'accordo? Mi disse con un filo di voce flebile.

È' stato in quel momento che il mio sguardo ha incrociato il tuo. Nel silenzio più assoluto Mi hai fissato con gli occhi sbarrati, pieni di terrore. Le tenevi la mano, non lo avevi mai fatto, e ti scese una lacrima.
Aspettavi da me la risposta che mai avrei potuto darti, non ti saresti dato pace.
Ma non avere rancori, guarda i disegni di Lucia. Lei era felice.
Tua figlia lo sapeva prima di noi, che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno. Ha scelto di dircelo lei, con il suo disegno, perché Lucia era la bambina che disegnava La vita con gli alberi.

27 dicembre 2014

Paura

(Racconto tratto da una storia vera. Ringrazio il medico dell'ultima fila, dove lui vuole stare, lontano dai riflettori, che sa parlare con i pazienti come nessun altro sa fare.)


La mano del dottore scopre il lenzuolo che copre il mio addome.
Si adagia piano, calda, in più punti, e preme.
"Qui?".
"Ahi".
"Qui?".
"Ahi".
"Qui?".
"Ahhhh !"
"......Operiamo".
Il medico si volta verso il resto dell'equipe che è in attesa del verdetto, al capezzale del mio letto. Nessuno spreca una parola. Nessuno pone domande. Tutti escono dalla porta, meno uno, che rimane nell'angolo, in attesa di restare solo con me.
Il sangue gela nelle mie vene e improvvisamente quella  stessa mano di prima, la ricordo fredda, ruvida e pesante.
La paura mi assale, insieme allo sgomento. Nessuno mi ha spiegato che cosa mi faranno, ed io rimango impietrita, nello smarrimento assoluto. Sola.
Sono visibilmente in apprensione e quel dottore lo sa. Si avvicina a me, si siede sul mio letto, appoggia la mano sul mio braccio. Nota sicuramente i miei occhi sbigottiti.
Prende un foglio di carta ed una penna e mi spiega, nonostante lo paura si impossessi di me, l'intervento che mi faranno.
La sua voce è così pacata che mi tranquillizza.
La sua spiegazione è chiarissima e firmo il consenso senza esitazione. "Voglio stare bene dottore. Fatemi stare bene". Il sondino naso gastrico mi impedisce di parlare apertamente, e di muovermi liberamente.
"Probabilmente dovremo metterle un sacchettino, una stomia", aggiunge.
Mi sento svenire e stringo la testa tra le mani mentre mi scende una lacrima. Lui mi porge un fazzolettino di carta. Lo prende dal mio comodino. "No, non piango", gli dico. "Io sono dura, resisto, non ho più paura. La conosco la stomia. Una mia vicina di casa l'ha avuta per molti anni".
Il medico è immobile, silenzioso, accanto a me. Aspetta che le mie disordinate emozioni si esprimano liberamente. Lo vede che ho paura, lo sente il mio terrore, conosce la mia solitudine.
Il suo silenzio è' talmente "rumoroso" e gremito di dolcezza che mi lascio travolgere. Poi, sottovoce, mi dice  "stai tranquilla, ci prenderemo cura di te", flemmaticamente.
Le sue parole mi fanno investire in lui tutte le speranze e poco prima di vederlo uscire dalla mia stanza, la paura si affievolisce, lasciandomi in un clima rasserenato, magicamente.
Sono bastate la sua umile presenza, la sua chiarezza espositiva, la sua inconfutabile professionalità e la grandissima umanità a darmi quel coraggio e quella serenità che mi hanno fatto affrontare questo intervento anche con la consapevolezza delle complicanze che avevo subito e che potevo subire.
Comunque vada, starò bene, ne sono sicura, grazie al quel dottore.

25 dicembre 2014

Disbiosi intestinale, che roba è ?

Gonfiore addominale, meteorismo, flatulenza, digestione lenta, sonnolenza post prandiale (dopo i pasti), stitichezza, crampi addominali, diarrea. Questi disturbi fanno parte di un fenomeno detto DISBIOSI INTESTINALE.
La DISBIOSI può' essere di due tipi :
DISBIOSI FERMENTATIVA: interessa principalmente lo stomaco e l'intestino tenue (interessa quindi anche gli ileostomizzati) ed è' causata da una alimentazione troppo ricca in carboidrati.
DISBIOSI PUTREFATTIVA: interessa principalmente il colon (e quindi i colostomizzati) ed è' causata da una alimentazione troppo ricca in proteine.

Come riportare l'equilibrio?

Supplementando i nutrienti carenti come l'acido lattico, le fibre, le vitamine e i minerali
Drenando le tossine accumulate e quindi stimolando il fegato, i reni e l'intestino
Armonizzando le funzioni digestive
Rivitalizzando la flora intestinale con fermenti lattici, lactobacilli, bifidobatteri.

Ecco perciò l'importanza di assumere fermenti lattici in caso di DISBIOSI intestinale, e a cicli periodici che il vostro medico di base saprà consigliarvi.

24 dicembre 2014

Bacino, pavimento pelvico e dolori mestruali

Il bacino rappresenta l’osso più grande di cui disponiamo, pertanto intorno a lo stesso si raggruppano anche i muscoli più forti. Esso è in questo senso il nucleo / cuore della nostra struttura fisica e non per nulla vi si trova anche il baricentro. Il bacino è anche quel punto dove le forze trasmesse da 2 gambe si devono propagare in un solo tronco, vicenda a livello fisico non certo di poco conto. Inoltre è il contenitore di organi tanto importanti, e il fatto che essi vengano trattenuti solo da muscolatura e non da una solida ossatura, ci mette nella condizione di dover lavorare davvero tanto in questa zona. Il pavimento pelvico ha in tal senso il compito maggiore, ma con l’avanzare degli anni i suoi muscoli diventano più deboli e tocca a noi mantenerli in forma affinchè ci diano sostegno nella vita di tutti i giorni. Conoscere meglio i muscoli del perineo e attivarli consapevolmente è inoltre un ottimo modo per combattere dolori mestruali senza alcun utilizzo di farmaci.

