Incontriamo la dott.ssa Fanni Guidolin, laureata con lode presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova,  lavora presso l’U.O. Chirurgia Generale Alta Intensità di Cura dell’Ospedale di Castelfranco. Dal 2011 è professore a contratto presso l’Università Degli Studi di Padova al master in Stomaterapia e Uroriabilitazione. Membro direttivo dell’AISCAM (associazione incontinenti e stomizzati di Castelfranco e Montebelluna), è parte attiva nell’organizzazione di convegni e incontri di Mutuo Aiuto, sostegno psicologico con il Dott. Melloni (psicologo, psicoterapeuta, sessuologo Ulss 8) e la Dott.ssa Caterina Bertelli, psicologa. E’ autrice e scrittrice del blog Pelvicstom (www.pelvicstom.blogspot.it), per il quale ha ricevuto nel 2014, un premio internazionale.
Come nasce l’idea di un blog sulla stomia e sulla riabilitazione del pavimento pelvico?
L’idea nasce perché mi piace scrivere per emozionare, ma soprattutto leggere. Sono amante della psicologia e m’immedesimo nel paziente. Inizialmente scrivevo appunti su un taccuino, con frasi e atteggiamenti non verbali, espressioni che non sono un linguaggio comune; vanno capite vivendole con i pazienti. In seguito, oltre a dare consigli come stomaterapista e sulla riabilitazione perineale, ho iniziato a scrivere le “Storie di straordinaria corsia”, storie belle, storie tristi, e rocambolesche avventure di una terapista del perineo sempre intenta a fare esercizi. La mia intenzione è quella di aiutare qualcuno a sentirsi meno sfortunato, a trovare risposte ai dubbi, o conforto e supporto, e perchè no, a sorridere. Dopo le prime pubblicazioni, i commenti sul blog ed i messaggi privati, sono aumentati quei “grazie” così sentiti che mi hanno spinta a continuare.
Quante persone si raccontano e quante invece cercano consigli? Ci sono ancora argomenti “tabù”?
Le persone si raccontano anche tramite le domande, in questo modo riesco ad avere accesso ai loro pensieri e alle paure più intime. Sicuramente la sessualità è ancora un argomento tabù: come cambia la percezione del corpo dopo l’intervento, il rapporto di coppia, il piacere.
Sul blog i consigli si concentrano più sulla riabilitazione del pavimento pelvico, il prolasso, l’incontinenza e sul “dopo” intervento di stomia. Le donne sono più dirette e scrivono, gli uomini hanno forse più remore ma, essendo anche referente del reparto di urologia, ho notato che durante il percorso tendono ad aprirsi.
Come riesce a “leggere” i pazienti e trovare queste “chiavi di accesso alle porte”?
Cerco di stare nelle loro stanze, in reparto, il maggior tempo possibile e di vederli spesso in ambulatorio. Pazienza e costanza sono le chiavi per aprire le porte, anche quelle più difficili. Sono una grande osservatrice, spesso nel blog descrivo i comodini dei pazienti perché credo che dicano molto della personalità e delle abitudini, sono la parte di casa che ognuno si porta con sé in ospedale; parto da lì per fare domande, il resto è un divenire.
Cosa manca secondo lei negli ospedali per dare maggiore supporto alle persone stomizzate e ai loro familiari?
Mi piacerebbe ci fosse anche la figura dello psicologo in corsia, non voglio con questo sminuire il lavoro infermieristico, facciamo un grande servizio di counseling, ma una persona dedicata, che viene al letto del paziente insieme all’infermiere, sarebbe l’ideale. È questo uno dei temi trattati nel progetto “Lo psicologo in corsia” che ho presentato lo scorso 10 giugno.
Parlando invece delle Associazioni di volontariato, quanto sono importanti?
Le associazioni di volontariato dedicate alle persone stomizzate ed incontinenti fanno molto, ma potrebbero fare molto di più; sono fondamentali e auspico la formazione di forti gruppi su tutto il territorio. Parlo da persona direttamente coinvolta anche nel campo del volontariato, sono membro del direttivo dell’AISCAM – Associazione Incontinenti e Stomizzati di Castelfranco e Montebelluna, e mi convinco sempre più che servono persone motivate e disponibili allo scambio di idee. Bisogna poi coinvolgere i pazienti e le loro famiglie nei convegni e negli eventi, farli sentire amati e considerati. Personalmente ho la fortuna di avere un team capace e di essere inserita in un contesto ospedaliero che ci supporta, i nostri eventi contano ogni volta 100-150 presenze, la grande affluenza ci riempie di orgoglio e soddisfazione. Dietro ai grandi numeri c’è sempre un grande lavoro, i nostri associati vengono contattati uno ad uno e spronati, bisogna investire tempo e volontà, a volte con piccoli sacrifici che vengono sempre ripagati. Abbiamo anche due gruppi di sostegno che si riuniscono una volta al mese, uno a Castelfranco Veneto ogni primo venerdì del mese, il secondo a Montebelluna ogni primo giovedì del mese. Questi incontri sono aperti a tutti, chi volesse maggiori informazioni può contattarmi.
Vuole lasciare un ultimo messaggio ai nostri lettori?
Certo, non abbiate paura di raccontarvi, può essere utile sia a voi che ad altri. Io sono disponibile a raccogliere tutte le storie e rispondervi, la mia porta è aperta a tutti.
Annalisa Molteni
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