Durante il ciclo mestruale, molte donne lamentano dolore Perineale, dolore anale, senso di peso al pavimento pelvico, dolore sovrapubico. È' molto importante mantenere l'elasticità' della muscolatura Perineale eattraverso esercizi specifici , ma anche riposarsi durante il dolore acuto
Gli esercizi andranno eseguiti con la coordinazione respiratoria. Magari frequentare un corso di yoga. 
Durante le settimane che precedono il ciclo mestruale, sarebbe invece importante, sottoporsi al massaggio Perineale con stretching reflex interno ed esterno (stiramenti della muscolatura controforza alla vostra contrazione) 

19 dicembre 2014

Disfunzioni sessuali e pavimento pelvico

Le disfunzioni sessuali colpiscono entrambi i sessi e consistono nella difficoltà o impossibilità ad avere rapporti sessuali, nella mancata soddisfazione durante questi e/o nel dolore che ad essi si può accompagnare.
Il pavimento pelvico può essere causa o conseguenza di queste, oppure essere uno degli elementi che mantiene questa complessa disfunzione in quanto i muscoli del pavimento pelvico sono coinvolti nella penetrazione vaginale, nella fase dell’orgasmo
e nel meccanismo di erezione e di eiaculazione.
È' fondamentale l'integrità dalla muscolatura Perineale e dell'innervazione del nervo pudendo e dei nervi erigenti.
Alcuni interventi chirurgici sul retto, la prostata, la vescica o la vagina, possono portare a dispareunia (dolore durante il rapporto), anorgasmia (impossibilità a raggiungere un orgasmo) , o impotenza. la riabilitazione del pavimento pelvico vi aiuterà a trovare delle risposte ai dubbi e delle soluzioni possibili.

14 dicembre 2014

Nascere femminuccia ma senza vagina

colpisce una bimba neonata su 4000. Si chiama sindrome di Mayer Rokintasky Kuster Hauser, dal nome degli scopritori.
La bimba nasce con i genitali esterni e le ovaie ma senza la presenza della vagina e dell'utero.
Spesso vi è' una compromissione anche renale o dell'apparato scheletrico o cardiaco.
Non si conosce la causa.
Durante la pubertà, il ciclo ovarico è' presente ma assente il ciclo mestruale.
I trattamenti effettuati sono finalizzati a migliorare il rapporto sessuale ma non possono permettere una gravidanza.
Per migliorare il rapporto sessuale sono utilizzati sia i dilatatori vaginali, sia la chirurgia, che presenta vari approcci tra cui:
IL METODO McINDOE: prevede l'utilizzo di cute della paziente al fine di confezionare una vagina artificiale. Dopo l'intervento, l'uso di dilatatori vaginali può rendersi necessario in caso di stenosi (restringimenti) 
IL METODO VECCHIETTI: consiste nell'inserimento a livello del fondo cieco della vagina, di un dispositivo di forma ovalare che viene successivamente messo in trazione dall'interno dell'addome tramite un intervento in laparoscopia. L'intervento dura in tutto 45 minuti. In tal modo la vagina può crescere di 1 cm al giorno, creando una vagina normale in una settimana o più.
(Fedele L, Bianchi S, Tozzi L, Borruto F, Vignali M, A new laparoscopic procedure for creation of a neovagina in Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser syndrome in Fertil. Steril., vol. 66, nº 5, 1996, pp. 854–7) 

11 dicembre 2014

Protocollo Stanford per il Pavimento Pelvico

Ormai da 5 anni seguo, nella riabilitazione del pavimento pelvico il PROTOCOLLO STANFORD.
Consiste nella combinazione di una terapia psicologica cioè la PARADOXICAL RELAXATION, che è una tecnica di rilassamento progressivo (o rilascio miofasciale) sviluppato da Jacobson durante il xx sec. e fisioterapia basata sull'individuazione di trigger points ( punti dolorosi) all'interno del pavimento pelvico e sulla parete addominale, e stretching finalizzato al rilassamento del pavimento pelvico stesso.
Il PROTOCOLLO STANFORD è' stato sviluppato nel 1996 dal Prof. Di Urologia Anderson e dallo psicologo Wise della Stanford University e pubblicato nel 2005. 
Tale metodo risulta utile nel dolore pelvico post chirurgico o post trauma (ad es. da parto). 
Trovano notevole beneficio anche le pazienti con dolore pelvico cronico da abuso sessuale e le pazienti con defecazione ostruita o stipsi cronica.

8 dicembre 2014

Stomizzati ? Pop Corn a go go

Secondo un nuovo studio dell’Università di Scranton in Pennsylvania, gli scoppiettanti pop Corn conterrebbero più polifenoli che non le più blasonate frutta e verdura, e per le proprietà che leggerete, sono molto indicati per i pazienti portatori di colostomia (non Ileostomia mi raccomando !)

I polifenoli sono delle sostanze antiossidanti e, come tali, possono agire beneficamente sull’organismo riducendo il rischio di malattie anche gravi e mantenerci, per così dire, più giovani.
Il dottor Joe Vinson, già noto per i suoi studi sugli effetti benefici di cibi come il cioccolato, le noci e così via, ha voluto analizzare le proprietà di un cibo considerato più uno snack che non una alimento vero e proprio: i popcorn per l’appunto.

Pensate che nei popcorn i polifenoli diluiti in acqua sono soltanto nella misura del 4 percento, contro il 90 percento di quelli presenti in frutta e verdura. E questi stessi preziosi elementi sono presenti di nella misura di ben 15 volte più che nelle noci. Infine, i ricercatori hanno scoperto che la maggiore concentrazione di fibre e polifenoli nei popcorn si trova nella pellicina del guscio – quella che riveste il chicco e rimane spesso fastidiosamente attaccata ai denti. 
«Questi gusci [la pellicina] meritano più rispetto. Sono delle pepite d’oro nutrizionali – spiega Vinson – Popcorn può essere il cibo per la merenda perfetta. E' il solo snack che è 100% grano integrale non trasformato. Tutti gli altri cereali vengono elaborati e diluiti con altri ingredienti, e sebbene cereali siano chiamati “integrale”, ciò significa semplicemente che oltre il 51 percento del peso del prodotto è integrale».

Un vero prodotto integrale dunque. Che si può fregiare di tutti i benefici che un cibo non lavorato può offrire. In primis la capacità di ripulire l'intestino dalle scorie, aiutandolo nel transito delle feci.
«Una porzione di popcorn fornirà più del 70 percento dell’assunzione giornaliera di grano integrale – sottolinea Vinson – La persona media riceve solo la metà circa di una porzione di cereali integrali al giorno, e i popcorn potrebbero colmare questa lacuna in un modo molto piacevole».
Un piacere che si può rinnovare spesso e che potrebbe sostituire merende a base di snack meno sani.

Ma il mais da popcorn, come molti forse sapranno, è diverso dal mais dolce  – quello per così dire classico e con cui snto dei popcorn cotti al microonde è grasso – aggiunge Vinson – rispetto al 28 percento di quando si fanno cuocere soltanto in olio.

Infine, nonostante i popcorn possano essere così salutari, i ricercatori specificano che questo non significa che possano sostituire frutta e verdura. Una dieta sana comprende un po’ di tutto, e in particolare gli alimenti vegetali freschi ricchi di elementi vitali come vitamine, Sali minerali eccetera che possono mancare nei popcorn.
Questi e altri interessanti dati sul popcorn sono stati presentati dagli autori dello studio 

7 dicembre 2014

Fate spinning ? Attenti alla posizione sulla sella

Posizione sulla sella e pavimento pelvico.

Se si è correttamente seduti sulla sella o, meglio, se la sella è adatta, si appoggiano su di essa quelle due protuberanze ossee del bacino, tuberosità ischiatiche, che possiamo palpare a livello dei glutei, lateralmente al perineo. La zona perineale dovrebbe solo toccare la sella, sfiorarla, senza appoggiarsi con tutto il peso, dato che si trova più in profondità rispetto alle due tuberosità. Quindi, se tutto è corretto, la zona perineale non deve venire compressa. I problemi sono quindi la morfologia e le dimensioni della sella, che devono essere adatte alla nostra anatomia. La distanza fra le due tuberosità ischiatiche non è identica in tutti gli individui. Questo fa sì che non tutte le selle siano adatte allo stesso atleta. In particolare, la larghezza deve essere tale per cui le tuberosità si appoggino bene su di essa e la parte più stretta della sella non si incunei fra di esse, comprimendo il perineo. La sella, poi, deve essere posizionata a misura, in modo tale che sia più parallela possibile al terreno, così che la punta non sia volta né verso l'alto né verso il basso. Nel primo caso, infatti, può comprimere eccessivamente e, nel secondo, si rischia di tendere a scivolare in avanti, aumentando lo sfregamento e obbligando la muscolatura della schiena a un eccessivo lavoro. Comprime eccessivamente il perineo anche chi tende a stare seduto sulla punta della sella.

4 dicembre 2014

Le parole che non ti ho detto.

La più bella dichiarazione d'amore di tutti i tempi.
Tratta da una storia vera.

Puoi spostarti un po' più in la' ?
Ecco, così. Sento il raggio di sole sul viso. È' caldo, avvolgente, mi colpisce in pieno. Che bello.
La tua ombra è' imponente ed io mi sento così fragile stesa accanto a te.
La mia voce se ne è' andata con la tracheostomia che mi hanno fatto. Hanno rubato la mia grinta, la mia rabbia e persino la mia solitudine.
Proprio così...non sono più rimasta sola un attimo per molte settimane. Non c'è più il diritto alla solitudine in questa vita ?  
Mi tieni la mano e giochi con il tubo del mio drenaggio, fissandomi negli occhi. No dai, Non contare le mie rughe. Sono una per ogni giorno di sofferenza in questo letto. 
Chissà se provi compassione per me o se sei qua solo per compiacermi. Il tuo dovere è' questo ?
Ora ti alzi.
Vuoi allontanarti da me, e lo fai in silenzio.
Hai le mani in tasca, le spalle curve e la testa bassa. Perché sei così triste? . Sposti la manica della camicia sgualcita dalle troppe ore in questa stanza accanto a me e guardi l'orologio. Lo vedi ? Hai già voglia di scappare via. Ed io resterò sola anche stanotte in questo letto d'ospedale. Chissà se tornerò mai a casa con te amore mio. No, tu non mi vorresti più. In queste condizioni nemmeno una discarica mi prenderebbe.
Ti rigiri.
La tua ombra adesso mi appare gigante e fuggente su quel muro freddo. Dai vieni accanto a me, ti prego. Anche se non parlo, non lo capisci dai miei occhi ?  
Ti da fastidio il rantolio del mio respiro. E l'ossigeno. Le flebo. Il mio catetere. Non la vedi più la tua donna vero amore ?. Non la vedi più una donna in me.
Dai perché non ti avvicini ? Non ti accorgi che sono immobile?
Fai un passo verso di me. Due. Tre. Sei nuovamente seduto qui, accanto.
Che succede adesso ?
Silvia...
Sussurri il mio nome sudando. Le tue mani sono fredde, accarezzano le mie guance lasciandomi un tremendo piacevole brivido.
Silvia ... io ti voglio sposare.
Mi sento svenire e il cuore va a cento all'ora.
Non è possibile. Emozioni affiorano attraverso ogni poro della mia pelle.
In questo letto d'ospedale solo io, tu, la tua proposta d'amore e ... Le parole che non ti ho detto. Per fortuna.
Scende una lacrima e la mia testa accenna ad un flebile si.
Ti amo.



Silvia e Paolo si sono sposati in ospedale, poche settimane prima della sua scomparsa.

30 novembre 2014

Una storia incredibile

Ringrazio Giovanna, il vero nome della protagonista di questa incredibile storia, per avermi consentito di scrivere la sua storia. Spero dia fiducia e speranza a chi l'ha persa per sempre.


Un pigiama color cioccolato, due buffe pantofole a forma di orsetto e una lunga chioma di capelli biondi come l'oro. Li teneva sempre raccolti in un cerchietto di SWAROVSKY .
Stretta nelle sue spalle ossute, Marina guardava tutte le infermiere con profonda malinconia. Le dispiaceva essere dimessa da quello splendido reparto. Le aveva trovate tutte così gentili e disponibili. Si sentiva coccolata e capita. Aveva ricevuto notizia dai medici, da soli cinque minuti, che non le avrebbero mai più tolto quel sacchetto dalla pancia. Sarebbe stata Stomizzata per sempre. Per pochi mesi a dire la verità, tanto era il tempo di vita che le avevano dato dopo la Tac . Lei sapeva tutto fin dal primo giorno, quello della diagnosi letta sulla lettera. Conosceva ogni dettaglio di quelle parole, le aveva studiate in internet una per una.
Non era affranta. Sembrava incredibilmente serena e anche se si reggeva sul girello traballante mentendo sull'età apparente, non le mancava il sorriso.
Era così che aveva reagito. Burlandosi del suo cancro, beffeggiando a chi le dava più dei suoi quarantadue anni, sforzandosi di rimanere dritta, a testa alta.
Era la paziente simpatica della stanza sedici  Marina. Così appariva agli occhi di tutti.
I medici avevano contattato la psicologa inizialmente e poi lo psichiatra. Ritenevano grave la sua reazione ad una notizia così tragica. Ma gli specialisti non avevano nulla da segnalare ne' da prescrivere. Marina era assolutamente lucida e consapevole, serena. Stava bene.
Saluto' quello stesso giorno tutti i sanitari del reparto con una lacrima agli occhi. Il color nocciola dell'iride era incredibilmente caldo. Era la prima volta che piangeva. Era il suo addio.

Ma..

Sono passati ben due anni da quel giorno. Sto seguendo Marina ancora in ambulatorio. L'ultima tac è' stata due settimane fa e non c'è segno di malattia. È' in lista per la ricanalizzazione.
Io non ci credo ancora. Lei... lo aveva sempre saputo.

29 novembre 2014

Io, la mamma che non sarò mai

Ringrazio M.G. Per avermi consentito di scrivere la sua storia.

Sono trascorsi cinque anni dal giorno del nostro matrimonio. Lui mi ama ancora come il primo giorno . È' un uomo esemplare, romantico, sincero, dolce. Ed è bellissimo. Non lo affermo perché Gianni è' il mio uomo, ma perché lo dicono tutte le donne che incontra. Dicono che assomigli a Raoul Bova, nel fisico, nel sorriso, nello sguardo.
Ricordo i primi tempi, quando ci lasciavamo cadere nel pagliaio dei miei nonni, abbandonandoci alle risate. Mi scattava una foto con il telefonino ogni volta che mi vedeva seria e pensierosa, per mostrarmela proprio in quei momenti di gioia. Gli interessava la magia di ogni immagine. La felicità' che leggeva nei miei occhi. La vita con me.
Io mi abbeveravo delle sue parole e della sua lungimiranza. Si descriveva come un papà premuroso, non serioso e pedante, piuttosto ironico e arguto, preciso. Gianni e' enigmatico. L'enigma che rende un uomo affascinante e invalicabile al tempo stesso. Forte.
Diceva che quando mi mettevo il pigiama, tornavo bambina e gli occhi gli si illuminavano di un mefistofelico bagliore. Mi chiamava Puppi.
Ogni mattina da cinque anni mi porta la colazione a letto, e sotto alla tazzina nasconde un bigliettino con la scritta Ti amo. Ne ho collezionati più di milleseicento.
Gianni si ricorda ogni settimana di acquistare un mazzo di fiori freschi per me. Mi accompagna a fare la spesa e mi aiuta nelle faccende domestiche. Ma non è' tutto. Quando sto male, mi coccola, si prende cura di me e mi dice quello che vorrei sentirmi dire. Insomma, è' l'uomo perfetto.

Ma io non lo amo più.
Non lo sento più quell'amore materializzarsi nei pensieri, pressarmi il petto e scorrere nelle vene.
Non trovo più quell'equilibrio in me tra apparenza e consistenza.
Oggi vedo solo un sorriso stupido ed una insignificante vita.

Da quando sono Stomizzata, la mia vita non ha più senso e lui non lo ha ancora capito.
L'endometriosi si è insediata dovunque nel mio corpo. Mi ha rubato l'utero e le ovaie, parte dell'intestino, di vescica e della vagina, persino il polmone, incredibile.

Sulla credenza del salotto un paio di scarpette di lana rosa e un succhiotto di caucciù fanno scendere due lacrimoni sul mio viso. E fantastico in un mondo che non c'è .
"Guarda come corre Lara su e giù con il girello. Gianni ! Puoi venire giù con Lara per favore? Vuole il suo papino".
Prendo un cuscino e lo ficco sotto alla maxi maglia che indosso. Che pancione che ho, pesa. Forse dovrei acquistare una ventriera di sostegno.
Raccolgo i capelli. Che bello il mio seno prosperoso. Potrò allattare la mia Lara. La chiamerò cosi la mia bambina. Appena finirò di ricamare il bavaglini li mostrerò a Gianni.

No.
Non esiste nessuna Lara, nessuna pancia e nessun bavaglino.
Quella è' la mamma che non sarò mai.


Si stima che circa il 10% delle donne in Europa sia affetto da endometriosi e che dal 30% al 40% dei casi di infertilità femminile sia dovuto a endometriosi; in Italia le donne con diagnosi conclamata di endometriosi sono almeno 3 milioni.
I tempi medi di diagnosi dalla prima comparsa dei sintomi, che avviene tipicamente in età giovanile, è mediamente superiore ai 10 anni.
La depressione colpisce il 15% delle donne con endometriosi. 

25 novembre 2014

Lettera di una infermiera al suo papà malato

Caro papà,
Pensavo che essere un' infermiera avrebbe reso la mia vita più facile. E la tua ancora di più.
Pensavo, con la laurea, di aver ottenuto tutto il sapere medico che mi avrebbe consentito di aiutarti nei momenti in cui avresti avuto bisogno. Come questo.
Pensavo che la sofferenza, toccandola giornalmente con mano, con i miei pazienti, sarebbe stata solamente come un gradino di una scala. Ma la scala non doveva essere quella di casa nostra. E la sofferenza non doveva essere la tua. Non era così che avevo progettato il mio destino. E nemmeno il tuo.

Pensavo che essere infermiera mi avrebbe consentito di saperti fare un prelievo, metterti una flebo e medicarti perfettamente, senza doverti sempre portare in ospedale, e pensavo, che con me, non avresti mai avuto paura dei medici. Avrei parlato io per te. Io, da brava infermiera, ti avrei tenuto la mano con empatia, detto parole di conforto, quelle che di solito aiutano, fatto una carezza senza piangere.
Ma non è così che deve essere.

Essere infermiera ha reso la mia vita più facile... Agli altri. Ma non a te.
Essere infermiera ha aumentato le tue ansie e le mie paure, le notti insonni e i pianti sul cuscino.
Tu non hai bisogno di una infermiera papà. Tu hai bisogno di una figlia. Una figlia che ti dia coraggio in questa battaglia che stiamo combattendo. Stiamo. E non stai.
Una figlia che sappia ammettere le proprie fragilità. Quelle che con gli altri pazienti non appaiono.
Quelle che agli altri sembrano colline ma con te sono montagne impervie.
Ecco, è' questa la differenza.
Allora ...
Lasciamoci cullare papà, dalle brave infermiere come me, figlie di altri papà, che sapranno curarti e assisterti magnificamente ma non amarti come ti amo io. Ora so quale è il mio compito.

(Ringrazio la mia splendida sorella per avermi aperto gli occhi)

23 novembre 2014

Rabbia


Rabbia.
La mia casa non è mai stata così buia e fredda.
D’accordo, l’impetuoso temporale di ieri sera ha davvero messo fine alle temperature estive di questo autunno scolorito e, mi accorgo che, a differenza degli altri anni, sui davanzali non ho ancora posto nessun fiore. Almeno dei ciclamini avrebbero dato un tocco di colore a questa grigia giornata.
Lo specchio mi ricorda quanto ho pianto stanotte. Sono irriconoscibile. Gonfia.
Un’altra tremenda tragedia nella mia famiglia. Dopo il tumore al colon del papà e il mio tumore cerebrale, è il turno della mamma. Il cancro l’ha colpita al seno  e i medici  mi hanno detto che si tratta di un tumore molto aggressivo.
Non è possibile. Ci deve essere qualche malefica congettura contro la mia famiglia.
Il mio cellulare pullula di messaggi confortanti di amiche e amici. Su facebook la solidarietà mi apre il cuore. Allora non solo sola in questa ennesima battaglia? .
“Io ci sono” mi scrive Giulietta. “Non esitare a chiamarmi” scrive Monica. “Sei forte Ilaria, fatti coraggio, combatti”. Combatti…Combatti…Combatti…
Rabbia. E che ne sanno loro di quello che sto provando?.
Ma ci si dimentica spesso degli altri quando si è troppo focalizzati su se stessi, e in quanto parte della vita, la sofferenza, tutt’altro che effimera come invece è la felicità, colpisce tutti, prima o dopo. In questo gioco per la sopravvivenza, quasi ci di dimentica di vivere la vita nella sua semplicità, in pieno.
Apro il computer e digito: cancro della mammella, superare più lutti, come sopravvivere ad una tragedia. Moltissime persone scrivono sui forum, e mi sento meno sola. Vedo, che non sono l’unica sfortunata sulla faccia di questa schifosa terra.
Leggo raccapriccianti storie dopo storie, scorrendo il mouse come se fossi alla bramosa ricerca di qualcosa.
Digito “sistema immunitario”, attratta dalle immagini tridimensionali. Internet mi dirige su “Selye” e il suo concetto di stress come risposta ad un evento emozionale. Lo stress negativo fa male all’organismo. E’ come passeggiare in riva al mare alle ore 12 del 15 agosto, è come un virus. Lo stress psicologico, a seconda di come ogni singolo individuo lo vive, ha effetti deleteri sul corpo umano.
La curiosità accelera il mio battito cardiaco e continuo a leggere difficili parole scientifiche come “natural Killer”, “citotossico”, alle quali do il mio apparente significato, ma grazie alle quali comprendo perché nella mia famiglia si è accanita una tragedia dopo l’altra.
E’ la tristezza e l’apatia a caratterizzarci. L’anedonia, il pianto incontrollato, la rabbia. Non possiamo lottare in queste condizioni. Serve una svolta.
Tralasciando meccanismi genetici alquanto complicati, mi attira il capitolo sulle relazioni di coppia e l’immunità. Più una vita di coppia è alterata e problematica e più l’impatto negativo sul sistema immunitario è forte. Rimango allibita.
Mi sono separata un anno fa grazie al colorito “farfalleggiare” del mio ex. È stato devastante il primo periodo, quando mia madre assorbiva ogni lacrima prima che rigasse il mio volto. E’ stata lei la mia psicologa ed ora che si è ammalata, capisco quanto debba aver sofferto per me.
E’ di là, sul divano, avvolta da una coperta in pile. Ha gli occhi rossi e le occhiaie, le palpebre gonfie risaltano ancor più sul pallido colorito del viso. Provo una rabbia indescrivibile.
Lei è imperturbabile, rassegnata, pacata. Lei è la mia dolce mammina che oggi ha bisogno di me. Ha bisogno del mio sorriso e non della mia languida compassione. Tantomeno di tristezza o di rabbia.
Eccolo mio padre.
Entra inviperito in salotto, il furore dei suoi occhi perfora i miei. Ha perso la pazienza, da un anno a questa parte non si dà pace per ciò che ci sta accadendo e scarica colpe verso tutti. Chiude la dispensa con violenza. Si chiude in un mutismo assoluto. Si avvicina a me con impeto e quasi mi spaventa. Non ce la fa più a sopportare tutto questo dolore. 
Trovo il coraggio di parlare e invito mio padre a sedersi sulla poltrona accanto a mia madre.
“Vi devo parlare”. Tremo.  
Io mi siedo ai piedi del divano, accomodando i piedi di mia mamma sulle mie gambe, sotto la coperta. 
“Papà, mamma…. Non siamo gli unici a soffrire in questo paese. Ma dobbiamo scegliere. O combattiamo tutti, uniti, con la consapevolezza che l’unione farà la forza che ci manca, o soccomberemo per la rabbia e per i sensi di colpa e non per la malattia.
Avevamo tanti amici intorno che ora ci stanno sempre più lontani perché noi ci stiamo isolando. Ci stiamo privando anche della semplicità di andare in una pizzeria o in un bar, o al mercatino; voi non andate al cinema da anni. Non possiamo vivere in funzione delle cure. Ci stiamo privando della vita stessa prima che lo faccia il nostro cancro. Se non combatteremo non potremo dire che abbiamo fatto di tutto per sopravvivere. Dal cancro si può guarire. Guardiamo a quelli che ce l’hanno fatta. Papà tu ce l’hai fatta. Io ci sto provando. Mamma, non abbatterti. Sono sicura che vincerai anche tu.

Le parole di Ilaria sono state miracolose. La consapevolezza e la conoscenza, hanno caratterizzato la scelta, il cambiamento.

Sono trascorsi cinque anni da quel giorno. Cinque.  Mamma sta bene nonostante le lunghe cure. Papà è stomizzato e prova, per il suo sacchetto, una venerazione sacra. Io combatto ancora, e vivo ogni istante di questa vita come se fosse l’ultimo. Sono innamorata di un uomo fantastico e sono sicura che il mio sistema immunitario vada a mille !
Ah.. Ogni mattina, al risveglio, ci regaliamo un sorriso e lo regaliamo a tutti quelli che incrociamo. E’ magnifico come la gente reagisce!
Abbiamo anche iniziato un gioco che consiglio a tutte le persone ammalate (come mi ha insegnato la Gamberale nel suo ultimo libro): ogni giorno, facciamo qualcosa che non abbiamo mai fatto prima. Vi lascio la nostra lista, ci ha cambiato la visione della vita.

1)      leggere una pagina di una rivista o quotidiano che non appartengono ai nostri gusti abituali
2)      rammendare un paio di calzini con l’uovo di plastica (come le nonne)
3)      imparare a ricamare a punto croce
4)      lavorare la plastilina (il Das di una volta)
5)      far stampare le foto più belle dei nostri cellulari (non esistono più gli album?)
6)      tagliare i capelli e cambiare il colore (drastico)
7)      interessarsi di uno sport, capirlo e seguirne l’andamento in TV
8)      guardare un film comico  mangiando pop corn sul divano di casa (non l’avevamo mai fatto)
9)      iniziare a collezionare qualcosa di particolare (io spille)
10)  iscriversi ad una associazione benefica e no profit (noi associazione stomizzati locale)
11)  visitare una mostra d’arte contemporanea (o d’arte sconosciuta)
12)   fare un puzzle
13)   Fare una torta e invitare amici per il tè a mangiarla
14)  Imparare a giocare a carte (non sapevo giocare a Briscola)
15)  Chiamare una estetista in casa e farsi dipingere le unghie delle mani
16)  Farsi un peeling o scrub con i prodotti giusti
17)  Visitare una fattoria
18)  Andare ad un concerto (noi Negramaro)
19)  Partecipare ad un concorso on line (io di fotografia)
20)  Acquistare un nuovo plaid abbinandolo a cuscini e tende
21)  Gustare tisane da tutto il mondo
22)  Fare il bagno in vasca con i Sali da bagno e le candele
23)  Scrivere una lettera a mano, come una volta ringraziando chi ci sta vicino
24)  Spedire una cartolina confezionata da noi

25)  Leggere: Guarisci te stesso

21 novembre 2014

Vaginoplastica e poi ?

Sembra che la VAGINOPLASTICA ( riduzione delle piccole labbra e ringiovamento della vulva) non sia prerogativa solo delle donne più facoltose. Si sta sempre più facendo strada l'idea che la chirurgia genitale plastica intima, possa portare la donna a maggiori soddisfazioni psicologiche e del piacere sessuale e basta cliccare la parola VAGINOPLASTICA in internet per scovare una serie di specialisti più o meno capaci in ogni dove. 
In realtà, credo che dietro alla scelta di sottoporsi ad un intervento simile, si nascondano profonde insicurezze e insidie dell'animo più intimo. Consiglio pertanto di effettuare la scelta dopo un attento percorso di riabilitazione del pavimento pelvico in cui le donne possono "imparare" l'accettazione di se' stesse, le strategie per conoscersi meglio intimamente e le conoscenze dei rischi di un tale intervento che, come potrete leggere sotto, spesso superano i benefici. 


La durata dell'intervento dipende dal grado del rilassamento vaginale e dall'estensione del trattamento: pareti/muscoli superiori (anteriori), inferiori (posteriori), o entrambi. Il blocco del nervo pudendo, (il nervo più importante di tutto il pavimento pelvico, che controlla anche gli sfinteri) che viene effettuato all'inizio della procedura, consente di controllare il dolore post-operatorio nelle successive 18-24 ore, dopodichè in genere sono sufficienti i comuni antidolorifici. In preparazione all'uso del laser, nelle pareti anteriore e posteriore della vagina viene iniettata una miscela di anestetici locali, adrenalina e soluzione tumescente. La procedura chirurgica viene effettuata per mezzo di un apposito laser, e le suture di rinforzo della muscolatura anteriore e posteriore (se necessarie), e del perineo, vengono eseguite in funzione della situazione anatomica di partenza e delle richieste della paziente. La riduzione delle piccole labbra segue il ringiovanimento vaginale, e conclude l'intervento, al termine del quale viene applicato localmente il ghiaccio. La dimissione ha luogo entro le successive 5 ore. 

I rischi generali sono:
  • infezioni
  • emorragia/ematoma
  • necrosi
  • perdita momentanea o permanente della sensibilità della zona operata ! 
  • rischi specifici legati all'anestesia
Complicanze
Le complicanze possono essere difetti della cicatrizzazione, infezioni, formazione di sieromi (il sieroma è una piccola raccolta liquida sottocutanea), asimmetria, fibrosi (indurimento temporaneo dei tessuti sottocutanei), anorgasmia e insensibilità temporanea ( variabile da donna a donna) .


20 novembre 2014

Disfunzioni del Pavimento Pelvico: chi è' a rischio?

Chi è a rischio di disfunzioni Perineali ?

Alcune persone sono più a rischio di sviluppare problemi del pavimento pelvico che altri.

Le donne in gravidanza o che hanno partorito uno o più figli
le donne che stanno attraversando la menopausa
le donne che hanno subito chirurgia ginecologica (ad esempio isterectomia)
Gli uomini che hanno avuto un intervento chirurgico alla prostata
Sportivi come ginnasti, corridori o trampolieri, podisti, o persone che  praticano jogging o pallavolo

Ulteriori fattori di rischio che possono aumentare il rischio di una persona di sviluppare problemi del pavimento pelvico includono:

una storia di mal di schiena
trauma pregresso alla regione pelvica come una caduta o radioterapia pelvica
costipazione (ovvero stitichezza cronica)
una tosse cronica o starnuto (ad esempio a causa di asma, febbre da fieno o per fumo)
essere in sovrappeso, o con un indice di massa corporea superiore a 25
sollevare ripetutamente carichi pesanti sia sul posto di lavoro che in palestra
Interventi chirurgici sul retto, ano o intestino in generale.

Se si verificano problemi del pavimento pelvico (incontinenza urinaria , fecale e ai gas, prolassi, disfunzioni sessuali, defecazione ostruita o frazionata, dolore pelvico cronico) si consiglia di consultare un professionista per determinare la causa dei sintomi e discutere le migliori opzioni di trattamento e di gestione in base alle proprie esigenze.
Scrivetemi. Posso aiutarvi a trovare lo specialista riabilitatore del pavimento pelvico più vicino a casa vostra.

18 novembre 2014

Lo speculum, che paura.


Poche donne non provano fastidi durante l'esecuzione di esami pelvici. La maggior parte pero', vive la visita ginecologica con ansia e timore.
il Lettino ginecologico, le staffe, il rumore dei guanti in lattice, la paura che chi visita trovi qualcosa di anomalo, qualcosa di brutto, un sospetto .  Ma e' lo speculum, l'oggetto d'ispezione che più spaventa. Il suo clic, la forma a becco d'anatra, il freddo percepito a livello vaginale , il dolore a volte, all'ispezione.

La storia dello speculum è, come molte storie mediche, poco chiara.
Le versioni dell'utilizzo dei primi speculum sono state ritrovate in testi medici risalenti al greco Galeno nel 130 dC e riscontrati in scavi archeologici nel lontano 79 dC in mezzo alla polvere di Pompei. (Il manufatto di Pompei è un po ' un incubo:. Due lame che si aprono e chiudono con un meccanismo tipo cavatappi)

Tuttavia, le maggiori notizie sull'utilizzo dello speculum oggi , sono in gran parte attribuite a un uomo di nome James Marion Sims, spesso annunciato come il padre della ginecologia americana. Era una figura controversa.

I Primi esperimenti ginecologici di Sims sono stati fatti su donne schiave che, in molti casi, Sims aveva acquistato e conservato come proprietà nella sua clinica privata. Insieme a questa macabra eredità , Sims conosciuto come un uomo violento, ha lasciato molto del sapere in campo medico e ginecologico, come alcune invenzioni, tra cui lo speculum vaginale.




16 novembre 2014

Il parto: gioie e dolori per il pavimento pelvico

Tutte le strutture del pavimento pelvico (cute, mucosa vaginale, muscoli, nervi...) sono esposte a enormi forze di pressione e trazione durante il travaglio.
La muscolatura che viene iper distesa è', paradossalmente, la struttura che oppone meno resistenza allo stiramento.
Ma è' durante il periodo espulsivo che si hanno le più marcate modificazioni anatomiche e i possibili danni da lacerazione.
Purtroppo, è' accertato, che le modificazioni del pavimento pelvico non sono sempre reversibili.
Basta introdurre un dito nella vagina di una donna che ha partorito per via vaginale anche un solo figlio, per confermare che lo status della sua vagina di nullipara (chi non ha partorito figli) non sarà più lo stesso.
Il parto per via vaginale sposta il perineo verso il basso, aumenta la mobilità della uretra con probabili insorgenze di disfunzioni urinarie e, nei casi più gravi, porta all'insorgenza di incontinenze urinarie e o anali (gas o feci).
È' importantissimo pertanto il rinforzo Perineale durante la gravidanza e non tralasciare la riabilitazione del pavimento pelvico dopo il parto, anche solo per correggere abitudini e comportamenti scorretti per il pavimento pelvico.

9 novembre 2014

IL PAD TEST

Il PAD test è' il test del pannolino.
Tale metodica è' in grado di rendere misurabile l'entità delle fughe di urina e quindi di capire se un trattamento riabilitativo è' efficace. 
Per il pad test si applica al paziente un pannolino asciutto dopo averlo pesato. 
Si richiede di bere 500cc di acqua in 15 minuti al soggetto.
Nei 30 minuti seguenti, si chiede al soggetto di camminare e di salire e scendere le scale.
Nei successivi 15 minuti si chiede di sedersi e rialzarsi per 10 volte.
Si chiede di tossire forte per 10 volte, compiere saltelli per un minuto, sollevare un oggetto da terra per 10 volte, lavarsi le mani in acqua fredda per 1 minuto.

A questo punto il pannolino viene rimosso e pesato. L' eventuale differenza con la prima pesata da asciutto, costituisce il valore numerico dell'incontinenza ed è' importante per la Riabilitatrice per programmare correttamente il percorso  , personalizzandolo.
                                       


Foto: Anita Rubin model 

5 novembre 2014

Un esercizio sulla sedia per il pavimento pelvico

Un esercizio sulla sedia per il pavimento pelvico.

Allungarsi, assottigliarsi, fare lavorare i muscoli addominali senza eccessiva spinta e i muscoli della schiena, è' possibile rimanendo seduti nella sedia di casa, nella sedia d'ufficio o della cattedra.
Se si è' obbligati a passare molto tempo seduti, fate regolarmente questo esercizio:
Sedetevi bene in fondo al sedile della sedia con le ginocchia all'altezza delle anche. Se necessario, mettete uno sgabello sotto ai piedi.
Spingete forte gli ischi, ovvero le ossa appuntite sulle quali siete seduti, contro il sedile della sedia, espirando. 
Mentre spingete, la sommità del capo andrà verso il soffitto, tenendo la nuca dritta. 
Attenzione : se si spingono solo i glutei, ci si schiaccerà .
Se si spinge solo sulla testa, ci si inarcherà andando in iperlordosi. 
Se l'esercizio è' fatto correttamente avvertirete la colonna vertebrale irrigidirsi come una barra di ferro, l'addome introflettersi (cioè la pancia andrà in dentro) è una sensazione di calore lungo la schiena. 


3 novembre 2014

Pavimento pelvico, questo sconosciuto


Muscoli del perineo maschile

Perineo maschile
(Tratto ed elaborato da Wikipedia )

Per chi si accinge a riabilitare il pavimento pelvico, la conoscenza della struttura anatomica del perineo superficiale e profondo, è' pressoché indispensabile e tutt'altro che semplice.
Questo è il motivo per cui esistono molti tipi di esercizi, mirati a muscoli specifici.  Scoprire il difetto di qualcuno di questi muscoli, diventa la risposta alla causa di disfunzione del pavimento pelvico.


Il perineo o zona perineale è uno spazio anatomico, che osservato in un corpo posto in posizione detta ginecologica (sdraiato sul dorso con le cosce e le gambe flesse ed allargate), risulta delimitato in alto dalla sinfisi pubica, in basso dal coccigee lateralmente dalle due tuberosità ischiatiche. Una linea ideale tracciata da una tuberosità ischiatica all'altra la divide in una zona superiore urogenitale, che nella donna contiene la vagina e nell'uomo lo scroto, ed in una zona inferiore anale. Il perineo viene spesso considerato comunque come una zona erogena ed esogena. Ha una forma di losanga e comprende il diaframma pelvico (piano perineale profondo), il trigono urogenitale (piano perineale medio) e il piano superficiale del perineo.
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Perineo femminile
Piano perineale profondo o diaframma pelvico
Presenta la forma di un imbuto a concavità superiore, il cui margine anteriore è dato dal muscolo elevatore dell'ano mentre quello inferiore dal muscolo ischio-coccigeo. Superiormente a detti muscoli, si trova la fascia pelvica, derivata dalla fusione della fascia propria dei due muscoli. Questa si continua posteriormente con la fascia del muscolo piriforme del bacino e poi sui lati con la fascia del muscolo otturatore interno.
Il diaframma pelvico divide la cavità del piccolo bacino in due parti:
  • La cavità pelvica vera e propria, soprastante
  • La fossa ischio-rettale, sottostante
La fossa ischio-rettale presenta una cavità a forma di ferro di cavallo contenente un'abbondante quantità di grasso in cui decorrono diversi nervi (pudendo interno, otturatore interno, elevatore dell'ano). Essa è chiusa in avanti per l'aderenza che il muscolo elevatore dell'ano prende sul pube mentre si apre posteriormente all'esterno nel piccolo foro ischiatico.
Piano perineale medio o trigono uro-genitale
Ha una forma grosso modo triangolare ed è teso tra i labbri posteriori delle branche ischio-pubiche. Presenta la fascia perineale media detta legamento trasverso pelvico di Henleche è unica nella sua parte più alta mentre si sdoppia più in basso. Lo sdoppiamento porta alla formazione di un foglietto ventrale e di uno dorsale, nello spessore dei quali decorre ilmuscolo trasverso profondo del perineo, teso da una branca ischio-pubica all'altra. Nel trigono uro-genitale vi è il muscolo sfintere striato dell'uretra, dipendenza del muscolo trasverso profondo.
Nella femmina il trigono uro-genitale è percorso dalla vagina.
Piano perineale superficiale
È costituito dalla fascia perineale superficiale tesa tra i due labbri anteriori delle branche ischio-pubiche. Essa si continua inferiormente col foglietto ventrale di sdoppiamento della fascia perineale media; superiormente si continua come fascia del pene o come fascia del clitoride. Nello spazio compreso tra la fascia perineale superficiale e la fascia perineale media vi è la loggia peniena nel maschio o la loggia clitoridea nella femmina. In tale spazio sono compresi rispettivamente i corpi cavernosi del pene e del clitoride. Nella porzione più bassa delle logge si trova il muscolo trasverso superficiale del perineo, teso tra le due tuberosità ischiatiche.

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